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venerdì 23 gennaio 2026

De Bagna cauda, Veronelliis et viniis

 

Usiamo la testa...d'aglio! E facciamoci una bella Bagna caôda...Col vino giusto

Brrr...si avvicinano i giorni della merla. Gnamm...e anche quelli dei Bagna Cauda Days!

Per i primi, basta coprirsi ben bene. Per i secondi, ci ha pensato l’Associazione Astigiani.

È dunque Bagna Cauda Day da giovedì 29 a sabato 31 gennaio, nonché domenica 1° febbraio. 

Il rito secolare della bagna si perpetuerà in oltre 100 locali (ristoranti, osterie, cantine, agriturismi) riunendo migliaia di cultori della sfrigolante e saporita materia. 

Caôda o cauda, sempre calda
ha da essere
Ma dove gustarla, come scegliere il locale più confacente?  Sul sito www.bagnacaudaday.it sono elencati tutti gli aderenti, principalmente in Piemonte (Astigiano, Langhe, Monferrato, Torinese, ma anche Alto Piemonte e fuori regione), con le schede relative che indicano orari, posti disponibili e il tipo di bagna che si preferisce, da scegliere tra le versioni classica, eretica o atea (quindi con aglio, con aglio stemperato o senza). Prezzo di riferimento: 30 €; vino proposto (di solito Barbera) 15 € la bottiglia.

Ma quali sono (o potrebbero essere) i migliori abbinamenti vino-bagna? 

Quasi d’istinto mi vien da dire: Freisa o Barbera frizzanti. O anche ferme, certo. 

Ma vediamo invece come la pensava Luigi Veronelli, attingendo a un suo aureo libretto, dal titolo BERE GIUSTO Ognuno può diventare un perfetto sommelier (BUR 1971).

Lo si apre a pag. 83 e si legge: “BAGNA CAÔDA: L’ultima Barbera, appena fuori di botte, dissetante e asprigna; in mancanza: Cortese bianco, giovane, serviti a 12°”. Ma poi rimanda anche “a quanto scrivo a pag. 50”. Qui, un po’ contraddicendosi, il Gino nazionale sostiene: “Per la bagna caôda, eh, scandalo... Consiglio un Cortese dell’annata e di sapore secco, acidulo”. Ma come, a pag. 83 il Cortese era una seconda scelta dopo la Barbera, qui va addirittura al primo posto? E poi, un bianco al posto dei tradizionali rossi?

Gino Veronelli
La sua disamina, ancorché interessante è un po’ lunga, ma in sostanza – dice Veronelli – la bagna è nata in case contadine piemontesi dove non avevano altro che vini rossi; dunque naturale che loro vi abbinassero Barbera oNebbiolo. “Non noi, attenti al gusto imperioso dell’acciuga”. Poi parla degli accademici (“accademico è uno che non capisce un’acca”), che lo accusano di...essere accademico, cioè di abbinare un vino bianco perché nella bagna c’è l’acciuga e di tralasciare altri elementi preponderanti: aglio e grassi.                                                                                                                       

Lui si difende e contrattacca: non sono ipnotizzato dall’acciuga (anche se vale la pena di esserlo), li prendo in considerazione gli altri elementi, aglio e grassi e vi aggiungo i cardi. I contadini piemontesi non avendo a disposizione un armonico bianco ripiegavano sulla Barbera sì, ma nuova, asprigna e dissetante. Va rifiutata invece, “Si fosse pure a una tavola presidenziale, una Barbera costituita, salda e compiaciuta. Millanta volte meglio quel mio Cortesescorrilingua”.

Ho voluto provare ed ecco come mi sono regolato. In tavola accanto a un Cortese - nella versione più nobile, quella di Gavi - una Freisa frizzante e una Croatina contadina, un rosso della collina di San Colombano, prodotto dal patron della popolare trattoria Righini, di Inverno e Monteleone.

Per l’of in cereghin (una volta cotto ricorda la chierica dei frati), gran finale della bagna, arricchito con l’olio di tartufo, si passa a un Barbaresco giovane (uve Nebbiolo).

 

Ed ecco i voti sui migliori abbinamenti vino/bagna cauda 


La sorpresa: Il Gavi – Gavi Pleo 2024, di La Raia, fresco e sapido. Voto 8. 


La tradizione: Il Barbera – Goy, Monferrato Doc 2024, di Cascina Castlèt, secco e

brioso. Voto 8. 

L'uovo nella bagna con tartufo: Barbaresco 2022, Fontanabianca, dinamico. Voto 7,5.

E per digerire: Sgnapa! (Per esempio, la Grappa 

Riserva invecchiata in botti da rum della Distilleria Sibona). Voto: 9.   








                                                 


venerdì 14 dicembre 2018

Asti secco e Acqui Rosé: due nuovi spumanti brut anticrisi. E attorno ai neonati, solide realtà: Barbera d'Asti e Nizza, Moscato e Brachetto. Fra le colline Patrimonio dell'umanità

Langa Astigiana e Monferrato fanno parte delle Colline dell'Unesco, assieme alle Langhe albesi e al Roero

Chi descrive ancor oggi il mondo del vino piemontese come un po’ chiuso in se stesso, poco dedito all’innovazione (a parte qualche barrique qua e là) e appoggiato su vecchi allori, si dovrà ricredere. Prendiamo la zona dell’Astigiano (e Alessandrino), la più importante, insieme a quella di Alba. In un paio d’anni, i vignaioli, le cantine e i loro consorzi hanno tirato fuori dal cilindro, anzi dalla botte, tre tipologie nuove di vino. Con l’annata 2016 ha fatto la sua comparsa il Nizza Docg (che in verità già esisteva come sottozona della denominazione Barbera d’Asti). Nel 2017 è stata la volta dell’Asti spumante secco, che si affianca alle tipologie tradizionali dell’Asti dolce e del Moscato d’Asti (fermo, o meglio appena fremente quando lo si versa). Con la vendemmia 2018 anche quelli del Brachetto d’Acqui hanno tirato fuori un nuovo vino, che affianca i Brachetto dolci delle versioni spumante, fermo e passito. Non hanno osato, forse per timore di confondere le acque, chiamarlo Brachetto secco; hanno preferito farne uno spumante rosé, denominandolo Acqui Rosé brut, pur sempre Docg. Ma la base è quella, l’uva Brachetto. Una serie di degustazioni in loco, tra fine novembre e i primi di dicembre ha messo in luce i risultati e le potenzialità dei nuovi Moscati secchi, Acqui brut, ma anche delle vecchie, care Barbera d’Asti, nelle due tipologie, normale e superiore.

ASTI È una Docg basata interamente sull’uva Moscato bianco, coltivata in una zona che si estende su 52 comuni, anche delle confinanti provincie di Alessandria e Cuneo (10mila ettari di vigneto),   ma divisa in tre denominazioni. La prima è quella dell’Asti tout court, spumante dolce tipico delle feste e frizzante compagno dei classici panettone, pandoro e di un’altra infinità di dolci non troppo concentrati o caratterizzati da liquori. Si produce per lo più col metodo Martinotti (o Charmat) cioè nelle grandi autoclavi, dove prende la spuma nel corso della (breve) seconda fermentazione. Qualche produttore ha voluto riprendere l’antico Asti spumante metodo champenois, inventato da Carlo Gancia nell’800, facendo appunto un Asti dolce col metodo classico della lunga rifermentazione in bottiglia: fra i pochi, Gancia, col suo 24 mesi e Cascina Fonda, col suo Driveri (5 anni sui lieviti). Fra i tantissimi Asti sul mercato, eccone alcuni che mi sembrano d’eccellenza (indicati i soli produttori, se il vino non ha un suo nome specifico): La Selvatica, dell’Azienda Caudrina (foto a sinistra), Vignaioli di S. Stefano, Giulio Cocchi Spumanti, Roberto Sarotto.
C’è poi il Moscato d’Asti, medesime uve non spumantizzate, un delizioso vino dolce di bassa gradazione, con una punta di pétillant appena versato nel bicchiere. Fra i produttori migliori segnalerei Bera (Su Reimond), Braida (Vigna senza nome), Cascina Castlèt, Coppo (Moncalvina), Gianni Doglia (Casa di Bianca), Anna Ghione (Piccole gioie), Scarpa (Taccododici, foto a destra), Olim Bauda (Centive).

Ultimo ma non ultimo, il nuovo Asti secco, spumante non così semplice da produrre perché il vino da uve Moscato, portato a completa fermentazione - eliminando quindi gli zuccheri naturali - tende a lasciare un retrogusto amaro, che si è riusciti ad annullare con una tecnica messa a punto dal laboratorio del Consorzio di tutela. È inutile comunque girarci intorno, l’Asti secco (già tacciato di concorrenza sleale dai consorzi del Prosecco per via dell’assonanza) è la risposta a una crisi dell’Asti spumante dolce in termini di vendite (che sembra essersi arrestata dall’anno scorso), che ha lasciato masse di uve inutilizzate. Però è anche un’opportunità: ovviamente per i produttori, ma anche per i consumatori, che possono provare
qualcosa di nuovo e inedito nel campo delle bollicine: pur essendo di sapore asciutto, questo Asti ha intensi sentori floreali ed erbacei (dalla lavanda alla salvia) e fruttati (dalla mela alla banana) con un inconfondibile richiamo all’uva, che ne rendono la beva molto piacevole sia all’aperitivo sia con piatti non complessi, dai formaggi freschi ai salumi, dai pesci non troppo salsati alle carni bianche. Per ora la produzione è molto limitata, si parla di qualche centinaio di migliaia di bottiglie, contro i 55milioni dell’Asti e i 33milioni del Moscato, ma ci sono tutte le potenzialità per una buona affermazione sul mercato. Fra gli Asti secchi assaggiati, ecco alcuni dei migliori prodotti(indicati i soli produttori, se il vino non ha un suo nome specifico): Acquesi (foto a sinistra), Bastieri, Umberto di Cascina Fonda, DuchessaLia delle Cantine Capetta, Up di Fontanafredda.

BRACHETTO D’ACQUI Vino rosso dolce Docg, prodotto nelle tipologie spumante e fermo (tappo raso), ma anche, in misura molto minore, frizzante e passito (appassimento in pianta). Si può dire che appartenga alla stessa famiglia anche il nuovissimo spumante rosato, che si avvale però di un’altra denominazione, quella dell’Acqui Docg Rosé.
Vini con l’uva Brachetto se ne fanno da sempre: in un tempo neanche troppo lontano era un rosso fermo, più o meno secco, in qualche modo simile a certe tipologie di Sherry o di Porto. Negli anni Cinquanta Arturo Bersano decise di spumantizzarlo, sfruttandone le doti aromatiche e facendone un vino dolce. Da allora, un successo crescente, anche se il territorio non è enorme, 1200 ettari di vigneto su 26 comuni fra Alessandria (la provincia di Acqui) e Asti; rese per ettaro basse (in teoria 80 q.li, ma si arriva anche a 40), produzione annua di circa 4,5 milioni di bottiglie. 

Rosso rubino luminoso, il Brachetto dolce al naso ha bouquet floreale (rosa) e fruttato (fragole), ha un perlage fine e persistente nella versione spumante (metodo Martinotti). Anche la versione ferma ha caratteristiche organolettiche analoghe, mentre quella passita aggiunge sentori di frutta cotta, confettura di ciliegie, note di mandorla. Abbinamenti: dolci in genere. In particolare: torta di fragole, pesca Melba con gelato alla crema e salsa di lamponi, bavarese alle fragole, bunet.
Produttori d’eccellenza (indicati i soli produttori, se il vino non ha un suo nome specifico): Araldica, Braida, Pian delle Canne di Alice Bel Colle (foto a fianco), Susbel di Dario Ivaldi, Passrì Pineto (passito) di Marenco. 

Acqui Spumante Rosé brut. Per la verità il disciplinare contempla anche versioni non secche, come il dry, ma è chiaro che si punta sul brut (o l’extradry) per il nuovissimo spumante da uve Brachetto 100%, primo rosato in Italia a essere riconosciuto con la Docg. Prima anche l’annata, il 2018, che vede una produzione di queste bollicine col metodo Martinotti (in autoclave, dopo poche ore di contatto delle bucce col mosto per estrarre il colore) in un numero di bottiglie ancora ridotto (circa 50mila) rispetto alle ambizioni. Che sono di proporre un piacevole spumante da aperitivo, da bere al bar come al ristorante, in accompagnamento a cibi saporosi e non troppo strutturati, per un consumo il più possibile easy e giovane.
Il colore è un rosa delicato, simile ai rosé provenzali; il sapore è secco, ma anche setoso, di una certa eleganza, floreale (rosa, violetta), con un lontano richiamo all’uva, a volte con sentori di lampone. Qualche abbinamento particolare: frutti di mare, salmone affumicato, pesce fritto, trancio di tonno al sesamo.
Ed ecco i produttori preferiti, fra i non molti che ho potuto provare: Acquesi, Bersano, Tre Secoli.

BARBERA D’ASTI L’hanno chiamata Barbera Revolution, il che, per una degustazione guidata alla presenza di un centinaio di giornalisti in maggioranza stranieri, era un clam invitante ma forse eccessivo. E infatti, nel corso della masterclass del 1° dicembre al Foto Boario di Nizza Monferrato, Filippo Mobrici, presidente del Consorzio di tutela Barbera d’Asti e vini del Monferrato, si è affrettato a precisare che si è trattata di un’evoluzione nel tempo, quella della Barbera d’Asti, partita nel 1970 e approdata…all’oggi. Il che è senz’altro più giusto. Vediamola brevemente. La Doc nel 1970, la Docg nel 2008 per le tipologie Asti e Superiore e la sottozona Nizza, poi divenuta autonoma Docg nel 2016. Sono date che segnano un’evoluzione qualitativa, con rese più basse del vino per ettaro, invecchiamenti più mirati e qualificati, studi puntuali sul vitigno, per centrare sempre più la collocazione sul mercato di un vino che viene da lontano, ma che doveva evolversi in versatilità, piacevolezza, precisione d’identità.
Ancora qualche dato (arrotondato). La superficie vitata della Barbera d’Asti è di oltre 4100 ha., su 169 comuni delle provincie di Asti e Alessandria. 21 milioni di bottiglie prodotte nel 2017 (con un incremento particolare della tipologia Superiore, + 16%, e del Nizza Docg, + 17%, pari a circa 370mila bottiglie. Da segnalare l'importante alloro conseguito da Michele Chiarlo con l'aggiudicazione del 1° posto nella lista dei Top 100 del mondo 2018, da parte di Wine Enthusiast al vino Cipressi Nizza Docg 2015). 
La differenza tra Barbera d’Asti normale e Superiore è semplice, ma importante per il risultato finale: la prima può essere venduta a partire dal 1° marzo dell’anno successivo alla vendemmia, la seconda, dal 1° gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia e deve aver fatto almeno sei mesi in botti di rovere. Poi vi sono dati più tecnici, che riguardano l’alcol minimo (12° e 12,5°, rispettivamente) e l’estratto non riduttore minimo, 24 g/l per la prima, 25 g/l per la Superiore. Ambedue le tipologie possono utilizzare fino al 10% di altri vitigni rossi (mentre il Nizza è basato al 100% sul Barbera).
Qualche cenno sulle sensazioni sensoriali. La Barbera d’Asti ha colore rosso rubino, tendente al granato con l’invecchiamento; profumi intensamente vinosi, che si arricchiscono di note speziate nella versione Superiore, grazie al passaggio nel legno; sapore asciutto ma generoso, spesso rotondo, che acquisisce note più complesse e vellutate con l’invecchiamento, unite a un maggior vigore.
Il tasting del 1° dicembre ha riguardato 19 vini (tutti 100% Barbera), suddivisi in 4 serie di assaggi: 7 Barbera d’Asti Docg 2016 e 12 Barbera d’Asti Docg Superiore, sempre dell’annata 2016.
Tra le prime 7 (Ricossa; Garone Evasio; Viticoltori Associati di Vinchio & Vaglio Serra; La Solista, di Caudrina; Anno Domini, di Terre Astesane; Le Orme, di Michele Chiarlo; Camp du Rouss, di Coppo) le preferenze sono andate a La Solista di Caudrina (vinificato con macerazione a freddo di 24/36 ore, poi malolattica, affinata 4 mesi in bottiglia. 6mila bottiglie): intensamente fruttata (marasca, prugna), bella struttura, morbida, equilibrata ma anche vigorosa. E al Camp du Rouss di 
Coppo, una Barbera che forse poteva essere annoverata fra le Superiori, visto i 12 mesi trascorsi in barrique di rovere francese (70mila bottiglie). Molto strutturata e complessa nei profumi e al palato, ma di grande morbidezza e personalità.
Le altre 12 Barbera d’Asti, 2016, ma della tipologia Superiore: 175 Vendemmie, di Family Winery Berta Paolo; Cremosina, di Bersano; Rive Il Cascinone, di Araldica Castelvero; Alfiera, di Marchesi Alfieri; Ciresa, di Marenco; Epico, di Pico Maccario; RossoMora, di Tenuta Bricco San Giorgio; Le Rocchette, di Olim Bauda; Sichel, di Franco Roero; Bricco Paradiso, di Tenuta Il Falchetto; Genio, di Gianni Doglia; e Passum, di Cascina Castlèt.
Ecco i preferiti. Rive Tenuta Il Cascinone di Araldica Castelvero. Vinificata in acciaio, malolattica compresa, è stata affinata per un anno e più in tini di legno per 3/4  e per il resto in barrique, per poi restare 6 mesi in bottiglia. Prodotte 45mila bottiglie. Vino molto fresco, fruttato, che unisce ai consueti sentori di amarena e prugna, anche alcune note tostate e persino cioccolatose; in bocca, ricco, ancora fruttato ma con sfumature speziate, tannino fine ed equilibrata acidità.
Le Rocchette di Tenuta Olim Bauda. Vinificato in acciaio, fa 18 mesi in botti grandi e 6 mesi in bottiglia. Prodotto in 25mila bottiglie. Al profumo di prugna si aggiunge un lieve speziato e una spruzzata di cacao. In bocca: strutturato, potente ma equilibrato e morbido, finale lungo.
Passum di Cascina Castlèt. Dopo la vendemmia le uve in cassettine forate vengono fatte leggermente appassire nel fruttaio, ampio locale aerato. Vinificata con macerazione di 2/3 settimane, quindi maturazione per metà in grandi botti e per l’altra metà in barrique per circa 9 mesi. Affinamento in bottiglia per altri 6 mesi. 30mila bottiglie. Sempre i sentori di prugna al naso, integrati da quelli del ribes; in bocca, generoso, di buona morbidezza, caldo ed elegante, anche sapido. Bella l’etichetta serigrafata e cotta sul vetro, che simboleggia la lettera phi  (fi) greca o anche un mandala, simbolo del cosmo induista.
Tutti vini inconfondibili, nella tipologia Barbera d'Asti, che lasciano un'impronta indelebile nel ricordo organolettico di chi le assaggia, proprio come il nuovo logo del Consorzio: un'impronta digitale a forma di calice.

Info. Consorzio per la tutela dell'Asti, www.astidocg.com. 
Consorzio tutela Brachetto d'Acqui, www.brachettodacqui.com. 
Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato, www.viniastimonferrato.it Associazione Produttori del Nizza, www.ilnizza.net

mercoledì 5 aprile 2017

Vinitaly, da Vininternational alla nuova guida 5 Star Wines the Book. E dieci chicche da non perdere


Nel mare magnum del Vinitaly 2017 di Verona, edizione n. 51, spicca Vininternational, il cui spazio cresce quest’anno del 30%. Si tratta di un salone speciale dedicato agli espositori esteri, ospitato nel Padiglione D insieme alla Toscana. Già l’anno scorso c’erano stati circa 130mila buyer provenienti da 140 Paesi e quest’anno se ne aspettano di più. Fra le novità, la presenza per la prima volta del Kosovo (che ha per altro una tradizione vinicola secolare) e del Giappone. Poi un gruppo di viticoltori russi, ma anche francesi come Chateau Roc de Boissac o la statunitense Amber Falls Winery & Cellars dal Tennessee, stato più noto per i suoi particolari Whisky (Jack Daniel’s in testa) che per il vino.
World of Flavor, importa circa 250 etichette da Spagna, Argentina, Cile, Uruguay Usa, Australia. Mentre AfriWines, presenta 100 etichette dal Sudafricane, con l’anteprima dell’annata 2017.
E l’Italia? Ecco una selezione estrema delle novità di quest’anno.

La Tenuta Santa Caterina di Grazzano Badoglio (Asti) presenta un nuovo Nebbiolo in purezza, il Navlè, Monferrato Rosso Doc 2011. Navlè è il nome di un cru ritenuto di gran pregio. Maturazione e affinamento coprono ben 6 anni, di cui la metà in fusti di rovere e il resto in bottiglia. Fra gli altri vini in degustazione, Salidoro, Arlandino, Setecàpita e Sorì di Giul.
Pad. 8, Stand E8/E,9 Desk 21.

Degustazione in anteprima dell’Amarone Le Bessole 2013 allo stand dell’Azienda Accordini Igino e dell’edizione limitata dell’Amarone Riserva 1999.
Pd. 5, Stand F4.

La Cantina Sociale di Trento presenta in anteprima il suo “spumante di montagna” Zell Trento Doc metodo classico rosé, da uve pinot nero coltivate a 600 di altitudine. Altro Metodo Classico particolarissimo, il Santacolomba Brut Nature da vitigni resistenti, come johanniter, solaris e bronner. Prende il nome da un romantico lago di montagna. Una nota acida permea la struttura di questo spumante dalle note fruttate e piacevolmente vegetali.
Pad. 3, Stand E2.

Lungarotti di Torgiano, azienda di lunghissima tradizione, primo portabandiera storico della qualità in Umbria, debutta con il suo primo vino biologico, ILBIO, Umbria Rosso Igt 2015, da uve sagrantino del territorio di Montefalco. Si affina dieci mesi in botti grandi. Si può considerare una sorta di versione più semplice del sommo Montefalco Sagrantino. In degustazione fra l’altro le ultime annate del Rubesco.
Pad. 7, Stand b2.

Mionetto di Valdobbiadene, in occasione del suo 130° anniversario presenta, appunto, la Cuvée Anniversario 1887-2017 Special Edition.
Pad. 4, Stand B3.

L’unico cru del Ruchè di Castagnole Monferrato è la Vigna del Parroco, A Vinitaly Luca Ferraris racconta la storia di questa vigna di Don Giacomo Cauda, parroco di campagna che per primo credette nell’uva ruchè e la vinificò. Proprietario dal 2016, Ferraris vuole portare l’etichetta de la Vigna del Parroco sul mercato internazionale e renderlo portabandiera del Ruchè nel mondo. Ne parla martedì 11 aprile alle 10,30 c/o Stand G2 del Pad. 10 (Regione Piemonte).

Beverage for entertainment: ci pensa e ci fa Etoile Stay Golden, marchio del Podere Castel Merlo di Villongo (Bergamo) con l’Ètoile Rosé, spumante classico da uve merlot in purezza, ravvivato dalle presenza di 100 mg di pagliuzze d’argento (ovviamente commestibili). L’Ètoile classico è invece caratterizzato da pagliuzze d’oro. Ètoile è anche il nome del ristorante all’interno dell’agri-relais di lusso sulle rive del Lago Sebino. Presenti a Vinitaly tutti i vini Castel Merlo, fra cui il Moscato di Scanzio Docg Passito Rosso 2011 e l’Aeternus, Valcalepio Doc Riserva.
Pad. 7, Stand F8.

Passum, straordinaria Barbera da uve passite, ha 40 anni. Maria Borio, titolare della Cascina Castlèt di Costigliole d'Asti, lo festeggia al Vinitaly presentandone un'edizione limitata, targata 2015. L'artistica P serigrafata sulla bottiglia è ora di colori diversi, dal rosso originale al verde, al blu e così via. E domenica 2/4 alle 15, degustazione di vini da uve rare, fra cui l'uvalino, riscoperto da Mariuccia Borio, che dà luogo al vino Uceline.
Pad. 10, Posizione L3.

Cantine San Marzano, di San Marzano di San Giuseppe (Taranto), nel Salento, presenta le sue etichette più prestigiose: Sessantanni Primitivo di Manduria Dop 2013 da vecchie vigne di primitivo ad alberello, Edda Bianco Salento Igp 2016, un blend di chardonnay (80%), moscatello selvatico (15%) e fiano (5%); e Tramari Rosé di Primitivo Igp 2016, un rosato che nasce tra i due mari del Salento.
Pad. 11, Stand D5.

Con la produzione di alcuni milioni di bottiglie di spumante classico Franciacorta, Berlucchi di Borgonato (Brescia) è uno dei leader italiani. Uno dei prodotti di punta che propone a Vinitaly è il ’61 Nature 2010 a base di chardonnay e pinot nero, da uve biologiche, con affinamento di cinque anni nelle cantine storiche. Carnosità e mineralità dei due vitigni in equilibrio dinamico.
Palaexpo Lombardia, area Franciacorta, Stand B-C15.

La Regione Calabria si presenta con 58 aziende vinicole e 2 consorzi di tutela, Vini Doc Cirò e Melissa e Vini Dop Terre di Cosenza: 500 etichette in degustazione. Segnali significativi e recenti del risveglio enologico calabrese, o meglio di una conoscenza migliore dei suoi prodotti enologici, sono stati a gennaio l’indicazione, del New York Times, della Calabria come unica destinazione turistica italiana in una classifica mondiale dei 52 luoghi da visitare nel 2017, con l’esaltazione della cucina  di alcuni chef stellati calabresi. E a marzo, la consacrazione del vitigno calabrese Gaglioppo, inserito dal NYT tra i dodici vitigni rari e di maggior valore del mondo.
Pad. 12 Stand A5/D5/B6/D6
5 Star Wines the Book 2017, nuova e unica guida di vini edita da una Fiera internazionale, uscirà entro l’estate in versione cartacea e digitale, con la selezione di 441 vini, più altri 17 della selezione Wine without Walls.
Migliore cantina dell’anno-Gran Vinitaly 2017,  è stata proclamata la Banfi di Montalcino (Siena).
Ma ecco i migliori vini 2017 nelle varie categorie (bianco, rosato, rosso, dolce frizzante e spumante)
Vermentino Di Gallura Docg Vendemmia Tardiva “Sciala” 2015 della Surrau - Arzachena (OT) - Punteggio 95;
Lazio Igp Rosato “Albiola” 2016 del Casale Del Giglio - Le Ferriere (LT) - Punteggio 92;
Barolo Docg Bussia 2013 dell’Agricola Gian Piero Marrone - La Morra (CN) - Punteggio 96;
Moscadello di Montalcino Doc Vendemmia Tardiva “Florus” 2014 di Banfi - Montalcino (SI) - Punteggio 95;
Colli Piacentini Doc Malvasia Frizzante 2016 della Cantina Sociale Di Vicobarone - Vicobarone Di Ziano (PC) - Punteggio 93;
Brut Rosé “Unique” Vino Spumante Di Qualità 2014 di Medici Ermete & Figli - Reggio Emilia - Punteggio 94. 
Il Gran premio della giuria è andato alla Vernaccia di Oristano Doc Superiore “Juighissa” 2008 della Cantina della Vernaccia – Oristano – Punteggio 95.
Nella categoria miglior prezzo/piacere, riconoscimento ex-aequo per il Valdobbiadene Docg Superiore di Cartizze Spumante Dry 2016 de Le Bertole Di Bortolin. - Valdobbiadene (TV) - Punteggio 93 e al Marsala Doc Vergine Riserva Dry 2000 di Carlo Pellegrino. -  Marsala (TP) -Punteggio 90.

Info. Vinitaly: a Verona, dal 9 al 12 aprile. Orari: 9.30-18. Prezzi: 1 giorno, 80 € (75 on line); 4 giorni, 120 € (115 on line), www.vinitaly.com.