venerdì 5 ottobre 2018

I migliori vini dell’Emilia-Romagna alla corte di Re Enzo. Un weekend bolognese all’insegna di Albana e Pignoletto, Fortana e Malvasia. E la storia di tre Lambruschi d’eccezione, Friedmann e Molinari


Ci sarà anche Luca Gardini, già campione del mondo dei sommelier, a Enologica 2018, il salone del vino e del prodotto tipico dell’Emilia Romagna (sotto a sinistra il logo), che si tiene a Palazzo Re Enzo, nel centro di Bologna, dal 6 all’8 ottobre. Gardini 37 anni, romagnolo di Cervia, si occuperà delle master class sui vini regionali e, in particolare, alle 14.30 di sabato 6, di Romagna Sangiovese, terra di territori e poi, lunedì 8 alle 14, di Emilia Romagna senza limiti di tempo, sulla longevità dei vini della regione. 
Nella sua Top 50 2018 sui vini italiani, cioè la settima edizione del TWS-BIWA di un paio di settimane fa, Gardini (nella foto a destra) e la giuria internazionale che presiede, sono stati abbastanza prodighi di riconoscimenti verso i vini emiliano-romagnoli: due premi speciali, al Romagna Sangiovese Dado 2016 di Enio Ottaviani, come Alfiere del territorio e al  Lambrusco di Sorbara il Trovador 2017 Cantine di Soliera, come Vino promessa;  5° posto nella classifica top 50 al Vin Santo di Vigoleno 2008, di Alberto Lusignani e 22° al Sangiovese Vigna 1922 annata 2015, di Torre San Martino. Per la cronaca i primi tre riconoscimenti sono andati, nell’ordine, al Sassicaia 2013, della Tenuta San Guido, al Barbaresco Asili Vecchie viti 2012, di Roagna e al Brunello di Montalcino Tenuta nuova 2013, di Casanova di Neri.
Enologica 2018 comunque non vuole essere solo una sfilata di vini rappresentativi. Secondo il presidente dell’Enoteca Regionale Pierluigi Sciolette si tratta di promuovere fin da subito la cultura del vivere salutare: “Vogliamo realizzare per primi in Italia la certificazione di sostenibilità territoriale, sociale, economica e ambientale per i vigneti, con un analogo progetto sul turismo del vino”. Tutto questo promuovendo un territorio che ha come spina dorsale la via Emilia su cui
Uva Pignoletto
insistono i territori protagonisti delle Doc regionali: la Romagna con Albana e Sangiovese, il Bolognese con il Pignoletto, il Ferrarese con la Fortana, il Modenese, il Reggiano e il Parmense con il Lambrusco, il Parmense con la Malvasia e il Piacentino con il Gutturnio.
Il lato pop del salone è garantito dallo chef Daniele Reponi, che realizzerà i Panini d’autore utilizzando solo prodotti Dop e Igp regionali; mentre Gardini, Adua Villa e Marco Colognese si occuperanno dell’incontro fra i vini emiliano-romagnoli e i piatti di nove chef, puntando più sulla creatività che sulla tradizione. 
Lunedì 8, conferimento del Premio Carta Canta, che in sostanza incentiva non solo i ristoratori ma anche i proprietari di bar, enoteche, hotel e agriturismi a proporre un assortimento qualificato di vini regionali.
Uno sguardo al programma. Gli incontri sono gratuiti e prevedono la degustazione con accompagnamento di due finger food preparati da uno chef ogni volta diverso; meglio prenotarsi scrivendo a: segreteria@enotecaemiliaromagna.it.
Sabato 6 alle12.30: Dai Colli alle sabbie: Pignoletto e Fortana, relatore Pier Bergonzi. Alle 16.3
Uva Fortana
0: Le mille bolle della regione, relatore Andrea Gori. 
Domenica 7 alle 12.30: Gutturnio e Ortrugo: Colli Piacentini in biancorosso, relatrice Adua Villa. Alle 14.30: Albana: secco o dolce?, relatore Daniele Cernilli. Alle 16.30: Emilia-Romagna non solo terra di grandi rossi, relatore Andrea Grignaffini.
Lunedì 8 alle 16: Bursôn e Centesimino, piccoli autoctoni crescono, relatore Othmar Kiem. Alle 18: Lambrusco, effervescente Emilia, relatrice Christy Canterbury.
* Enologica, Palazzo Re Enzo, piazza del Nettuno 1/C, Bologna, tel. 0577.367700, cell. 347.5125365 (durante la manifestazione), www.enologica.org. Orari. Sabato 6 e domenica 7: 11.30-20; lunedì 8: 11.30-19. Ingresso: 20 € (compreso calice per degustazioni e masterclass).


Il doppio Lambrusco di Sorbara e il Salamino di Santa Croce
Gino Friedmann, chi era costui si chiederebbe un ignaro Don Abbondio dei giorni nostri. Ignaro di faccende emiliane, di lambruschi e di nebbie emiliane. Ma Friedmann (1876-1964), modenese, ebreo e perseguitato durante il fascismo, fu un possidente di idee moderate ma favorevole alla cooperazione su principi mutualistici e liberali, presidente della  Cantina sociale di Nonantola e di una federazione nazionale ispirata ai suoi principi. Oggi il suo nome spicca su uno dei migliori lambruschi emiliani. Si tratta del Lambrusco di Sorbara, “Omaggio a Gino Friedmann”, prodotto da una grossa cooperativa, la Cantina di Carpi e di Sorbara, fra le più antiche d’Italia, con 1100 soci e una capacità produttiva di 450mila ettolitri di vini l’anno. 
L’Omaggio è una vera chicca nella vasta eppur seria produzione di questa cantina. È un Sorbara in purezza, che cresce su suoli sabbiosi, attenta selezione fra le migliori uve di tutti i conferitori.Viene prodotto in due versioni, ambedue frizzanti e con caratteristiche organolettiche analoghe. La prima versione si basa sul metodo Charmat (o Martinotti), per cui la seconda rifermentazione del vino si svolge  in grandi quantità nelle autoclavi. La bottiglia è bianca con tappo a fungo e gabbietta metallica. La seconda ha un look più “anticato”, tappo raso e spago, il che denota che la presa di spuma avviene in bottiglia, senza sboccatura finale. Il colore di ambedue i vini è rosso scarico, praticamente petalo di rosa, la spuma abbastanza fine, anche persistente; al naso, risultano floreali e leggermente fruttati. In bocca, asciutti, sapidi, accattivanti, con richiami di lievito. 
Prezzo nei sette Wineshop aziendali di Sorbara (MO), Carpi (MO), Concordia (MO), Castelfranco Emilia (MO), Rio Saliceto (RE),  Poggio Rusco (MN) e Bazzano (BO): 7,20 € la bottiglia l’Omaggio a Friedmann fermentato con metodo Charmat; 8,20 € l’Omaggio rifermentato in bottiglia (prezzo medio in enoteca, rispettivamente: 12 e 13 €).
Un altro vitigno legato al territorio modenese è il Salamino di Santa Croce: nome curioso che deriva da una supposta somiglianza dei suoi grappoli con i salamini, mentre la frazione Santa Croce di Carpi è quella originaria, da cui poi il vitigno si è diffuso in tutto il Modenese.  La Cantina di Carpi e Sorbara ha voluto dedicare ad Alfredo Molinari, fondatore della cantina di Carpi,  il suo  Lambrusco Salamino più curato e caratteristico. Le uve sono al 100% Salamino, la vinificazione prevede la criomacerazione sulle bucce, fermentazione a temperatura controllata, poi rifermentazione in autoclave per la presa di spuma. 
Qui il colore si fa rosso rubino tendente al granato, pur con riflessi violacei; il profumo è fruttato (mora, prugna), la spuma vivace. Sapore secco, intenso, sapido, anche corposo. 
Prezzo: 4,80 € la bottiglia (negli shop citati, in enoteca sui 9 €).
* Cantina di Carpi e di Sorbara, www.cantinadicarpiesorbara.it

mercoledì 3 ottobre 2018

Al Castello di Masino il Fai promuove paesi e paesaggi del gusto. I veri artigiani del cibo in bella vista sul Canavese


Una sfoglia lunga 16 metri: roba da Guinness dei primati. Si potrà assistere anche a questa sublime manifestazione di manualità artigiana al Castello di Masino (Torino) il 6 e 7 0ttobre. Per la cronaca, la sfoglia da record verrà “tirata” dalla signora Gemma alle 12 di domenica 7, nel corso di uno showcooking. Paesi e Paesaggi del Gusto è la manifestazione con la quale il Fai, Fondo italiano per l’ambiente, s’insinua fra i non pochi cultori della gastronomia italiana, anche se per la verità si tratta della quarta edizione della kermesse, che quest’anno viene però potenziata.
Caciocavallo podolico
del Gargano, di Bramante
Il Fai però lo fa a modo suo e cioè scegliendo ed esaltando i migliori artigiani del gusto e offrendo loro una vetrina gratuita piuttosto prestigiosa, come quella del Castello e Parco di Masino, da cui si domina il panorama dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, nel Canavese. 
“Ci stiamo avvicinando anche noi al cibo”, afferma il vicepresidente Marco Magnifico, aggiungendo un po’ scherzosamente: “Del resto in alcuni siti abbiamo ereditato anche piccole mandrie di vacche d’alpeggio e quindi la questione del cibo buono, ben fatto e dell’artigianalità nel prepararlo non poteva non coinvolgerci”.
Non si tratterà di una mega manifestazione, ma di una selezionata esposizione con alcune decine di agricoltori, allevatori, artigiani trasformatori e pescatori che esibiranno (anche in vendita) i loro prodotti, ma soprattutto ne racconteranno l’origine, la lavorazione, la simbiosi col territorio e che sono, sostiene il loro cernitore Davide Rampello (già curatore del Padiglione Zero di Expo Milano 2015 e conduttore di un’analoga e serissima rubrica – Paesi e Paesaggi - su…Striscia  la Notizia), “beni culturali viventi”. Veri e propri personaggi, magari ignoti al grande pubblico, ma portatori di autenticità e sapienza, di un progetto di economia sostenibile, valorizzatori della relazione tra uomo e territorio e, in ultima analisi, custodi del paesaggio. Da quest’anno c’è pure la collaborazione con Identità Golose, che si svilupperà anche nella partecipazione di un gruppo di artigiani del Fai al prossimo congresso di Milano (23-25 marzo 2019), intitolato Costruire nuove memorie.
Ma ecco, in ordine sparso, qualche nome degli artigiani con le loro specialtà. Benedetti-Porchetta di Grutti; Kral Manifattura contadina-Speck della Val Sarentino; Josko Sirk-aceto d’uva; Macelleria Chini-cinta senese; Paolo Ciapparelli-Bitto storico ribelle; Bramante-Caciocavallo podolico; Pasticceria artigiana Casara-“Meringhe filosofiche” (!).  
Qualche iniziativa che si terrà a Masino. Alle 15 di sabato 6 Luca Masia con lo chef Paolo Fumagalli presenta il libro L’oro di Oreno sulla patata di Oreno, detta anche la Biancona, con la quale Fumagalli
Gli Gnocchi di Oreno dello
chef Paolo Fumagalli
preparerà e offrirà anche un suo piatto, gli Gnocchi di Oreno su letto di zafferano, con guanciale croccante e spuma di Taleggio
Domenica 7 alle 11 Maddalena Fossati, direttrice de La cucina italiana e Davide Rampello parlano delle ricette tradizionali del Canavese con le “nonne del castello”. Alle 15, le storie di Paesi e Paesaggi, con Luca Masia e Davide Rampello.

* Paesi e Paesaggi del gusto, al Castello e Parco di Masino, via al Castello 1, Caravino (Torino), tel. 0125.778100, www.fondoambiente.it/paesi-e-paesaggi-del-gusto. Ingresso giornaliero: Mostra mercato + Castello 15 €; Mostra mercato 11 € (ridotti, 7 e 5 €).

domenica 30 settembre 2018

Lo street food mi sta stretto. A Milano tre locali del tutto diversi ma che servono (anche, a volte) cibo popolare: Pizzottella, Cannata Sicilian Bakery e Identità Golose

La pizzottella amatriciana

La pagnottella era la merenda dei ragazzini romani e anche a questo nome deve aver pensato David Ranucci per il suo nuovo locale di Milano, sempre nel solco della Cucina romana, che non esiste, parafrasando il titolo di un suo aureo volumetto, dal sottotitolo significativo: “ma tutti la magnano!”). L’ha chiamato insomma Pizzottella, perché propone l’autentica pizza romana in teglia, che però dispensa su contenitori rettangolari, tagliata a quadrati, così da stimolare la voglia di provarla con diverse farciture. 
L’ambiente è minuscolo, pochi metri quadrati con qualche tavolo fra i rossi mattoni a vista e il bancone con vetrina in cui sono esposti sette pizzottelle giornaliere dai sapori diversi (su 14 a disposizione, 32 possibili nel corso dell’anno, comprendendo gli stagionali). C’è però il dehors, ovviamente con tavoli, sedie e ombrelloni, per gustarsi la pizzottella più comodamente. Si procede così: si sceglie al banco secondo i propri gusti, si riceve un numero alla cassa, ci si accomoda al tavolo per essere serviti appena le pizze sono pronte. Si possono ordinare fino a tre tranci per volta (da 3,90 a 4,90 € l'uno), ma ci sono anche teglie "sociali" da 30, 60 o 90 cm. 
Già, ma come sono le pizzottelle? David Ranucci, vulcanico patron lazialromano, che nella stessa zona di Porta Romana (a Milano), anzi nella stessa via Muratori gestisce altri tre suoi locali (Giulio pane e ojo, Casa tua e Abbottega), si è affidato alle dita esperte (e ovviamente romane) del trentenne Jacopo Mercuro, già noto sulla piazza della capitale per Mani in pasta (laboratorio di pizza e fritti) e per 180g Pizzeria Romana, a Centocelle, dove con Mirko Rizzo propone la pizza dell’urbe tonda, croccante. E “scrocchiarelle”, cioè croccanti, sono anche le pizzottelle milanesi. 
L’impasto, vanta Mercuro, contempla solo grani italiani certificati con prefermento ad alta idratazione. Ad esempio, per la pizza Biga, utilizza farina di grano tenero 0, rinfrescata il giorno dopo con il 20% di farina di farro; e cottura lenta in forno elettrico (sì elettrico: ormai ci sono molti modelli che garantiscono una cottura perfetta). Risultato? Effetto scrocchiarello sì, ma subito dopo scioglievolezza in bocca. A farcire in superficie le pizzottelle, vari sapori a cominciare da quelli romani: amatricianacarbonara, cacio e pepe, gricia, doppia mortazza (doppio strato di mortadella). Poi le stagionali, dalla cipolla e friggitelli a quelle con alici e stracciatella, prosciutto e fichi, fino alla
Pizza dell’Oste (come ama farsi chiamare il patron Ranucci): mozzarella di bufala, porchetta e cicoria. O la Mani in pasta, altra creazione di Mercuro: prosciutto cotto alla brace, misticanza, stracciatella di burrata e pepe di Sichuan. 
Per l’accompagnamento bevereccio si punta, ancora, sulla romanità: le birre Ecb, acronimo che sta per Eternal city brewing, artigianali, che richiamano nei nomi dei vari tipi e nelle etichette l’identità “der Cupolone” (Tiber, Bulla, Urbe, Fojetta, Coccia di morto…e chi più ne ha più ne metta); e le bevande di PNeri, dai nomi indubbiamente modesti e graziosi (Arancissimo, Spumissima, Gassosissima…). 
* Pizzottella, via L. Muratori 8, Milano, tel. 02.49534230, www.facebook.com/pizzottellamilano. Orari: 11.30-15, 18.30-23 (chiuso martedì). Prezzi: tranci da 3,90 a 4,90 € l’uno.

Pastry chef, chef, patron? Tutto questo ma anche niente. Tommaso Cannata, 54 anni, siciliano, ama presentarsi orgogliosamente “solo” come panettiere. Eppure nel suo nuovo di Milano si trovano non solo svariati tipi di pane, ma dolci, panini farciti, pidoni (il tipico panzerotto messinese) arancini, mozzarella in carrozza, focacce, insomma tutto quanto lo street food messinese, portato ai vertici della qualità, è in grado di proporre tradizionalmente. 
Arancino di riso
Cannata Sicilian Bakery è il nuovo negozio-bar-ristorantino della famiglia Cannata, aperto da poche settimane in corso Indipendenza. Un ampio locale ad angolo, con quattro vetrine, appunto sul corso e sulla via Menotti, cucina a vista, arredo moderno e luminoso. Qui si potrebbe sostare da mane a sera, cominciando con la colazione tipica dei siciliani, la brioche col tuppo (dalla forma simile allo chignon basso delle donne della Trinacria) e la granita alle mandorle. Proseguendo a mezzogiorno e poi eventualmente la sera, e sbizzarrendosi tra arancini di riso (catanese), di cui Cannata sta sperimentando una nuova versione “alla milanese”, (con l’aggiunta di carne d’ossobuco) e braciole messinesi, caponata e focaccia (sempre quella tipica della città dello Stretto), pizza e cestini di pane con minipanini per l’aperitivo (magari al prosciutto di maiale dei Nebrodi), dolci e biscotti da credenza, per non dire dei cannoli di ricotta.
Qui, tutti gli ingredienti sono “trinariciuti”. Nel senso che spesso sono anche rari. I Cannata (oltre al patriarca, ci sono la moglie Nicoletta, il figlio Salvatore e la figlia Chiara) hanno appeso ad una parete le spighe dei grani siciliani antichi, che utilizzano per la loro produzione. Hanno nomi dimenticati, come Tumminia, Russello, Margherito, Mjorca e un’altra cinquantina, utilizzati a rotazione, lievitati con lievito madre, che la famiglia si tramanda da quattro generazioni, tanto da avergli dato affettuosamente anche un nome: Turi. Per le melanzane, racconta Tommaso, si voleva fare un’eccezione e cioè comprarle a Milano. Dopo aver fatto due o tre prove, hanno rinunciato: così ora, due volte la settimana arrivano direttamente dalla Sicilia 40 kg di di pregiate solanacee.
Tommaso Cannata (2° da sin.)
con la sua famiglia
Scendendo nello specifico ecco qualche preparazione che si può provare, con la garanzia non solo della provenienza e salubrità degli ingredienti, ma della bontà di ciò che si porta alla bocca, magari con le mani, come street food vorrebbe. Due tipi di mozzarella in carrozza, bianca (con besciamella, formaggi, pangrattato di pani antichi, pastella con farina di Mjorca) e con prosciutto. Sei focacce, in primis quella messinese, con tuma, pomodoro, scarola e acciughe), poi la Norma (stessi ingredienti della famosa pastasciutta, fra cui le melanzane fritte) e quella con zucchine e persino una Tirolese, con speck. Ecco poi i famosi pidoni, sorta di panzerotti che si cuociono in padella e anche al forno, da quello della tradizione con pomodoro, formaggio e scarola (eventualmente anche con acciughe) all’altro con speck, patate e funghi. E, non ultimi, i golosi e infuocati arancini (da iniziare con cautela…), alla Norma, al nero di seppia, in bianco coi piselli e classici siciliani (con riso sempre di Trinacria, ragù, mortadella, formaggio). 
Anche se Tommaso Cannata si definisce con apparente modestia panificatore, dunque, in realtà esprime una parziale fake news: non lo dimostra solo le golosità delle sue preparazioni, ma anche la sua presenza all’interno dell’associazione Charming Italian Chef, che nel 2016 l’ha premiato come fornaio “Best in Sicily”.
* Cannata Sicilian Bakery, corso Indipendenza 5, angolo via Ciro Menotti, Milano, tel. 02.7380400, www.facebook.com/cannatasicilianbakery. Qualche prezzo: pidoni 3 €; arancini 3,80-4 €; mozzarella in carrozza 3 €; focacce 20 € al kg. 

Lo chef Andrea Ribaldone
Lo street food al ristorante? Magari anche “di lusso”? Si può. Nel nuovo spazio di Identità Golose, nel pieno centro di Milano, aperto da pochi giorni in quella che fu fino a due anni fa la sede della Fondazione Feltrinelli. Lo chef coordinatore Andrea Ribaldone e il resident chef Alessandro Rinaldi propongono quasi tutti i giorni a mezzogiorno (dal lunedì al venerdì) piatti come la Montanara, pizza fritta con pomodoro e basilico (12 €), l’insalata maritata (14 €), poi tre pizze ideate appositamente da Franco Pepe (famoso pizzaiolo di Caiazzo) - la Margherita sbagliata, la Scarpetta e il Memento (quest’ultima, con crema di cipolle di Alife, crema di ceci delle colline caiatine, cicoria selvatica), con spesa fra i 14 e i 16 €. 
Vabbe’, non proprio prezzi “da strada” e infatti non si è né sotto il cielo né in una stanzetta, ma in una dei due ambienti del nuovo locale di Identità Golose, che prevede un grande salone per conferenze e meeting, cucina a vista e due sale da pranzo, la prima con bar che sforna, meglio "shakera", cocktail anche da abbinare ai piatti, la seconda in un giardino coperto. C’è anche la formula Business, che prevede primo e secondo o pizza e secondo a 35 € da scegliere nella carta. Al momento, due soli secondi (a 24 € l’uno), La Milanese “Identità” e il Merluzzo con patate e peperone arrosto, più tre dessert. 
Certo, l’aspetto più interessante della “ricetta” inventata da Paolo Marchi Claudio Ceroni, i dioscuri di Identità Golose (il primo ideatore e curatore, il secondo presidente di Magenta Bureau, società partner), in continuità con altre iniziative del passato, prima fra tutte quella analoga del ristorante all’Expo 2015, si ritrova la sera, dal mercoledì o giovedì al sabato, quando settimana dopo settimana si avvicendano chef ospiti da tutta Italia e anche dall’estero. In queste occasioni la cena costa 75 € con 4 portate e comprende anche i relativi abbinamenti con vini e cocktail. Invece le cene di lunedì e martedì, a cura di Ribaldone e Rinaldi, hanno un tema diverso con scadenze mensili. Così in ottobre, il lunedì è tempo di Funghi, dal mare ai monti (declinati con calamaro e mandorle, ridotti in brodo con gnocchi di ricotta, e in ragù con la faraona. Il martedì, Pesce, un amore senza fine: dallo sgombro col cavolo cinese alla pasta con friarielli e calamari, al merluzzo pil pil. Ma che cosa si beve in abbinamento? Per esempio, con la proposta ittica, s’inizia con Pecorino d’Abruzzo Chiusa Grande, si prosegue con Zibibbo Barone di Serramarocco oppure Collio Sauvignon Borgo del Tiglio e Chablis Earl George Vieilles Vignes; più il cocktail Bollicine speziate per accompagnare il dessert Souvenir d’infanzia, limone, vaniglia e meringhe.
Nelle altre serate dal giovedì al sabato si succederanno in ottobre il romano Antonello Colonna, ristoratore di lungo corso (dal 4 al 6), Peppe Guida dell’Osteria Nonna Rosa di Vico Equense (dall’11 al 13), Alfio Ghezzi della Locanda Margon di Trento (dal 18 al 20), Anthony Genovese del Pagliaccio di Roma dal 24 al 27, Alessandro Pipero e Ciro Scamardella del Pipero sempre di Roma dal 31 ottobre al 3 novembre.
Madamina, il catalogo è questo…ed è solo ottobre.
* Identità Golose Milano, via Romagnosi 3. Orari: 12-14.30, 19.30-22.30 (lun.-ven.); sab. 19.30-22.30 (dom. chiuso). Prezzi: a mezzogiorno, 12-35 €; la sera 75 €. Informazioni, programma trimestrale e prenotazioni: tel. 02.23668900, www.identitagolosemilano.it (attraverso la piattaforma on line di TheFork).

venerdì 14 settembre 2018

Quant'è buona l'ascia di guerra al Toc. A Magenta un locale che spazia dalla carne cruda a quella cotta alla brace, dai salumi alle squisitezze del Parco del Ticino

Tomahawk, l'ascia di guerra dei pellirossa, che dà il nome a una bistecca di manzo col manico. Squisita da alToc
L’insalatona componila tu, recita il menu: songino, lattuga, rapanelli, cetrioli, datterini, cipollotti, finocchio, carote a julienne, cicorino, peperoni, mais, ciliegini di mozzarella…ristorante vegano? No, perché c’è il latticino. Vegetariano? Un’occhiata all’altra pagina del menu lo smentisce. S’intitola La carne alla griglia del Ticino e contempla costate e fiorentine, tomahawk (bistecca dal lungo osso ricavata dalla parte anteriore della lombata di manzo) e filetto, ribs (costolette) marinate e polletto di cascina alla diavola, Asado del Ticino e tagliate di manzo: queste ultime al rosmarino e aglio rosso; oppure al profumo di sottobosco con porcini; al tartufo; o, ancora, con crema di radicchio e pinoli. Insomma un po’ di verdura c’è (anche grigliata), ma il pezzo forte di alToc è la carne (il nome significa pezzo, di carne appunto). Siamo alla periferia di Magenta, cittadina di 23mila abitanti, a una trentina di km da Milano e parte del lombardo Parco naturale del Ticino, al confine col Piemonte. Reminiscenze scolastiche riportano alla famosa battaglia qui combattuta nel 1859 fra l’esercito franco-piemontese e quello austriaco. Per la cronaca, anzi per la storia, vinse il primo, segnando un successo militare importante soprattutto per il prosequio della campagna che doveva portare all’unità d’Italia.
AlToc è uno strano posto, in una strada senza numero, la via Boffalora, davanti a un concorrente con cui si guarda in cagnesco, un McDonald’s. Concorrente? Un po’ sì, e molto no. Anche al Toc si fanno i panini con l’hamburger. Ma c'è molto e ben altro. E se l'atteggiamento è easy, popolare, la qualità è alta e senza paragoni col dirimpettaio. E Lo dimostra anche l’offerta, coi menu di carne, compresa quella cruda, freschissima, varia e gustosa, e con i primi piatti (alcuni risotti: allo zafferano e ragù di ossubuco, alla crucifera, cotto in acqua di cavolo rosso con gocce di Zola e tartare di salsiccia; i ravioli iridei, di ricotta e limone con crema di zafferano; i tagliolini, all’uovo, con tartare di manzo e asparagi su crema di bufala). La materia prima è in massima parte del Parco del Ticino: paste fresche di Federici, riso dell’azienda agricola Riserva S. Massimo, carni de La Marchesina.
Gli hamburger si chiamano alToc, Classico, Ruspante, Beef puled, e così via e sono di scottona, pollo o salsiccia. E poi, la carne alla griglia e le tagliate di manzo, di cui si è già detto.
Il bello del Toc è che si tratta, per così dire, di un locale multiforme, dove si può fare merenda, prendere l’aperitivo o comunque mangiare gustosi panini; pranzare e cenare; e acquistare prodotti gastronomici, vini, birre e delicatassen. La costruzione è a forma semicircolare, con tettoia esterna, che protegge lo spazio del Portico, dedicato soprattutto all’aperitivo, ai panini e, in parte, alle grigliate. All’interno il ristorante vero e proprio e il negozio, chiamato Il Mercato. A tavola, le eccellenze sono indubbiamente le varie tartare, di manzo e vitello, dalla classica olio e limone a quella del Lanuvio, con puntarelle, acciughe e topinambur, alla “alToc”, con chips di patate viola, spuma di burrata e olio al tartufo, un vero must. 
Nel Mercato, la fa da padrona la carne. Ma non mancano una serie di squisitezze locali e nazionali. Citiamo, in ordine sparso, la pluripremiata Giardinera di Morgan, vicentina, il riso carnaroli Riserva San Massimo di Gropello Cairoli (6,90 € al kg), il salametto stagionato alla birra di Cirenaica (27,90 € al kg), Crescenza e Robiola del Ticino, il formaggio di capra al malto d’orzo e whisky di Occelli, la mortadella di cinghiale al tartufo di Renzini (di Umbertide, PG, 22,90 € al kg), il magnifico Pecorino toscano Riserva del Fondatore del caseificio Il Fiorino di Roccalbegna (Gr, 35 € al kg). Una chicca
dalla confezione kitch (sembra il fustino di un detersivo) è il Lemon-limoncello “con limoni ovali di Sorrento Igp. L’unico al mondo con le bucce di limone da mangiare”. Se non si è convinti dell’acquisto, lo si può provare prima al bar. 
alTocIndirizzo Via Boffalora s/n, Magenta (Milano, tel. 02.97003065, www.altoc.itOrari Ristorante: lun.-dom. 12-14.30, 19-22.30. Bar: lun.-ven. 11-20; sab. e dom. 9-20. Mercato: lun.-sab. 8.30-20; dom. 9-20. 
Festeggiamenti Sabato 15 e domenica 16 settembre, “al Toc per Tucc”, con esposizione di prodotti del Parco del Ticino e non, giri a cavallo gratis e spettacoli per bambini, mega griglia esterna e birra alla spina, laboratorio biscotti. La domenica, in più, Man vs alToc, supersfida a base di mega hamburger, visita al laboratorio, superlotteria finale.

giovedì 12 luglio 2018

Riesling Renano, vini a confronto: dalla Mosella al Trentino, dall'Oltrepò pavese alla...Calabria

Un'ansa della Mosella, culla del Riesling Renano. La valle si estende da Coblenza a Treviri
Potrà sembrare strano a chi ha assaggiato del Riesling, magari in Oltrepò pavese, e l’ha trovato niente più che un vino simpatico. Si trattava probabilmente della varietà Italico, ben più modesta qualitativamente di quella non a caso chiamata Renano. Mai sentita nominare, invece, il nome Mosella? E’ un affluente del Reno in Germania e da lì provengono alcuni dei migliori Riesling del mondo. Altri si trovano lungo altre vallate del Reno, in Austria e in Alsazia (Francia). E in Italia? Panorama poco incoraggiante, il meglio probabilmente viene dall’Alto Adige e dal Trentino, ma si trovano alcune interessanti sorprese anche…più giù, nel già citato Oltrepò pavese, per esempio e persino nella lontana Calabria.  Se il prototipo, il vino di riferimento, è quello tedesco, bisogna allora spendere qualche parola su di esso. È un vino ricco di acidità, il che lo rende suscettibile di prolungate e positive maturazioni in bottiglia. Il problema, in quelle zone, è di raggiungere il giusto equilibrio tra acidità e zuccheri, per far risaltare quella complessità di profumi e di sapori quasi inimitabile altrove. 
La classificazione dei Riesling tedeschi è anch’essa piuttosto…complessa e riguarda i cosiddetti QmP, Vini di qualità con Predicato, per i quali non è ammesso lo zuccheraggio: se la deve cioè cavare il produttore, scegliendo il momento giusto per la vendemmia e quindi interpretando l’annata alla quale si trova di fronte. Per fare il vino al meglio ci vogliono sia temperature fresche sia escursioni termiche fra notte e giorno quasi estreme. Ed è appunto in Germania e Alsazia che si trovano più facilmente che in altri Paesi queste condizioni.
I Riesling tedeschi di qualità sono suddivisi in varie categorie, a seconda del loro grado zuccherino (tenendo sempre presente che lo zucchero naturale serve ad equilibrare la spiccata acidità).  
Si va dai Trocken, secchi (anche se in realtà c’è sempre un residuo zuccherino, dai 4 ai 9 grammi per litro) ai Kabinett, ottenuti da uve molto mature (oltre 9 g di zucchero), agli Spätlese (Vendemmie tardive, con “attacco” di muffe nobili), agli Auslese (sorta di selezioni di vendemmie tardive), ai Beerenauslese (letteralmente: acini selezionati, 200 gr/l di zuccheri) fino ai quasi impronunciabili  Trockenebeerenauslese (acini appassiti selezionati, i più dolci e concentrati). Vi sono anche i rari Eiswein, che vengono ricavati da uve attaccate dal gelo invernale, che così ne concentrano il succo.
Qui però, più modestamente, ci si occupa solo di pochi vini, quattro per la precisione, partendo dall’estremo Nord fino quasi all’estremo Sud. E di soli vini secchi, o asciutti che dir si voglia.

Il Dr. Fischer
Martin Foradori, patron della Cantina Hoffstätter a Termeno (Alto Adige), aveva un sogno: produrre un Riesling di gran classe. Ma pensava che sul suo territorio non ci fosse un terreno veramente “giusto”. E allora se l’è andato a cercare in Germania, proprio nella Mosella. E l’ha trovato, cinque anni fa, associandosi al produttore Nik Weis e al giovane proprietario di una vecchia e rinomata cantina, Johannes Fischer, di cui hanno acquistato formalmente alcuni ettari di vigna. Hanno deciso di mantenere unico il marchio glorioso, e di migliorare solo alcuni aspetti vitivinicoli. I terreni e la cantina si trovano nel paese di Ockfen vicino alla pittoresca cittadina di Saarburg, lungo la Saar, affluente della Mosella
Le vigne sono piantate su ripidi terreni, il Bockstein e la Kupp (sopra Saarburg), in quelle che in Germania vengono chiamate Lagen, cioè esposizioni più favorevoli alla luce e al sole. Secondo i produttori, la vendemmia 2017 è stata “strepitosa” nonostante un clima di tarda estate ostile, compensato però da un ottobre soleggiato. In conclusione: produzione più scarsa rispetto ad annate precedenti, ma per le uve “sopravvissute” aromi di gran classe. 
Ma vediamo, annusiamo, gustiamo. Questo Riesling della Mosella Trocken (cioè secco) alla vista appare di un bel colore giallo paglierino intenso; grati profumi floreali all’inizio, poi fruttati, di frutta gialla come ananas e pesca, con richiami minerali (forse gesso e/o ardesia, anche se è sempre ardito inoltrarsi in sentori che non derivano veramente dai minerali presenti nel suolo). Il sapore è (quasi) esplosivo, grande sapidità, un’acidità alta (7,2 gr/l) ma non fastidiosa, ben equilibrata dagli zuccheri naturali (9 gr/lt); in bocca si avverte una gran bella struttura, con finale lungo, luminoso, appagante. 
Abbinamenti. Frutti di mare, risotto col pesce persico, animelle, choucroute, pollo alla Kiev. Matrimonio d'amore: Orata arrostita con erbe odorose.
* Dr. Fischer, Riesling della Mosella Trocken 2017, 12° alcolici; prodotto da Dr. Fischer - Hofstätter Weis, distribuito da Tenuta J. Hofstätter, piazza Municipio 7, Termeno (Bz), www.hofstatter.com/it Circa 20mila bottiglie. Prezzo: 13-14 € la bottiglia.
Voti. Qualità: 9. Qualità/prezzo: 10.

Un Riesling una tantum
Dalla Mosella, attraverso l’Alto Adige, si scenda in Trentino, anzi proprio a Trento e precisamente in località Oltrecastello, a poco più di 3 km a est dal centro cittadino. Qui, su una collina posta a 450 metri s.l.m. si trova il vigneto di Riesling Renano (meno di 1 ettaro su un terreno ricco di calcare marnoso) alla base del vino prodotto da un colosso della vitivinicoltura regionale, la Cavit. 70 milioni di bottiglie l’anno, dieci cantine sociali, 4500 viticoltori associati e una pratica aziendale che ha saggiamente diviso la produzione su tre “linee” di qualità crescente, ma che non di rado tocca i vertici, in particolare nella linea Il Maso, ma non solo.
È il caso di questo Una Tantum, prodotto in poche migliaia di bottiglie e che non verrà replicato per le annate successive al 2014. Secondo gli agronomi di Cavit, l’uva vendemmiata è risultata perfetta nonostante una andamento climatico con temperature più basse delle medie stagionali e piogge durante la stagione vegetativa. Ma proprio queste condizioni difficili avrebbero permesso di ottenere un vino di carattere e longevo. Il mosto è stato macerato a freddo a contato con le bucce per 4 ore per facilitare l’estrazione degli aromi, e poi fermentato in acciaio a non più di 18°. La maturazione sui lieviti si è protratto sino all’imbottigliamento e cioè ad agosto 2017, con ulteriore affinamento in bottiglia di 8 mesi.
L’Una Tantum nel bicchiere ha colore giallo paglierino con qualche riflesso verde. Il profumo è lieve, ancora un po’ inespresso, prevale il fruttato sul floreale (pesca, albicocca, un po’ di mela); in bocca si avverte una carica acida importante, note minerali, ancora dei richiami fruttati. L’impressione è quella di un vino ancora giovane (nonostante la lunga maturazione!), ovviamente già bevibile con soddisfazione, soprattutto con i giusti abbinamenti a tavola, ma suscettibile di miglioramenti. Piuttosto secco, migliora in bocca nel finale e poi di sorso in sorso. In effetti, se confrontato col vino precedente nei dati analitici, presenta un’acidità totale di 8 g/l (contro 7,2) e un residuo zuccherino di 4 g/l (contro 9). 
Abbinamenti. Con la cosiddetta cucina asiatica (ma non troppo agrodolce); ostriche, crostacei in genere e formaggi di capra. Matrimonio d'amore: Trenette con i lupini (piccoli molluschi gustosissimi, cotti con aglio, olio, prezzemolo e vino bianco).
* Una Tantum, Riesling renano Trentino Doc 2014, 13° alcolici; prodotto da Cavit, via del Ponte 31, Trento, www.cavit.it.  7830 bottiglie. Prezzo: 24 € la bottiglia (28 € in cassetta di legno).
Voti. Qualità: 8. Qualità/prezzo: 6. 

Il Riesling vien dal Campo
È un appezzamento di terreno di circa 2 ettari ettari, coltivato a Riesling Renano fin dagli anni Settanta, su un suolo argilloso-calacareo, con presenza di ciottoli, esposto a meridione e a 280 metri s.l.m.
La resa massima per ettaro è di 50 ettolitri. Si chiama Campo della Fojada e anche se vi sono altre vigne di Riesling sparse sul territorio di Travaglino (80 ettari vitati), il Campo costituisce il nucleo storico e principale.
L’uva normalmente non viene raccolta molto presto ma nella seconda decade di settembre.
Dopo la raccolta manuale una parte del mosto subisce una parziale macerazione a freddo con le bucce (circa il 20%) prima della fermentazione con il resto del mosto in tini d’acciaio, a 16-18°. Poi il vino trascorre sei mesi sulle fecce prima dell’imbottigliamento e ancora alcune settimane per l'affinamento in bottiglia. I dati analitici raccontano di un'acidità totale di 4,5 g/l con residuo zuccherino di 5 g/l, forse il "segnale tecnico" che non ci troviamo più di fronte a un vino che fa riferimento alla tipologia tedesca o alsaziana, ma a qualche cosa di più italiano (per amore o per forza?).
Vino dal bel colore paglierino con qualche riflesso dorato. Profumi piuttosto tenui, genericamente floreali (ma si avverte la camomilla), poi agrumati e di frutta estiva (albicocca in primis). In bocca è fresco, secco, di discreta sapidità finale.
Abbinamenti. Antipasto di mare, tortelli di zucca, omelette al salmone, triglie in padella, zuppe di pesce leggere.
Travaglino produce in numero limitatissimo di bottiglie anche il Campo della Fojada Riserva, che si affina per un anno nel vetro e di cui si dice un gran bene.
* Campo della Fojada, Riesling Renano Oltrepò Pavese Doc 201613° alcolici; prodotto da Travaglino,  loc. Travaglino 6A, Calvignano (Pavia), www.travaglino.it. 20mila bottiglie. Prezzo: 12 € la bottiglia.
Voti. Qualità: 7. Qualità/prezzo: 7. 
NOTA. Qualche giorno dopo la pubblicazione di questo articolo, la Tenuta Travaglino ha chiesto di precisare che l'acidità totale del vino è in realtà di 6,5 g/l e non di 4,5, come scritto più sopra.

Là dove il Riesling si fa calabrese
"Un vecchio e un bambino, si preser per mano...". Ritorna in mente la canzone di Guccini guardando la bella etichetta di un Riesling tutto particolare come Barone Bianco, prodotto da Tenute Pacelli in...Calabria, terra di buoni vini, qualche volta anche eccellenti, ma che non pare particolarmente vocata per la coltura del vitigno tipico del Reno. A Malvito, 60 km a nord di Cosenza, l'avvocato Francesco Pacelli, napoletano, con la moglie Clara, istriana e le figlie Laura e Clara, giornaliste a Milano, coltivano con metodo biologico vigneti locali (o autoctoni che dir si voglia) come Calabrese, Greco bianco, Magliocco, nazionali (Barbera, Sangiovese, Trebbiano) e internazionali (Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah). E ne ricavano circa 20mila bottiglie l'anno. Già, ma il Riesling? C'è anche quello e nelle due versioni, il Renano e l'Italico, che entrano nella composizione di due vini. Le rispettive uve crescono sul lato nord-est di una collina a 450 metri s.l.m., su un terreno calcareo ricco di minerali e piuttosto scosceso. 
Da queste uve i Pacelli hanno deciso di ricavare due vini. Prima il Barone Bianco, che ha un po' cambiato negli anni le percentuali di assemblaggio e ora, con l'annata 2016, sembra essersi assestato su un fifty fifty tra Renano ed Italico; e poi lo Zoe, un spumante metodo classico, in cui invece prevale il Riesling Renano. Il Barone Bianco (il nome vuol ricordare la zio del proprietario, barone Gaetano La Costa, che fin dagli anni Settanta aveva investito nella viticoltura locale) è dunque solo a metà un Renano e del resto il terroir calabrese non è il più adatto per esprimere i profumi e i sentori "minerali" tipici della Mosella. Il vino è dunque un po' un'altra cosa rispetto allo schema classico del Riesling tedesco, ma risulta comunque di grande piacevolezza. Fermenta e matura per 10 mesi in acciaio e si affina poi ancora per 1 anno in bottiglia. Sorprendentemente i dati analitici rivelano un residuo zuccherino di 1 g/litro e un'acidità totale di 8,5 g/litro.
Il colore è giallo paglierino carico con riflessi dorati. Nulla o quasi di "minerale" nei profumi, ma piuttosto salta al naso il pompelmo, l'agrume, qualche frutto estivo maturo (albicocca). In bocca è fresco, pieno, fruttato con un accenno sapido (salino) nel finale.
Abbinamenti. Pesca spada alla ghiotta, Parmigiana di melanzane, Caciocavallo silano con composta di cipolle di Tropea. Matrimonio d'amore: padellata di funghi porcini della Sila.
* Barone Bianco, Calabria Igp 2016, 13° alcolici; prodotto da Tenute Pacelli, contrada Rose, Malvito (Cosenza), www.tenutepacelli.it. 4mila bottiglie. Prezzo: 15 € la bottiglia.
Voti. Qualità: 7. Qualità/prezzo: 6. 

Riesling anche nel profondo Sud...Una veduta delle Tenute Pacelli, a Malvito  (tre appartamenti in affitto)










mercoledì 20 giugno 2018

Al Méni (le mani) di Tonino Guerra e la kermesse di Bottura, il Grand Hotel di Fellini e la Notte Rosa: è la Romagna, bellezza!

Il tendone di Al Méni, la manifestazione di Rimini sulla gastronomia emilianoromagnola.

Lo so, lo so, lo so 
che un uomo, a 50 anni, 
ha sempre le mani pulite
 e io me le lavo due o tre volte al giorno
 ma è quando mi vedo le mani sporche
 che io mi ricordo di quando
 ero ragazzo


(Amarcord, di Tonino Guerra)

Rimini e Fellini, Fellini e il circo: nella piazza intitolata all’indimenticabile regista di 8½La dolce vita Amarcord, il 23 e 24 giugno risorge il circo, per il quinto anno consecutivo. Sotto il tendone, ma anche al di fuori, intorno, gran festa di sapori e saperi: si celebrano la cucina e i prodotti gastronomici dell’Emilia Romagna, passando dagli showcooking di 12 chef della regione e di altrettante promesse della cucina internazionale (i piatti si potranno gustare, e a prezzi da street food) al mercato degli artigiani e produttori di cibi particolari, sfiziosi o semplicemente tradizionali. Sono Al Méni, bellezza, e tu ci puoi fare molto, parafrasando al contrario l’Humprey Bogart de L’ultima minaccia. Ci si può andare per esempio, a Rimini, e ne vale la pena. Perché qui, signori, non sono in
Federico Fellini
mostre tette e natiche, ma le mani, Al Méni, come però NON s'intitola una piccola lirica di Tonino Guerra, poeta e romagnolo doc bensì solo la manifestazione. La poesia si chiama Amarcord, è in italiano (salvo smentite: così è riportata sul sito www.museotoninoguerra.com) 
e parla delle mani. Sarebbe stato il sindaco di Rimini a trasformarla in "Al Méni" e a divulgare con la complicità di Apt e uffici stampa la favola di una poesia di Tonino Guerra intitolata Al Méni.
Tonino Guerra
Le mani, comunque, degli artigiani del mercato (di una regione che ha il più alto numero di Dop e Igp d'Europa), che preparano prodotti come il prosciutto di Parma e il culatello di Zibello, l’Aceto balsamico tradizionale di Modena e i salumi piacentini; che coltivano la Moretta di Vignola come le olive di Brisighella. E le mani dei cuochi, che trasformano le materie prime in piatti tradizionali o innovativi.  Dietro questa due giorni di circo gastronomico, ma anche di fianco sopra e sotto, vien da dire, forse non poteva esserci che lui, Massimo Bottura, lo chef dell'Osteria Francescana di Modena, ormai celebratissimo nel mondo, ma che continua a spingere con entusiasmo trascinante sulla strada della qualità e della ricerca sul mondo della gastronomia e del sociale legato all’alimentazione. E poi le cosiddette istituzioni, che qui, a Rimini, in Emilia Romagna, sembrano funzionare a dovere. Qualche volta con zelo eccessivo.
Ecco un rapido excursus su chi c'è e che cosa succede.

Gli chef
Tra gli emilianoromagnoli, Giovanna Guidetti della Fefa di Finale; Daniele Minarelli dell’Osteria Bottega di Bologna, Alberto Faccani del Magnolia di Cesenatico, Agostino Iacobucci da Bologna,
Massimo Bottura, con Matteo Lunelli di Ferrari,
di nuovo 1° con Osteria Francescana nella
classifica The Word's 50 Best Restaurants 2018
con le sue contaminazioni partenopee. Poi, ancora, i romagnoli doc Silver Succi e Claudio Di Bernardo (quest’ultimo alla guida dei fornelli del Grand Hotel di felliniana memoria); Fabio Rossi, Terry Giacomello, che ha passato anni nelle cucine di Ferran Adrià e altri noti chef internazionali; Athos Migliari de La Chiocciola di Portomaggiore nella Bassa ferrarese, ove si gustano i prodotti di valle, a volte rivisitati in chiave contemporanea. E infine, ma ovviamente non ultimo, un giapponese, Takahiko Kondo, un giapponese che è sous chef all’Osteria Francescana di Bottura. 
Accanto a loro, cuochi e chef da tutto il mondo, dalla Thailandia alla Georgia, dalla Polonia all’Austria, dal Vietnam al Messico, dal Giappone all’Argentina. Giovani poco noti in Italia, già famosi o quasi nel loro Paese o in altro ove operano. Uno per tutti: Pedro Pena Bastos, già chef rivelazione dell'anno in Portogallo, poi un incidente che gli cambia almeno in parte la vita e lo indirizza verso un nuovo progetto in fase di realizzazione, un locale con un unico tavolo per sole 14 persone a Lisbona.

Il Mercato
A partire dal tendone e fino al porto, passando per il lungomare, si sviluppa il mercato dove non solo si assaggiano e comprano i prodotti ma si ascoltano i racconti degli artigiani-produttori, a volte veri e propri cantastorie delle loro eccellenze. Quali? Culatello e Parmigiano, olio extravergine e caffè, aceto balsamico tradizionale di Modena e...l'umile ma particolare aglio di Voghiera, per citarne solo alcuni.
Slow Food
Il gruppo dell’Emilia Romagna propone sotto il tendone Buono a sapersi!, ciclo di laboratori didattici ma anche ludici, incontri per imparare a scegliere il cibo quotidiano, facendo la spesa. Mentre alcuni esponenti dell’Alleanza dei cuochi SF (sono oltre 700, di osterie ristoranti, bistrot, cucine da strada) propongono i loro piatti basati in gran parte sui prodotti dei Presìdi.

Lo street food e il gelato di Fellini
Nel piazzale che circonda il Circo 8½, ci saranno speciali punti street food “stellati”. Il food truck della Macelleria Zivieri proporrà “qebab” di mora romagnola, panini e hamburger rivisitati sempre in chiave romagnola. Lo chef Alberto Faccani coordinerà le mani di alcuni chef alle prese con la cucina da strada. Il gruppo formato da Sangiovesa, Tenuta Saiano e Vermuteria porterà sulla costa i sapori dell'entroterra romagnolo: carni e vermouth della tenuta, declinati nei piatti e nei cocktail pensati per l’evento, per raccontare il territorio tramite sapori inconfondibili. Altro punto, quello della birra Amarcord, con una proposta di abbinamento inusuale per il cibo da passeggio. Uno speciale spazio sarà dedicato al gelato artigianale in collaborazione con Mo.Ca. e i docenti della Carpigiani Gelato University. All’interno della vetrina da 24 gusti, accanto al tendone del circo, si potranno trovare i sapori tradizionali ma anche i gusti speciali firmati dagli chef di Al Méni. Tra laboratori dedicati al sorbetto nutraceutico post spiaggia e al gelato gastronomico, all’aperitivo con gelato o al gelato detox, quello veramente da non perdere è lo squisito gelato felliniano (nel senso che piaceva immensamente al regista), chiamato appunto Gelato alla zuppa di Fellini, e cioè al gusto di zuppa inglese. Una vera bontà.
Il programma insomma è ricco, fitto e tutto da godere. Terminiamo (e ricominciamo) con un…picnic, anzi, alla francese, con il Déjeuner sur l’herbe nei giardini del Grand Hotel (domenica 24, dalle 11,30 alle 15). È curato dallo chef dell'albergo Claudio di Bernardo, da Roberto Rinaldini, gran maestro pasticciere, con la collaborazione di tutti gli chef presenti ad Al Méni, a cominciare da Massimo Bottura (prezzo: 40 €; solo su prenotazione, posti limitati; tel. 0541.56000, info@grandhotelrimini.com).

Il Grand Hotel
I giardini del Grand Hotel di Rimini
Ecco, appunto. Il Grand Hotel. Un monumento storico, con un allure di cui, forse, senza Amarcord di Fellini, non avrebbe goduto così intensamente, anche se in 110 anni di vita di personaggi illustri se ne son visti girare per i suoi saloni dal fascino Liberty. Compleanno il 1° luglio, con una serie di festeggiamenti che iniziano a giugno e proseguiranno fino ad agosto. Intanto, il 26 giugno si apre la terrazza, anzi ha luogo la Ouverture de la Terrasse d’été: in pratica l’inaugurazione del Grand Buffet estivo all’aperto, con 10 chef, guidati dell’executive chef del Grand Hotel di Bernardo. La musica dal vivo sul rondò farà da sfondo sonoro allo show cooking di Daniele Succi, riminese, chef del ristorante i-Fame dell’hotel i-Suite, sempre a Rimini, specialista nella cucina del pesce dell’Adriatico. Con lui, Silver Succi, del Quarto Piano, di Rimini; Paolo Bissaro de La Canonica di Casteldimezzo (Pesaro), noto in paticolare per il suo cannolo di crostacei e cremoso di pistacchi; Fabio Rossi del Righi di San Marino; Omar Casali del Marè di Cesenatico (ristorante, bar, bottega e spiaggia); Mariano Guardinelli dell’Abocar-Due cucine (l’altra è quella argentina) di Cesenatico; Enrico Croatti dell’Orobianco di Calpe, Alicante, in Spagna; Riccardo Agostini de Il Piastrino di Pennabilli (Rimini), piatto simbolo: Passatello, gamberi di fiume, piselli e tartufo nero. E Giampaolo Raschi del ristorante Guido, sulla spiaggia di Rimini (piatto simbolo: Seppia e squacquerone). 
Ognuno quindi cucinerà dal vivo, da una postazione diversa, il proprio piatto, per ora segreto: un vero e proprio spettacolo da vedere e gustare. Sulla terrazza inoltre, il buffet dei dolci, il carretto dei gelati e la cascata di frutta (prezzo: 65 € più le bevande)
Il 3 luglio viene presentato un nuovo libro dedicato alla storia dell’albergo, curato da Letizia Magnani per Minerva edizioni: GRAND HOTEL: RIMINI IL MITO Dall’Ostenda d’Italia al simbolo dell’Hôtellerie futura, mentre dal 5 sarà visitabile la mostra allestita nella sala Tonino Guerra 110 anni di storie di viaggi, un percorso fotografico fra i saloni del Grand Hotel (monumento nazionale dal 1994). L’albergo sarà anche parte di eventi sportivi celebrativi come la Pedalata nella storia, nel contesto del Bike Fest (raduno e biciclettata con partenza e arrivo nei giardini.). 
Beach party il 20 luglio e il 24 agosto, dal titolo Dal mare alle stelle, con dj e percorsi gastronomici in riva al mare. E il 1° agosto cena sotto le stelle, in un’atmosfera che si vuole romantica e liberty al tempo stesso (65 € più bevande).

La notte rosa
Un altro evento unico nel panorama italiano toccherà le coste e anche gli interni non solo della Romagna ma pure del settentrione marchigiano: La notte rosa, quella del 6-7 luglio. L’hanno anche chiamata Capodanno dell’estate italiana ed è giunta alla 13ma edizione. Con l’esigenza di inventare ogni volta non qualcosa, ma molto di nuovo. A cominciare dalle locandine e manifesti, all’insegna dello strillo: “Pink your life”, Vivi in rosa, che sfodera una combriccola di personaggi, dal ragazzo nero al tipo da spiaggia, dalla nonnina all’hipster, alla bimba col cuore rosa, tutti segnati dall’empatia, dalla gentilezza, dagli sguardi e dalla festa.
Tutto si svolgerà tra Rimini a Riccione, Cesenatico e Milano Marittima, Bellaria e Cattolica, Pesaro e i borghi e castelli romagnoli. 
Cosa succederà? Senze pretese esaustive (il programma completo è su: www.lanotterosa.it ) ecco qualche spunto. 
Alvaro Soler, “il cantante spagnolo più amato in Italia”, apre ufficialmente la 13ma notte rosa sulla spiaggia di Rimini, venerdì 6. E sabato mattina alle 5 (!) sulla spiaggia Riminterme esibizione al pianoforte di Remo Anzovino nel suo Nocturne Tour, mentre a Riccione venerdì dalle 5 alle 7,30, alla Spiaggia del Sole 86-87, concerto di Francesco Leo con la sua band L’Officina della camomilla.
Sempre venerdì: Nina Zilli a Riviera di Comacchio, Lido degli Scacchi (h 22.30); a Gatteo a mare, Ron con Lucio! Il tour; sempre a Gatteo, sabato, Roxi-bar – Vasco Rossi Tribute
A Cattolica, il 6: Annalisa bye bye live e il 7, Shel Shapiro, Quasi una leggenda… A Pesaro, il 6, Edoardo Bennato – Concerto rossiniano con quartetto d’archi.
E’ solo un assaggio di un programma vasto che in realtà ha degli anticipi e delle code rispetto ai giorni-clou del venerdì e sabato 6-7 luglio. Per esempio, Caparezza il 5 al Rimini Park Rock (a pagamento). 
Alla mezzanotte del 6 contemporaneamente su tutta la Riviera, gran spettacolo di fuochi d’artificio. Inoltre il Santarcangelo Festival (6-15 luglio) ”presta” al Capodanno dell’estate italiana, Multitud, il suo spettacolo inaugurale, una performance che coinvolge 70 persone e che vede protagonista l’artista Tamara Cubas: un’analisi della società contemporanea, dei rapporti interpersonali e della capacità di dissenso.
Monumenti, rocche e castelli dell’entroterra s’illumineranno, se non proprio d’immenso, almeno di rosa, mentre il centro storico di Bellaria-Igea Marina si trasformerà in un parco giochi con acrobati, giocolieri, clown, burattini e animazione per la gioia dei bambini e la curiosità dei grandi.
Ci saranno anche i pink cocktail e non ci si salverà da apparecchiature e cibi in rosa. Sfiorando il kitch, probabilmente. Ma contagiati dall’allegria romagnola.
Info. Per Al Méni: www.almeni.it.  Per il Grand Hotel di Rimini:  www.grandhotelrimini.com ,  tel. 0541.56000. Per La Notte Rosa: www.lanotterosa.it. Dove riposare: www.emiliaromagnaturismo.it/it/dove-dormire