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giovedì 14 novembre 2013

Bibbie. Paolo vs Paolo: Identità Golose o Golosario?


Fra le tante guide gastronomiche (nel senso largo del termine) ce ne sono solo due che si assumono la responsabilità (ed eventualmente la gloria) di riportare in copertina il nome dell’autore. Non lo fa la guida de L’Espresso, né il Gambero Rosso, tantomeno la Michelin o il baedeker di Slow Food, Osterie. È vero, c’è sempre la Veronelli, ed era una guida (anzi due: ristoranti e vini), quella sì, personalissima. Ora, scomparso il guru della gastronomia italiana, resta dedicata a lui, ma ovviamente non è più “sua”, anche se i criteri impostati dal grande Gino sono più o meno quelli.
Paolo Marchi
Cosa “rimane”?  Identità Golose, di Paolo Marchi e Il Golosario di Paolo Massobrio. Personalizzazioni che hanno una loro storia.  Paolo Marchi, ex-giornalista sportivo e gastronomico del Giornale, ha inventato una decina d’anni fa la manifestazione Identità Golose (www.identitagolose.it), che celebrerà la sua decima edizione dal 9 all’11 febbraio 2014, a Milano. Tema: Una golosa intelligenza. Sostiene Marchi: “In cucina serve una nuova intelligenza, serve la capacità di salvaguardare memorie e sapori, di innovare intuendo nuove combinazioni, la capacità di alleggerire grassi e presenze inutili per esaltare sempre di più materie prime, profumi, forme, genio costruttivo, sicurezza nelle proprie azioni. L’ospite deve alzarsi contento di avere gustato un arcobaleno di aromi, apprezzato le più azzeccate consistenze, felice di sentirsi appagato e sazio, ma non pesante e annoiato. Deve ricordarsi un pasto per le sue qualità, non perché impiegherà ore a digerirlo”.
Paolo Massobrio
L’altro Paolo, Massobrio, ha creato il suo Golosario una ventina d’anni fa, cui sono seguiti nel tempo la varie GuidaCriticaGolosa regionali, la fondazione del Club di papillon, sito internet, blog e così via.  Il Golosario  è solo secondariamente una guida di ristoranti  (la scelta è volutamente limitata, anche se copre tutte le regioni, e stringata nel testo). Analogo lo spazio dedicato ai vini. La parte del leone la fanno i brani dedicati ai produttori di cose buone e ai luoghi del gusto (negozi di gastronomia ed enoteche). Massobrio ha anche creato Golosaria, la manifestazione che durante l’anno ha tre edizioni in tempi e luoghi diversi, il Monferrato, Torino e Milano (mentre Identità Golose, ha ormai anche edizioni londinesi e nuovaiorchesi).
Golosaria Milano 2013 (www.golosaria.it) inizia il 16 e terminerà il 18 novembre. Si svolge al Superstudio Più di via Tortona 27 – nuova sede – e vedrà protagonisti nelle sue due aree principali 140 artigiani del gusto (Food), e i 100 migliori produttori (salone Wine) premiati da Paolo Massobrio e dal suo sodale Marco Gatti negli ultimi 11 anni.

Le guide. Si diceva guide personali, ma poi la realtà è che Identità Golose si avvale di oltre 100 collaboratori, Il Golosario di circa 60.
Oscar Farinetti (da La Stampa web)
Identità Golose 2014 (Mondadori, 835 pagine, 19,90 €). Seicentosettanta schede di ristoranti, di cui un centinaio esteri, di una ventina di nazioni. Soprattutto Francia (Parigi in particolare) Spagna e Londra. Occhio di riguardo per i giovani ristoratori, con segnalazioni per gli under 30 e 40.  Non ci sono giudizi (stelle, cappelli, voti e quant’altro) sui ristoranti, ma belle descrizioni, scelte, informazioni anche originali (cosa ama cucinare lo chef, singolarità, prezzi portata per portata, tutti i nomi dei protagonisti in cucina, in sala e in cantina). Molto interessanti anche i ritratti d’autore, dedicati a luoghi significativi per l’ospite scrivente. Così Massimo Bottura parla di Modena, Heinz Beck di Londra, Camilla Baresani di Milano eccetera. 
Oscar Farinetti, il patron di Eataly, in una sua prefazione scrive spiritosamente di orgasmi amorosi e gastronomici e proclama quindi che “i ristoranti sono luoghi d’amore”. Carlo Cracco, chef e patron, afferma che il pasticciere deve saper fare tutto, cioè non rimanere confinato nella sua “partita”, ma saper proporre dessert in tono con l’intero pasto, altrimenti si rischia di proporre un dolce – magari buonissimo – ma che arriva sullo stomaco come un mattone, al termine di un menu già impegnativo.
Il Golosario 2014 (Comunica, 1065 pagine, 25 €). 1425 produttori di cose buone, oltre 700 di olio, 4000 negozi, cantine e ristoranti, questi ultime due categorie quasi solo con la segnalazione delle bottiglie o dei piatti principali. Cose buone e negozi invece sono raccontati con perizia e garbo, tanto che spesso viene la voglia di prendere su, saltare in auto e andare dal produttore per comprare a man bassa. Sostiene Massobrio: “È arrivato il momento di espandere il più possibile il valore del mito del
Marco Gatti, stretto collaboratore di Massobrio
gusto italiano, quello che spesso non ha capacità di distinguersi e di comunicare perché piccolo e giovane. Siamo qui per questo…per valorizzare e mettere su un piedistallo questo mondo vero e operoso”. Per finire, un gioco. Abbiamo aperto (veramente) a caso il volume e puntato il dito a occhi chiusi su una recensione. Anomala. Comincia così: “Il dentifricio per enogastronomi è un’idea di Andrea Nicola, farmacista e accademico della cucina: ha unito la salvia a polvere di argilla, olio essenziale di garofano ed eucaliptus, estratti di propoli e altri ingredienti naturali per un dentifricio che non inibisce l’assaggio di vini e cibo”. Il gourmet ha così trovato del buono da mettersi non solo sotto, ma anche sopra i denti. Per la cronaca, il Dr. Nicola si trova ad Aosta.

sabato 18 maggio 2013

La prova del voto: Alois e Michelino, 1 stella e 2 lustri da chef, al San Pietro e alla Posta Vecchia


Alois Vanlangenaeker
Michelino Gioia

Dieci anni alla guida dei fornelli di un Relais & Châteaux. Una stella sulla guida rossa Michelin. Un’eguale predisposizione a valorizzare la cucina del territorio e interpretarla creativamente. Alois Vanlangenaeker e Michelino Gioia esercitano la loro professione di chef nel Centro-sud. Il primo, fiammingo di 47 anni, al San Pietro di Positano (Salerno), con due ristoranti, il nuovo Zass (nuovo nel nome, dopo la ristrutturazione) e il più easy Carlino, direttamente sul mare. Il secondo, Michelino Gioia, di Benevento, 39 anni, al The Cesar de La Posta Vecchia di Ladispoli (Roma). Insomma, un belga, ormai naturalizzato campano, sulla Costiera e un campano verace, sul mare laziale, hanno compiuto un decennio alla guida delle loro cucine stellate. E lo hanno festeggiato, fors’anche all’insaputa l'uno dell’altro, proprio questa primavera. Si tratta per altro di locali “cari”, vanno messi in conto almeno 70 euro, più le bevande, e non è difficile spingersi ben oltre i 100 euro. Ma ne vale veramente la pena? Vediamo.
Zass del San Pietro di Positano. Difficile prescindere dal contesto. La costiera amalfitana, patrimonio Unesco dell’umanità per la sua bellezza, la sua storia, le sue ceramiche, il limoncello, anzi lo sfusato di Amalfi, le alici di Cetara. E Positano, uno dei suoi gioielli, con Amalfi, Praiano, Ravello, il fiordo di Furore, Vietri sul Mare. Non solo mare meraviglioso con i gioiellini delle isolette Li Galli in mostra, appartenute a Le Corbusier e poi a  Rudolf Nureyev, ma anche colline su cui passeggiare con brevi o prolungate, anche romantiche, gite nel verde. Come l’escursione di circa 3 ore che si può fare fra il bellissimo paesino di Nocelle (sopra Positano: vi si arriva anche con autobus di linea) e Agerola, comune sparso a 630 metri s.l.m., noto per la produzione del Provolone del monaco, salumi di vaglia, eccellenti taralli. E per le molteplici iniziative turistiche e culturali del Comune (www.comune.agerola.na.it). Due indirizzi da non perdere: a Nocelle il ristorantino Santa Croce (via Nocelle 19, tel. 089.811260), schietta cucina di terra e di mare, gran vista sul golfo. Ad Agerola, il ThanksMama Club (via Iovieno 1, Bomerano, cell. 340.2528900), all’interno dell’antico e recentemente restaurato Palazzo Acampora. Qui si punta sulle tradizioni locali: i salumi, la zucca marinata, il Provolone, pasta patate e pancetta, possibilmente la frittata di pasta, la carne arrostita. Sono divagazioni lecite dal tema principale, anche perché sono gli stessi gestori e proprietari del San Pietro (Vito Cinque e la sua famiglia), che indirizzano e magari accompagnano, in un’alternativa alla classica vita da spiaggia e mare.
Tramonto sulla terrazza del San Pietro
L’albergo è unico: per vista, luminosa eleganza, studiato comfort. Basti dire che la sua terrazza è stata definita dal New York Times “la più suggestiva del mondo”. Ha spiaggia e piattaforme private, sul mare e fra le rocce, con accanto l’allegro Carlino, ristorantino all’aperto (ma di gran qualità) a pochi metri dall’acqua; la piscina con gran vista sul borgo di Praiano, il mare e i Monti Lattari; una ampia hall di classe, camere con terrazzino a strapiombo, ceramiche dappertutto. Il ristorante-gourmand è stato appena ristrutturato, evidenziandone i tratti di parete calcarea. Ma per quanto accattivante con le grandi vetrate sul mare, nella bella stagione si finisce per pranzare all’aperto, in terrazza o sulla balconata. Ha un nuovo nome il ristorante, Zass, una transiletterazione napoletana del russo zar, appellativo con cui veniva indicato Salvatore Attanasio, nipote del fondatore Carlo Cinque e lui stesso direttore dell’albergo (nonché a suo tempo sindaco di Positano).
A tavola si coniugano grandi materie prime (comprese quelle provenienti dagli orti di proprietà e dal limoneto), con innovazioni tecnologiche come il nuovo forno per pizza, brevettato. Secondo la Michelin: “La cucina campana, una tra le più seducenti d'Italia, viene qui proposta creativamente con tutta la forza dei suoi colori e sapori. Il sogno diventa realtà grazie alla terrazza affacciata sul mare”.
Triglie, asparagi e vinaigrette mediterranea
Sorbetto di Campari e pere
Tanto per cominciare, l’apparentemente umile pizza, in questa contesto, e tecnologie a parte, offerta magari come preantipasto, è meravigliosa. Ma azzardiamo dei voti orientativi (in decimi) per capire meglio il valore di un’esperienza culinaria, magari limitata ma significativa e non perderci in aggettivazioni eccessive. Si comincia, per esempio, con un tortino di alici con salsa di acciughe e marmellata di pomodori: voto 7. Si continua con la zuppa di piselli con calamaretti e agnoli ripieni di cipolla di Tropea: 7,5. Attenzione, è un crescendo casuale, ma impressionante. Si passa agli splendidi ravioli con doppio ripieno di genovese di coniglio (tipica salsa della tradizione napoletana, ma di altre carni, a base di cipolle), fave e foglie di rucola: e siamo all’8. Arrivano le triglie in crosta di pane, fior di latte, asparagi e vinaigrette mediterranea, e si arriva sull’8,5 abbondante/quasi 9.
Dessert: uno stupendo Pere e Campari (9) e buone fragole con Mascarpone e lime (8). Fuori gara la piccola pasticceria: perfetta. Bellissima selezione di vini campani (anche del resto d’Italia e dall’estero, ma chi si vuole allontanare dai prodotti di questi posti, a questi livelli?). Chapeau.

La terrazza sul mare
Il ristorante gourmand The Cesar
The Cesar de La Posta Vecchia. È una villa antica, sul mare, costruita nel 1640 dal principe Odescalchi, sulla vestigia di due precedenti ville romane d’epoca imperiale. Restaurata nel Novecento da Jean Paul Getty, magnate del petrolio, il quale diede l’incarico di arredarla al grande critico d’arte Federico Zeri, con mobili, arazzi e dipinti del Settecento. Ha un magnifico giardino, un piccolo museo sotterraneo e a cielo aperto, piena com’è di vestigia romane, che vengono lentamente riportate alla luce.  Al suo fianco, separato da una spiaggetta, il Castello Palo degli Odescalchi che, come La Posta Vecchia, è stato costruito sui resti della città romana di Alsium, un luogo in cui nel tempo furono innalzate molte altre ville romane, come quelle di Pompeo, Cesare e Sallustio. A pochi chilometri, a Cerveteri, da non perdere la necropoli etrusca della Banditaccia, luogo protetto dall’Unesco.

Risotto con gamberi rossi e limone candito
In una dimora così antica, forse ci si aspetta già al primo sguardo camere sontuose. E lo sono. Diciannove (di cui 8 suite),  con quadri, arazzi, letti a baldacchino, alti soffitti, ampi spazi. E grandi, suggestivi ambienti comuni, una piccola ma graziosa piscina coperta quasi sul mare (peccato non ci sia una spiaggia attrezzata). Con queste premesse, forse il nome del ristorante non poteva essere molto diverso dall’attuale: The Cesar. Così ne parla la guida Michelin: “Romanticamente affacciato sul mare, la sontuosità della sala rivaleggia con una cucina sapida e sofisticata: piatti mediterranei rivisitati in chiave moderna e preparati in gran parte con i prodotti biologici dell'orto dell‘hotel”. Ed ecco l’esperienza sul campo, cioè a tavola. S’inizia con acciuga farcita di baccalà, lardo e dolce di pomodoro: voto 7,5. Gran balzo all’insù nel piacere gustativo grazie alle mazzancolle di Sicilia con foie gras, crema di fichi e semi di cacao, equilibrato, perfetto e gustoso: 9. Si passa quindi alle cappesante con galletta croccante di maiale, salsa di mele a patata affumicata: 8. Entrano in scena i primi piatti. Risotto con gamberi rossi, limone candito e timo: 8,5; e tortelli di fegato grasso, crema di porri e zucca: 8,5. Secondi piatti. Branzino con agretti, scorzonera e salsa d’arancia piccante: 8-; medaglione d’agnello in padella, caprino, uva e coste di bieta: 8
I dessert. Spuma di limoncello e crumble alla liquirizia: 7,5; e morbido di pistacchio, ribes nero e sorbetto dalla tequila: 7,5
Gioco di parole facile ma vero: lo chef Michelino dà Gioia ai palati più inappetenti.

Il San Pietro di Positano, via Laurito 2, Positano (Sa), tel. 089.875455, www.ilsanpietro.it. Aperto sino a fine ottobre. 59 camere (in 5 tipologie, da standard a premier special) tutte con terrazzo vista mare: 450-1600 € a notte, seconda stagione e tipologia (in genere almeno 3 notti di permanenza). Offerte e promozioni sul sito. Ristorante Zass. Orari: 13-14.30, 20-22.30 (mai chiuso). Prezzi: da 80 €. C/credito: tutte.
La Posta Vecchia, loc. Palo Laziale, Ladispoli (Roma), tel. 06.9949501, www.lapostavecchia.com. Aperto sino a fine ottobre. 19 camere di cui 8 suite: 320-1760 € a notte, secondo stagione e tipologia. Ristorante The Cesar. Orari: 12.30-14.30, 20-22.30 (mai chiuso). Prezzi: da 75 €. C/credito: tutte.

mercoledì 13 febbraio 2013

San Valentino alla Grande. Poi è subito Krug


Milano. Come passare un San Valentino alla grande? All’Osteria Alla Grande, spendendo 9 euro a mezzogiorno o 25 la sera (vini esclusi). In tempi di crisi un po’ di understatement  ci vuole, che diamine. Si lascia passare qualche giorno, poi, quatti quatti, per Sant’Eleuterio, o a scelta, per San Pier Damiani, Santa Margherita, San Policarpo, Sant’Edilberto, San Cesario, o infine, per San Claudiano (20-26 febbraio), si va al 27° piano della Diamond Tower. Qui si cena a menu fisso: si spendono 250 o 300 euro per gustare una delle tre proposte dello stellato Enrico Bartolini. Ma i vini sono compresi! Niente Barbera fra un piatto e l’altro, solo Champagne: Krug Grande Cuvée, Krug millesimato 2000 e Rosé.
Sintesi, alias Antonio Appiani,
dell'Osteria Alla Grande.
La saletta col bancone della trattoria.
Cucina meneghina, Alla Grande, e ambiente allegro in questa trattoria di paese (Baggio è un quartiere alla periferia occidentale della città), dalle pareti ricoperte, al piano terreno,  da vecchi telefoni, orologi, macchine da caffè, foto, false copertine di Dove, con strilli di questo tenore: “Baggio! Aria pulita, poco traffico, affitti bassi, si mangia bene, si vive Alla Grande!”. Al primo piano un ambiente meno kitch, ma carino, che viene aperto la sera. In sala i protagonisti sono lo Smilzo, Sintesi e Diesel, in cucina agisce Santa Pazienza. E meno male, perché alla vulcanicità del patron Smilzo, andava contrapposta la calma della moglie, appunto la cuoca Santa Pazienza. A mezzogiorno si sbizzarrisce con proposte estemporanee, la sera dà forse il meglio di sé con una cucina milanese, filtrata dai ricordi dei piatti della madre: pasta e fagioli, risotto alla longobarda, mondeghili con purè, cotoletta alla milanese (con l’osso), rognoncino caratterizzato dal’agretto del limone, trippa, brasato.  Su prenotazione, cassoeula completa di tutto, dai piedini alle puntine di maiale, dalle verze alla luganega.
Enrico Bartolini, chef del Devero
e del ristorante effimero di Krug.
La Diamond Tower, zona Porta
Nuova, a Milano.
Riposo per qualche giorno, poi via a festeggiare Sant’Eleuterio o uno degli Altri, proprio nella settimana in cui trionfa la moda (Milano Fashion Week). Krug en Capitale è la manifestazione itinerante che coniuga forse il massimo Champagne di Francia con la gastronomia. Dopo Parigi, è stata scelta Milano e uno chef italiano, quell’Enrico Bartolini del Devero Ristorante di Cavenago di Brianza, la cui cucina è insignita dalla stella Michelin. Per una settimana soltanto, all’ultimo piano della Diamond Tower (uno dei nuovi grattacieli in zona Porta Nuova) e per 40 persone che si saranno prenotate per tempo, preparerà uno dei tre menu: Unforgettable Krug (250 €), A sense of Krug (300 €), Journey into the Krug Universe (300 €). Per tutti e tre s’inizia con l’Aperitivo di benvenuto, interpretazione della cucina milanese secondo lo chef: cannolo fragrante al profumo di cassoeula, riso alla milanese soffiato, insalata russa di sole rape, alici di scoglio in carpione, oliva nera rifatta con merluzzo mantecato, polpette moderne, patata soffice all’uovo. Il tutto (piccoli assaggi, è chiaro) accompagnato da una flûte di Krug Grande Cuvée o, nel caso del terzo menu, di Krug 2000.
Si continua, per il primo menu, con i gamberi battuti con salsa di pompelmo rosa in tostatura marina, risotto alle rape rosse e salsa Gorgonzola, maialino croccante con scalogni fondenti, sempre con la Grande Cuvée, infine crema bruciata con ciliegie, mirtilli e meringhe.
Gli altri due menu contemplano invece sgombro e foie gras confit al profumo di mandarino, bottoni di olio e lime in salsa cacciucco e polpo alla brace, vitello in rosa al cavolfiore, tartelletta alla crema di limone e lampone, con gelato allo yogurt di capra. Fra il secondo e il terzo menu, la differenza è nei tipi di Champagne, con i piatti di A sense of Krug, si beve Grande Cuvée e Rosé, con quelli di Journey into the Krug Universe, anche Krug millesimato del 2000.
Alla fine, per tutti, caffè e petits fours (piccola pasticceria). Tutta la sera, lo spettacolo di Milano dalla cima della nuova torre.

La trattoria: Osteria alla Grande, via delle Forze Armate  405 (Baggio), Milano, tel. 02.48911166, www.osteriaallagrande.com
Il ristorante effimero di Krug: Diamond Tower, 27° piano, via Galilei angolo viale della Liberazione. Prenotazioni sul sito: www.krugencapitale.it.
Lo Champagne: Krug, www.krug.com/it.
Il ristorante di Enrico Bartolini: Devero, largo Kennedy 1, Cavenago di Brianza (MB), tel. 02.95335412, www.deverohotel.it.

sabato 9 febbraio 2013

Identità Golose in cerca di rispetto


Tempi tristanzuoli. Quelli in cui il cittadino Paolo Marchi deve proclamare come “rivoluzionario” il valore del rispetto. Vuol dire che nessuno rispetta più nessuno? A vedere le mosse della Politica, si direbbe di sì, anche se sotto la definizione di politici irrispettosi non si possono accomunare tutti.  Chi scrive ha ben in mente che Lui (il padre di Pier Lui) tempo fa disse agli italiani che, salito (o sceso?) al governo, avrebbe creato un milione di posti di lavoro. In quest’ultima campagna elettorale, ha appena proclamato che saranno quattro milioni quattro. Rispetto per l’intelligenza degli italiani? Mah.
Paolo Marchi
Paolo Marchi, meno “lirico” e più empirico del padre di Pier Lui, tenta di fare oggetto di dibattito il valore del rispetto al 9°congresso di Identità Golose, di cui è fondatore e anima. La kermesse inizia domani 10 febbraio e termina martedì 12.  Si tiene al MiCo - Milano Congressi di via Gattamelata.  Rispetto per la natura, intende Marchi, per le materie prime, ma anche per i clienti (dei ristoranti, dei negozi gastronomici, delle enoteche) e per i loro soldi. Una strada di concretezza – par di capire –per un consumo consapevole, e sostenibile, non sguaiato e menefreghista.  In qualche modo la si può probabilmente associare a un recente, fortunato slogan di Slow Food, riferito al cibo. Che dev’essere, secondo l’associazione guidata da Carlo Petrini, sempre più “buono, pulito e giusto”.  Ancora Marchi identifica il rispetto con la voglia di serietà che serpeggia nella società, anche nel mondo del cibo e del vino. Nell’esigenza di investire sul grande artigianato italiano. In un ritorno alla semplicità che non sia semplicismo, ma chiarezza, sia sulla vera tradizione, sia sull’innovazione con un senso logico magari discutibile, ma comprensibile.
Tutti questi buoni propositi saranno messi alla prova già domenica con Identità di pasta e poi lunedì con Identità di pizza: dibattiti, discussioni e dimostrazioni su cibi apparentemente semplici, ma che invece troppo spesso vengono declinati in modo sciatto e conditi con ingredienti di scarso valore.
Occhio a Simone Padoan, patron de I Tigli di S. Bonifacio (Verona): ha creato la pizza gourmet applicando i parametri dell’alta cucina al piatto più popolare d’Italia. Ne parlerà anche domenica con Franco Pepe di Pepe in grani, di Caiazzo (Caserta), autore di un calzone con la scarola strepitoso. E occhio anche a Stefano Callegari, dello Sforno di Roma, inventore del trapizzino, triangolo di pizza chiuso su due lati e farcito con i sapori della cucina romana.
Qualche altra suggestione dal ricco programma. Domenica, Identità di sala, con Antonio Santini del Pescatore di Canneto sull’Oglio: come si servono i clienti al meglio e come iniziare una carriera oggi poco appetita, visto che i giovani che si avvicinano alla ristorazione aspirano quasi tutti a fare gli chef. Timore: avere fra qualche anno un esercito di cuochi disoccupati e una carenza (già c’è) di camerieri, maître e sommelier veramente professionali. Domenica si presentano anche i giovani leoni della cucina mondiale, non solo mediterranei, ma persino  brasiliani e di Singapore. Martedì ultima giornata, interessantissima: alla ribalta i misconosciuti chef delle Fiandre; a Dossier Dessert nove grandi pasticcieri propongono le loro creazioni; e si fanno avanti, quasi vincendo una certa atavica timidezza i cuochi sardi, da quelli che hanno fatto fortuna fuori dall’isola, come il grande Sergio Mei, a Roberto Petza, oristanese. E, per la prima volta, Identità di libri, dove gli autori propongono le loro opere di argomento culinario.
Sfalcato di un giorno (da sabato 9 a lunedì 11) ma nella stessa sede si tiene anche la seconda edizione del Milano Food&Wine Festival: 450 etichette di vini di tutta Italia da degustare, di 150 aziende selezionate da Helmut Koecher, presidente del Merano WineFestival. Una chicca? Il passito secco (ma con una sua intrigante morbidezza) Giardini Arimei di Ischia (www.arcipelagomuratori.it). Venti chef proporranno piatti da abbinare, con la regia gastronomica di Roberto e Chicco Cerea del ristorante Da Vittorio di Brusaporto (Bergamo). Domenica, in particolare, dalle 12 alle 15, non stop Grande cucina, piccoli piatti, con molti chef milanesi, da Battisti a Nespor e Roncoroni, da Varese a Boer, al romano Callegari con i suoi tripizzini.

Identità Golose: Milano Congressi (la vecchia fiera), via Gattamelata, Gate 14, dal 10 al 12 febbraio. Orari: 10-19. Ingresso e partecipazione alle sale: da 50 € (mezza giornata, 1 sala) a 490 € (3 giorni, tutte le sale). Consigliabile consultare il programma sul sito, il listino e magari iscriversi in anticipo: www.identitagolose.it.
Milano Food&Wine Festival: Milano Congressi, via Gattamelata 5, Gate 15. Orari: sabato 9, 13-24; domenica 10, 11-22; lunedì 11, 11-18 (la biglietteria chiude un’ora prima). Ingresso con libera degustazione vini, 30 € al giorno. Degustazione piatti: 10 € l’uno. Biglietti in vendita anche su www.ticketone.it. Programma e info su www.foodwinefestival.it.