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venerdì 16 luglio 2021

Fysi, il nuovo vino "Piwi" dei Feudi di Romans. Orgoglio della famiglia Lorenzon, che riesce così a coniugare sostenibilità e sapidità

 

Grappoli di vitigni Piwi: Sauvignon Kretos (a sinistra) e Friulano Soreli

Pilzwiderstandfähige: no non è una parolaccia. “Semplicemente”  significa resistente ai funghi e si riferisce a nuovi incroci di viti per ottenere piante pressoché inattaccabili dai temibili oidio, peronospora e botrytis cinerea, in modo da limitare drasticamente o abolire l’uso non solo di vari prodotti chimici, ma anche del rame, forzosamente consentito anche in agricoltura biologica (ma che alla lunga, essendo un metallo pesante, rischia di contaminare le falde acquifere).

Invece i vitigni Piwi (acronimo di Pilzwiderstandfähige) sono stati concepiti apposta per essere naturalmente resistenti alle principali malattie funginee. Si tratta di incroci tra varietà di vitis vinifera europea e varietà americane e/o asiatiche.

A livello legislativo è sorto un problema. Questi vini, non essendo derivati dalla sola vitis vinifera, non possono valersi delle Do, le Denominazioni d’origine (in Italia, Doc e Docg). 

Recentemente però sono state riconosciute dall’Agenzia Ue Cpvo (che gestisce tutto il sistema delle varietà vegetali dei 27 Paesi)  quattro nuove varietà Piwi francesi come facenti parte della categoria vitis vinifera. E dunque la strada verso le Do è aperta. Per il momento questi vini non possono spingersi più in là della categoria Igt, Indicazione geografica tipica. Il che non sempre ha a che fare con la loro bontà organolettica, nonostante le regole siano più lasche. 

Anche in Italia i Piwi si stanno espandendo (in Europa sono all’avanguardia Germania e Austria), pur essendo ancora poco noti e diffusi. Le coltivazioni principali si trovano in Friuli, Veneto, Alto Adige e Lombardia. I nuovi vigneti hanno nomi inusuali: si va dal Bronner al Solaris, dal Gamaret al Regent, dal Cabernet Carbon al Muscaris.

Un’azienda vinicola che ha cominciato a puntare sui Piwi è I Feudi di Romans della famiglia Lorenzon, (Enzo, fondatore e presidente e i due figli Davide, enologo e Nicola, direttore commerciale), di San

Nicola e Davide Lorenzon brindano pieds dans
l'eau
dell'Isonzo col loro nuovo vino Fysi 
Canzian d’Isonzo (Gorizia). Nota finora per una serie di vini impeccabili della Doc Friuli Isonzo, quali il Sontium, bianco, o il Refosco dal peduncolo rosso, da agricoltura tradizionale, ha impiantato qualche anno fa un paio d’ettari di vigneti Piwi in regime di agricoltura biologica. Si chiamano Kretos, Rytos e Soreli i nuovi vitigni a dimora e sono la versione Piwi di Sauvignon (i primi due) e Friulano (il terzo). Allevati su un terreno caratterizzato da ghiaia, sabbia e argille nobili, col sistema Guyot, nella sottozona Rive di Giare, hanno dimostrato di sapersi difendere naturalmente dalle principali malattie, così che si è potuto ridurre al minimo i trattamenti e perciò anche l’impatto ambientale.

Le uve diraspate hanno subito una breve macerazione a freddo, sono state poi pressate e il mosto è stato chiarificato per decantazione naturale. Quindi si è proceduto con la fermentazione a temperatura controllata in tini d’acciaio. Al termine i tre vini sono stati lasciati sui lieviti a maturare per diversi mesi, con continue operazioni di bâtonnage (rimescolamento delle fecce fini con la massa del vino, per conferire maggiore intensità di profumi e sapore). Infine sono stati assemblati poco prima dell’imbottigliamento nella misura del 50% di Kretos, 35% di Rytos e 15% di Soreli.  Per dar luogo al Fysi (dal greco φύση, natura), bianco biologico, racchiuso in una bottiglia trasparente, circondata da una bella etichetta decorata con eleganti disegni ispirati alla flora che contorna la vigna.

Nel bicchiere, Fysi si presenta di un bel colore paglierino, con qualche timido riflesso verdolino. Al naso, sentori di biancospino, sfalci estivi, kiwi. In bocca, secco, con giusta corrispondenza naso/palato, fresco e sapido, intenso e piacevolmente persistente. Abbinamenti elettivi: tartine al salmone e mousse di avocado; grissini avvolti nel prosciutto di San Daniele; risotto con zucchine, i loro fiori e pomodoro; risotto di Marano (con telline, scampi e calamari); frittura minuta con rucola fritta; sogliole alla mugnaia; triglie al cartoccio.

Info. Fysi 2020, Vino biologico bianco, Venezia Giulia Igt. 10mila bottiglie. Prezzo: 12,50 € l’una (in vendita anche sul sito Internet). Prodotto da I Feudi di Romans – Az. Agricola Lorenzon, via Ca’ del Bosco 16, loc. Pieris, San Canzian d’Isonzo (Gorizia), tel. 0481.76445, www.ifeudidiromans.it

lunedì 5 novembre 2018

Il Merano WineFestival si tinge di rosa con i vini di cinque consorzi, dal Valtenesi Chiaretto al Cerasuolo d'Abruzzo. E si autoprovoca: "Vino, veleno o alimento?"

Una veduta del Kurhaus di Merano, con le montagne del Gruppo Tessa sullo sfondo
Pur amando la cacciagione a tavola, il cacciatore che preferiamo non è quello con doppietta e stivali, ma un altro signore, che si fa chiamare The Wine Hunter, al secolo Helmut Köcher. Gran patron del Merano WineFestival, Köcher batte non le brughiere ma le cantine di tutta Italia e di non poche all’estero, per scovare non solo i vini “migliori”, ma quelli più intriganti, che hanno molto da raccontare e non sempre sono noti, quelli di una tendenza magari minoritaria o di nicchia, ma che
Stefania Mafalda, pr,
ed Helmut Köcher
promettono di avere un futuro brillante o comunque interessante. Lui li valorizza (anche attraverso degustazioni di esperti suoi collaboratori) assegnando dei riconoscimenti (sorta di medaglie virtuali, dai colori
  - a salire nel merito - Rosso, Oro e Platino), e li invita a quella grande kermesse internazionale che è ormai da tempo il Merano WineFestival, quest’anno alla 27ª edizione (dal 9 al 13 novembre).
Ogni salone del vino che si rispetti, si sa, deve proporre delle novità e il MWF non ha fatto e non fa eccezione: ogni anno si è aggiunto qualcosa, tanto che, pur se la manifestazione principale ha luogo al Kurhaus (un bell’edificio in stile Liberty, il cui cuore è il magnifico salone Kursaal), le vie e spazi all’intorno sono stati progressivamente conquistati ai nuovi progetti voluti dal patron. Così, da quest’anno, in piazza della Rena sarà impiantato The Circle-People, Lands, Experiences, un palcoscenico di 450 mq dedicato a degustazioni di vino e cibo, show-cooking, incontri con piccoli produttori e chef, vignaioli ma anche pizzaioli di vaglia. La sera, dopo la chiusura del Kurhaus e della Gourmet Arena (chicche gastronomiche, spesso difficili da reperire nelle grandi città), Il Circolo diventa uno spazio lounge per rilassarsi bevendo un drink. Ma a proposito di Gourmet Arena, da quest’anno viene affiancata da una nuova area espositiva, chiamata Spirits Experience: distillati di qualità, vermouth e liquori protagonisti in degustazioni e seminari a tema, esibizioni di barman e cocktail nuovi o di antiche origini. 
Il “Futuro del Vino”? È affidato (anche) alle idee che alcuni esperti e personalità prevederanno nel corso di una tavola rotonda che si terrà all’eclettico Teatro Puccini (ispirato allo Jugendstill internazionale ed aperto nel 1900).
Chiaretto della Valtenesi
Ma quali sono i vini presenti nel Kurhaus? Quelli che hanno ottenuto almeno un The Wine Hunter Award (cioè conseguito un punteggio, su 100, fra 88 e 89,99 punti per l’Award Rosso, da 90 a 94,99 per il Gold e da 95 a 100 per il Platinum): bianchi, rossi, dolci, secchi, spumanti…E i rosati? Presenti finora in piccolo numero e singolarmente negli stand delle varie aziende vinicole, quest’anno vengono celebrati in pompa magna, con un’area apposita,“Rosé-Vino in Futuro”, allestita in sala Czerny (dal nome del pianista e compositore viennese dell’Ottocento). Protagonisti i vini dei territori storicamente vocati, i cui consorzi hanno siglato pochi mesi fa il cosiddetto Patto del Rosé, per promuovere insieme la cultura di questa tipologia, ancora poco considerata in Italia. Si tratterà di un centinaio di etichette che fanno capo alle Doc Chiaretto di Bardolino, Valtenesi Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Salice Salentino Rosato e Castel del Monte Rosato. Sabato 10 alle 11, all’Hotel Therme, Costantino Gabardi, degustatore e scrittore di vino, guiderà una masterclass con i rosati delle cinque Doc.
Ci sarà spazio anche per appuntamenti insoliti per un festival del vino e del cibo di qualità, ma in realtà del tutto coerenti, come il Premio Emergente Sala (ideato dai giornalisti Luigi Cremona e Lorenza Vitali), che celebra così un mestiere poco appetito dai giovani interessati al mondo della gastronomia, come il professionista dell’ospitalità (in maniera più prosaica: camerieri, maitre) under 30: esami, prove pratiche e premiazione dei tre migliori emergenti del Nord Italia, che parteciperanno fra un anno alla finale nazionale. 
E poi, che altro? Tanto, che qui elenchiamo solo di passaggio, rimandando al programma completo del festival, sul sito (vedi sotto). Stimolante il convegno dell’8 ottobre Naturae et purae – bio&dynamica (manifestazione con espositori che si tiene al Kurhaus, ma solo il 9) dal titolo provocatorio “Vino veleno o vino alimento? Alle radici del bere”. Sempre il 9, in piazza della Rena, Wild Cooking, mentre nelle Terme Storiche e al Kurhaus, oltre ai vini bio ci saranno anche i c
Lo chef Karl Baumgartner
osiddetti PIWI (derivati da uve naturalmente resistenti alle crittogame, malattie fungine). 
Gran finale con Catwalk Champagne, il 13, nella Kursaal del Kurhaus. Dalle 9.30 alle 16.30, degustazione delle bollicine di 34 note e meno note maison, in abbinamento alle specialità gastronomiche di dieci aziende d’élite. Con un grande show-cooking, alle 12.30, tenuto da Karl Baumgartner, chef del ristorante Schöneck di Falzes (1 stella Michelin dal 1998): piccoli assaggi di qualità in abbinamento allo Champagne Marguerite Guyot. 
* Merano WineFestival 2018, dal 9 al 13 novembre, c/o Kurhaus, corso Libertà 33, Merano (Bz), www.meranowinefestival.com. Ticket giornalieri, abbonamento e relativi prezzi, sul sito o in cassa.