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sabato 9 novembre 2024

Rossi d’Italia e di Francia, fra le brume autunnali. Dalla Sicilia alla Linguadoca passando per il Triveneto

 




Le prime brume autunnali, qualche giornata più rigida e le piogge copiose fan venir voglia di lasciar da parte i bianchi estivi e di passare ai vini rossi. È sbagliato? No, i desideri vanno assecondati, ma cum grano salis. Cioè con discernimento. Riguardo a che? Alla temperatura, esterna e interna, al tempo e soprattutto all’abbinamento con i piatti. Ormai è abbastanza noto che, come in estate si possano bere con soddisfazioni vini rossi non troppo corposi o tannici con il pesce, così non c’è motivo di non accostare vini bianchi strutturati a piatti di carne non troppo salsati o di “brevi” cotture. Perline di saggezza popolare che ci portano diritto ai vini rossi. I quali si presentano qui in prima persona all’inclito pubblico dei beventi: si parte dalle Madonie e si arriva alle Alpi e persino Oltralpe. Con, in qualche caso, un piacevole addentellato...bianco.

 

 

Dalla Sicilia...

Sono il Frappato, ho gli acini neri e succosi e sono nato in Sicilia, anche se alcuni fanno risalire i miei antenati alla Spagna del Settecento. La mia terra d’elezione nell’isola è comunque la zona di Vittoria, nel Ragusano: qui, col Nero d’Avola entro nell’uvaggio dell’unica Docg siciliana, quella del Cerasuolo di Vittoria, a cui dono un caratteristico fruttato e, ebbene sì, una certa raffinatezza. In solitudine (qualcuna sostiene splendida) do luogo anche al Sicilia Frappato Doc e al Terre Siciliane Frappato Igp.

Pare che io sia l’ultima creatura di Cortese, una rinomata azienda vitivinicola di Contrada Sabuci, sempre a Vittoria. I tecnici dicono che io nasca da un fenotipo ("l'insieme delle caratteristiche morfologiche e funzionali di un organismo, quali risultano dall'espressione del suo genotipo e dalle influenze ambientali", sostiene una certa Wikipedia: boh, fate un po' voi) selezionato all’interno della stessa azienda. 

I miei grappoli vengono raccolti a mano fra metà e fine settembre e l’uva, dopo una notte in celle-frigo, che la abbassa a 6-8°, viene diraspata e pigiata con ogni riguardo (per fortuna!). Ha luogo quindi la prima fermentazione per una decina di giorni a temperatura controllata, intorno ai 20°, seguita dalla seconda, la malolattica (trasforma l’acido malico in lattico e pare che così diventi più morbido, ricco e fine: evviva!). 

Poi maturo per 4-6 mesi nei serbatoi inox, durante i quali vengono movimentate le cosiddette fecce nobili o fini, che al contrario di quelle grossolane, donano al vino sentori gradevoli. 

Tant’è che, dopo l’imbottigliamento e un ulteriore affinamento nel vetro, una volta stappata la bottiglia e versato nel bicchiere, mi presento di un bel colore rubino brillante, profumo – dicono – soprattutto di fragolina di bosco, seguito da ribes rosso e prugna, spezie dolci e fogliame.                                                                           

Uva Frappato

E ora - ahimè - la fine, ma anche la mia sublimazione: mi si beve! Dicono che io sia fresco, sapido e persistente, ben equilibrato e di nobili tannini. E così nobiliterei, sostengono i sommelier, anche i piatti di pesce, quali Pasta con tonno fresco e pomodorini, Busiata (pasta lunga trapanese) con le sarde rosse, Pesce spada alla messinese, Tonno alla griglia, Alici alla pizzaiola. E ancora, polpette di carne e melanzane, tasca di vitello ripiena, salumi e formaggi saporiti. 

Addio, ma se volete ritracciarmi e saperne di più:

Nostru, Frappato Terre Siciliane Igp 2023 – Vino biologico, 12 € la bottiglia. Società agricola Cortese, C.da Sabuci, Vittoria (Ragusa), www.agricolacortese.com 

 

 

...al Triveneto

Sangue di Giuda. No, ogni tanto faccio confusione sul mio nome, che non è umano in effetti, ma...infernale. Ebbene sì, ho un’anima rabbiosa, non sono facile da coltivare – dicono – un’anima ribelle. E infatti i miei padroni di Ca’di Rajo mi hanno chiamato Sangue del Diavolo! E l’ira, come non potrei averla nella linfa, con quel nome che mi affibbiarono i prima coltivatori: Raboso. 

Sono un purosangue veneto e ho storia bimillenaria, se è vero che Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) mi cita nella sua

Uva Raboso del Piave
Naturalis Historia , collocandomi nel territorio del fiume Piave. Nel Seicento, poi, mi chiamavano Vin Moro, almeno nella Serenissima Repubblica di Venezia e già avevo gran successo, nonostante la mia acidità o forse anche per quella, dato che la stessa mi permetteva di resistere ai lunghi viaggi in mare senza rovinarmi. Ma, con un salto quasi ai nostri giorni, i vostri vecchi mi trovavano all’osteria come rabbioso vino da tavola, servito sfuso o in fiaschi, magari anche frizzante. Finché nel 1971 mi fu affibbiata una espressione che voi chiamate Doc, Doc Piave. E finalmente (ma -grrrr – non so se ne posso esserne lieto) aggiustarono il mio carattere ribelle, tramite varie “cure”. 

Qui a Ca’ di Rajo il 10% delle mie uve vengono fatte appassire dai fratelli Cecchetto su graticci per 40 giorni e poi, trasformate in vino, maturano in barrique per 1 anno. Il restante 90% è già surmaturato in pianta e quindi viene immesso in botti grandi per 2 anni. Quindi, finalmente, ci riuniamo e in conclusione ci cacciano, gentilmente per fortuna, nelle bottiglie.
Allegria! Ora sono pronto per essere versato nei lieti calici. Vedo narici che si chinano sui bordi, voci che sentenziano di aromi di mora, marasca, prugna, accenni speziati fra il pepe e la cannella, finali di cuoio e tabacco (boh, io non ho mai fumato). Alla loro bocca sembra che io appaia secco e di buona 

struttura, però anche morbido e sapido, piacevolmente tannico (i tannini – sostengono i saputelli – sono utilissimi per bilanciare piatti “grassi”, dal sapore intenso, come quelli di selvaggina, carni rosse, salumi, formaggi saporiti). E quindi? Quindi, sommelier ed enotecari spesso mi consigliano su Montasio stagionato oltre 10 mesi; Morlacco del Grappa; Sopressa Veneta; Risotto al radicchio con salsiccia; Bigoli coi rovinazzi (rigaglie di pollo); Stufato di agnello alle prugne; Capriolo al ragù; Grigliate di carne.

Insomma, la compagnia è buona. Ma ecco la mia carta d’identità. Scrivetemi e compratemi, se vi soddisfa...

Sangue del Diavolo, Raboso del Piave Doc 2020, 14,90 € la bottiglia; Ca’ di Rajo, via del Carmine 2/2, San Polo di Piave (Treviso), www.cadirajo.it 

 



Ci sono anch’io, ci sono anch’io. Mi volevano cacciare, in quanto bianco, ma io vado benissimo con certi piatti di carne – come il Vitello tonnato, la Suprême di pollo alle erbe, la piccola cacciagione (Tordi o Quaglie allo spiedo, Zuppa di fagianella nella zucca...). Con pesce e frutti di mare sono...poligamo, mi fidanzo e mi sposo più e più volte: per esempio, con i Bianchetti in insalata, la Vellutata di zucchine e vongole, o con un bel Risotto allo zafferano e cappesante; e ancora con Bigoli al ragù di pesce, Branzino in salsa di alici... 

Iconema Tai
Ma, oddiomio, non mi sono ancora presentato. Sono un Tocai, fra i più nobili del mondo, mi si stima, ma in Veneto mi chiamano semplicemente Tai – più veloce (e conforme alle leggi dell’Ue). Iconema è il mio nome e sono un vino della Doc Piave. Dell’ottima annata 2020. Mi fanno vivere i medesimi fratelli Cecchetto del Sangue del diavolo (brrr), in quel di San Polo, dove la mia mamma – l’uva – è stata allevata col particolarissimo e antico sistema della Bellussera, in cui le mie piante, grazie a un’architettura di pali e fili di ferro, crescono in altezza anche di qualche metro. 

Come procedono i miei patron? Le uve vengono tutte raccolte manualmente quasi arrampicandosi per giungere ai grappoli più alti, poi vengono adagiate su graticci ad appassire per 25 giorni, in modo – lo dico in tutta modestia – da esaltare la complessità e l’eleganza che mi contraddistingueranno. Alle quali contribuisce un complesso sistema di maturazione e affinamento in cantina. Infatti, una volta trasformato in vino, vengo diviso in tre parti uguali: la prima viene immessa in botti grandi e barrique, la seconda in tini d’acciaio e la terza in tini di ceramica da 400 litri. Dopo un anno mi assemblano tutto e m’imbottigliano.

Uva Tai del Piave

Ma sono raro. Del 2020 sono state prodotte solo 1200 bottiglie e 110 magnum. Mi attribuiscono un colore giallo paglierino, ma con riflessi dorati; mi si annusa e si avvertono profumi di mimosa, pera, papaya, erbe aromatiche e poi sentori di nocciola, vaniglia e un leggero affumicato. Al palato risulto secco con un’evidente - sento dire – nota salina, epperò anche morbido, strutturato, avvolgente.

Per esteso, mi chiamo Iconema, Tai del Piave Doc e una bottiglia del 2020 costa sui 33 €. Mi produce Ca’di Rajo, di cui trovate più sopra le restanti indicazioni. 

Ciao, anzi S-ciao: ebbene sì, il saluto più popolare in Italia e in molte parti del mondo, deriva del dialetto veneto, da s-ciavo, servo (vostro), a sua volta dal neolatino sclavus.

 

Rosso, sì, però la traduzione del mio aggettivo qualificativo è “scuro”, dunkel in tedesco. Ma c’è anche la versione kretzer, rosato molto apprezzato, mi dicono, già in tempi non sospetti di essere solo una moda. Mi chiamano Lagrein (per favore pronunciatemi “lagrain”, non “lagrein”).

Il mio regno è in Alto Adige, ma sono più internazionale di quanto si possa pensare. Mi credete nordtirolese, cioè austriaco? In realtà sarei nato in Francia e precisamente in Borgogna, nel XIII secolo. Figlio minore del Pinot nero. Ma pare, un po’ misteriosamente, che fino al Settecento fossi perlopiù un buon bianco (“Gueten weissen Lagrein”). Come rosso (rot Lagrein) però sono citato fin dal 1379 in un documento commerciale. Il mio nome potrebbe derivare dalla trentina Val Lagarina, o più anticamente da Lagara, una colonia della Magna Grecia, che corrisponde all’odierna Basilicata.

Sia come sia, oggi sono orgogliosamente altoatesino (anche se ho dei parenti in Trentino). 

Uva Lagrein
Le mie mamme, pardon uve, vengono coltivate nella Vigna Steinraffler (che mi dà il nome), in un pendio sotto la località Sella di Termeno/Tramin, su terreni morenici ghiaiosi, caratterizzati anche da rocce sedimentarie calcaree e depositi vulcanici (quando sento dire e ridire queste parolone dai tecnici, mi vien da esclamare: "Oh! Niente popodimeno che...").

Gli agronomi di Hofstätter, la mia casa madre, spesso discutono tra loro e mi pare dicano parole lusinghiere: “Da dove viene tutta questa eleganza del vino?” “Eh, caro mio, sono i freschi venti di montagna e la calda brezza Ora del Garda, che spira dal lago e che, mescolandosi, suscitano le prime avvisaglie di pienezza e finezza del vino”.

Ma che succede alle mie uve dopo la vendemmia? In cantina vengono diraspate e macerate brevemente, quindi il mosto fermenta per una decina di giorni, a contatto con le bucce, a temperature diverse per estrarne meglio il colore rosso e i sentori.  Poi maturo 15 mesi in piccoli botti e, dopo l’assemblaggio, altri 7 in una grande botte, sempre di rovere. Infine mi affino (e scusate il bisticcio) almeno un altro anno in bottiglia.

Mi vanto di un bel colore rubino, con qualche sfumatura viola. Sembra che emani profumi di frutti di bosco e liquirizia, funghi e pepe bianco, accompagnati da note “cioccolatose”.  E in bocca: secco ma vivace,
corposo; avvertono, i miei beventi, sapidità e un tannino morbido, quasi vellutato. E un finale avvolgente con una punta pepata.

Mi sposo volentieri a tavola con Knödel (o Canederli) allo Speck; Zuppa di lenticchie con bacon; Pappardelle con sugo di lepre; Camoscio al ginepro; Capriolo con salsa di mirtilli; e, ancora, Porchetta delle Marche; Pollo ai peperoni; Spalla di maiale in salsa BBQ; Formaggio di montagna speziato o al vino Lagrein (sì, proprio io, evviva).

Ed ecco la mia carta d’identità:

Vigna Steinraffler, Alto Adige Lagrein Doc 2019, 35 € la bottiglia, Hofstätter, piazza Municipio 7, Termeno (Bolzano), www.hofstatter.com 

 

 


Ciel sereno...E Po’ Folc: Poi il Fulmine!  Come in certi giorni di primavera...Po’ Folc è il mio nome in furlano. Così mi chiamano in Aganis, azienda agricola di Treppo Grande (Udine) nei Colli Orientali del Friuli, che è anche la mia Doc, che mi sostiene e indirizza. E finalmente veniamo al nome della mia uva, meno fulmineo e cioè Refosco dal peduncolo rosso. Le pianticelle, allevate sui 230 m. d’altitudine coi sistemi del doppio capovolto e del Guyot, allignano su un suolo chiamato ponca, costituito alternativamente da marne (argille) e arenarie (sabbie calcificate), le prime permeabili, le altre impermeabili e dure. E così l’eventuale acqua in eccesso viene smaltita rapidamente mantenendo l’equilibrio idrico e una bassa produzione per ceppo e lasciando concentrare quindi le sostanze migliori negli acini.

Questa cura minuziosa dei miei vigneti contribuisce ad attenuare il mio carattere di vino spigoloso, tannico e acido che un tempo mi contraddistingueva.

A trasformarmi da “vinaccio da osteria”, sia pure di carattere, a vino curato e di gran carattere contribuiscono anche le pratiche di cantina. L’uva raccolta dopo la vendemmia settembrina viene pressata con ogni cura e lasciata a macerare sulle bucce per un paio di settimane, finché si avvia la fermentazione a temperature che variano fra i 20 e i 24°. Poi, finalmente trasformato in vino, rimango in tini d’acciaio per l’80%, mentre per il restante 20% mi affino prima in barrique per 4 mesi e poi tutto insieme nelle bottiglie per parecchie settimane.


Refosco dal peduncolo rosso
Ho colore rosso rubino profondo - sento dire. More e ribes nero “saltano” al naso, seguite da violetta e sentori speziati. Sapido, secco, ma anche morbido (non sono più quel cattivone ribelle di una volta!), i miei tannini hanno smussato gli spigoli e lasciato uscire un gradito sentore di mandorle. Sento esclamazioni di pura gioia quando mi accostano a piatti di Bavette al tonno e salvia; Gnocchi di patate al sugo di brasato; Pappardelle al ragù bolognese; Salsiccia alla brace; Stinco di vitello al forno; Filetto di vitello ai funghi porcini; Spalla di maiale arrosto; Formadi frant; Latteria stagionato.

Vi siete un po’ persi? E, allora, ecco le mie credenziali, ben in ordine:

Po’ Folc, Colli Orientali del Friuli - Refosco dal peduncolo rosso Doc 2023, 13 - 15 € la bottiglia, Aganis, via Cocul 2, Treppo Grande (Udine), www.aganis.wine

 



Ah, sono proprio un incanto! Lo dicono anche i miei amorevoli produttori. Quindi, assaggiate anche me che sono bianco e ho tradizioni antiche almeno quanto il mio fratellino rosso qui sopra, please, anzi par plasê...Incjant mi hanno chiamato (incanto appunto) e il mio vitigno è il Tocai, (pardon, quel nome non si può più pronunciare – è riservato, anche se scritto diversamente - a un famoso vino ungherese), il Friulano, volevo dire, insomma per esteso la mia Doc è Colli Orientali del Friuli Friulano (caso mai non si fosse capito qual è la mia regione originaria).

Uva Friulano
Comunque l’uva, chiamata lecitamente Tocai friulano  fino al 2007,  fu probabilmente importata nella regione dalla Francia a metà Ottocento, in grazia del matrimonio fra il conte Teodoro de la Tour e la nobildonna Ervina Ritter. E, secondo studi avviati negli anni Settanta del ‘900, il Tocai friulano non era altro che il vitigno bordolese Sauvignonasse, oggi quasi scomparso. Niente a che fare dunque con nome e vino ungherese Tokaji, vinificato con altri uve.

Sono comunque forse il più noto e tradizionale bianco friulano e un po’me ne vanto: ho fama di vino “semplice” e diretto, popolare. Alessio Cecchetto di Aganis ha voluto però fare di me un vino più elegante, con un affinamento che ne abbassa un poco l’acidità in favore della morbidezza, senza puntare su lunghe permanenze in botti grandi. E così, dopo la vendemmia e la vinificazione, mi separano: un 20% va in barrique (le piccole botti da 228 litri) per 4 mesi, il resto in acciaio. Poi il tutto viene assemblato e lasciato per un altro periodo ad affinarsi in bottiglia.

Il mio colore? Il classico giallo paglierino, mi dicono, ma qualcuno aggiunge “con riflessi dorati”. Al naso, mandorla, poi acacia, cedro, pera e pesca. In bocca, fresco, secco, sapido con bel finale di mandorla e suggestioni minerali. 

E a che cosa mi abbinano a tavola? Beh, in tutta la regione il matrimonio d’amore del Friulano è con il Prosciutto di San Daniele, e come potrei io sottrarmi? Ma non solo. E allora, Branzino al forno; Risotto agli scampi; Crespelle ai funghi; Gnocchi di zucca al Taleggio; Cjiarsons (sorta di agnolotti dal ripieno dolce/salato) alle erbe; Zuppa di cipolle; Rane fritte; Lumache alla brindisina (con vino bianco, cipolle e alloro); Braciole di maiale marinate; Pollo fritto; formaggio Liptauer.

Riassumendo, mi chiamano:

Incjant, Colli Orientali del Friuli Friulano 2022 Doc, sui 13 € la bottiglia e il mio papà è Aganis (altri riferimenti, più sopra).

Vi saluto in stretto friulano: “Mandi!”.

 

 

...al Languedoc-Roussillon


Bonjours chers amis Italiens! Je suis le Syrah et…ma mi dicono di passare alla lingua del “bel paese là dove ‘l sì suona” (eh, ho studiato anch’io e conosco un peu il vostro Dante). Da noi, al Sud della Francia, per significare il sì suonava l’oc, l’oeil da cui poi derivò l’oui, al nord.


Donc, nasco nel meridione, sui terreni del Domaine de la Baume, una fattoria 
vitivinicola rimessa a nuovo (dopo le rovine della fillossera) nel 1882 da un agricoltore-visionario, Jean Prat il Vecchio che, aiutato dai figli, ripristinò 100 ettari di vigneto (in due decenni), avviò l’esportazione all’estero e aprì quindi una bottiglieria a Parigi nel 1900. Dopo diversi passaggi di proprietà, nella seconda parte del
Novecento, la gestione è stata presa in mano nel 2003 da Joseph Helfrich, ceo del gruppo Grands Chais de France, che l’ha ulteriormente riammodernata e riqualificata. 

I miei winemakers mi hanno chiamato la Jeunesse, perché non ho bisogno di lunghi invecchiamenti. Dopo la vendemmia su particolari terroir della tenuta e il trasferimento dell’uva in cantina, ha luogo la macerazione sulle bucce con una prefermentazione a freddo; poi si innesta la fermentazione vera, che si svolge a 25°. Segue la malolattica e la maturazione in vasi vinari di terracotta.

Tra le prerogative del Syrah – dicono – c’è quella di poter essere bevuto sia in gioventù sia dopo parecchi anni di maturazione. Ecco, come dice il mio nome, io sono la Giovinezza, ma non sono un baby. Il 2021 è stata un’annata molto buona da noi e così ora, alla fine del 2024, posso presentarmi agli intenditori con un bel colore porpora intenso. E un naso “molto espressivo”, come sento dire dai sommelier, in cui si riconoscono gli aromi di fragolina di bosco e menta piperita. In bocca, bella verve fresca, fruttato, rotondo, di grande equilibrio e lunga persistenza. Modestamente...

Grappolo di Syrah
I miei matrimoni d’amore in tavola? Eccoli: Tonnarelli alla carbonara; Risotto al tartufo; Agnello al timo; Rosticciana (costine di maiale speziate alla griglia); Tagliata di chianina con tartufo bianco; Bocconcini di capriolo in umido; Piccione al tartufo nero; Costine di agnello al rosmarino. E Formaggi stagionati, quali il Pélardon affiné del Languedoc, di almeno 30 giorni.
Passeport s’il vous plaît...Et voila:

La Jeunesse, Syrah - Pays d’Oc Igp 2021, 13-15 € la bottiglia, Domaine de la Baume, route de Pézenas, Servian, Francia, www.domaine-labaume.com  

 




Ma ci sono anch’io, Elisabeth. Sono una grande dame, perché cacciarmi qui in fondo? Vabbe,’ il solito maschilismo dei rossi. Comunque, non mi dilungherò sulla mia nascita, crescita, miracoli. 

In poche parole, sono fatta con l’uva bianca Viognier, tipica della valle del Rodano,

 coltivata su terreno argilloso, sabbioso e limoso... Fermento a bassa temperatura in tini d’acciaio e maturo sui lieviti per tre settimane. Poi mi affino per lunghi mesi in bottiglia. 
Mi scrutano in controluce nel bicchiere e sentenziano di un colore giallo paglierino brillante. All’olfatto, proclamano, si rincorrono l’albicocca e la scorza di mandarino, che sembra  trasformarsi subito dopo in un’arancia candita. Secco, fresco e di buon corpo 

in bocca ma con le medesime sensazioni nasali e un finale speziato.

Passeport:

Elisabeth, Viognier - Pays d'Oc Igp 2022, sui 14 € la bottiglia. Le altre indicazioni sono le stesse del mio fratellino Syrah (vedere più sopra). 

Au revoir et Santé!



mercoledì 7 dicembre 2022

Feste natalizie e Vini eccellenti / Oltrenero con amore Champagne metalmeccanico, Dolomiti nel bicchiere Aristo(s)cratico montanaro. E un po' d'acqua...


Basta! Un piccolo contributo possiamo darlo tutti.
(Foto tratta da: il Cantico, ilcantico.fratejacopa.net/dar-da-bere-agli-assetati)


Via alle feste. A tavola naturalmente. Lo spumante classico Oltrenero contribuisce a dissetare...d'acqua popolazioni in preda alla siccità. E in tavola si sposa perfettamente coi gamberoni alla griglia. Alberto Massucco è un metalmeccanico che si è dato allo Champagne; li importa e li produce lui stesso. La sua Cuvée Mirede è ottima con carne cruda all'albese, magari impreziosita da ovuli e tartufo d'Alba. Che bianco il De Vite di Hofstätter! Frutto dell'uvaggio sapiente di Sauvignon, Pinot bianco e Müller Thurgau fa matrimonio d'amore con la trota salmonata in salsa alle erbe. Enfin, un bel Pinot nero di Borgogna, pardon della Valle Isarco: non opulento come quelli d'Oltralpe, ma sottile, insinuante, saporito e di piena soddisfazione con una bella anatra arrosto. E non solo...

Dieci milioni di litri d’acqua pulita per chi ne ha bisogno. A Gaza (i Palestinesi che ci vivono sono spesso costretti a berla sporca o contaminata) come in Etiopia, in Siria come in Yemen. È la campagna dell’onlus internazionale Oxfam (ha sedi in 21 Paesi del mondo), che opera con progetti di sviluppo in ambito rurale e per portare acqua e servizi igienico-sanitari nelle emergenze. Un’ottima causa insomma, per la quale si può donare ed esserne persino...ripagati all’istante! Grazie anche ad altre imprese associate nella campagna "Aggiungi Amore a tavola", in particolare Coin e Oltrenero. In alcuni store della catena Coin fino a Natale sono già in vendita una serie di cinque piatti di porcellana che raffiguranno cuori, cerchi, onde, palme e stelle, decorati a mano da Fasano Ceramiche e realizzati graficamente dal fashion designer Alessandro Enriquez. Palme verdi, cieli azzurri e cuori rossi rivestono le scatole di “Metti in tavola l’amore”, che racchiudono le scure magnum di spumante classico Oltrenero, Oltrepò pavese Docg della Tenuta Il Bosco, di Zenevredo.

Al contrario della pur elegante austerità esterna, il contenuto è invece allegro, esuberante. Vediamo innanzitutto come è fatto l'Oltrenero brut 2018.

Le uve sono al 100% Pinot nero e provengono dai vigneti delle proprietà di Zenevredo e Bornasco, poste mediamente a 300 m. d'altitudine, raccolte a mano, pressate sofficemente e poi vinificate per il 30% in legno (di cui l'80% in botti grandi e il 20% in barrique) e per il restante 70% in acciaio. La presa di spuma secondo il metodo classico dura almeno tre anni in bottiglia, con ulteriore affinamento di circa otto settimane dopo la sboccatura (ottobre 2022). 

Risultato: bollicine molto fini, fontanella continua e persistente che culmina in una soffice spuma; colore giallo paglierino; al naso, sentori di sambuco e note agrumate sottendono al lampone e al ribes rosso e infine alla crosta di pane; in bocca, secco, fresco, sapido e scattante, con ritorni di crosta di pane e del medesimo fruttato olfattivo; cenni finali “minerali”.

Abbinamento elettivo: Gamberoni alla griglia.

Altri abbinamenti felici: Culatello di Zibello, Gnocchetti con sugo di porri e gamberi, Vellutata di zucca con seppioline bianche e nere, Frittura di alici, tagliata di tonno ai semi di papavero.

“Aggiungi Amore”, Oltrenero brut, Oltrepò pavese Docg 2018, magnum, limited edition, Tenuta Il Bosco. Prezzo negli store Coin: 32,90 €.

Info. Oxfam Italia, Sede nazionale via Pierluigi da Palestrina 26/r, Firenze, tel. 055.3220895, www.oxfamitalia.com. Coin: l'Oltrenero "Aggiungi Amore" è in vendita nei grandi magazzini di 22 città, fra cui Milano, Roma, Torino, Napoli, Bologna, Genova, Padova e Cagliari; www.coin.it. 

Tenuta Il Bosco-Zonin 1821, loc. Il Bosco, Zenevredo (Pavia), tel. 0385.245326, www.ilbosco.com.

 

È un metalmeccanico Alberto Massucco, 73 anni, di Cuorgnè (Torino). E anche uno champagnista. La notorietà metallurgica gli viene dall’azienda di famiglia con sedi a Castellamonte e Cuorgnè, nel Canavese. Ma è lo Champagne la sua vera passione. Tanto che da qualche anno si è dato all’importazione di pregiate bottiglie di piccoli produttori, da Jean-Philippe Trousset a Rochet-Bocart, da Gallois-Bouché a Bonnevie-Bocart, alle Fa’Bulleuses (sette vigneronnes associate per promuovere l’arte dello Champagne al femminile). 

È stato però l’incontro col vigneron Erick De Sousa, di Avize, a far scattare la scintilla operativa: fare uno Champagne in proprio. E Massucco è riuscito nel suo intento, in collaborazione con De Sousa e la sua omonima cantina, stabilendo la nuova sede vicino a lui, scegliendo e selezionando l’uva, comprando un paio di vigneti. E con tante idee, già in parte realizzate, per gli Champagne Massucco in arrivo e in distribuzione da poco in Italia, della Linea AMC, lo 00 (pas dosé) e lo 02 (dosaggio di 2g/l), poi il Millésime 2018 Alberto e il Mon Idée de Cramant. 

Si è scelto per un Natale degno una specialissima espressione dei suoi Champagne, la Cuvée Mirede, dal nome dell’amata moglie prematuramente scomparsa.

Si tratta di uno Chardonnay al 100%, che deriva da uve dei Grand Cru di Avize (per il 30%) e Oger (10%), che hanno fermentato per un terzo in barrique; di un 30% del vigneto di proprietà Les côtes au vent e infine per l'ultimo 30%, di vini di riserva del 2018. La maturazione sui lieviti è stata di 30 mesi e dopo la sboccatura (marzo 2022) è stata aggiunta una liqueur dosata a 2 grammi per litro.

Bollicine finissime e persistenti, colore paglierino con qualche riflesso verdolino. Al naso, floreale con cenni d’arancia candita e miele; in bocca fresco, succoso, molto elegante, con ritorno agrumato e lievemente “minerale”; di bella persistenza.

Abbinamento elettivo: Carne cruda all’albese con ovuli e tartufo bianco.

Altri abbinamenti felici: Anguilla in gelatina, Aragosta in salsa ricca, Salmone selvaggio leggermente affumicato, Gamberi alla catalana (con burro, aglio e paprica dolce).

Champagne Cuvée Mirede brut 2019, Alberto Massucco. Prezzo: 79 € la bottiglia (per es., all’enoteca Casa del Barolo di Torino).

Info. Alberto Massucco Champagne, loc. Piova, Castellamonte (Torino), tel. 0124.518577, 

www.albertomassuccochampagne.it.

 

Cuvée d’alta montagna, nasce da tre vitigni che in Alto Adige hanno trovato una piccola terra d’elezione: Pinot bianco, Müller Thurgau e Sauvignon. Nell’enologia sovente la somma dà risultati migliori del semplice monovitigno. È il caso di questa De Vite, prodotto da Martin Foradori nella sua azienda di famiglia, la cantina Hofstätter

di Termeno. I vigneti sorgono su terreni marnosi d'alta quota nella valle dell'Adige - in Alto Adige - e al Maso Michei, in Trentino: hanno la prerogativa di scaldarsi velocemente nelle ore diurne estive per rinfrescarsi poi nella notte, permettendo quell’escursione termica giornaliera che si rivela così importante per l’estrazione dei profumi. Le varietà vengono dapprima vinificate separatamente, con pressatura soffice e caduta gravitazionale (senza pompe), nei tini per la fermentazione. Terminato il processo, dopo circa due mesi, la maturazione/affinamento avviene sempre separatamente in acciaio, dopo di che i tre vini vengono assemblati ancora in tini inox (la cuvée è composta da un 70% di Sauvignon e per l'altro 30% da Müller Thurgau e Pinot bianco) dove sostano per altri tre mesi; il De Vite si affina in bottiglia ancora per 8/9 settimane.

Alla vista, colore giallo paglierino con qualche riflesso verdolino; al naso, si avvertono sentori di limone e mela, accompagnati da una delicata vaniglia. In bocca: secco, fresco, vivace ed elegante, con richiami alle medesime note olfattive. Sapido e caratteristico.

Abbinamento elettivo: Trota salmonata con salsa alle erbe (timo, salvia, prezzemolo e rosmarino).

Altri abbinamenti felici: Zuppa di vino bianco con crostini, Gnocchi di zucca con salsa al Taleggio, Ravioli di pesce al sugo di persico, Bocconcini di patate con speck e Graukäse (formaggio grigio), Orata al cartoccio. 

De Vite, Vigneti delle Dolomiti Igt 2021. Prezzo:12 € circa la bottiglia.

Info. Tenuta Hofstätter, piazza Municipio 7, Termeno (Bolzano), tel. 0471.860161, www.hofstatter.com.


Potente e strutturato o “leggero” ed elegante? Nella prima circostanza siamo probabilmente in presenza di un Pinot nero di Borgogna, nel secondo...di altra zona, magari d’altura. S’intenda, non leggero di gradazione, ma estremamente equilibrato, dai sentori sottili, nulla di “marmellatoso”. È proprio il caso del nuovissimo rosso montanaro della Cantina Valle Isarco (vigna coltivata fra i 500 e i 600 m. d’altitudine), l’Alto Adige  Aristos Pinot Noir 2020. Annata ancora giovane, ma il vino è già pronto per essere degustato con soddisfazione, benché suscettibile di evoluzioni positive per altri due lustri.

Le vigne, esposte a sudest, su terreni porfirici con depositi calcarei, hanno una pendenza ripida, del 55%, e le uve vengono quindi raccolte manualmente. Derivano da due cloni specifici denominati 165 e 777: il primo, tendendo a donare vini spessi, quasi da “frutta cotta”, viene ricondotto alla ragione facendone fermentare le uve a grappolo intero dopo una breve macerazione a freddo (0°). Fermentazione che ha luogo parte in tini d’acciaio e parte in tonneau aperti. La maturazione avviene poi, mantenendo le fecce nobili, sempre in tonneau per 18 mesi. Segue l’affinamento in bottiglia per altri 6 mesi. Il colore è rosso rubino scarico, ma con una sua lucentezza; al naso risalta il fruttato dell’amarena e del lampone, con una speziatura che richiama la liquirizia e toni finali affumicati; in bocca, secco e fresco, elegante, tannini già vellutati, nel finale anche sentori di pepe rosa e chiodi di garofano.

Abbinamento elettivo: Anatra arrosto.

Altri abbinamenti felici: Agnolotti gobbi ai tre arrosti, Bigoli al ragù d’anatra, Spätzle alla tirolese (con lo Speck), Pollo arrosto, Bocconcini di coniglio al Cognac.

Aristos, Alto Adige Pinot nero Doc 2020. Prezzo: 28 € la bottiglia.

Info. Cantina Valle Isarco, loc. Coste 50, Chiusa (Bolzano), tel. 0472.847553, www.cantinavalleisarco.it . 

 

 

venerdì 13 dicembre 2019

REGALI DI NATALE 2019 / Bollicine e vini bianchi, rossi e panettone, pranzo del 25 e distillati...


Una tavola natalizia.
Uomo, donna. Bere, mangiare. Regalare e regalarsi. Ecco i suggerimenti  del MoncalVini, con i migliori auguri di Buone Feste.

Le Bollicine
La V a rondine, domina l’etichetta a scudo, che riporta, oltre alla dizione Villa Franciacorta, semplicemente il nome dello spumante classico brut: Emozione. La nuova annata (producono solo millesimati) è il 2015, da poco in vendita dopo affinamento sui lieviti di almeno 3 anni. Unico spumante della casa che aggiunge a un 85% di Chardonnay e al 10% di Pinot nero, anche un 5% di Pinot bianco.
Eppure quella minima quantità del terzo vitigno da bollicine è probabilmente la responsabile di certi grati sentori floreali – fiori bianchi per l’appunto - cui si aggiungono note citrine e persino un accenno di crosta di pane. Un davvero brindisi emozionante.
Abbinamento elettivo: Cernia al forno con patate.
Prezzo: sui 20 € la bottiglia.
Info: Villa Franciacorta, via Villa 2, Monticelli Brusati (Brescia), www.villafranciacorta.it 





Si affina 11 anni sui lieviti il Giulio Ferrari Rosé 2007, Trento Doc, sapiente cuvée di Chardonnay e Pinot nero di montagna, pluripremiato da molte guide. Il colore è rosa salmone con riflessi corallini, al naso si avverte la rosa canina in confettura, seguita da note agrumate, speziate e minerali. Il sapore è intenso, sapido, lunghissimo. 
Abbinamento elettivo: Aragosta alla Thermidor
Prezzo: 205 € la bottiglia.
Info: Ferrari F.lli Lunelli, via del Ponte 15, Trento, www.ferraritrento.com 



Il Prosecco Solidale: buono di sapore e buono perché fa del bene. Le Manzane di San Pietro in Faletto devolveranno parte dei proventi della vendita all’Associazione Revert per il suo progetto (in collaborazione con l’impresa sociale Edipo Re) di ricerca sulla sclerosi laterale amiotrofica. Si tratta di un’edizione speciale dal Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Dry appunto Limited Edition, frutto della vendemmia benefica tenuta l’8 settembre scorso tra i filari di Glera. Le bottiglie arricchite da un bindello dedicato alla onlus e da un’etichetta in Braille, sono acquistabili nelle enoteche e negozi specializzati, al Wineshop PaperCigno della cantina e su ordinazione. Le bollicine del Prosecco Solidale hanno colore paglierino brillante; profumi floreali e fruttati. Sapore pieno, fruttato, secco e morbido al contempo, saporoso e allegro. 
Abbinamento elettivo: Bigoli in salsa.
Prezzo: 12,50 € la bottiglia.
Info: Le Manzane,  via Maset 47/B, San Pietro in Falletto (Treviso), www.lemanzane.com


Il vino bianco
I vigneti che dominano Ockfen (piccolo villaggio tedesco della Mosella, lungo il fiume Saar) allignano in terreni di ardesia grigio-blu, che danno al vino sapori unici: come una particolare mineralità che richiama la polvere da sparo. Il vino è naturalmente un Riesling, secco, il Saarburger Kupp 2017 della tenuta Dr. Fischer-Hofstätter Mosel, una produzione dell’altoatesina Hofstätter di Martin Foradori. Il colore è giallo carico, quasi oro, il profumo ricco, complesso: prima la frutta esotica, poi albicocca e pesca, quindi i caratteristici sentori di pietra focaia, polvere da sparo, idrocarburi e un lieve speziato
finale. Vino bianco di buon corpo e di lunga permanenza gusto-olfattiva. Un fuoriclasse.  
Abbinamento elettivo: Risotto alle spezie, con burrata e capesante. 
Prezzo: sui 35 € la bottiglia.
Info: Hofstätter, Rathausplatz 7, Termeno (Bolzano),  www.hofstatter.com


Due vini rossi
Una degustazione verticale di sei “vecchie” annate – dal 2001 al 2009 – ha messo in luce qualche mese fa, le enormi potenzialità di maturazione e la bevibilità strepitosa del Sei Vigne Insyntesis, vino di punta di una grande cooperativa come la Viticoltori associati Vinchio – Vaglio Serra, specializzata nella produzione di Barbera d’Asti e del Monferrato. Quattro su sei le ho giudicate eccellenti (intendo così un voto, in centesimi, superiore a 90) e due “solo” ottime (voti: 88 e 89). Con queste premesse e con un giudizio lusinghiero anche sulla vendemmia 2011 il Sei Vigne Insyntesis Barbera d’Asti Docg 2011 (ultima annata in commercio, dopo 18 mesi trascorsi in piccole botti di rovere francese e parecchi altri anni in bottiglia) mostra una trama tannica elegante, equilibrata, vivace, sapida, di piena soddisfazione. Grande vino dal peculiare bouquet aromatico. Il nome gli deriva dal fatto che nel 2001 una prima sperimentazione era stata condotta su sei vigneti, con ottimi risultati, tanto che da allora il vino è appunto la sintesi (come recita il nome) di quei grappoli provenienti da sei diversi cru. 
Abbinamento elettivo: Brasato di manzo al Barbera.
Prezzo: 32 € nel negozio aziendale, sui 38 € nei punti vendita esterni.
Info: Viticoltori Vinchio – Vaglio Serra, reg. San Pancrazio 1, Vinchio (Asti), www.vinchio.com

La famiglia Cecchetto, che ha come fiore all’occhiello della sua produzione – con l’etichetta Ca’ di Rajo - un Tai del Piave straordinario, l’Iconema (da uve leggermente appassite in fruttaio) vanta anche, come cavallo di battaglia, un altro vino tipico della zona del Piave, il Raboso. Forse il suo nome deriva da “rabbioso”, era infatti un vino spigoloso, molto tannico e acido. Le tecniche moderne ne hanno smussato gli angoli, restituendone una potenza a volte persino morbida, almeno nei casi migliori. Così è per il Notti di Luna Piena, Malanotte del Piave Docg 2013, dove il nome della Docg è un omaggio al bel borgo medievale di Malanotte, che si trova a Tezze di Piave. Per domare l’esuberante Raboso, i fratelli Simone, Alessio e Fabio Cecchetto utilizzano la tecnica dell’appassimento delle uve in fruttaio per tre mesi e, per aumentare la rotondità del vino, una maturazione in barrique che si protrae per tre anni prima dell’imbottigliamento. Un’ulteriore chicca è rappresentata dall’allevamento delle uve secondo l’antico e ormai raro metodo della Bellussera, che innalza le viti fino a 4 metri da terra, disponendole a raggio (vedere articolo “A Ca’ di Rajo con la Bellussera crescono i grandi vini” del 15/1/2019: https://ilmoncalvini.blogspot.com/search/label/
Ca%27%20di%20Rajo ). Il Notti di Luna Piena risulta così strutturato, generoso, ricco, coi suoi bei profumi di ciliegia, mora e prugna, che si evolvono in viola, vaniglia, cuoio e tabacco. All’altezza dei migliori e più famosi rossi italiani.
Abbinamento elettivo: Vitello in doppia cottura, con carciofi e purea di olive.
Prezzo: sui 25 € la bottiglia.
Info: Ca' di Rajo, via del Carmine 2/2, San Polo di Piave (Treviso), www.cadirajo.com

El Panetùn de Milan
A Milano, siamo messi bene in quanto a panettoni. Intanto, l’abbiamo inventato: sembra sia stato, nel Quattrocento, il Toni, garzone di cucina di Ludovico il Moro che, essendo bruciato in forno il dolce durante un pranzo natalizio di corte, con quello che era rimasto in dispensa – farina, burro, uova, uvetta e scorza di cedro – lo creò con gran successo. Certo, non poteva essere come il panettone codificato dalla successiva tradizione, che impone lunghe lievitazioni dell’impasto. Comunque, diciamo la verità, ormai se ne fanno di eccellenti dall’Alpi alle…Madonie, passando per il Centro Italia. (Uno su tutti: Fiasconaro di Castelbuono, Palermo). Come, per altro, anche di cattivi, mal lievitati e con materie prime dozzinali. Questi due, milanesissimi, li garantisco: sono al top della piramide panettonica.
La Martesana da più di 50 anni ci delizia con una pasticceria d’avanguardia, sempre guidata saldamente e dolcemente dal maestro Vincenzo Santoro. I suoi segreti? Materie prime selezionatissime, grande esperienza e creatività, collaboratori in gamba. Quest’anno, due panettoni nuovi di zecca si affiancano ai già noti Tradizionale, Panetùn de l’Enzo, Rustico, ai marron glacé… L’Augusto è stato definito il primo panettone da degustazione, da provare anche fuori pasto delle feste, con un buon bicchiere di vino dolce, Moscato d’Asti o Passito di Pantelleria, per esempio.
Nell’augusto impasto è stato inserito un infuso di caffè, amarene candite e venature di cioccolato bianco. Il tutto è ricoperto da una frolla al caffè, glassa di zucchero e bastoncini di mandorle. Una meraviglia. Prezzo: 40 € al kg.
Notevole anche il Panettone ai tre cioccolati (foto a destra), in cui il normale impasto viene mescolato a un altro impasto, tutto di di cioccolato, che gli dona il colore scuro. All’interno, cubetti di cioccolato bianco, al latte e fondente. Copertura con una glassa di fondente arricchita da croccantini dei vari cioccolati.
Prezzo: 40 € al kg.
Info: Martesana, negozi a Milano in via Cagliero 14, via Sarpi 62 e piazza Sant’Agostino 7. www.martesanamilano.com 

Raffinata la linea di panettoni che Giovanni Cova & C. ha sfoderato quest’autunno. Si chiama Leonardo 500, naturalmente in occasione dell’anniversario della morte del genio di Vinci, che a Milano soggiornò a lungo. Il progetto ha un suo côté culturale, visto che la premiata ditta ha fatto un accordo con la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, nella quale è custodita la più importante raccolta esistente di scritti e opere di Leonardo, fra cui il Codice Atlantico. A chi acquista un panettone  della linea Leonardo, fra l’altro, verrà riservato uno sconto sul ticket d’ingresso alla collezione d’arte
della Pinacoteca. L’idea vincente è stata quella di rivestire i prodotti dolciari con incarti o latte che riproducono le opere del maestro. Così, La Gioconda riprodotta su una latta da collezione racchiude il panettone classico (prezzo: 25,60 €); mentre L’Annunciazione avvolge il Panettone Grancioccolato (con granella di nocciole, prezzo: 22 €); e L’Ultima Cena riveste il Panettone con gocce di cioccolato bianco, lampone e pistacchio (prezzo: 22 €). E così via con La Dama con l’Ermellino, La Vergine delle rocce, Sant’Anna, la Vergine e il bambino con l’agnellino…
Info: negozio a Milano: via Cusani 10, www.giovannicovaec.it


Dopo cena (o anche prima?)
Questo gin sa di Piemonte. Eccome! Ma come? Semplice (a dirsi). Le botaniche utilizzate sono solo tre: ginepro e nocciole tostate piemontesi, nonché tartufo bianco d’Alba. Si chiama Wolfrest Alba questo dry gin e prende il nome da Montelupo Albese, piccolo comune a 10 km da Alba, paese di origine di Valentina Barone e Giovanni Alessandria, ideatori del “gin del lupo”. I profumi e i sentori, sostenuti da 45° alcolici, qui sono quindi ovvii: ginepro, nocciole e tartufo, in un mix singolarmente riuscito. Da bere ben freddo, in solitudine o miscelato in cocktail.
Prezzo: bottiglia da 500 ml, 97 € (sul sito). 
Info: Wolfrest, https://wolfrestgin.com


Vecchio? No, Stravecchio. Anzi, strastravecchio. Il nome identifica un brandy nato effettivamente in casa Branca più di un secolo fa: precisamente nel 1888. Esce ora l’XO (extra old), lungamente maturato prima in botti di rovere e più tardi nella maestosa Botte Madre dalla capacità di 83mila litri. Le acqueviti (distillati di vino) che lo compongono si affinano nel legno fino a 20 anni. Risultato: un bel colore ambrato con guizzi dorati, profumi ampi in cui s’impongono la vaniglia, il cacao amaro e il miele. E poi tutto un fiorire di sentori che s’avvicendano, ciliegia e tabacco su tutti. In bocca, un po’ di astringenza iniziale, che si evolve in una sensazione setosa e quindi in note di cioccolato, uvetta, con finale leggermente speziato e richiami agrumati e di mandorla tostata.
Prezzo: sui 15 € la bottiglia.
Info: Fratelli Branca Distillerie, www.brancadistillerie.com






Natale al ristorante

Uno scorcio del 13 Giugno
Elegante, con le sue boiserie, i grandi specchi, i quadri alle pareti beigeoline, il pianoforte d’angolo fra le due salette e il cantante-pianista che quasi sottovoce diffonde vecchie canzoni dal vivo, il 13 Giugno unisce un certo tono da club inglese a una contenuta allegria siciliana. Già, perché il fondatore Saverio Dolcimascolo, palermitano verace, che da qualche tempo ha lasciato le redini al figlio Edoardo, l’ho voluto così nel 1988, quando l’aprì, e da allora, pur con miglioramenti come l’apertura della veranda e del bistrot, il locale è rimasto sostanzialmente lo stesso: alta cucina siciliana, ben presentata e servita da personale solerte e sorridente. Il regalo di Natale è proprio il pranzo del 25, che a un prezzo contenuto, offre uno spaccato veramente goloso della gastronomia della Trinacria. Il titolo del pranzo è quasi
banale, Sicilia in bocca, i risultati nel piatto no. Si comincia con panelle alla farina di ceci, arancini di riso (risotto giallo all’interno) e crocchette di patate; poi sardine a beccafico (con pangrattato, pinoli e uvetta), strepitosi involtini e caponatina di melanzane. Si prosegue con due classicissimi primi, la pasta con le sarde (condite anche con finocchietto, pinoli, uvetta, filettini di acciuga) e i maccheroncini alla Norma (con pomodoro, melanzane a tocchetti e ricotta salata (eccellenti).
Involtini e caponata di melanzane
Due secondi, di pesce e di carne. Filetto di spigola alla siciliana e cioè con pomodorini, capperi e olive, molto buono; e il Falsomagro, un arrotolato di manzo che qui però è proposto con carne di vitello e che nasconde una farcia di carne macinata, pecorino, pangrattato, mortadella, caciocavallo e uova sode. Da farsi crescere i baffi al solo scopo di leccarseli…
Dolci in fondo, come recita l’adagio. Ci si può sbizzarrire fra “Sua Maestà la cassata siciliana” e i cannoli, i cioccolatini al pistacchio e noci e i tegolini all’arancia.
La proposta dei vini (compresi nel prezzo finale, assieme ad acqua e caffè) recita: Oniris, un bianco fresco e spensierato della Duca di Salaparuta e Calanica, un rotondo mix di nero d’Avola e Merlot della stessa maison di Casteldaccia. 
Prezzo a persona: 65 €. (A Capodanno, con menu più ampio e lussuoso e “ricchi premi e cotillons”, 155 €).
Info: Ristorante 13 Giugno, via Goldoni 44, Milano, tel. 02.719654, www.ristorante13giugno.it