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martedì 14 novembre 2017

Il dilemma di Appius 13: con chi andare a nozze?

Il Castel Valentin, circondato da vigneti di Gewürztraminer, che danno vita al dolce passito Comtess,
 della Cantina San Michele-Appiano.
Cominciamo col piatto. Sì, perché il vino si anima veramente non roteandolo in un calice di fine cristallo od osservandone in trasparenza le sfumature di colore, ma dopo un boccone di cibo. È allora che il potere un po’ misterioso di esaltare una pietanza o, al contrario, di peggiorarla, si sprigiona dal bicchiere (e naturalmente il discorso si potrebbe fare anche all’incontrario…).
Foto GL Moncalvi
Risotto ai frutti di mare...
Si torni dunque al piatto, a un piatto particolare, con una premessa. Il suo autore, Herbert Hintner, chef-patron del Zur Rose (Alla Rosa) di San Michele d’Appiano (1 stella Michelin), non è uno che ami tanto i risotti. Nei suoi menu di stagione di quest’ultimo anno se ne trova solo uno, della primavera scorsa, ed è il Risotto alla menta con lucioperca (inusuale, ma pregiato pesce d’acqua dolce). Ora, Hans Terzer, winemaker della Cantina di San Michele d’Appiano, qualche settimana fa, aveva un problema: organizzare, insieme a Herbert, la cena di presentazione del nuovo Appius 2013, un vino già di per sé straordinario perché ogni anno muta, almeno in parte, il mix di vitigni e la veste, cioè l’etichetta serigrafata della bottiglia.
Per gli altri vini della serata, tutti della linea Sanct Valentin, la più prestigiosa (e cara), gli abbinamenti erano stati trovati, discutendone e provandoli alla tavola del Zur Rose. Per l’Appius 2013 questa volta sembrava più difficile. Ma assaggiando e riassaggiando, alla prima H (Hans), ancora insoddisfatta, era scattata una scintilla.
- “E un bel risotto?”
...con Appius 2013: sviolinata di sapori (Foto Manfred Mair).
Non è che la seconda H (Herbert) avesse proprio storto il naso, ma insomma, lì per lì... Poi, dopo un minuto: - “Sì, va bene”, si mise a riflettere ad alta voce, “ma come caratterizzarlo? Con carne o vino no, sola verdura neanche…”
- “Dovresti farlo col pesce, ma non con lucioperca o altro pesce d’acqua dolce”, rispondeva H1.
- “Hai ragione”, si era entusiasmato H2, “dobbiamo prepararlo con tutti i crismi (i miei crismi, almeno) e deve sapere di mare, anche se non è nella nostra tradizione”.
Fine del dialoghetto morale fra i due H e inizio della piccola avventura gastronomica. Così, ad Appiano, comune di collina (sui 400 metri s.l.m.), in una provincia completamente montagnosa e la più settentrionale d’Italia, lo stellato H2 dovette ricorrere ai suoi fornitori di fiducia per far arrivare pesce freschissimo dall’Adriatico. Ed ecco come è stato fatto il risotto ai frutti di mare, su cui è poi caduta la scelta per l’abbinamento con l’Appius 2013: “Ho composto un fumetto di pesce brodoso con gli scarti di ricciola e branzino e l’ho utilizzato per cuocere il riso carnaroli. A parte ho fatto saltare in padella cozze, vongole, seppie e calamari con aglio e prezzemolo. Pronto il riso, ho impiattato e distribuito frutti di mare e molluschi sul risotto, completando con “puntini” di nero di seppia”.
Herbert Hintner, lo chef
Un piatto che H1 ha subito accolto con entusiasmo, probabilmente pari a quello dei suoi ospiti in cantina, quando l’hanno assaggiato qualche giorno dopo. Era la prima volta che Appius veniva abbinato a un piatto in cui il mare era protagonista; nel passato, la vendemmia 2010 era stata accostata a un baccalà con finocchio allo zafferano, ma si sa che il baccalà non è un pesce classico, subendo il merluzzo una particolare lavorazione; l’Appius 2011, a un petto di faraona con tartufo nero e porcini; il 2012, ad animelle di vitello con crema di patate. Insomma l’Appius, ha dispetto
Hans Terzer, l'enologo (Foto M. Mair)
della sua essenza d’uva bianca, aveva finora dimostrato tutto il suo carattere con piatti sostenuti, in cui prevalevano i sapori carnacei. E quindi, paradossalmente, quel bianco, con un piatto di pesce “normale” era un rischio. In realtà, tanto normale quel risotto non era: era un mix di sapori di mare che si fondevano e si mantenevano distinti al contempo, una meraviglia per il palato, che persino un vinaccio di seconda categoria forse non sarebbe riuscito a rovinare. Figuriamoci l’Appius 2013, la cui composizione – chardonnay al 55%, sauvignon al 25%, pinot grigio e pinot bianco per il restante 20% – nonché la maturazione in barrique e tonneau per un anno e il successivo affinamento sui lieviti in acciaio, ne hanno fatto un vino di grande personalità sì, ma con una sua delicatezza, con un frutto e un aroma intensi, ma bilanciati da un’acidità sostenuta.  Forse inutile sbilanciarsi sui vari sentori di frutta esotica, dalla papaya all’ananas, e di frutta nostrana, dalla pera William’s alla mela, sulla mineralità e l’eleganza al palato. Fatto sta che, come in una magica alchimia, il vino esaltava il piatto e il risotto invitava e gustare altro vino.
Cinquemila bottiglie, più alcune centinaia di magnum, fanno dell’Appius 2013 un vino piuttosto esclusivo, anche per il prezzo, che si aggira attorno ai 100 € la bottiglia.
Se l’Appius è il vino unico, fuori dagli schemi, che di anno in anno si diversifica dai suoi precedenti, in sostanza il re, la Linea Sanct Valentin rappresenta idealmente i 9 prìncipi della sua corte.
Anno di anniversari, questo 2017: 30 anni dalla creazione della Sanct Valentin, 40 della presenza di Hans Terzer nella Cantina San Michele-Appiano,  e 110 dalla fondazione della stessa (correva l’anno 1907). Ma che cosa è successo in quest’ultimo trentennio? Di tutto. Si sono quasi dimezzate le rese per ettaro, sono nati nuovi vini, la produzione Sanct Valentin dalle 6mila bottiglie iniziali si è stabilizzata oggi sulle 400mila, che spuntano prezzi finali di tutto rispetto sul mercato: fra i 19 € e i 25 € la bottiglia, per le annate 2013-2015, le ultime in commercio. Ai classici bianchi altoatesini, Pinot (bianco e grigio), Chardonnay, Sauvignon e Gewürztraminer si sono aggiunti i rossi Lagrein e Pinot nero, un Cabernet-Merlot e il Passito Comtess, il primo vino dolce del genere (un gewürztraminer) prodotto in Alto Adige. La linea Sanct Valenctin, nata come un cru specifico rappresentato dalle vigne attorno al Castello
Vini della Linea Sanct Valentin: bottiglie di nuovo design.
omonimo, oggi non è più fondata sui cru, o meglio si è trasformata in una selezione esasperata delle uve delle vigne migliori, poste sui circa 380 ettari vitati della cooperativa, coltivati da oltre 340 soci. Esempio virtuoso di come avere successo nel mondo del vino, perseguendo sempre come obiettivo la qualità. Che si ritrova, a livelli più che soddisfacenti, anche nelle altre linee meno care: la Classica (prezzi da 6,70 € a 10,80 € la bottiglia) e la Selezione (da 8,50 a 17,90 €). E la vendemmia 2017? Problematica per la quantità, ma non per la qualità, promette Hans Terzer. E chi vivrà degusterà.
Info. Cantina Produttori San Michele Appiano, via Circonvallazione 17-19, San Michele, Appiano sulla Strada del Vino (Bz), tel. 0471.664466, www.stmichael.it. Ristorante Zur Rose, via Innerhofer 2, San Michele, Appiano, tel. 0471.662249, www.zur-rose.com. Orari: 12-14, 19-21.30 (chiuso domenica e lunedì a mezz.). Prezzi: carta, da 61 € (primo, secondo e dessert); menu, da 68 €.

mercoledì 9 novembre 2016

Appius 2012: ancora un grande bianco di San Michele-Appiano. Aspettando (il rosso) Godot...

Vigneti a San Michele d'Appiano dell'omonima Cantina.

Hans Terzer
Ci vorrà ancora qualche anno prima che Hans Terzer, wine-maker della Cantina San Michele-Appiano, si decida a presentare un Appius rosso, ma ci arriverà. Del resto quest’anno, nel corso della presentazione del nuovo Appius 2012, sempre bianco come i suoi predecessori del 2011 e 2010, ha inserito, quasi di sottecchi, anche un nuovo rosso, che si colloca nella linea d’alta gamma Sanct Valentin: è una Riserva, il Cabernet-Merlot 2013, uvaggio bordolese a tutto tondo, ancora giovane, con tannini ancora un po’ acerbi, esuberante, ma già elegante e complesso. Perfetto abbinamento, fra l’altro, con una sella di cervo in crosta di spezie e funghi pioppini - cucinata da Herbert Hinter, chef-patron dello stellato Zur Rose - che si scioglieva in bocca in un turbinio di sensazioni.
Sarà un uvaggio bordolese, magari integrato da Petit Verdot, uno dei prossimi Appius? Staremo a vedere. Per intanto ci si può “accontentare”, delle circa 5500 bottiglie dell’Appius 2012, terza edizione.
Ma che cos’è l’Appius? Un vino libero dagli schemi, limitato solo dalla Doc Alto Adige, che Terzer ha concepito nel 2009. Da allora, ogni anno vede i risultati della vendemmia, sceglie un quantitativo limitato delle migliori partite e si orienta per creare un nuovo vino, rigorosamente d’uvaggio. Finora, sempre un bianco, giocato su quattro vitigni, chardonnay, sauvignon, pinot  bianco e/o pinot grigio.
Cabernet-Merlot Riserva 2013
Il territorio è quello del comune di Appiano, oltre mille ettari di vigna, baciata dal dio Bacco. La Cantina San Michele ha più di 340 soci conferitori, con vigneti sparsi su pendii soleggiati, che godono di temperature miti e venti freschi, e si estendono per la maggior parte a sud-est del massiccio montuoso della Mendola, da Pianizza di Sopra e Monte sino a Missiano. Ancora vigneti fino a Cornaiano verso il Lago di Caldaro e singole vigne a Bolzano e Cortaccia per un totale di 380 ettari. Le varietà, bianche e rosse, non sono poche e la gran maggioranza dei vini sono da monovitigno e distribuiti su tre linee: per importanza, la Classica, la Selezione e quella di vertice, la Sanct Valentin. Punta della piramide, un singolo vino, l’Appius.
Le tre annate finora uscite hanno in comune l’utilizzo di sole uve bianche, la fermentazione malolattica e l’affinamento sui lieviti in barrique, cui segue l’assemblaggio dopo circa un anno, più altri tre anni di maturazione in tini d’acciaio.
Cambia la composizione delle cuvée, in un delicato puzzle in cui il primo vino caratterizza l’annata, mentre gli altri la integrano con tocchi balsamici, floreali o minerali…
Eccola.

2010: chardonnay, pinot bianco, pinot grigio, sauvignon.
2011: sauvignon, chardonnay, pinot grigio
2012: chardonnay, sauvignon, pinot grigio, pinot bianco

Sembra il gioco delle tre (o quattro) carte. Invece è una scelta  compositiva dettata dal risultato della vendemmia, dall’esperienza e dall’estro. Sono vini il cui costo si aggira intorno ai 100 € (ma il 2011 è pressoché esaurito, mentre il 2012 costa, per la precisione 99 € la bottiglia, 198 € il magnum). Nella quantità delle poche migliaia di bottiglie e qualche centinaia di magnum, hanno finora trovato riscontri di vendita positivi. Certo, sono anche vini da collezione, ogni anno cambia la veste delle bottiglie, che diventano così una wine collection di pezzi “unici”. Dopo il tralcio di vite del 2010 e l’impronta-sequenza della formula del matematico Fibonacci (13° secolo) del 2011, è la volta, per il 2012, delle spirali che si librano verso un infinito irraggiungibile, verso l’utopia del vino perfetto.

Una volta in tavola, ci si può dare al gioco degli abbinamenti. Il 2010 e 2011 hanno acquisito doti di maggior complessità e paiono adatti a un prudente accostamento a piatti che contengono carne. Così Herbert Hinter e Hans Terzer hanno abbinato un piatto di animelle di vitello con crema di patate e prezzemolo ed erbe di campo all’Appius 2012; i ravioli ripieni con petto di vitello e tartufo bianco all’Appius 2011 e un baccalà con finocchio allo zafferano e purea di ceci al 2012. Sono solo esempi di una grande cucina, che si sforza di reggere alla personalità dei vini. Ma chi ha detto che non si possa gustare l’Appius con un normale piatto di pesce al forno o arricchito da una salsa, con quaglie in tegame o capriolo in salmì, con una semplice braciola di maiale al vino bianco, una scaloppina al Marsala o, lusso, allo stesso Appius? Nessuno, appunto. La morale potrebbe essere questa: i grandi vini stanno bene anche su cibi semplici, male che vada si imporranno, mettendoli in seconda piano. Il palato ne godrà comunque.
Appius 2012. Colore: giallo dorato. Profumo: frutta esotica, come ananas e papaya. Sapore: secco, fresco, armonico, elegante, con sentori di frutta tropicale e un tipico tono nocciolato dovuto al legno della barrique.
Info. Cantina San Michele-Appiano, via Circonvallazione 17, Appiano (Bolzano), tel. 0471.664466, www.stmichael.it.

domenica 8 novembre 2015

Il "giovane" Appius ha già quattro anni, ma nasce adesso. Storia di un vino e di suo papà Hans, protetti da S. Michele



“È ancora molto giovane”, sostiene Hans Terzer, winemaker della Cantina produttori San Michele-Appiano. E osserva attraverso il bicchiere il colore giallo paglierino del vino, un 2011. Che dunque non è un rosso, ma un bianco! Giovane a quattro anni dalla vendemmia? Eppure, paradossalmente, è così. Perché Hans Terzer, quando verso il 2009 decise di fare un vino affatto diverso da quelli prodotti fino a quel momento dalla pluridecorata (da guide e consumatori) Cantina altoatesina di Appiano, pensò alla libertà. Finalmente, avrebbe fatto un vino fuori dagli schemi, con gli uvaggi scelti a seconda dei risultati della vendemmia, bianco o rosso, non importa, purché frutto di selezioni esaspertate e di cura maniacale. E creò l’Appius (nome latino di Appiano, il borgo ove ha sede la cantina). Sono così usciti il 2010 e, da pochi giorni, il 2011, presentato in pompa magna il 6 novembre. Si sa, la pompa magna degli altoatesini è pur sempre improntata alla sobrietà e alla sostanza. Non in un ristorante o in un ambiente di lusso, si è dunque svolta la presentazione, ma in cantina, preparata con i tavoli disposti per l’occasione a fianco delle botti. Un piccolo palco con una proiezione continua dei paesaggi delle vigne, stupendi (ma lo è ancora di più, se possibile, il paesaggio reale, in questi giorni d’autunno che sembrano di primavera avanzata, non fosse per i colori struggenti delle foglie). Due abili musiciste che creavano un’atmosfera rarefatta e partecipe attraverso le note di arpa e violino. Infine, ma ovviamente non ultimi, i piatti studiati per l’occasione, da Herbert Hintner, chef patron dello stellato Zur Rose. E i vini. Un crescendo o un diminuendo singolare di annate, grazie ai quali con i calamari, spinaci e olio di vaniglia erano abbinati ben 3 vini della linea Sanct Valentin, il Sauvignon 2014, i Pinot grigio e Chardonnay 2013. Con i successivi gamberi (impanati con polenta) e broccoli, salto indietro: stessi vini, ma del 2008 e 2007. E poi, i pezzi forti, in crescendo. Ravioli ripieni di baccalà con purea di ceci e olive, accostati all’Appius 2010 (vino ormai esaurito). Infine, l’accostamento più osé, con la carne: petto di faraona con tartufo nero, insalata belga rosolata e porcini, con l’Appius 2011. Proprio quel vino “ancor giovane”, che però già dona ottima prova di sé, esprimendo, per dirla con Terzer, “aromi consistenti di frutti
Petto di faraona con tartufo
tropicali, uva spina, bacche di sambuco e vaniglia tostata”. E rivelandosi in bocca “cremoso, morbido, fresco, minerale, concentrato e complesso”. Sono definizioni azzeccate, che in effetti dimostrano come l’uvaggio dell’Appius 2011 riesca a estrarre il meglio delle caratteristiche di ogni uva che ne fa parte, il sauvignon, prima di tutto, poi lo chardonnay e il pinot grigio. Tutti fermentati e affinati in barrique e tonneau, con fermentazione malolattica (trasforma l’acido malico in lattico, donando al vino  morbidezza) solo per gli ultimi due vini. I “magnifici tre” vengono assemblati dopo quasi un anno per andare poi a maturare lentamente ed affinarsi in acciaio per altri tre. Ecco quindi che, quando il mix riesce, come in questo caso, si ha un vino con caratteristiche di complessità, concentrazione del frutto, ma anche freschezza, preservazione della mineralità, e con fondata promessa di ulteriore evoluzione nel futuro. È quindi praticabile la doppia via dell’abbinamento ai piatti di pesce di sapore deciso, e a quelli di carne come, quaglia, faraona, piccione addirittura.
L’Appius 2011, racchiuso in una bottiglia pesante e molto particolare, che gioca su una serigrafia oro su fondo nero - una sorta d’impronta digitale ispirata all'arte cineteca - è tecnicamente un Alto Adige Bianco Doc, che sviluppa 14° d’alcol. Potenziale d’invecchiamento dichiarato: 10 anni e oltre. Prodotto in 5mila bottiglie e venduto in cassetta di legno, dovrebbe costare intorno ai 100 € la bottiglia.

Info: Cantina Produttori San Michele Appiano / Kellerei St. Michael Eppan, tel. 0471.664466, www.stmichael.it, Appiano (Bolzano).

venerdì 12 settembre 2014

Sesso, Porsche e crepe Suzette


L'Hotel Preidlhof in Val Venosta (Alto Adige)

Una Rolls-Royce gialla. Be’, non esageriamo. Quello era un film del 1964. Due Porsche gialle: questa è una realtà del 2014. Sono proprietà dei DolceVita Hotel (www.dolcevitahotels.com), cinque alberghi consociati della Val Venosta, in Alto Adige, che le mettono a disposizione dei propri clienti (99 € al
giorno, con cestino da picnic) per farsi un po’ di sgommate fra i tourniquet delle Dolomiti. Gli alberghi sono tutti nelle vicinanze di Merano, a Laces e Naturno, piccoli paradisi delle vacanze montane. E distano, fra di loro, non più di 11 km. Il dato è interessante perché, con la formula di prenotazione Give me five, alloggiando in uno di essi ci si può avvalere gratuitamente e senza limiti delle strutture e delle offerte di tutti e cinque, usufruire della linea biologica Barg, a base di erbe locali bio e da raccolta selvatica controllata, sfruttare i trattamenti esclusivi per le coppie (cene  romantiche, notti in baita, welness dedicato). Si tratta dell’Hotel Paradies di Laces (5 stelle, www.hotelparadies.com/it ), dello Jagdhof, sempre a Laces (4 stelleS,  www.jagdhof.com/it), del Feldhof di Naturno (4 stelleS, www.feldhof.com/it), del Lindenhof, di Naturno (4 stelleS, www.lindenhof.it )  e, sempre a Naturno, del Preidlhof, anch’esso 4 stelle Superior, tra i top hotel d’Italia (www.preidlhof.it).
Camera romantica del Preidlhof
Quest’ultimo, in particolare, è un hotel-benessere con 50 camere e suite dedicate esclusivamente alle coppie, alcune veramente magnifiche, con letto a baldacchino, balcone con splendida vista, vasca o terrazza privata con jacuzzi e sauna all’aperto. È stato premiato con l'Holidaycheck Award 2012 e 2013 come miglior albergo per coppie. Quello che qui viene chiamato Il Mondo delle acque si articola in 5 piscine e 7 saune con parco mediterraneo. C’è anche una Sky Spa di nuova costruzione, una torre di quattro piani ispirata a un’architettura del benessere con piscina a pelo d’acqua sul tetto scoperto da cui si gode il paesaggio della valle, dal monte Tessa, di vegetazione mediterranea, al monte Tramontana, ricoperto di conifere.
Interessantissima la cucina del Preidlhof, che si gusta, soprattutto la sera, nella sua Dolce Vita Stube (tel. 390.473666251). Lo chef Thomas Ebner propone piatti d’ispirazione mediterranea, con qualche classico altoatesino rivisitato e l’uso di molte erbe spontanee. C’è anche un menu ayurveda da sole 500 calorie, per niente “punitivo” e anzi gustoso. Fra le preparazioni più notevoli: mezzelune della val
Crepe Suzette
Venosta con valeriana arrostita, variazione di carciofi altoatesini di montagna & branzino, essenza di quaglia con tortelloni di grano saraceno, curry indiano con l’anatra & noci d’acaju, cappasanta alla griglia con risotto di riso selvatico. Ancora, orata al rosmarino, capperi e valeriana, carré d’agnello gratinato con polenta, paprica e fagiolini. Dolci innovativi come il sex on the beach, ispirato al noto cocktail, o da Belle
 Epoque, come le crepe Suzette al Grand Marnier e gli eccellenti vini dell’Alto Adige, a cominciare dai Riesling di Naturno Falkenstein della cantina Pratzner e Castel Juval di Unterortl.
Il Lago di Carezza
E poi la Porsche gialla, boxter Cabrio, per provare l’emozione del vento tra i capelli e del panorama, a volte veramente mozzafiato, delle Dolomiti. Tra le mete più interessanti “in giallo”, ma ovviamente anche con le proprie auto, il Lago di Carezza, che si raggiunge, passando da Bolzano, in circa un’ora e mezza. Nelle sue acque si riflettono quasi magicamente le cime del massiccio del Latemar; è detto anche lago dell’arcobaleno per i colori cangianti. Da qui si può visitare la Val di Fassa, passando da Vigo e Canazei fino al Passo Pordoi, mettendo alla prova l’auto con i 28 tornanti che congiungono Canazei al passo. Che è posto a 2239 m. d’altitudine, incassato fra il Sass Pordoi e il Sass Becè. Delimita il confine fra le provincie di Trento e Belluno. Il ristorante Maria, di cucina tipica d’antan, si rifà alla mitica Maria Piaz (sorella del famoso alpinista Tita Piaz), promotrice delle prime strutture turistiche del passo a più riprese, nel secolo scorso. In poco più di mezz’ora si può ridiscendere in Alto Adige e, a La Villa, con la funivia dello Ski carosello Corvara, si arriva all’effervescente rifugio Moritzino di Piz la Ila (2100 m.), meta preferita di molti vip, ma effettivamente buon ristorante e rifornito wine bar, che propone una cucina altoatesina abbastanza tipica e ben fatta. (Club Moritzino, Piz La Villa, tel. 0471.847403,  www.moritzino.it).

Da La Villa ad Appiano sulla strada del vino, ci vogliono un paio d’ore di auto (87 km). Ma il tour merita, per godersi le strade panoramiche e per visitare  una delle glorie enologiche dell’Alto Adige, la cantina San Michele Appiano (www.stmichael.it), ultracentenaria e oggi gestita mirabilmente dal winemaker Hans Terzer, già premiato dalla rivista Il Gambero Rosso come uno dei dieci migliori del
Planimetria dei cru e bottiglie della cantina S. Michele Appiano
mondo. È un bell’edifico, prevalentemente in stile Liberty, ma con un moderno showroom chiamato Wine Time, dove non solo si acquista vino, ma lo si degusta, si assiste a presentazioni e a illustrazioni sulle vigne e il territorio. Un erbario documenta le forme delle foglie delle viti, nell’aromateca si annusano 36 aromi del vino. Gran qualità e relativa quantità: sono circa 2 milioni le bottiglie prodotte in tre linee, la Classica (buon rapporto qualità/prezzo), la Selezione e la Sanct Valentin, la più prestigiosa. Fra i grandi vini prodotti qui, vanno almeno nominati il soave Passito Comtess (uvaggio di
gewurztraminer, riesling e sauvignon), il Sauvignon della linea St Valentin e, fra i rossi, il Pinot nero riserva, il Lagrein Riserva e il Merlot-Cabernet De Piano, un’ultima entrée d’eccellenza.
Così corroborati da assaggi molteplici, si può far ritorno verso un meritato riposo al Preidlhof di Naturno. Che (dolce) vita difficile! 

Pacchetto. Weekend settembrino all’Hotel Preidlhof (valido fino al 29/9), 2 pernottamenti a partire da € 388 a persona compresa la nuova sauna panoramica della Sky Spa, possibilità di noleggiare la Porsche Boxster Cabrio DolceVita per un tour tra le Dolomiti, escursioni guidate in bici o Nordic Walking nel Parco Naturale del Gruppo di Tessa, noleggio di vespa e quad gratuito, piatti gourmet con la pensione 3/4 per buongustai. Ogni giorno colazione a tema con tavolo buffet e angolo dei prodotti biologici. E Buffet Vital nel pomeriggio, dalle 14 alle 17. La sera, menu gourmet à la carte di 7 portate con possibilità di scegliere il menu Vital vegetariano e wellness di 500 calorie.