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sabato 5 agosto 2023

I colori e i sapori del vino rosa. Dal nord al Sud Italia grandi bottiglie. Per l'estate? No, per tutto l'anno

 


Ha senso parlare ancora di “vini estivi”? Per tanti sì, perché intendono, per tali, bottiglie servite fredde, per non dire freddissime, di bassa gradazione alcolica, profumi tenui, sapore acidulo solo vagamente fruttato. Stiamo discorrendo di bianchi e rosati, quest’ultimi più in, perché il colore – si dice – entusiasmi le signore. Ma qui in particolare si parlerà di vini di rosati seri, con giusta gradazione alcolica (cioè equilibrata dal punto di vista aromatico e compositivo), profumati, sapidi, da abbinare a pesce, e a volte anche a carne e formaggi: e da servire freschi ma non gelati. Ne abbiamo scelti tre, veramente d’eccezione. Li abbiamo scovati in tre regioni diverse, dal nord al sud d’Italia: Lombardia, Toscana e Puglia.

 

Botticino (Brescia). Un paese a 33 km da Brescia, 10.700 abitanti, che si estende sulle pendici dei monti Maddalena e Fratta. Botticino è noto soprattutto per le sue cave di marmo pregiato. Un po’ meno – ed è un peccato - per il suo vino omonimo, rosso, una delle prime Doc italiane: è composto da Barbera e Sangiovese in prevalenza, accompagnati da Marzemino e Schiava gentile. 

Il produttore di punta è Noventa, azienda a regime biologico, fondata 40 anni fa da Pierangelo Noventa, che la conduce tuttora insieme alle figlie Alessandra e Rossella e al genero Cristian Campana, responsabile agronomico ed enologico, che si avvale della consulenza del noto winemaker Carlo Ferrini. I Noventa, con la cascina Pozzetto circondata dalle viti, vantano una presenza sul territorio di almeno 450 anni. Qui insiste il vigneto Gobbio, da cui deriva il vino principale, il Gobbio appunto, un Botticino sorprendente per i profumi balsamici e la sapidità fruttata. Gli altri due Botticino Doc, il Piè della tesa e il Colle degli ulivi non sono poi molto da meno. 

Se ne riparlerà più diffusamente in altra occasione, ma qui vogliamo mettere in rilievo le virtù del vino più giovane dei Noventa, il rosato L’Aura. Prodotto per la prima volta nel 2015 su terreni marnoso-calcarei, è venuto consolidando negli anni una sua fisionomia ben precisa. Se nelle prime vendemmie dominava l’uva Schiava gentile, in seguito, come nell’ultima annata in commercio, il 2022, si è preferito abbassare la presenza della Schiava fino al 60%, elevando al 40% quella del Sangiovese. E il vino indubbiamente ne ha

guadagnato in sapidità ed equilibrio, acquisendo una struttura quasi quasi da rosso, pur mantenendo una freschezza invidiabile.

Dopo la vendemmia manuale di metà settembre il mosto è stato raffreddato per trenta ore, quindi privato delle fecce grossolane e sgrondato in pressa per un’ora fino a ottenere il colore rosato; è seguita una leggera pressatura e quindi la maturazione sulle fecce fini, per 2/3 in vasche di cemento e per 1/3 in acciaio, per circa tre mesi. Dopo di che è stato imbottigliato affinandosi ulteriormente nel vetro per alcune settimane.

L’Aura, Ronchi di Brescia Igt 2022. 13°. Colore rosa tendente al cerasuolo. Al naso, profumi di geranio e rosa con un accenno di frutti di bosco, lampone in particolare. In bocca, intenso, avvolgente, conferma i sentori fruttati riscontrati all’olfatto, con un sorprendente accenno finale di mineralità, dovuto probabilmente all’abbondante presenza di carbonato di calcio nei terreni. Da servire sui 12°.

Abbinamenti d’elezione: Salame d’oca, Calamarata allo spada, Tinca di Clusane al forno, Supplì “al telefono”, Arrosto di coniglio. 

Bottiglie prodotte: 5mila. Prezzo: 15 € la bottiglia (in enoteca).

Info. Azienda agricola Noventa, via Merano 26, Botticino mattina (Brescia), tel. 030.2691500, www.noventabotticino.it .

 


Greve in Chianti (Firenze). Il Dogajolo Rosato di Carpineto sta diventando un vino un po’ modaiolo. I barman si sbizzarriscono proponendolo in vari cocktail. Per esempio Giuseppe Gravante del Moma di Roma lo mescola in proporzione di 2/3 e 1/3 col liquore St. Germain (ai fiori di sambuco), completando con pesca bianca, menta e lime. L’ha chiamato Peach Frosé Dogajolo. Mentre la barlady Valentina Verlezza del Ba Bar Officina di Napoli per il suo Ros-Fiz Frosé Dogajolo utilizza 6 cl del Rosato in questione, 3 cl di succo di limone di Amalfi, 1 cl di Sirop Litchi, 2 gocce di Angostura, completando il drink con Ginger beer.

Chi ama i cocktail non si scandalizza per l’uso di un buon vino nel bere miscelato. Ma il Dogajolo rosato val la pena di gustarselo a tavola, con il cibo giusto, a cominciare dall’aperitivo fino a spingersi a piatti di pesce e formaggi di media stagionatura.                                                       

Nasce sui Colli della Toscana centrale che circondano l’Appodiato di Dudda, frazione di Greve in Chianti, nella quale ha sede il quartier generale della Carpineto. La casa vinicola delle famiglie Sacchet e Zaccheo dal 1967 coltiva vigneti, oltre che in questa zona del Chianti Classico anche a Montepulciano (Vino Nobile), Montalcino (Brunello), Alto Valdarno (Sangiovese) e Maremma (Monteregio). Il Dogajolo Rosato è il risultato della vinificazione di uve Sangiovese (con piccole percentuali di Canaiolo e Malvasia nera) il cui mosto, ottenuto da una soffice torchiatura e portato a bassa temperatura, viene tenuto a contatto con le bucce fino a ottenere un caratteristico colore rosato. Terminata la fermentazione, nel gennaio successivo alla vendemmia il vino viene imbottigliato e si affina in vetro per alcune settimane

Il Dogajolo Rosato, Toscana Igp 2022 titola 12, 5° d’alcol. Il suo colore rosa tende a un fucsia lucente. Al naso ricorda i petali di rosa e le foglie di mirto, ma anche frutta rossa come fragolina, ribes e marasca. In bocca, spiccatamente sapido, fresco e intrigante conferma le sensazioni olfattive. Da servire a 10-14°.

Abbinamenti d’elezione: Mortadella di Prato, Polpo in guazzetto, Spaghetti alla chitarra con totani e pomodorini cosparsi di maggiorana, Cacciucco, Cervella fritta, Caciotta della Lunigiana.

Bottiglie prodotte: 80mila. Prezzo: 9,80 € la bottiglia.

Info. Carpineto, loc. Dudda, Greve in Chianti (Firenze), tel. 055.8549062, www.carpineto.com .

 


Alezio (Lecce). Ha una tradizione di produzione vinicola di due secoli l’azienda salentina Rosa del Golfo, capostipite Leopoldo Calò che iniziò a coltivare la vite e l’ulivo nell’Ottocento. Nel 1938 il nipote Giuseppe aprì una filiale commerciale nel Varesotto, tuttora esistente, per meglio distribuire i vini non solo al nord Italia ma anche in Francia. Nel 1963 il figlio Mino entra in azienda in coincidenza con la produzione del loro primo rosato chiamato Rosa del Golfo: il golfo è quello di Gallipoli che rimane sullo sfondo della proprietà di Alezio. 

Si utilizzano i vitigni tipici della zona a cominciare da Negroamaro e Primitivo. Nel 1988 l’azienda vitivinicola cambia nome, da Calò a Rosa del Golfo, il Rosato che ne aveva decretato il successo. Dieci anni dopo, un ulteriore passaggio in famiglia, a Damiano e Lina Calò e nel 2020 a Damiano si affianca la sorella Pamela. Nel frattempo i vini sono diventati undici: tre rosati fermi e uno spumante, due bianchi di cui una “bollicina”, e quattro rossi, fra cui eccelle il Quarantale, uno strutturato ed elegante mix di Negroamaro e Primitivo. Ma torniamo ai rosati di questa terra per loro d’eccellenza che è il Salento. Ebbene, nel luglio appena passato, uno di questi ha ricevuto il premio come migliore bottiglia della XXVI edizione della rassegna-concorso “Rosati in terra di rosati”: si tratta del Vigna Mazzì 2021.

Nasce nell’omonima contrada affacciata sul golfo di Gallipoli, in una vigna storica per l’azienda, che vi ha sempre ricavato i suoi vini di punta. Le uve, coltivate in alberelli di circa 60 anni, sono per il 90% Negroamaro e per il 10% Malvasia nera leccese. Il futuro vino fa sia la fermentazione alcolica sia quella malolattica (che conferisce una certa rotondità) in tonneau da 550 litri, di diversi tipi di legno (acacia, ciliegio, castagno e rovere) – in cantina climatizzata a 20° - e vi rimane per 8 mesi. Poi viene imbottigliato e si affina ulteriormente nel vetro per parecchie settimane. Ne risulta un rosato particolare, quasi un rosso ma da bere fresco e di una versatilità di abbinamento sorprendente. L’enologo è Angelo Solci, indimenticato enotecaro e winemaker milanese.

Mazzì, Salento Igp Negroamaro Rosato 2021. 13,5°. Colore rosa cerasuolo luminoso, intenso, tendente al corallo. Bouquet olfattivo composito, dall’anguria al petalo di rosa, dalla ciliegia al lampone, al pompelmo rosa. In bocca, sapido, elegante, morbido, si evidenzia la nocciola tostata e un finale lievemente ammandorlato. Da servire sui 14°.

Abbinamenti d’elezione: Sardoncini, sgombri e tonno alla griglia, Trofie con porcini, panna e pomodorini, Calamari ripieni gratinati in forno, Fagiano alle olive; tra i formaggi: Canestrato pugliese Dop.

Bottiglie prodotte: 5mila. Prezzo: 16 € la bottiglia (in enoteca).

Info. Rosa del Golfo, Via Garibaldi 18, Alezio (Lecce), tel. 0833.281045, www.rosadelgolfo.com .

lunedì 5 novembre 2018

Il Merano WineFestival si tinge di rosa con i vini di cinque consorzi, dal Valtenesi Chiaretto al Cerasuolo d'Abruzzo. E si autoprovoca: "Vino, veleno o alimento?"

Una veduta del Kurhaus di Merano, con le montagne del Gruppo Tessa sullo sfondo
Pur amando la cacciagione a tavola, il cacciatore che preferiamo non è quello con doppietta e stivali, ma un altro signore, che si fa chiamare The Wine Hunter, al secolo Helmut Köcher. Gran patron del Merano WineFestival, Köcher batte non le brughiere ma le cantine di tutta Italia e di non poche all’estero, per scovare non solo i vini “migliori”, ma quelli più intriganti, che hanno molto da raccontare e non sempre sono noti, quelli di una tendenza magari minoritaria o di nicchia, ma che
Stefania Mafalda, pr,
ed Helmut Köcher
promettono di avere un futuro brillante o comunque interessante. Lui li valorizza (anche attraverso degustazioni di esperti suoi collaboratori) assegnando dei riconoscimenti (sorta di medaglie virtuali, dai colori
  - a salire nel merito - Rosso, Oro e Platino), e li invita a quella grande kermesse internazionale che è ormai da tempo il Merano WineFestival, quest’anno alla 27ª edizione (dal 9 al 13 novembre).
Ogni salone del vino che si rispetti, si sa, deve proporre delle novità e il MWF non ha fatto e non fa eccezione: ogni anno si è aggiunto qualcosa, tanto che, pur se la manifestazione principale ha luogo al Kurhaus (un bell’edificio in stile Liberty, il cui cuore è il magnifico salone Kursaal), le vie e spazi all’intorno sono stati progressivamente conquistati ai nuovi progetti voluti dal patron. Così, da quest’anno, in piazza della Rena sarà impiantato The Circle-People, Lands, Experiences, un palcoscenico di 450 mq dedicato a degustazioni di vino e cibo, show-cooking, incontri con piccoli produttori e chef, vignaioli ma anche pizzaioli di vaglia. La sera, dopo la chiusura del Kurhaus e della Gourmet Arena (chicche gastronomiche, spesso difficili da reperire nelle grandi città), Il Circolo diventa uno spazio lounge per rilassarsi bevendo un drink. Ma a proposito di Gourmet Arena, da quest’anno viene affiancata da una nuova area espositiva, chiamata Spirits Experience: distillati di qualità, vermouth e liquori protagonisti in degustazioni e seminari a tema, esibizioni di barman e cocktail nuovi o di antiche origini. 
Il “Futuro del Vino”? È affidato (anche) alle idee che alcuni esperti e personalità prevederanno nel corso di una tavola rotonda che si terrà all’eclettico Teatro Puccini (ispirato allo Jugendstill internazionale ed aperto nel 1900).
Chiaretto della Valtenesi
Ma quali sono i vini presenti nel Kurhaus? Quelli che hanno ottenuto almeno un The Wine Hunter Award (cioè conseguito un punteggio, su 100, fra 88 e 89,99 punti per l’Award Rosso, da 90 a 94,99 per il Gold e da 95 a 100 per il Platinum): bianchi, rossi, dolci, secchi, spumanti…E i rosati? Presenti finora in piccolo numero e singolarmente negli stand delle varie aziende vinicole, quest’anno vengono celebrati in pompa magna, con un’area apposita,“Rosé-Vino in Futuro”, allestita in sala Czerny (dal nome del pianista e compositore viennese dell’Ottocento). Protagonisti i vini dei territori storicamente vocati, i cui consorzi hanno siglato pochi mesi fa il cosiddetto Patto del Rosé, per promuovere insieme la cultura di questa tipologia, ancora poco considerata in Italia. Si tratterà di un centinaio di etichette che fanno capo alle Doc Chiaretto di Bardolino, Valtenesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Salice Salentino Rosato e Castel del Monte Rosato. Sabato 10 alle 11, all’Hotel Therme, Costantino Gabardi, degustatore e scrittore di vino, guiderà una masterclass con i rosati delle cinque Doc.
Ci sarà spazio anche per appuntamenti insoliti per un festival del vino e del cibo di qualità, ma in realtà del tutto coerenti, come il Premio Emergente Sala (ideato dai giornalisti Luigi Cremona e Lorenza Vitali), che celebra così un mestiere poco appetito dai giovani interessati al mondo della gastronomia, come il professionista dell’ospitalità (in maniera più prosaica: camerieri, maitre) under 30: esami, prove pratiche e premiazione dei tre migliori emergenti del Nord Italia, che parteciperanno fra un anno alla finale nazionale. 
E poi, che altro? Tanto, che qui elenchiamo solo di passaggio, rimandando al programma completo del festival, sul sito (vedi sotto). Stimolante il convegno dell’8 ottobre Naturae et purae – bio&dynamica (manifestazione con espositori che si tiene al Kurhaus, ma solo il 9) dal titolo provocatorio “Vino veleno o vino alimento? Alle radici del bere”. Sempre il 9, in piazza della Rena, Wild Cooking, mentre nelle Terme Storiche e al Kurhaus, oltre ai vini bio ci saranno anche i c
Lo chef Karl Baumgartner
osiddetti PIWI (derivati da uve naturalmente resistenti alle crittogame, malattie fungine). 
Gran finale con Catwalk Champagne, il 13, nella Kursaal del Kurhaus. Dalle 9.30 alle 16.30, degustazione delle bollicine di 34 note e meno note maison, in abbinamento alle specialità gastronomiche di dieci aziende d’élite. Con un grande show-cooking, alle 12.30, tenuto da Karl Baumgartner, chef del ristorante Schöneck di Falzes (1 stella Michelin dal 1998): piccoli assaggi di qualità in abbinamento allo Champagne Marguerite Guyot. 
* Merano WineFestival 2018, dal 9 al 13 novembre, c/o Kurhaus, corso Libertà 33, Merano (Bz), www.meranowinefestival.com. Ticket giornalieri, abbonamento e relativi prezzi, sul sito o in cassa.