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martedì 1 ottobre 2024

Il Pinot noir in 50 sfumature. A Voghera, da sabato a lunedì i grandi vini rossi dell'Oltrepò pavese, ma anche di tante regioni italiane e di paesi esteri

 


Cinquanta sfumature di grigio, di nero o di rosso? No, non si tratta della libraria e fortunata epopea erotica di El James, o degli analoghi film che ne sono stati ricavati nell’ultimo decennio. 50 Sfumature di Pinot Noir è una “saga” enoica (quest'anno alla V edizione) che, pur coniugando il nome di uno dei

più celebri vini del mondo alla francese, si svolge tra pochi giorni in Italia, Lombardia, Oltrepò pavese. E infine, a Voghera, centro vinicolo e industriale dell’Oltrepò, graziosa cittadina di 39mila abitanti, di origini romane e poi longobarde, franche e via via viscontee, sforzesche, spagnole, francesi, austriache, sabaude...Il Duomo, il Castello visconteo, il Museo di storia militare G. Beccari sono fra le glorie del luogo. Nonché...la non abbastanza famosa mostarda Barbieri, il peperone e la cipolla De.Co. (Denominazione comunale) e i dolci Zuppa Vogherese e Stracchino di Voghera.

Ma, ohibò, qui devesi parlar di vino. E dunque, si torni a bomba, anzi a damigiana. Se si vuol conoscere de visu, anzi, de ore (bocca) tutto ma proprio tutto sul Pinot nero, è d’obbligo venire a Voghera nel weekend lungo fra il 5 e il 7 ottobre, per la kermesse internazionale organizzata dal Movimento del Turismo del vino Lombardia (deus ex machina il suo presidente Carlo Pietrasanta), naturalmente con il sostegno delle varie istituzioni politiche lombarde, sindaco, assessori, sponsor ecc. 

Ma sentiamo Pietrasanta: “La manifestazione è un omaggio al vitigno principe dell’Oltrepò pavese, che con i suoi 3mila ettari coltivati a Pinot nero è la terza zona europea per importanza, dopo Borgogna e Champagne. A Voghera, ormai una delle capitali mondiali del Pinot noir saranno quindi presenti cantine di varie zone francesi (oltre alle già citate, Alsazia, Linguadoca, Occitania, Provenza) e poi Slovenia e persino la lontana Nuova Zelanda”. 

Però la parte del leone, oltre ovviamente all’Oltrepò, la faranno le regioni italiane, dal Piemonte al Trentino-Alto Adige, dal Friuli-Venezia Giulia a Marche e Umbria, e finanche Campania, Puglia e Sicilia, per non dire del resto della Lombardia.

Già, perché se non sono proprio 50, sono comunque tante le sfumature o meglio le versioni cui dà vita

Etichetta di un Romanée Conti '45,
il Pinot nero più famoso al mondo

l’uva Pinot nero, vitigno peraltro non facile da coltivare.

C’è la versione ferma, rossa e la versione bollicine (uva vinificata in bianco) più nobile: metodo classico italiano nonché lo Champagne francese; e non mancano i rosati e i vini frizzanti. 

Tutto questo vedrà la luce nella tre giorni vogherese, in un turbinio di degustazioni, talk show, persino concerti.

Sabato 5 e domenica 6 la manifestazione è aperta a tutti, dalle 11 alle 20 (domenica fino alle 19). Lunedì invece è riservato ai professionisti dell’Ho.Re.Ca. con un evento che si terrà all’Istituto Gallini dalle 10,30 alle 16. 

Come si partecipa? Acquistando l’apposito calice presso il Pinot Noir Point di piazza Duomo, o anche on line.

La mostarda vogherese
Tra le varie iniziative, meritano particolare segnalazione il talk show Pinot noir in scena, in diretta con gli House of wine: sabato 5, al Teatro Garavani (h 18) commenteranno tre versioni di Pinot noir: una dell’Oltrepò, una di altra zona italiana e una del “resto del mondo”. Poi, dopo l’aperitivo nel foyer (con, da sgranocchiare, il Riscotto (biscotto salato che sa di risotto al peperone di Voghera!), Concerto Vino e Lirica con le più celebri arie operistiche dedicate al vino (ahimè, non al Pinot nero in particolare: pare non ne esistano): musiche di Verdi, Donizetti, Mascagni, Handel, J. Strauss, Offenbach, ma anche di Gaber, Danzi. Interessanti anche gli incontri con Claudio Maspes dell’Aspi su Pinot Noir e cioccolato? (sabato alle 16, presso Ubik, via Emilia 102) e Quando bere una bollicina Metodo Classico? (domenica alle 11,30, medesimo indirizzo).

Ma dove si degustano le oltre 90 etichette di Pinot noir? Soprattutto nelle location del centro storico, bistrot, gastronomie, pasticcerie, ma anche librerie, show room e persino in una pescheria e una torrefazione; e poi in cortili e piazzette. E, per non farsi mancare niente, oltre ai pinot neri in purezza, si potrà provarli in cocktail, magari come spritz, o miscelati con un gin autoctono dell’Oltrepò. 

Info. Pinot noir Point: p.za Duomo 15. Contatti: 351 8809912,  segreteria@50sfumaturedipinotnoir.it   Per partecipare alle varie iniziative e degustazioni bisogna acquistare un ticket e ritirare il calice presso il Pinot Noir Point, al prezzo di 30 € (in prevendita sul sito, sino al 5 ottobre h 10, 25 €), che dà diritto a 8 degustazioni di vini italiani e di 1 internazionale, a una degustazione food by Provolone Valpadana Dop (in mappa al n. 47) e all’ingresso a Pinot noir in scena fino ad esaurimento posti. www.50sfumaturedipinotnoir.it


Alcuni Pinot nero dell'azienda oltrepadana Conte Vistarino




 

mercoledì 21 ottobre 2020

Foliage e vino: l'Oltrepò è primo

Vigne di Quaquarini a Canneto Pavese, in autunno inoltrato. 


A sud del Po in provincia di Pavia. L’Oltrepò è una sorta di cuneo lombardo che s’infila fra l’Emilia e il Piemonte e la cui punta meridionale si protende verso la vicina Liguria. Colline e valli (la principale: Staffora; quelle del vino: Versa, Coppa e Scuropasso). Monti (Lesima il più alto: 1724 m) e torrenti. Castelli e riserve naturali. Un territorio di una bellezza spesso struggente. In particolare in autunno.

È la stagione del foliage e l’Oltrepò non vi si sottrae lungo la fascia appenninica, soprattutto grazie al cerro, albero della famiglia delle fagaceae (querce), dalle caduche foglie giallo-verdi. Nel borgo  di Val di Nizza (412 metri s.l.m.) il panorama è caratterizzato dai boschi multicolori di castagno, frassino e rovere. Se ne godono suggestivi paesaggi in particolare dai Castelli di Oramala e di Cesarasco, già dei marchesi Malaspina.

Undici km più a nord, Montesegale (296 abitanti e 326 m d’altitudine) è dominato dall’omonimo grande castello, dal cui piazzale sottostante si può partire verso le frazioni di Sanguignano, Zuccarello e Bregne, per ammirare lungo la strada i boschi dai colori ormai giallo-verde e rosso infuocato.

Ma l’Oltrepò, anche in questa stagione che ormai ha visto completare la vendemmia quasi dappertutto, è soprattutto vigne. Vigne e ancora vigne, che restituiscono ancora per un po’ la bellezza rasserenante delle loro foglie e di qualche grappolo lasciato ad appassire in pianta. Stanno per dar vita, dopo adeguata spremitura degli acini e permanenza in cantina, a vini Doc, Docg e Igt. Al vertice, gli spumanti metodo classico, Docg; a seguire 7 Doc (Bonarda, Buttafuoco, Casteggio, Oltrepò pavese rosso, rosato o bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Sangue di Giuda; e una Igp, Provincia di Pavia (da non sottovalutare: si possono trovare buone bottiglie anche sotto questa denominazione, per esempio la Croatina, che poi è anche l’uva-base del Bonarda).

Il MoncalVini ha colto ultimamente l’occasione di provare molte tipologie di diverse annate in due riprese, grazie al Consorzio di tutela dei vini dell’Oltrepò pavese, che sta cercando, in maniera pluralistica, di far conoscere meglio produttori, vigneti e vini: a fine primavera e a inizio autunno, con degustazioni presso i vignaioli e in occasione della Milano Wine Week.

I vini oltrepadani sono tanti e tali che si potrebbero utilizzare non per uno ma per più pranzi da gourmet, cambiandoli ad ogni portata e rimanendone comunque soddisfatti. Anche perché se la produzione è ampia in quantità (oltre 71 milioni di bottiglie nel 2019 - il 65% dei vini lombardi -, da 1700 aziende vitivinicole, in maggioranza medio-piccole, su 13.500 ettari di vigneti), la qualità è molto cresciuta negli ultimi anni. 

Quali sono le uve che caratterizzano la qualità dei vini d’Oltrepò? Diremmo soprattutto il Pinot nero, nelle due versioni principali (cloni differenti) della spumantizzazione con metodo classico e di rosso fermo. Poi la Croatina, che non solo dà vita alla Bonarda, ma in connubio con altre uve come Barbera e Uva rara ai rossi Oltrepò tout court. In crescita qualitativa anche il Riesling renano (e per fortuna in decrescita il mediocre Riesling italico), per il quale alcuni produttori tentano finalmente di emulare, prolungandone la maturazione, i grandi della Mosella e d’Alsazia.

Ma ecco il rendiconto, seguendo la successione di un ideale pranzo (anche se molti vini possono essere abbinati a diverse “sezioni” del pasto), dall’antipasto al dessert.


Iniziamo con 3 spumanti classici, tutti a base di Pinot nero in purezza (ma se ne fanno di ottimi anche con la classica cuvée che contempla pure lo Chardonnay).


Finigeto è un’azienda vinicola di recente costituzione (2005), che si trova a Montalto Pavese e che coltiva i vigneti tipici della zona su 42 ettari di collina (a circa 300 mt s.l.m.). Per la loro produzione utilizzano solo il 30% dell’uva, la migliore, il resto viene venduto. Producono così fra le 80 e le 100mila bottiglie all’anno in 12 tipologie.  Il vino di punta (assieme al Nirè, 100% Pinot nero fermo) è lo spumante classico brut “2005”, così chiamato per celebrare l’anno di fondazione dell’azienda da parte
dell’allora 19enne e tuttora proprietario Aldo Dallavalle. È una cuvée 100% Pinot nero, non millesimato in etichetta ma solo di fatto (l’ultima è il 2016). Da vitigni esposti a settentrione in modo da meglio sviluppare le caratteristiche di freschezza e complessità. Dopo la vendemmia manuale, la pressatura per estrarre il mosto fiore e la prima fermentazione, in primavera il vino viene imbottigliato per la presa di spuma e maturazione sui lieviti, che durano 30 mesi. Infine la sboccatura, il rabbocco con dosaggio di 8 gr per litro e la definitiva tappatura.

Perlage fine, abbastanza persistente su un colore paglierino intenso; al naso, classici sentori di fiori bianchi ma anche di crosta di pane e noci. Giovane, fresco, ma già abbastanza elegante, con sentori aromatici e note finali minerali. 

Abbinamenti: Culatello e prosciutto di San Daniele fra gli antipasti; risotto ai porcini, tegamaccio di pesce di lago.

Prezzo: sui 20 € la bottiglia.

Info. Finigeto, loc. Cella 27, Montalto Pavese, tel. 3287095347, www.finigeto.com .

 

Le Cantine Giorgi di Canneto Pavese hanno origine plurisecolare, essendo nate nel 1870. Oggi è Antonio Giorgi a coordinare le operazioni aziendali con l’apporto essenziale dei figli Fabiano (titolare) ed Eleonora. La produzione contempla varie linee, per un totale di circa 1,3 milioni di bottiglie annue: si va dagli spumanti classici ai bianchi, dai rossi ai dolci, ma ci sono anche “Le vigne storiche” e i “Grandi cru e barricati”…Per non dire della linea intitolata a Gerry Scotti, dai nomi dialettali (Pumgranin, Mesdì…). Eccellente il Pinot nero metodo classico brut “1870”, annata 2016, da uve selezionate in zone particolarmente vocate, nei comuni di Montecalvo, S. Maria della Versa e Rocca De’ Giorgi, in terreni calcareo-argillosi fra i 250 e i 400 mt s.l.m. Dopo la vinificazione, in primavera si imbottiglia: la presa di spuma e la maturazione durano poi per tre anni. Quindi sboccatura e affinamento in bottiglia per almeno sei mesi. Il colore è paglierino con qualche vividezza dorata, il perlage fine e persistente. Al naso, bouquet ampio, fruttato (albicocca, nespola), note balsamiche (menta, salvia). In bocca: secco con bella spalla acida, strutturato, leggera morbidezza, nerbo vivido, ricco.

Abbinamenti: aperitivo ricco, quiche con cappesante, risotto ai filetti di persico, trota alla mugnaia. 

Prezzo: sui 19 € la bottiglia.

Info: Giorgi, fraz. Campo Noce 39, Canneto Pavese, tel. 0385.262151, www.giorgi-wines.it .

 

Ballabio è un’azienda centenaria, essendo di fatto nata agli inizi del Novecento grazie ad Angelo Ballabio, che operò in tutti modi - per un periodo anche in società con Pietro Riccadonna (che poi passò in Piemonte) - al fine di creare un proprio spumante classico da sole uve Pinot nero. Oggi è guidata dai fratelli e cugini Nevelli (e loro figli), che continuano l’opera del fondatore con una volontà di specializzazione estrema nella produzione di spumanti metodo classico a base esclusiva di Pinot nero.

Solo quattro spumanti riuniti sotto  la denominazione di Collezione Farfalla (dal nome del vigneto che, nella versione catastale, ricorda le due ali del lepidottero). Quindi, Zero Dosage, Extra brut, Rosé e il Cave Privée, un 2011 premiato come “Bollicine dell’anno 2021” dalle guida Vini d’Italia del Gambero Rosso. Deriva dalle uve Pinot nero di tre vigne di 30 anni dei comuni di Casteggio e Montecalvo Versiggia. Dalla pressatura dell’uva si ricava solo il 42% del mosto fiore, che poi fermenta in parte in acciaio e in parte in botti di rovere da 700 lt. A primavera si assaggiano le varie partite e si procede alla cuvée assemblando le migliori. Questo 2011 (prima annata prodotta solo in 4800 bottiglie) ha maturato sui lieviti fino a pochi mesi fa, quando è stato imbottigliato, dunque per otto anni. Si tratta di un dosage zero, cioè rabboccato solo con il proprio vino, senza aggiunta di zucchero e quindi molto secco. 

Colore giallo paglierino carico e brillante, perlage fine e continuo; in bocca profumi insoliti, minerali, quasi salmastri e di erbe aromatiche. In bocca, secco, intenso, complesso; ancora non del tutto equilibrato, ma di razza nobile e ricca.

Abbinamenti: tartare di ricciola, tajarin al tartufo, tonno in crosta di sesamo.

Prezzo: 80 €.  

Info. Ballabio, via S. Biagio 32, Casteggio, tel. 0383.805878, www.ballabiowinery.it .

 

Ecco ora due bianchi che dimostrano come, in prospettiva, anche un vitigno nobilissimo che però sembra più adatto ai climi e ai terroir tedeschi e alsaziani, può dare vini importanti anche in Italia. E segnatamente in Oltrepò.


Cristina Cerri Comi da pochi anni è alla guida di Travaglino, la plurisecolare azienda di famiglia (nel 1868 la fondazione “moderna”, ma con radici che affondano nel XII secolo). E vuole affermare la preminenza della qualità sulla quantità, abbassando le rese per ettaro e puntando sui vigneti al top, in primis il Pinot nero, ma anche il Riesling (renano, of course).  E il suo Riesling Campo della Fojade 2019, benché ancora fanciullo, è già una piccola esplosione di profumi: fiori bianchi e frutta, erbe di campo, rosmarino. In bocca, ancora i profumi della gioventù, pesca e albicocca e qualche accenno ai
sentori terziari, che si faranno strada nel corso degli anni. Sapido e anche piacevolmente morbido in bocca, ma per l’utilizzo di uve mature e non di un residuo zuccherino eccessivo.

Abbinamenti: risotto alla certosina, trenette alla salsa di noci, branzino in cartoccio alle verdure.

Prezzo: sui 12 €

Info. Travaglino, loc. Travaglino, Calvignano, tel. 0383.872222, www.travaglino.com .

 

Sta per compiere trent’anni la cantina Isimbarda di Luigi Meroni, a Santa Giuletta. Guarda al passato, cioè alla migliore tradizione con una linea dedicata ai vini classici della zona; e al futuro, cercando di valorizzare al meglio i cru più vocati. Uno di questi è la Vigna Martina, 3 ha nel comune di Mornico Losana, con esposizione dei vigneti a sud su un suolo limo-sabbioso a circa 400 mt s.l.m. Criomacerazione delle uve, decantazione a freddo del mosto e affinamento in acciaio per questo Riesling renano Vigna Martina 2019 dal colore paglierino carico. Al naso, note floreali e anche aromatiche, buccia di limone e mela. In bocca, secco, sapido, ampio e con un accenno
minerale che richiama la pietra focaia. Giovanissimo ma già molto buono.

Abbinamenti: risotto agli asparagi e cappesante, spaghetti alle vongole, coniglio con le olive.

Prezzo: 10-11 €

Info. Isimbarda, cascina Isimbardi 4, fraz. Castello, Santa Giuletta, tel. 0383.899256, www.isimbarda.com .

 


Largo ora ai rossi, ove si dimostra (se mai ce ne fosse il bisogno), la non semplice versatilità del Pinot nero e la qualità di vitigni meno famosi, come Croatina, Barbera e Uva rara che caratterizzano questo “grappolo” (con riferimento alla forma del territorio sulle mappe) di Antico Piemonte, come a volte viene anche oggi ricordato l’Oltrepò, avendo fatto parte dalla metà del Settecento, con situazioni alterne, del regno sardo-piemontese.

 

Cà Tessitori a Broni è l’azienda vinicola di Luigi Giorgi. Le due cascine di Cà Tessitori a Montecalvo Versiggia e di Finigeto a Montalto Pavese appartengono alla famiglia da lungo tempo, la prima fin dal 1863. Sono 40 ettari di vigneto su due versanti collinari che si fronteggiano, elevandosi sino a 300 mt s.l.m. La coltivazione è di tipo semibiologica, anche se non certificata. In vigna si pratica la lotta integrata e l’inerbimento; le concimazioni vengono fatte solo con sovescio di leguminose o prodotti organici, tutti i lavori a mano e la raccolta delle uve con piccole ceste e tempi veloci per non rischiare prefermentazioni sgradite prima della pigiatura. In cantina solo lieviti spontanei per i rossi, travasi con uso limitato della solforosa, vinificazione in piccole partite. Giorgi produce 4 spumanti, tutti da Pinot nero (compreso un rosé), tre bianchi e diversi rossi. La sua Bonarda vivace è esemplare. Uvaggio tradizionale, 85% Croatina, 15% Uva rara e Vespolina. E' proprio il vigneto a chiamarsi Cà Tessitori e a dare il nome alla bottiglia.
Raccolta manuale, macerazione senza controllo di temperatura, nessuna chiarifica, rifermentazione e imbottigliamento nella primavera successiva alla vendemmia.  

Il colore è rosso rubino intenso; il profumo non può essere che vinoso, con sentori di frutti del sottobosco, anche di corteccia e di melograno. In bocca è brioso, fresco, fruttato, esuberante ma armonico. Piacevolissimo.

Abbinamenti: salame di Varzi, agnolotti alla pavese, bollito misto.

Prezzo: circa 8 €.

Info. Ca’ Tessitori, via Matteotti 15, Broni, tel. 0385.51495, www.catessitori.it 

 

Solo 11 ettari per 90 mila bottiglie di produzione media annua, vini che dimostrano guizzante agilità non disgiunta da un fruttato generoso, in particolare per i rossi. Da Bruno Verdi, piccola azienda vitivinicola di Canneto Pavese, guidata da Paolo Verdi, figlio del fondatore, Barbera, Bonarda Rosso Oltrepò e anche
un metodo classico Extra brut. Il suo Buttafuoco 2019 da uve Croatina (al 50%), Barbera e Uva Rara ha colore rubino intenso tendente al porpora; bei profumi fruttati (violetta, frutti di bosco, prugna) e sapore fresco, secco, generoso, invitante.

Abbinamenti: risotto con salsiccia, arista di maiale alle prugne, arrosto di coniglio con olive nere.

Prezzo: sui 9 €.

Info. Bruno Verdi, via Vargomberra 5, Canneto Pavese, tel. 0385.88023, www.brunoverdi.it 

 

Francesca Seralvo guida da qualche anno l’azienda vinicola della famiglia Braggiotti a Corvino San Quirico. La Tenuta Mazzolino è composta da 20 ettari di vigneti in valle Camarà, che allignano su suoli argillosi con vene calcareo-gessose, ma la varietà delle esposizioni ha suggerito ad agronomi ed enologi di suddividere il tutto in 39 particelle gestite individualmente per valorizzarle. Nessun fertilizzante viene usato, ma solo la tecnica del sovescio ed eventualmente rame e zolfo. La produzione si aggira sulle 100mila bottiglie annue per otto vini: due spumanti classici, tre bianchi (2 Chardonnay e un Moscato), una Bonarda e due Pinot nero. Il prodotto di maggior prestigio è il Pinot nero Noir. Il vino viene messo a maturare nel legno delle pièce borgognotte per un anno e si affina ulteriormente in bottiglia. Il 2017 ha colore rosso appena scarico,
profumi fruttati (soprattutto mirtillo) e speziati (pepe nero). In bocca è ancora leggermente squilibrato, ma il tannino è già fine, senza amarezze; risalta anche una certa morbidezza, che smusserà in un tempo abbastanza breve un residuo di aggressività. Un già piacevole wine in progress.

Abbinamenti: risotto con le quaglie, civet di lepre, lumache alla bourguignonne, rombo chiodato al forno con patate.

Prezzo: sui 30 €.

Info. Tenuta Mazzolino, via Mazzolino 34, tel. 0383.876122, www.tenuta-mazzolino.com 

 

Ottavia Giorgi di Vistarino prende in mano totalmente l’azienda di famiglia Conte Vistarino solo nel 2017, dopo un quindicennio di “gavetta” e di “vivace scambio di opinioni” col padre Carlo. Nuova cantina, nuovo polso; basta col vino sfuso e valorizzazione estrema del vitigno Pinot nero, del resto importato per la prima volta in Oltrepò proprio qui a Rocca de’ Giorgi da un suo antenato. L’azienda agricola ha una superficie di ben 826 ha tra boschi, prati e seminativi, 188 dei quali a vigneto. Occupa l’80% del piccolo comune. Si coltiva soprattutto Pinot nero (140 ha), che viene declinato nella varie versioni dello spumante metodo classico e del vino rosso fermo, poi Riesling, Chardonnay, Pinot grigio e altri vitigni. Fra la ventina di vini in produzione (forse un po’ troppi, ma così usa in Oltrepò) vanno almeno segnalati per la eccellente qualità il 1865 Metodo classico (100% Pinot nero), e il Saignée della Rocca, metodo classico rosé. Fra i bianchi, il Pinot grigio Merlino, pieno e corposo, apprezzabile in particolare dopo un paio d’anni di bottiglia. Fra i rossi, il fruttato  Buttafuoco, che matura due anni fra botti grandi e bottiglia. E infine ma non certo ultimi, i quattro Pinot neri Costa del Nero Doc, Tavernetto, Bertone e Pernice Igp Provincia di Pavia 2017. Il vigneto della cascina Pernice si trova a 300 mt d’altitudine (3,5 ha) e il suo terreno è in buona parte calcareo-argilloso. La fermentazione ha luogo in tini di legno troncoconici e la malolattica (a primavera) in barrique. Il vino matura poi un anno sempre in barrique e si affina per almeno un altro anno in bottiglia.

Rubino intenso, profumi di piccola frutta rossa (lampone, amarena), violetta. In bocca si rivela scalpitante, forse bisognoso di ulteriore maturazione per aumentarne l’incipiente eleganza e l’equilibrio tra un piacevole fruttato e la mineralità. Finale speziato.

Abbinamenti: tajarin al tartufo, pappardelle ai porcini, piccione arrosto, costine d’agnello.

Prezzo: 33 €.

Info. Conte Vistarino, Villa Fornace, Rocca de’ Giorgi, tel. 0385.241171, www.contevistarino.it



Il Buttafuoco è un po’ il vino-bandiera di Quaquarini, azienda vitivinicola fondata nel 1900, ubicata a Canneto Pavese. 60 ettari dei vigneti classici per una produzione di 600mila bottiglie, tutte certificate biologiche fin dal 2003. C’è il Buttafuoco Vigna La Guasca e il Vigna Pregnana, il Buttafuoco classico e il Buttafuoco Chinensis, aromatizzato alla china, da dessert. Ma per il dolce questa volta optiamo per il Sangue di Giuda 2019 nella versione normale (c’è anche il cru Vigna acqua calda, fermo). La cuvée è composta da Croatina (65%), Barbera (25%) e Ughetta di Canneto (o Vespolina). Il colore è rosso rubino tendente al porpora, il profumo intenso richiama il lampone, la fragola, i mirtilli. In bocca, brioso, dolce ma non eccessivamente grazie alla buona componente acida. Piccolo grande vino per gioiosi dessert.

Abbinamenti: scaglie di Grana padano, Gorgonzola, crostata di ciliegie, panettone.

Prezzo: 8 €.

Info. Quaquarini, via Casa Zambianchi 26, Canneto Pavese, tel. 0385.60152, https://quaquarinifrancesco.com  




Foliage alla Vigna Elaisa di Conte Vistarino a Rocca de' Giorgi.


giovedì 9 luglio 2020

Rosa è una rosa è una rosa è una rosa...Ma anche un vino, non più un "non-vino" né bianco né rosso. Ecco quattro grandi Rosati, dal Garda alla Vittoria


Garda, Oltrepò, Maremma, Sicilia. Da nord a sud lungo lo stivale per scovare i quattro moschettieri del Rosato. È vero che secondo il titolo del famoso romanzo di Dumas erano tre, ma poi D’Artagnan fu promosso e fecero poker. Nessuno appartiene alla zone più note di produzione, come il Salento e l’Abruzzo (col suo Cerasuolo), o alle vecchie èlite, come il Lagrein Kretzer altoatesino. Ma sono appunto come i cadetti di Guascogna: in procinto di diventare famosi moschettieri. S’intreccino dunque i bicchieri nella disfida del Rosé.

La perla del lago di Garda è indiscutibilmente il bianco Lugana. Famiglia Olivini ne produce quattro versioni, quella “base”, il cru Demesse vecchie, il Diciannove marzo metodo classico pas dosé e il passito Con dolcezza. Ma anche il rosato sulle ondulate colline moreniche dell’anfiteatro gardesano trova uve per il suo colore brillante. Famiglia Olivini non è solo il marchio della cantina, è veramente una bella e grande famiglia, che ha iniziato esattamente 50 anni fa a produrre vino con il capostipite Giuseppe, titolare di un’acciaieria nel Bresciano. Nel 1999 nonno Giuseppe lascia la conduzione dell'azienda vinicola direttamente ai nipoti Giorgio, Giordana e Giovanni, oggi direttore della cantina, pur coadiuvati dai genitori Graziella e Giulio. La cantina un anno fa è stata completamente rifatta, inserendola armonicamente nel paesaggio delle vigne e delle alture che circondano la cascina residenziale. Qui si pratica quella che gli Olivini definiscono Agricoltura Ragionata (marchio registrato), grazie alla quale si rinuncia alle pratiche più invasive nella coltivazione della vite e nella parte enologica, mutuando anche alcune tecniche dalle esperienze biologiche (per saperne di più:  https://shop.famigliaolivini.com/pages/agricoltura-ragionata ).          
Riviera del Garda Classico Chiaretto Doc 2019. È frutto di un uvaggio in cui prevale l’uva Groppello (60%), autoctona della zona, unita a Marzemino (20%), Barbera e Sangiovese (ciascuna per il 10%); vengono raccolte manualmente in cassette nell'ultima decade di settembre. La macerazione per estrarre il colore e altri elementi dura circa 10 ore e ha luogo separatamente per il Marzemino. Poi si svinano e si assemblano i due gruppi di vino in un unicum, che sosta nei tini d'acciaio sino alla fine del gennaio successivo allavendemmia, per essere quindi imbottigliato e affinarsi ancora qualche settimana.
Nel bicchiere, un bel colore rosato vivido, mentre al naso si colgono delicati profumi di pesca e di rosa; in bocca è fresco, elegante, abbastanza sapido con leggero finale ammandorlato. Abbinamenti: alborelle fritte, tagliatelle al coregone, gamberoni al gratin, scaloppina al Chiaretto. Abbinamento elettivo: zuppetta di pesce del Garda.
Prezzo: 8,50 € la bottiglia.
Garda Rosé brut 2016 Doc. Un metodo classico, che ha alla base le stesse uve del rosato fermo, ma in percentuali diverse: 80% il Groppello, 20% le altre. Gli acini vengono direttamente pressati, senza sosta prefermentativa;  la seconda fermentazione per la presa di spuma avviene poi in bottiglia dove lo spumante matura per circa tre anni. La sboccatura è manuale, à la volée (come una volta), con l’aggiunta di una liqueur d'expédition che non prevede brandy o alcol ma solo un dosaggio contenuto di zucchero per ottenere un brut che dà spazio più alla sapidità che alla "dolcezza".
Il colore è rosa tenue, le bollicine fini; i profumi spaziano tra la fragola, il lampone e la rosa; in bocca risulta fresco e fruttato, spumeggiante, con tenui sentori di mandorla dolce. Abbinamenti: eccellente come aperitivo con stuzzichini del lago; torte salate, risotto con barbabietola e trota, rombo gratinato alle erbe aromatiche, gamberi al cartoccio. Prezzo: 15 € la bottiglia.
Info. Famiglia Olivini, loc. Demesse Vecchie 2, San Martino della Battaglia, Desenzano del Garda (Brescia), tel. 030.9910268, www.famigliaolivini.com . Dove mangiare in zona: Dalie e fagioli, via Campagnola 45, Manerba del Garda (Brescia), tel. 0365.1903311, www.dalieefagioli.it . Prezzi: sui 40 €. Elegante come una dalia, schietta come un fagiolo la cucina di questo locale, secondo i patron Fabio Mazzolini e Antonella Varese. Piatti prevalentemente lacustri, come la tartare di coregone, i bigoli quadri con sarde di lago e il luccio alla gardesana, ma non mancano quelli terragni: quaglie spadellate, per esempio, o guancia di maiale.

Specialisti del Pinot nero. E per di più secondi importatori delle barbatelle borgognone (primi gli altoatesini nel 1838) alla metà dell’Ottocento e quindi primi produttori italiani di uno spumante metodo classico. Questo fu creato nel 1865 dal conte Augusto Giorgi di Vistarino e da Carlo Gancia.
Oggi la Società agricola Conte Vistarino a Rocca de' Giorgi, in Oltrepò pavese, sotto la mano vellutata e ferrea di Ottavia Giorgi di Vistarino, che ha inaugurato la nuova cantina nel 2017, rinnovate le attrezzature e la produzione vinicola, presenta una gamma di vini incentrata sul vitigno Pinot nero (nelle varie espressioni clonali più adatte agli spumanti o ai vini fermi), ma che svaria anche su altri vitigni rossi tipici oltrepadani e su alcuni bianchi, Riesling renano in testa.
Ma qui ce ne occupiamo per un vino solo apparentemente minore, rispetto agli altri. Il rosato.
Base - c’era da dubitarne? - l’uva Pinot nero vinificata appunto in rosa. Ottavia Giorgi l’ha voluto
dedicare alla figlia di 3 anni, dandole il suo nome. I vigneti allignano su terreni calcareo-argillosi, esposti a ovest e sud-ovest, a un’altitudine variabile fra i 350 e i 550 metri. L’uva si vendemmia solitamente nella prima decade di settembre, con una resa di non più di 70 q.li per ettaro. Le cassettine da 20 kg con il loro prezioso raccolto vengono depositate in celle frigorifere a 10° per una notte. Dopo di che l’uva viene macerata per poche ore onde estrarre dalle bucce le sostanze coloranti. Il mosto fiore fermenta quindi a basse temperature in contenitori d’acciaio, dove rimane ad affinarsi sulle fecce fini per quasi quattro mesi, prima dell’imbottigliamento. 
Il Maria Novella Oltrepò pavese Doc rosato 2019 si presenta agli occhi di un accattivante colore rosa-buccia di cipolla, con profumi delicati di pesca, susina e melagrana. In bocca è fresco, fruttato, spensierato eppur sapido, di immediata gradevolezza. Abbinamenti: risotto al salmone, tagliolini con zucchine e gamberetti, calamari in umido. Abbinamento elettivo: coppa del Tizzo (prodotta dall’omonima azienda norcina a Torrazza Coste).
Prezzo: 9,50 € la bottiglia.
100% Pinot nero anche il Saignée della Rocca, Oltrepò pavese metodo classico rosato brut Docg, che matura 30 mesi sui lieviti.  Ritorna il colore rosa buccia di cipolla del Maria Novella, con qualche riflesso ramato in più, dovuto alla maturazione più prolungata; bollicine fini, persistenti. Al naso risulta fragrante, con bei sentori floreali e speziati. In bocca, secco e fragrante, pieno, con richiami fruttati (ribes) e un velluto ammantante.
Abbinamenti: bucatini con sugo di cozze e pomodorini, tonno in crosta di mandorle, rane in umido.
Prezzo: 21 € la bottiglia
Info. Conte Vistarino, fraz. Scorzoletta 82/84, Pietra de’ Giorgi (Pavia), tel.  0385.85117, www.contevistarino.it . Si possono degustare (e acquistare) i vini dell’azienda anche presso l’Enoteca interna, con terrazza, abbinati a una selezione dei formaggi di capra de Il Boscasso (14 €), dei salumi de Il Tizzo (11 €) o alla selezione completa di ambedue (23 €). Dove mangiare in zona: La verde sosta, fraz. Crocetta 3, Montecalvo Versiggia (Pavia), tel. 0385.99734,  www.laverdesosta.it . Prezzi: da 39 €. Alcune proposte: ravioli con patate e salsiccia e semi di papavero, ganascino di manzo al Buttafuoco con patate dorate, fritto di merluzzo con verdure pastellate.

Fresco e asciutto, spira da nord-ovest sulla parte centrale della Maremma grossetana, avvolge i vigneti e ne asciuga l’umidità, evitando l’uso di molti trattamenti antiparassitari. Se ne giovano tutti i grappoli della Fattoria Mantellassi, che nascono sui filari in saliscendi delle colline di Magliano in Toscana. Qui, in località Banditaccia, i fratelli Aleardo e Giuseppe Mantellassi “viticoltori dal 1960”, selezionano le migliori uve di Sangiovese, Alicante, Ciliegiolo e Cabernet sauvignon, da cui ricavano cinque tipologie di Morellino di Scansano, un Sangiovese, un Cabernet sauvignon e un Alicante tutti in purezza e due vini Ciliegiolo al 100%. È proprio a questi ultimi che i Mantellassi hanno voluto dare il nome di quel vento del nord, così benefico per i grappoli: Maestrale. Ci sono dunque un Maestrale Rosso, che deriva da viti che crescono su terreni tufaceo-calcarei, con una resa di 80 q.li per ettaro; e un Maestrale Rosato, con rese addirittura più basse (60 q.li), perché le uve-base vanno scelte con grande accuratezza, qua e là per i vigneti, “dove si risconta maggiore freschezza”, spiega Aleardo Mantellassi, “e quindi maggiore possibilità di ricavare profumi. La minore resa per ettaro è dovuta all’esigenza di una maggiore selezione: per estrarre i migliori sentori dalle bucce, che vengono pressate più sofficemente del rosso, per ottenere appunto un colore rosa, bisogna procedere così”.
Vediamo allora le prerogative di questo rosato maremmano.
Maestrale Rosato, Maremma toscana Doc 2019. Da uve Ciliegiolo in purezza (una volta le si utilizzava solo come complemento del Sangiovese), che crescono sulle colline della Banditaccia, in terreni tufacei, calcarei e sciolti. Le uve vengono vinificate “in bianco”, con le bucce rosse a contatto con il mosto/vino per circa 6 ore; la fermentazione avviene a temperatura controllata. Poi il vino riposa in tini d’acciaio per circa 3 mesi, per essere quindi imbottigliato.
Nel bicchiere si presenta con un bel colore tra il cerasuolo e il salmone; al naso, sentori floreali, anche di rosa canina e fruttati, di fragoline di bosco. In bocca: fruttato, sapido, fresco e vivace, con qualche nota minerale.
Abbinamenti: salumi, carni bianche, cacciucco (la zuppa di pesce tipicamente toscana), orata di Orbetello in crosta. Abbinamento elettivo: spaghetti con arselle e pomodorini.
Prezzo: sui 9 € la bottiglia.
Info. Fattoria Mantellassi, loc. Banditaccia, Magliano in Toscana, tel. 0564.592037, www.fattoriamantellassi.it . Dove mangiare in zona: La Rosa dei Venti si trova a 15’ d’auto da Magliano, nella campagna maremmana (via Calabria 33, tel. 0564.870191, www.la-rosa-dei-venti.it ; sui 40 €). Cucina di terra e di mare: pesce crudo dell’Argentario, spaghetti alle vongole o arselle, rana pescatrice al forno, pesce del giorno all’acqua pazza. Per i carnivori, bistecca alla fiorentina.

Medaglia d’argento. Il Rosa di Santa Tresa 2019 l’ha appena conquistata nella categoria Still unoaked dry rosé (4g/l or lower) al concorso Rosé Global Masters 2020 di Londra. Si tratta di una categoria di rosati, secchi e non invecchiati in botti di legno, con un range di prezzo tra le 10 e le 15 sterline a bottiglia (11,11  e 16,67 € circa). Ma in Italia lo si trova in vendita anche a meno di 10 €. Si tratta di un vino biologico dell’Igp Terre Siciliane, prodotto a Vittoria (Ragusa) dall’azienda vitivinicola Santa Tresa. L’azienda agricola ha origini antiche, che risalgono a fine Seicento, ma è nel 2010 che le redini passano in mani…trentine, quelle dei fratelli Stefano e Marina Girelli, attivi nel mondo del vino, ma al Nord, da tre generazioni. I Girelli si sono avvicinati all’enologia siciliana con grande rispetto e a piccoli passi. L’azienda agricola è condotta in regime rigorosamente biologico su 50 ettari di un terreno rosso-sabbioso, costituito da un primo strato – appunto - di sabbia rossa profondo 50-60 cm, povero di argilla ma ricco di minerali, di buona permeabilità, che poggia su 1-2 metri di calcarenite, una roccia sedimentaria fragile, originata da depositi di limi e sabbie di antichi fondali marini. La calcarenite permette comunque alle radici di inoltrarsi al suo interno. Al di sotto, terreno “mosso”, un substrato argilloso che trattiene l’umidità e crea un’area di riserva idrica. 
L’allevamento delle viti viene condotto secondo i dettami dell’agricoltura biologica e dell’accortezza per ovviare agli inconvenienti delle calde estati siciliane. Ad esempio, sono state create condotte idriche per recuperare l’acqua piovana e preservare così le falde acquifere; viene poi praticata una potatura di precisione per ricavare zone d’ombra naturali e proteggere l’uva dall’eccessivo calore solare. 
In cantina vige il rispetto delle uve per preservarne le qualità naturali e l’uso di tecniche di vinificazione sia tradizionali (botti grandi di rovere di Slavonia e anche barrique di legno francese) sia più moderne, come i tini d’acciaio termocontrollati, il tutto senza uso di solfiti. Ecco così affinarsi in cantina vini tradizionali e innovativi. Fra i primi, il Ceresuolo di Vittoria, un potente e morbido rosso, unica Docg siciliana, da uve autoctone Frappato e Nero d’Avola, poi, sempre rossi, gli Igp Frappato (in purezza) e Avulisi, che significa abitante di Avola, appunto un Nero d’Avola in purezza. E, ancora, Insieme, altro Nero d’Avola targato Sicilia Doc. Non potevano mancare alcuni bianchi di vaglia, come il Grillo Viognier Rina Ianca e lo spumante brut Il Grillo.
Ma forse la vera sorpresa, nel degustare questi vini moderni e antichi allo stesso tempo, viene dai due rosati, uno fermo e l’altro spumante.
Il Rosa di Santa Tresa, Rosé Terre siciliane Igp 2019, è composto per il 50% da uve Frappato e per il resto da Nero d’Avola, vendemmiate rispettivamente nella prima metà di settembre e a fine mese. Appena raccolte vengono immesse in celle frigorifere per una notte onde abbassarne la temperatura a 8-6°, per essere poi diraspate e pigiate sofficemente. 
Ma come nasce il delicato colore del vino? Dalla macerazione sulle bucce nere, a freddo e in pressa pneumatica: 2 ore per il Nero d’Avola, 4 per il Frappato. I mosti rimangono in vasca per una notte a 10° in modo da eliminare le particelle solide; poi fermentano per 12 giorni a 17° di temperatura. I due vini vengono quindi riuniti in acciaio ove si affinano sulle fecce nobili per 3-4 mesi prima dell’imbottigliamento.
Il colore di Rosa è…rosa, rosa pallido con guizzi ramati. Un lieve profumo dello stesso fiore si unisce a quello della violetta e fanno da sottofondo alle prime sensazioni di piccoli frutti rossi. In bocca tornano le note fruttate, fragoline e lamponi, con un certo velluto ben sostenuto da una mineralità discreta quanto inaspettata.
Abbinamenti: piatti di pesce, carni bianche e verdure, purché non troppo salsati. Abbinamento elettivo: carpaccio di ricciola o di polpo.
Prezzo: 12 € la bottiglia. 
Notevole anche Il Frappato, brut biologico, il primo spumante rosé al 100% a base di quest’uva mai prodotto in Sicilia e dunque in Italia. La raccolta, la refrigerazione delle uve e le pratiche per ottenere il mosto limpido sono analoghe a quelle del Rosa. La fermentazione alcolica dura 8-10 giorni e si compie a circa 18°. Questo vino-base viene mantenuto a temperatura controllata fino a quando si decide di spumatizzarlo: la seconda fermentazione ha luogo in piccole autoclavi da 50 hl (quelle grandi possono contenere anche 1000 hl di vino), lentamente e a basse temperature per
mantenere la freschezza e il fruttato tipico dell’uva.
Nel bicchiere Il Frappato spumante rosé si presenta con un tenute colore rosa salmone e perlage abbastanza fine, anche persistente. Al naso, fragoline di bosco e note agrumate. In bocca, secco e morbido, armonioso, fruttato e fresco.
Abbinamenti: come aperitivo, con antipasti di pesce e crostacei. Abbinamento elettivo: nel Ragusano amano gustarlo sulla loro caratteristica mortadella d’asino, fatta con carne d’asino (55%) e di maiale, tagliata a cubetti di circa 2 cm.
Prezzo: 12 € la bottiglia.
Info. Santa Tresa, contrada Santa Teresa, Vittoria (Ragusa), tel. 0932.1846555, www.santatresa.com    Dove mangiare in zona: Fichera, via Napoli 124, Scoglitti, Vittoria (Ragusa), tel. 0932.980000, www.ristorantefichera.com . Trattoria familiare vicino al porto, specializzata nella cucina ittica.  Fra i piatti, assaggio misto (frutti di mare, scampi, fritturine…), pasta con alici e finocchietto, linguine con uova di triglia e seppia, pesce all’acqua pazza, fritto di paranza. Prezzi: da 35 €.