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domenica 8 novembre 2015

Il "giovane" Appius ha già quattro anni, ma nasce adesso. Storia di un vino e di suo papà Hans, protetti da S. Michele



“È ancora molto giovane”, sostiene Hans Terzer, winemaker della Cantina produttori San Michele-Appiano. E osserva attraverso il bicchiere il colore giallo paglierino del vino, un 2011. Che dunque non è un rosso, ma un bianco! Giovane a quattro anni dalla vendemmia? Eppure, paradossalmente, è così. Perché Hans Terzer, quando verso il 2009 decise di fare un vino affatto diverso da quelli prodotti fino a quel momento dalla pluridecorata (da guide e consumatori) Cantina altoatesina di Appiano, pensò alla libertà. Finalmente, avrebbe fatto un vino fuori dagli schemi, con gli uvaggi scelti a seconda dei risultati della vendemmia, bianco o rosso, non importa, purché frutto di selezioni esaspertate e di cura maniacale. E creò l’Appius (nome latino di Appiano, il borgo ove ha sede la cantina). Sono così usciti il 2010 e, da pochi giorni, il 2011, presentato in pompa magna il 6 novembre. Si sa, la pompa magna degli altoatesini è pur sempre improntata alla sobrietà e alla sostanza. Non in un ristorante o in un ambiente di lusso, si è dunque svolta la presentazione, ma in cantina, preparata con i tavoli disposti per l’occasione a fianco delle botti. Un piccolo palco con una proiezione continua dei paesaggi delle vigne, stupendi (ma lo è ancora di più, se possibile, il paesaggio reale, in questi giorni d’autunno che sembrano di primavera avanzata, non fosse per i colori struggenti delle foglie). Due abili musiciste che creavano un’atmosfera rarefatta e partecipe attraverso le note di arpa e violino. Infine, ma ovviamente non ultimi, i piatti studiati per l’occasione, da Herbert Hintner, chef patron dello stellato Zur Rose. E i vini. Un crescendo o un diminuendo singolare di annate, grazie ai quali con i calamari, spinaci e olio di vaniglia erano abbinati ben 3 vini della linea Sanct Valentin, il Sauvignon 2014, i Pinot grigio e Chardonnay 2013. Con i successivi gamberi (impanati con polenta) e broccoli, salto indietro: stessi vini, ma del 2008 e 2007. E poi, i pezzi forti, in crescendo. Ravioli ripieni di baccalà con purea di ceci e olive, accostati all’Appius 2010 (vino ormai esaurito). Infine, l’accostamento più osé, con la carne: petto di faraona con tartufo nero, insalata belga rosolata e porcini, con l’Appius 2011. Proprio quel vino “ancor giovane”, che però già dona ottima prova di sé, esprimendo, per dirla con Terzer, “aromi consistenti di frutti
Petto di faraona con tartufo
tropicali, uva spina, bacche di sambuco e vaniglia tostata”. E rivelandosi in bocca “cremoso, morbido, fresco, minerale, concentrato e complesso”. Sono definizioni azzeccate, che in effetti dimostrano come l’uvaggio dell’Appius 2011 riesca a estrarre il meglio delle caratteristiche di ogni uva che ne fa parte, il sauvignon, prima di tutto, poi lo chardonnay e il pinot grigio. Tutti fermentati e affinati in barrique e tonneau, con fermentazione malolattica (trasforma l’acido malico in lattico, donando al vino  morbidezza) solo per gli ultimi due vini. I “magnifici tre” vengono assemblati dopo quasi un anno per andare poi a maturare lentamente ed affinarsi in acciaio per altri tre. Ecco quindi che, quando il mix riesce, come in questo caso, si ha un vino con caratteristiche di complessità, concentrazione del frutto, ma anche freschezza, preservazione della mineralità, e con fondata promessa di ulteriore evoluzione nel futuro. È quindi praticabile la doppia via dell’abbinamento ai piatti di pesce di sapore deciso, e a quelli di carne come, quaglia, faraona, piccione addirittura.
L’Appius 2011, racchiuso in una bottiglia pesante e molto particolare, che gioca su una serigrafia oro su fondo nero - una sorta d’impronta digitale ispirata all'arte cineteca - è tecnicamente un Alto Adige Bianco Doc, che sviluppa 14° d’alcol. Potenziale d’invecchiamento dichiarato: 10 anni e oltre. Prodotto in 5mila bottiglie e venduto in cassetta di legno, dovrebbe costare intorno ai 100 € la bottiglia.

Info: Cantina Produttori San Michele Appiano / Kellerei St. Michael Eppan, tel. 0471.664466, www.stmichael.it, Appiano (Bolzano).

venerdì 12 settembre 2014

Sesso, Porsche e crepe Suzette


L'Hotel Preidlhof in Val Venosta (Alto Adige)

Una Rolls-Royce gialla. Be’, non esageriamo. Quello era un film del 1964. Due Porsche gialle: questa è una realtà del 2014. Sono proprietà dei DolceVita Hotel (www.dolcevitahotels.com), cinque alberghi consociati della Val Venosta, in Alto Adige, che le mettono a disposizione dei propri clienti (99 € al
giorno, con cestino da picnic) per farsi un po’ di sgommate fra i tourniquet delle Dolomiti. Gli alberghi sono tutti nelle vicinanze di Merano, a Laces e Naturno, piccoli paradisi delle vacanze montane. E distano, fra di loro, non più di 11 km. Il dato è interessante perché, con la formula di prenotazione Give me five, alloggiando in uno di essi ci si può avvalere gratuitamente e senza limiti delle strutture e delle offerte di tutti e cinque, usufruire della linea biologica Barg, a base di erbe locali bio e da raccolta selvatica controllata, sfruttare i trattamenti esclusivi per le coppie (cene  romantiche, notti in baita, welness dedicato). Si tratta dell’Hotel Paradies di Laces (5 stelle, www.hotelparadies.com/it ), dello Jagdhof, sempre a Laces (4 stelleS,  www.jagdhof.com/it), del Feldhof di Naturno (4 stelleS, www.feldhof.com/it), del Lindenhof, di Naturno (4 stelleS, www.lindenhof.it )  e, sempre a Naturno, del Preidlhof, anch’esso 4 stelle Superior, tra i top hotel d’Italia (www.preidlhof.it).
Camera romantica del Preidlhof
Quest’ultimo, in particolare, è un hotel-benessere con 50 camere e suite dedicate esclusivamente alle coppie, alcune veramente magnifiche, con letto a baldacchino, balcone con splendida vista, vasca o terrazza privata con jacuzzi e sauna all’aperto. È stato premiato con l'Holidaycheck Award 2012 e 2013 come miglior albergo per coppie. Quello che qui viene chiamato Il Mondo delle acque si articola in 5 piscine e 7 saune con parco mediterraneo. C’è anche una Sky Spa di nuova costruzione, una torre di quattro piani ispirata a un’architettura del benessere con piscina a pelo d’acqua sul tetto scoperto da cui si gode il paesaggio della valle, dal monte Tessa, di vegetazione mediterranea, al monte Tramontana, ricoperto di conifere.
Interessantissima la cucina del Preidlhof, che si gusta, soprattutto la sera, nella sua Dolce Vita Stube (tel. 390.473666251). Lo chef Thomas Ebner propone piatti d’ispirazione mediterranea, con qualche classico altoatesino rivisitato e l’uso di molte erbe spontanee. C’è anche un menu ayurveda da sole 500 calorie, per niente “punitivo” e anzi gustoso. Fra le preparazioni più notevoli: mezzelune della val
Crepe Suzette
Venosta con valeriana arrostita, variazione di carciofi altoatesini di montagna & branzino, essenza di quaglia con tortelloni di grano saraceno, curry indiano con l’anatra & noci d’acaju, cappasanta alla griglia con risotto di riso selvatico. Ancora, orata al rosmarino, capperi e valeriana, carré d’agnello gratinato con polenta, paprica e fagiolini. Dolci innovativi come il sex on the beach, ispirato al noto cocktail, o da Belle
 Epoque, come le crepe Suzette al Grand Marnier e gli eccellenti vini dell’Alto Adige, a cominciare dai Riesling di Naturno Falkenstein della cantina Pratzner e Castel Juval di Unterortl.
Il Lago di Carezza
E poi la Porsche gialla, boxter Cabrio, per provare l’emozione del vento tra i capelli e del panorama, a volte veramente mozzafiato, delle Dolomiti. Tra le mete più interessanti “in giallo”, ma ovviamente anche con le proprie auto, il Lago di Carezza, che si raggiunge, passando da Bolzano, in circa un’ora e mezza. Nelle sue acque si riflettono quasi magicamente le cime del massiccio del Latemar; è detto anche lago dell’arcobaleno per i colori cangianti. Da qui si può visitare la Val di Fassa, passando da Vigo e Canazei fino al Passo Pordoi, mettendo alla prova l’auto con i 28 tornanti che congiungono Canazei al passo. Che è posto a 2239 m. d’altitudine, incassato fra il Sass Pordoi e il Sass Becè. Delimita il confine fra le provincie di Trento e Belluno. Il ristorante Maria, di cucina tipica d’antan, si rifà alla mitica Maria Piaz (sorella del famoso alpinista Tita Piaz), promotrice delle prime strutture turistiche del passo a più riprese, nel secolo scorso. In poco più di mezz’ora si può ridiscendere in Alto Adige e, a La Villa, con la funivia dello Ski carosello Corvara, si arriva all’effervescente rifugio Moritzino di Piz la Ila (2100 m.), meta preferita di molti vip, ma effettivamente buon ristorante e rifornito wine bar, che propone una cucina altoatesina abbastanza tipica e ben fatta. (Club Moritzino, Piz La Villa, tel. 0471.847403,  www.moritzino.it).

Da La Villa ad Appiano sulla strada del vino, ci vogliono un paio d’ore di auto (87 km). Ma il tour merita, per godersi le strade panoramiche e per visitare  una delle glorie enologiche dell’Alto Adige, la cantina San Michele Appiano (www.stmichael.it), ultracentenaria e oggi gestita mirabilmente dal winemaker Hans Terzer, già premiato dalla rivista Il Gambero Rosso come uno dei dieci migliori del
Planimetria dei cru e bottiglie della cantina S. Michele Appiano
mondo. È un bell’edifico, prevalentemente in stile Liberty, ma con un moderno showroom chiamato Wine Time, dove non solo si acquista vino, ma lo si degusta, si assiste a presentazioni e a illustrazioni sulle vigne e il territorio. Un erbario documenta le forme delle foglie delle viti, nell’aromateca si annusano 36 aromi del vino. Gran qualità e relativa quantità: sono circa 2 milioni le bottiglie prodotte in tre linee, la Classica (buon rapporto qualità/prezzo), la Selezione e la Sanct Valentin, la più prestigiosa. Fra i grandi vini prodotti qui, vanno almeno nominati il soave Passito Comtess (uvaggio di
gewurztraminer, riesling e sauvignon), il Sauvignon della linea St Valentin e, fra i rossi, il Pinot nero riserva, il Lagrein Riserva e il Merlot-Cabernet De Piano, un’ultima entrée d’eccellenza.
Così corroborati da assaggi molteplici, si può far ritorno verso un meritato riposo al Preidlhof di Naturno. Che (dolce) vita difficile! 

Pacchetto. Weekend settembrino all’Hotel Preidlhof (valido fino al 29/9), 2 pernottamenti a partire da € 388 a persona compresa la nuova sauna panoramica della Sky Spa, possibilità di noleggiare la Porsche Boxster Cabrio DolceVita per un tour tra le Dolomiti, escursioni guidate in bici o Nordic Walking nel Parco Naturale del Gruppo di Tessa, noleggio di vespa e quad gratuito, piatti gourmet con la pensione 3/4 per buongustai. Ogni giorno colazione a tema con tavolo buffet e angolo dei prodotti biologici. E Buffet Vital nel pomeriggio, dalle 14 alle 17. La sera, menu gourmet à la carte di 7 portate con possibilità di scegliere il menu Vital vegetariano e wellness di 500 calorie.

giovedì 3 aprile 2014

VINITALY 3 / Appuntamenti, incontri, scoperte e novità


La Freccianera dei Fratelli Berlucchi. Era il nome di un fortunato sceneggiato tv degli anni Sessanta, con Loretta Goggi e Arnoldo Foà, tratto da un romanzo di Louis Stevenson, La freccia nera, appunto. Ritorna il nome, in tutt’altra veste, nella nuovissima bottiglia di Franciacorta Docg brut 2007, che darà presentata dalla F.lli Berlucchi (www.fratelliberlucchi.it) al Padiglione Lombardia, Area Franciacorta, stand D15. L’etichetta è stata concepita dal designer  già noto editoreFranco Maria Ricci, che si è basato su una sua etichetta “nera” del 1977,  l’anno del primo spumante millesimato in casa dei Fratelli Berlucchi. Ricorre la cifra 7 per questa bottiglia: la freccia passa dal 1997 al 2007, l’anno della vendemmia e, ancora, dopo 7 anni vanno sul mercato 7000 esemplari. Anche il contenuto è inusuale, per non dire eccezionale: si tratta di una cuvée per niente classica, che rispolvera nella sua composizione le uve di pinot bianco, utilizzate all’inizio dell’avventura dello spumante in Franciacorta, ma poi abbandonate quasi da tutti, che sono presenti per il 50%; l’altra metà è formate dalle più classiche chardonnay e pinot nero. In bocca, bollicine morbide e sapide, accompagnate da profumi balsamici, agrumati e da un leggero boisé.

Cinquant’anni di Livon. L’azienda di Dolegnano (Udine), con vigneti nel Collio e nelle Grave, ma anche in Toscana e Umbria (www.livon.it), festeggia il mezzo secolo presentando fra l’altro il suo Braide Alte 2011 in versione Salmanazar (9 litri): magnifico uvaggio di chardonnay, sauvignon, picolit e moscato giallo, che fermenta e matura in barrique per almeno otto mesi. Padiglione 6, stand B8.


I maestri dell’eccellenza secondo Civiltà del bere. Mercoledì 9 alla sala Argento del Palaexpo, Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere (www.civiltadelbere.com), guiderà un tasting (solo per invitati) dal titolo: I maestri dell’eccellenza. Dieci produttori prestigiosi con i loro vini di punta. Eccoli. Marisa Allegrini presenta La Poja 2000; Albiera Antinori, Tignanello 2004; Valentina Argiolas, Turriga 2008; Emilio Pedron, dei Bertani Domains, Amarone classico 2006; José Rallo di Donnafugata, Ben Ryé 2011; Marcello Lunelli, delle Cantine Ferrari, Giulio Ferrarri Riserva del Fondatore 1996; Gianfranco Fino, Es, Primitivo di Manduria 2012; Teresa Severini, della Lungarotti, Rubesco Riserva Vigna Monticchio 2007; Sandro Boscaini, di Masi Agricola,  l’Amarone Mazzano 1997; Priscilla Incisa della Rocchetta, Sassicaia 2010. Se vi par poco…


Marramiero diviso tra Inferi e Altare. La Marramiero (www.marramiero.it), azienda vinicola di Padiglione 12, stand E2.
Rosciano (Pescara) presenta le nuove annate dei vini a base di montepulciano d’Abruzzo, dall’eccellente Inferi a Incanto, Dama e Dante Marramiero, quest’ultimo commercializzato solo dopo 10 anni dalla vendemmia: attualmente si trovano i millesimi 1998, 1999, 2001 e 2003. E poi i bianchi tipici Anima, Altare e l’emergente Pecorino. Non mancano gli spumanti metodo classico a base di chardonnay e pinot nero. Ultima novità: il vino cotto Livia.



Uceline de la comare Mariuccia. La Cascina Castlèt di Maria Borio (a Costigliole d’Asti, www.cascinacastlet.com) ha il suo nucleo forte nel territorio e infatti produce eccellenti barbera d’Asti e del Monferrato, dal giovanile Goj alle più strutturate Litina e Policalpo, fino al grande “passito”  Passum. Ci sono poi un rosato, un bianco, un Moscato passito. E infine, un vino particolarissimo, che val la pena di mettere alla prova anche al Vinitaly, l’Uceline. Da un antico vitigno recuperato, l’uvalino, e dopo una ricerca scientifica durata oltre vent’anni, la Cascina Castlèt ha riportato in auge questo rosso, che non assomiglia a nessun altro vino. È asciutto, caldo, leggermente speziato, bello saporito. E, per di più, essendo ricco di resveratrolo “fa bene”. Più che sperarlo, ne siamo certi. Padiglione 10, stand F3.


Qualche Riserva sul Lugana. Comincia ad affermarsi la nuova tipologia del Lugana, il bianco della zona del Garda a base di uve trebbiano di Lugana o turbiana. Introdotta nel 2011 la qualificazione
Riserva impone di lasciar maturare il vino in cantina per almeno 24 mesi, prima di metterlo in commercio. Così il colore giallo paglierino si accende un poco, i profumi si fanno più complessi (emergono sovente la pietra focaia e il balsamico), mentre in bocca il vino diventa più sapido e “minerale”. Il Consorzio di tutela del Lugana Doc presenta le nuove riserve di 12 produttori presso il Palaexpo della regione Lombardia: stand A9. Si tratta di Avanzi Agricola, Cà dei Frati, Cà Lojera,  Feliciana, Marangona , Ottella, Perla del Garda, Provenza, Selva Capuzza, Tenuta Roveglia, Zenato e Le Morette. Quest’ultima, lunedì 7 alle 13 presenta la sua Riserva abbinadola a un piatto del ristorante Vecchie Malcesine, Sottacqua, a base di pesce di lago. Sempre al Palaexpo, area Lugana, stand D10/D11.



Fra i due “litiganti” i De Prà godono. E godranno anche gli ospiti delle due maison rivali che lunedì 7, dalle 12 alle 15, potranno assaggiare le loro preparazioni gastronomiche. Riccardo De Prà è lo chef del ristorante di famiglia, il Dolada di Plois in Pieve d’Alpago (Bl). Enzo è suo padre, per lunghi anni alla guida del locale di famiglia, che ha anche sette belle camere e vanta una longevità invidiabile della stella Michelin.

Per Col Vetoraz (www.colvetoraz.it) Enzo offrirà due simboli della tradizione contadina, il salame d’Alpago e il pane lavorato con lievito madre e cotto in forno a legna, preparati con le sue mani. In abbinamento, il Valdobbiadene Prosecco superiore Docg dry millesimato. Padiglione 6, stand C5.
Riccardo proporrà i suoi nuovi “pasticcini” salati, da Mionetto (www.mionetto.com), in abbinamento con Valdobbiadene Prosecco superiore Docg millesimato Rive di S. Stefano. Padiglione 4, stand B3.

La vigna più antica del mondo. Si chiama Versoaln e si trova a Prissiano, in Alto Adige. È a 600 m. di quota e il suo pergolato si estende per una superficie di oltre 350 mq. È stato accertato scientificamente la sua età: circa 350 anni, è dunque la più grande e probabilmente le più vecchia vite del mondo. Da essa si ricava un vino fruttato, finemente strutturato e di leggera acidità. Lo si potrà assaggiare presso lo stand della Cantina Laimburg (www.laimburg.it). Padiglione 6, stand B1.



Dal ribes al cacao. L’ultimo nato della Cantina di San Michele Appiano (www.stmichael.it) si chiama De Piano. L’ha concepito il winemaker Hans Terzer ed è un assemblaggio di merlot e cabernet dell’Alto Adige, annata 2011. Chi l’ha già assaggiato discetta di “note differenti di ribes e liquirizia, ma anche di caffè e cacao”, e di “tannini morbidi e vellutati”. In degustazione anche le nuove annate di vini bianchi e rossi delle linee Classica e Selezione e alcuni campioni da botte della Sanct Valentin, la più prestigiosa. 
Padiglione 6, stand D1.