Visualizzazione post con etichetta F.LLI BERLUCCHI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta F.LLI BERLUCCHI. Mostra tutti i post

sabato 26 maggio 2018

Maglia Rosa e bollicine rosé: chi ha vinto in Franciacorta

Passeggiate fra le vigne della Franciacorta (foto da La Strada del Franciacorta)

Sulle rive di quel lago d’Iseo che due anni fa ha visto il “trionfo” della passerella di Christo, ha trionfato quest’anno Elia Visconti, quarta sua vittoria a questo Giro d’Italia. La maglia rosa però è rimasta sulle spalle di Yates, sia pure per poco, visto il successo finale di Froome. Rosa sembra anche l’avvenire della Franciacorta e del suo vino principale, il Franciacorta, ovvero uno spumante classico Docg, che si distingue nel panorama mondiale delle bollicine, per il rigoroso disciplinare di produzione e per qualità e finezza nel bicchiere, anche se la sua produzione è relativamente esigua, aggirandosi sui 17 milioni di bottiglie l'anno, di cui il 10% circa esportate.
L'arrivo della tappa vinta da Viviani.
La 17ma tappa Riva del Garda-Iseo aveva questa caratteristica: di far transitare la carovana per 60 dei suoi 155 km lungo le strade della Franciacorta. Cantine aperte, naturalmente, lungo il percorso, anche se ovviamente i corridori non potevano permettersi di farvi sosta. Spente le luci su quello che è stato definito Franciacorta Stage, le riaccendiamo qui per segnalare per ogni località toccata dai ciclisti in Franciacorta almeno una cantina d’eccellenza, soprattutto – piccolo omaggio al Giro e alla sua maglia da leader – per quanto riguarda il Rosé. Il Franciacorta Rosé deriva obbligatoriamente da uve di pinot nero (almeno il 35%), più eventualmente chardonnay, pinot bianco (massimo 50%) ed erbamat, un vecchio vitigno bianco, riportato in auge per le sue doti di acidità, che donano, qualora necessario, freschezza al vino. Come si ottiene il colore rosato? Semplice a dirsi, più difficile a farsi. Si lasciano fermentare le uve di pinot nero a contatto con la buccia (rosso scuro o nerastra) per il tempo necessario a dare al vino-base la tonalità rosata desiderata. Si può in alternativa mescolare i vini base pinot nero e chardonnay e/o pinot bianco.
In linea generale il Franciacorta Rosé, grazie alla presenza del pinot nero, risulta uno spumante classico di maggior corpo e struttura rispetto ai suoi altri confratelli, è quindi indicato per piatti saporiti, anche di carne.
Seguiamo dunque rigorosamente il percorso di tappa nell’ultima parte, quella che riguarda la Franciacorta appunto. La prima località toccata dai passeurs dopo circa 95 km da Riva del Garda è stata Ome. Una chicca da visitare assolutamente, il museo Il Maglio Averoldi, antica fucina del ferro (https://valtrompia.cosedafare.net/luoghi/ome/museo-maglio-averoldi/743). È anche agriturimo, b&b e fattoria didattica La Fiorita (via Maglio 10, https://lafioritafranciacorta.com), cantina la cui produzione è iniziata nel 2010 e oggi, grazie alle uve coltivate su 10 ettari di terreno, si aggira sulle 95mila bottiglie l’anno. Il Rosé della Fiorita è un brut dal colore scarico con qualche riflesso aranciato, che matura 2 anni sui lieviti. Morbido e dotato di una certa struttura, non nasconde tuttavia la vena acidula, che le conferisce freschezza. Viene consigliato per l’aperitivo, ma anche con antipasti di pesce e crostacei. Fiore all’occhiello della produzione è il Franciacorta Riserva Eurosia extrabrut 2009, dedicato alla nonna dei titolari, moglie del fondatore Paolo Bono: poco più di un  migliaio di bottiglie di Chardonnay in purezza, dal sapore sapido e intenso, che si abbina bene persino a formaggi stagionati.
Qualche km di strada in discesa ed ecco Rodengo Saiano, ove si staglia e la monumentale Abbazia Olivetana di San Nicola, benedettina, fondata a metà dell’11° secolo (www.abbaziasannicola.it). La cantina Mirabella (via Cantarane 2, www.mirabellafranciacorta.it), fondata nel 1979, proprietà di Angelo Del Bono, produce circa 450.000 bottiglie annue utilizzando terreni di proprietà e in affitto. Sostenibilità ambientale e coltivazioni biologiche (non ancora complete) e l’intenzione di eliminare il più possibile l’aggiunta di solforosa nei vini sono gli obiettivi dell’azienda, in parte già realizzati. Il loro Franciacorta Rosé brut, deriva da pinot nero (45%), chardonnay (45%) e pinot bianco (10%). Ha colore rosa tenue, con bei profumi agrumati, sorso sapido e però morbido, di bella armonia. Matura sui lieviti per tre anni. Abbinamenti con pesce, anche di lago (persico) e crostacei, per esempio gamberi con zeste di agrumi. Il vino più importante di Mirabella è probabilmente il Franciacorta extrabrut Elite, da uve del cru Mirabella, solo Chardonnay affinato almeno due anni e mezzo sui lieviti, senza solfiti e allergeni.
Si prosegue superando Paderno Franciacorta per giungere a Bornato, frazione di Cassago San Martino. Qui Monte Rossa (via Monte Rossa 1, www.monterossa.com), azienda fondata nel 1962 da Paolo e Paola Rabotti, oggi gestita dal vulcanico figlio Emanuele, produce 500mila bottiglie l’anno di gran qualità. E, inaspettatamente, non uno ma due rosati. Il primo, più giovane, è il Franciacorta brut Rosé Flamingo (60% chardonnay, 40% pinot nero), dal colore rosa tenue, con intensi profumi di piccola frutta rossa e di rosa, dal sapore sapido, fresco e brioso. Fermenta parzialmente in botti di rovere e si affina sui lieviti per un paio d’anni. Si abbina bene a piatti di salmone. Il secondo, è il Cabochon Riserva brut 2008(viene prodotto solo in annate particolari), 59% chardonnay, 41% pinot nero. Fermenta in piccoli fusti di rovere e si affina in bottiglia oltre 5 anni. Il colore è un rosa classico, il profumo è caratterizzato da aromi fruttati e speziati, la “bocca” è strutturata, quasi potente. Si abbina tranquillamente anche a piatti di carne rossa. 
Sempre a Cazzago San Martino, ma in frazione Calino la Tenuta Montenisa dei Marchesi Antinori (via Paolo VI 62, www.tenutamontenisa.it) produce oltre 300mila bottiglie, fra le quali spicca il Rosé, brut non millesimato, 100% pinot nero, che matura in bottiglia per i classici 24 mesi. Il colore è buccia di cipolla tenue; ha profumi di piccoli frutti rossi e melagrana, anche di fiori di campo secchi; in bocca risulta fresco e strutturato, elegante. Da abbinare a crostacei, carne bianca, piccione. Tra i millesimati scegliamo il Donna Cora Satèn 2011, 100% Chardonnay, prima fermentazione parzialmente in barrique, seconda in bottiglia per 4 anni. Colore giallo paglierino, aromi floreali e di frutta a polpa bianca (pesche), in bocca è armonioso ed elegante. Per primi e secondi piatti a base di pesce di mare.
Erbusco è il capoluogo ufficioso della Franciacorta e ospita cantine famose come Bellavista e Ca’ del Bosco. Bellavista (via Bellavista 5, www.bellavistawine.it ) di Vittorio Moretti, attuale presidente del Consorzio di tutela del Franciacorta (www.franciacorta.net), produce oltre un milione di bottiglie di qualità innegabile. Il suo Rosé 2013 (60% circa chardonnay, il resto pinot nero) è il risultato di trenta selezioni in vendemmia e di una prima fermentazioni condotta per una parte in botti piccole. Matura 5 anni sui lieviti. Colore rosa tenue, tendente con gli anni all’antico; profumo di frutta a polpa bianca, poi di fragoline, rosa, lievemente agrumato; sapore secco, quasi austero, tuttavia fresco e armonico, elegante. Ottimo matrimonio in tavola con sashimi di ricciola e carpaccio di spada e olive. Fra i vini di vertice, il Franciacorta Vendemmia Pas operé Extrabrut 2010 ha un posto di rilievo. 65% chardonnay, 35% pinot nero le uve, frutto di esasperate selezioni in vigna; metà del mosto è vinificato in botti piccole. Matura per sei anni di cantina. Colore paglierino con riflessi dorati, profumo mielato e di erbe mediterranee, sapore asciutto, pieno, elegante e setoso. Da accostare ad ostriche, linguine ai frutti di mare, branzino al sale.
Da Erbusco a Corte Franca, 7 km circa lungo le strade del Giro, per approdare in località Borgonato, ove hanno la loro sede due cantine quasi omonime ma non imparentate e piuttosto diverse: la Guido Berlucchi, della famiglia Ziliani e la Fratelli Berlucchi. 4,5 milioni di bottiglie circa la produzione annua della prima, un decimo, 450mila quella della seconda. 
Della Guido Berlucchi (piazza Duranti 4, www.berlucchi.it) prendiamo in considerazione due dei tre rosati prodotti dalla casa. Il primo fa parte della linea Berlucchi ’61, che richiama l’anno 1961, in cui
uscì il primo spumante classico di Franciacorta. Ed è appunto il Berlucchi ’61 Nature Rosé 2011, 100% Pinot nero. Fermenta in tini d’acciaio, ma una piccola parte viene vinificata in rosso per una settimana per ottenere col taglio il colore rosato. L’affinamento e maturazione in bottiglia dura almeno 5 anni e dopo la sboccatura del vino, il rabbocco è fatto con lo stesso vino, in modo che la tipologia sia quella di un vino secco, a dosaggio zero, o nature che dir si voglia. Ha colore rosa fra la cipria e l’incarnato; profumi che richiamano la confettura di ribes e gli agrumi, sapore netto, secco, fresco e complesso allo stesso tempo. Molto bene con piatti di pesce salsati e carne bianca.
Un altro rosato di classe, che però si può sorseggiare solo a un tavolo di un ristorante del network dei Jeunes Restaurateurs (www.jre.eu/it/italia) è la Cuvée J.R.E. N. 3, frutto della degustazione di vari spumanti effettuata nel 2015 da sei donne chef e sommelier dell’associazione. Si tratta di un extrabrut 2007, da chardonnay (62%) e pinot nero (38%). Ben 7 anni di maturazione sui lieviti e dopo la sboccatura un dosaggio di soli 2 grammi di zucchero per litro. Colore rosato deciso con sfumature aranciate, profumo che richiama i piccoli frutti rossi, sapore pieno, di corpo, elegante e sinuoso. Ottimo aperitivo, si accosta bene a piatti di pesce saporiti.
Quattro fratelli e una sorella energica, Pia Donata, ammnistratore delegato, i Berlucchi hanno fondato la loro cantina (via Broletto 2, www.fratelliberlucchi.it ) nel 1967. L’uva è tutta coltivata sulla loro terra, senza usare prodotti di sintesi, con basse rese per ettaro e utilizzo solo di botti di legno italiano. Il loro Franciacorta Freccianera Rosé è un brut e l’ultima annata, il 2013, è stata ottenuta da una cuvée di Chardonnay (40%), Pinot nero vinificato in bianco (30%) e Pinot nero vinificato in rosato (30%). Colore rosato classico, profumo fruttato, anche di lievito, con note di pepe rosa; sapore fresco, sapido di buona armonia, snello e succoso. Da abbinare in particolare a sushi di salmone, zucchine ripiene, cocktail di gamberetti. Vino di vertice è il Franciacorta Casa delle Colonne Riserva 2011 brut, da uve chardonnay (80%) e pinot nero (20%). Sosta oltre 6 anni sui lieviti. Colore giallo paglierino carico tendente al dorato; profumo ricco, quasi avvolgente, dalla frutta estiva alla pasticceria, dalla salvia alla nocciola. Sapore equilibrato, elegante, di corpo e di garbata sapidità. Abbinamenti elettivi: risotto con le spugnole, rombo al forno, roast-beef.
Da Corte Franca a Iseo, cittadina sul lago dai vicoli stretti e tortuosi, ove c’è più di un luogo storico da visitare: il Castello Oldofredi (12° sec.), per esempio, ma anche gli affreschi duecenteschi della 
Cappella di Santa Maria del Mercato. Agriristoro con alloggi, la Cascina Clarabella (via delle Polle 1800; ingresso da Corte Franca, via E. Mattei snc, www.cascinaclarabella.it ), sulle sponde del lago, utilizza 10 ettari di vigneto biologico per produrre cinque tipologie di bollicine. Il rosato si chiama Annalisa Faifer, omaggio alla signora che ha avviato la costituzione di questa realtà agricola nel 2003. Le uve sono state coltivate alle pendici del monte Orfano e si tratta di pinot nero al 100%, vinificato in rosa e poi affinato in bottiglia per 30 mesi. Il colore richiama la buccia di cipolla, ha sentori floreali e di piccoli frutti rossi, che si riscontrano anche al palato, mescolate a note sapide e minerali in una bella struttura. Abbinamenti: luccio in salsa, tagliolini con sardine essiccate del lago. Chardonnay 100% nel Satèn, le cui uve sono in piccola parte fermentate in barrique. Poi 24-30 mesi sui lieviti prima della sboccatura e di ulteriore affinamento in bottiglia. Giallo paglierino, bei profumi floreali, sapore equilibrato, con finale di mandorla e richiami minerali. Eccellente aperitivo, accompagna poi bene frittate di verdura, primi e secondi estivi.
Provaglio d’Iseo, a pochi km, offre lo spettacolo della riserva naturale delle Torbiere del Sebino (www.torbieresebino.it), zona paludosa con esemplari rari di flora e di fauna. Sopra un’altura, il Monastero di San Pietro in Lamosa (www.sanpietroinlamosa.it), del 5°-12° secolo, con importanti affreschi. Qui la Barone Pizzini (via San Carlo 14, www.baronepizzini.it) meno vanto dall’essere stata la prima azienda franciacortina ad avere scelto il biologico, nel 1998, cinque anni dopo la sua fondazione. La produzione sfiora in alcune annate le 300mila bottiglie. Il Rosé 2013 è costituito da pinot nero (80%) e chardonnay (20%). Per la maturazione dei vini vengono utilizzati sia vasche
d’acciaio che barrique. Il colore si avvicina al corallo, i profumi di ribes rosso e nero sono evidenti assieme a quelli di rosa; in bocca è bello sapido, con sfumature di agrumi, armonico. Un rosato dal carattere estivo, ottimo con piatti freddi saporiti e frutti di mare crudi. Secondo il produttore "rappresenta l'anima di Barone Pizzini perché racchiude in sé la natura viva di tutti i suoi vigneti": è il Franciacorta Animante brut, da chardonnay (78%), pinot nero (18%) e pinot bianco (4%), che matura sei mesi in acciaio inox e poi ancora 20-30 mesi sui lieviti. Colore giallo paglierino, ma vivido, profumo floreale, di frutta tropicale e anche agrumi; sapore sapido, vivace e anche cremoso. Bene con pesce marinato (non troppo), impepata di cozze, orata al forno con le erbe.
Da Provaglio a Monticelli Brusati lungo una strada ondulata per raggiungere la frazione Villa, che dà il nome, appunto, all'azienda Villa Franciacorta (via Villa 12, www.villafranciacorta.it). Prima di parlare dei suoi vini però merita di segnalare il trecentesco Santuario della Madonna della Rosa, su un colle, con begli affreschi Quattro-settecenteschi. Sotto lo sguardo protettivo dunque della Madonna della Rosa, nasce il Franciacorta brut Rosé Bokè 2012. I favori della Santa Vergine sono sempre utili, ma i successi della cantina sono dovuti all'opera del fondatore Alessandro Bianchi e successivamente anche della figlia Roberta e del genero Paolo Pizziol, oltre che di enologi e agronomi di vaglia. Il borgo medievale, ristrutturato con
rispetto e circondato dai vigneti, dove si trovano cantina e uffici, offre anche un ristorantino e begli appartamenti o camere in un contesto naturale e architettonico d'inconsueta bellezza. Ormai la conduzione agricola è segnata dal metodo biologico e i vini, che derivano da vigne impiantare su terreni argillosi e marnosi più che morenici (come nel resto della Franciacorat), hanno tutti un carattere sapido, a volte quasi salmastro.
Tornando al Franciacorta brut Rosé Bokè 2012, si tratta di un pinot nero al 100%, vinificato in bianco all'80%, in rosato per il resto e quindi mixato. Si affina sui lieviti per circa 3 anni, in alcune partite fino a quasi cinque. colore rosa delicato, profumi fruttati con buona evidenza di ciliegia e lampone. Sapido e fresco in bocca elegante, con accenni di frutta e anche minerali. Si accoppia generosamente con salmone dall'affumicatura delicata, carpaccio di polpo e persino con un piatto strutturato come la pluma iberica alla plancia, con pomodoro bruciato, mela verde e crescione, uno dei migliori dell'attuale menu del ristorante Due Colombe di Borgonato di Corte Franca (www.duecolombe.com). Un altro Franciacorta notevole della produzione Villa, che "festeggia" nel 2018 i 40 anni della sua prima
Pluma iberica, piatto de Le Due Colombe
comparsa, è l'Emozione brut, la cui ultima annata in commercio è il 2014. 90% di Chardonnay, 10% di Pinot nero la cuvée, con affinamento parzialmente in barrique per sei mesi e circa tre anni sui lieviti. Colore giallo paglierino carico, profumo di frutta cotta e cruda (pera, susina), un ricordo di pistacchio, qualche nota minerale; in bocca risulta fresco e sapido, elegante promettente di sviluppi organolettici ulteriormente positivi. 
Per vitello tonnato, tacchinella al pepe rosa, spaghetti ai ricci di mare. 
Una recente degustazione verticale, con annate che dal 2014 risalivano all’indietro addirittura al 1985 e 1983, passando per altre sette millesimi degli anni Duemila, ha contribuito a far conoscere meglio la potenzialità di questo Franciacorta, davvero emozionante, durante l’invecchiamento: e si parla di sboccature effettuate, per i vini più anziani, dopo soli tre anni. Ebbene, contrariamente a quanto si sosteneva fino a non molti anni fa anche in Champagne, bollicine di buona struttura, prodotte e conservate con la massima cura, hanno dimostrato di poter maturare per anni in cantina senza soffrire e anzi evolvendosi ulteriormente e persino conservando alcune doti di freschezza. Chapeau.
Ultima tappa nella tappa, Passirano (anche se il percorso ciclistico prevedeva di ripassare ancora da Corte Franca prima del traguardo di Iseo), con l’azienda Le Marchesine di Loris Biatta (via Vallosa 31, www.lemarchesine.it), coadiuvato da tutta la famiglia e dall’enologo champenois Jean Pierre Valade, che su 40 ettari vitati arriva a produrre circa 450mila bottiglie l’anno. Il suo Franciacorta
Rosè brut 2012 fa pari e patta di Chardonnay e Pinot nero, che contribuiscono ciascuno appunto per la metà. Il vino riposa (e “lavora”) sui lieviti per tre anni e più dopo la prima fermentazione in vasche d’acciaio. Colore rosa quasi ramato, profumi di ribes e mirtilli, poi ancora di rosa con qualche accenno fumé. Sapore fresco, fine, che fa intuire una bella struttura e una complessità che si espande piano piano. Per piatti saporosi come totani ripieni, spiedini di gamberi, salmone affumicato. Ma il vino di maggior prestigio de Le Marchesine è senza dubbio il Franciacorta Secolo Novo: la versione Dosage zero riserva 2008 è costituita da Chardonnay al 100%, che ha sostato oltre cinque anni sui lieviti: eppure lo spumante è ancora fresco come un giovanotto. Il colore è paglierino brillante con nuances dorate, i profumi richiamano ancora il fiore bianco, oltre che il fruttato dell’albicocca e della pesca gialla, mentre il sapore è elegante, sapido, con sentori di nocciola e accenni balsamici. Gran belle bollicine, da abbinare magari a una tartare di salmone selvaggio dell’Alaska, a un risotto col pesce persico o a un’aragosta in bellavista. E sì: il Secolo Novo invecchia bene.

Il percorso della tappa Riva del Garda-Iseo. La Franciacorta inizia a Ome, dopo 99 km.

giovedì 3 aprile 2014

VINITALY 3 / Appuntamenti, incontri, scoperte e novità


La Freccianera dei Fratelli Berlucchi. Era il nome di un fortunato sceneggiato tv degli anni Sessanta, con Loretta Goggi e Arnoldo Foà, tratto da un romanzo di Louis Stevenson, La freccia nera, appunto. Ritorna il nome, in tutt’altra veste, nella nuovissima bottiglia di Franciacorta Docg brut 2007, che darà presentata dalla F.lli Berlucchi (www.fratelliberlucchi.it) al Padiglione Lombardia, Area Franciacorta, stand D15. L’etichetta è stata concepita dal designer  già noto editoreFranco Maria Ricci, che si è basato su una sua etichetta “nera” del 1977,  l’anno del primo spumante millesimato in casa dei Fratelli Berlucchi. Ricorre la cifra 7 per questa bottiglia: la freccia passa dal 1997 al 2007, l’anno della vendemmia e, ancora, dopo 7 anni vanno sul mercato 7000 esemplari. Anche il contenuto è inusuale, per non dire eccezionale: si tratta di una cuvée per niente classica, che rispolvera nella sua composizione le uve di pinot bianco, utilizzate all’inizio dell’avventura dello spumante in Franciacorta, ma poi abbandonate quasi da tutti, che sono presenti per il 50%; l’altra metà è formate dalle più classiche chardonnay e pinot nero. In bocca, bollicine morbide e sapide, accompagnate da profumi balsamici, agrumati e da un leggero boisé.

Cinquant’anni di Livon. L’azienda di Dolegnano (Udine), con vigneti nel Collio e nelle Grave, ma anche in Toscana e Umbria (www.livon.it), festeggia il mezzo secolo presentando fra l’altro il suo Braide Alte 2011 in versione Salmanazar (9 litri): magnifico uvaggio di chardonnay, sauvignon, picolit e moscato giallo, che fermenta e matura in barrique per almeno otto mesi. Padiglione 6, stand B8.


I maestri dell’eccellenza secondo Civiltà del bere. Mercoledì 9 alla sala Argento del Palaexpo, Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere (www.civiltadelbere.com), guiderà un tasting (solo per invitati) dal titolo: I maestri dell’eccellenza. Dieci produttori prestigiosi con i loro vini di punta. Eccoli. Marisa Allegrini presenta La Poja 2000; Albiera Antinori, Tignanello 2004; Valentina Argiolas, Turriga 2008; Emilio Pedron, dei Bertani Domains, Amarone classico 2006; José Rallo di Donnafugata, Ben Ryé 2011; Marcello Lunelli, delle Cantine Ferrari, Giulio Ferrarri Riserva del Fondatore 1996; Gianfranco Fino, Es, Primitivo di Manduria 2012; Teresa Severini, della Lungarotti, Rubesco Riserva Vigna Monticchio 2007; Sandro Boscaini, di Masi Agricola,  l’Amarone Mazzano 1997; Priscilla Incisa della Rocchetta, Sassicaia 2010. Se vi par poco…


Marramiero diviso tra Inferi e Altare. La Marramiero (www.marramiero.it), azienda vinicola di Padiglione 12, stand E2.
Rosciano (Pescara) presenta le nuove annate dei vini a base di montepulciano d’Abruzzo, dall’eccellente Inferi a Incanto, Dama e Dante Marramiero, quest’ultimo commercializzato solo dopo 10 anni dalla vendemmia: attualmente si trovano i millesimi 1998, 1999, 2001 e 2003. E poi i bianchi tipici Anima, Altare e l’emergente Pecorino. Non mancano gli spumanti metodo classico a base di chardonnay e pinot nero. Ultima novità: il vino cotto Livia.



Uceline de la comare Mariuccia. La Cascina Castlèt di Maria Borio (a Costigliole d’Asti, www.cascinacastlet.com) ha il suo nucleo forte nel territorio e infatti produce eccellenti barbera d’Asti e del Monferrato, dal giovanile Goj alle più strutturate Litina e Policalpo, fino al grande “passito”  Passum. Ci sono poi un rosato, un bianco, un Moscato passito. E infine, un vino particolarissimo, che val la pena di mettere alla prova anche al Vinitaly, l’Uceline. Da un antico vitigno recuperato, l’uvalino, e dopo una ricerca scientifica durata oltre vent’anni, la Cascina Castlèt ha riportato in auge questo rosso, che non assomiglia a nessun altro vino. È asciutto, caldo, leggermente speziato, bello saporito. E, per di più, essendo ricco di resveratrolo “fa bene”. Più che sperarlo, ne siamo certi. Padiglione 10, stand F3.


Qualche Riserva sul Lugana. Comincia ad affermarsi la nuova tipologia del Lugana, il bianco della zona del Garda a base di uve trebbiano di Lugana o turbiana. Introdotta nel 2011 la qualificazione
Riserva impone di lasciar maturare il vino in cantina per almeno 24 mesi, prima di metterlo in commercio. Così il colore giallo paglierino si accende un poco, i profumi si fanno più complessi (emergono sovente la pietra focaia e il balsamico), mentre in bocca il vino diventa più sapido e “minerale”. Il Consorzio di tutela del Lugana Doc presenta le nuove riserve di 12 produttori presso il Palaexpo della regione Lombardia: stand A9. Si tratta di Avanzi Agricola, Cà dei Frati, Cà Lojera,  Feliciana, Marangona , Ottella, Perla del Garda, Provenza, Selva Capuzza, Tenuta Roveglia, Zenato e Le Morette. Quest’ultima, lunedì 7 alle 13 presenta la sua Riserva abbinadola a un piatto del ristorante Vecchie Malcesine, Sottacqua, a base di pesce di lago. Sempre al Palaexpo, area Lugana, stand D10/D11.



Fra i due “litiganti” i De Prà godono. E godranno anche gli ospiti delle due maison rivali che lunedì 7, dalle 12 alle 15, potranno assaggiare le loro preparazioni gastronomiche. Riccardo De Prà è lo chef del ristorante di famiglia, il Dolada di Plois in Pieve d’Alpago (Bl). Enzo è suo padre, per lunghi anni alla guida del locale di famiglia, che ha anche sette belle camere e vanta una longevità invidiabile della stella Michelin.

Per Col Vetoraz (www.colvetoraz.it) Enzo offrirà due simboli della tradizione contadina, il salame d’Alpago e il pane lavorato con lievito madre e cotto in forno a legna, preparati con le sue mani. In abbinamento, il Valdobbiadene Prosecco superiore Docg dry millesimato. Padiglione 6, stand C5.
Riccardo proporrà i suoi nuovi “pasticcini” salati, da Mionetto (www.mionetto.com), in abbinamento con Valdobbiadene Prosecco superiore Docg millesimato Rive di S. Stefano. Padiglione 4, stand B3.

La vigna più antica del mondo. Si chiama Versoaln e si trova a Prissiano, in Alto Adige. È a 600 m. di quota e il suo pergolato si estende per una superficie di oltre 350 mq. È stato accertato scientificamente la sua età: circa 350 anni, è dunque la più grande e probabilmente le più vecchia vite del mondo. Da essa si ricava un vino fruttato, finemente strutturato e di leggera acidità. Lo si potrà assaggiare presso lo stand della Cantina Laimburg (www.laimburg.it). Padiglione 6, stand B1.



Dal ribes al cacao. L’ultimo nato della Cantina di San Michele Appiano (www.stmichael.it) si chiama De Piano. L’ha concepito il winemaker Hans Terzer ed è un assemblaggio di merlot e cabernet dell’Alto Adige, annata 2011. Chi l’ha già assaggiato discetta di “note differenti di ribes e liquirizia, ma anche di caffè e cacao”, e di “tannini morbidi e vellutati”. In degustazione anche le nuove annate di vini bianchi e rossi delle linee Classica e Selezione e alcuni campioni da botte della Sanct Valentin, la più prestigiosa. 
Padiglione 6, stand D1.