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martedì 10 febbraio 2026

Vino&Couture: una degustazione nelle cantine Mascarello di La Morra fra le scarpe da donna de ilnumerotre e gli abiti femminili di Sara Spadone




Vini snelli, nervosi, di carattere, quelli di Mascarello. E lo stesso si può dire delle scarpe da donna de ilnumerotre: slanciate, multicolori, elegantissime, si potrebbe aggiungere. 

Che altro unisce i due brand? Una iniziativa che si terrà sabato prossimo 14 febbraio (dalle 11 alle 17) presso, appunto, la Cantina Mascarello di La Morra (Cuneo), nella zona nord-occidentale delle Langhe. Casa Mascarello, settecentesco palazzo ove hanno sede anche le cantine (attenzione però al nome completo: Mascarello Michele e Figli, per non incorrere in omonimie), aprirà le sue porte

anche alle realizzazioni sartoriali di Sara Spadone Demi-couture, “collezioni per donne che amano l’eleganza senza ostentazione, attente alla qualità dei tessuti e che vogliono sentirsi comode nei propri abiti durante il corso dell’intera giornata, senza limiti di età e di silhouettes”. 

L’incontro tra Vino & Couture si svolgerà nella grande sala-degustazione di Casa Mascarello, dove saranno esposti abiti e scarpe che verranno illustrati dai titolari delle aziende. 

Si potranno assaggiare, in alternativa, 6 calici di vino (prezzo: 35 €) oppure 8 calici (prezzo: 55 €). 

Degustazione con mini défilé su prenotazione alla cantina: tel. 0173.50103; mascarello@mascarello.com

 

Ed ecco i vini previsti.  

Alta Langa Docg brut 2021 (Pinot nero 70%, Chardonnay 30%, 30 mesi sui lieviti)

Charbà (acronimo di uno Chardonnay maturato in barrique per un anno) Langhe Chardonnay 2024

Grandeur, Barbera d’Asti Sup. Doc 2023 (matura a lungo in tonneaux di rovere e in bottiglia)

La Caterina, Barbera d’Alba Sup. Doc 2024 (si affina per due anni in piccole botti di rovere).

MMXX Nebbiolo Langhe Doc 2022  (matura in botti di rovere per 18-20 mesi)

 

Ilnumerotre: modello Arianna
ilnumerotre, con sede a Sale (Alessandria) è nato qualche anno fa dall’intuizione delle sue tre socie fondatrici Maria Grazia Valsecchi e le sorelle Maria Cristina e Paola Pleba: fondere diverse professionalità per progettare design, tessuti, colorazioni facendo poi realizzare le calzature da abili artigiani, in limited edition e su ordinazione. Con la ricerca dei materiali estesa a elementi “rubati” alle sartorie per uomo, a sete delle seterie di San Leucio, a cotoni leccesi di Tiggiano, a pizzi preziosi e a tessuti grezzi realizzati a telaio.


La Cantina Michele Mascarello nasce nel 1927 per volontà di Maria, nonna dell’attuale titolare Fabio, raro esempio di donna imprenditrice. Azienda a totale conduzione familiare, molto tradizionale (nel 2022 è stata iscritta dal competente ministero nel registro dei Marchi Storici d’interesse nazionale), rivolta solo ai piccoli consumatori, dal 2020 ha accentuato la propensione storica a una qualità sempre più elevata, dotandosi fra l’altra di nuove attrezzature e botti, grandi e piccole. 

Barolo in jeroboam (3 lt)
Alla piccola vigna di proprietà si affiancano quelle di produttori altrettanto storici, i cui lavori sono supervisionato dall’enologo Davide Benaglia. Sono vini che non si trovano nei supermercati, e neanche nel canale Horeca, ma esclusivamente in vendita diretta, in consegna tramite furgoni aziendali, o on line.

La produzione si aggira intorno alle 150mila bottiglie annue, a cominciare dal Barolo Docg di La Morra, con i suoi cru o meglio Mga (Menzioni geografiche aggiuntive) Cerequio e Brunate. Ma vi sono anche
Barbera d’Alba e Nebbiolo, Barbaresco e Alta Langa brut, Arneis e Langhe. Vini eleganti, ma non eccessivi, di carattere, ma non debordanti. Il più prestigioso? Forse il Barolo Riserva Umberto, prodotto anche in magnum e jeroboam, senza però dimenticare che il Barolo Docg “normale” dell’annata 2020 (ora è già in vendita la 2021) è stato premiato dalla guida The WineHunter col riconoscimento dell’Award Gold.

 

Info. Cantina-Casa Michele Mascarello, via Garibaldi 3, La Morra (Cuneo), tel. 0173.50103, https://mascarello.com

Ilnumerotre, via Mazzini 9, Sale (Alessandria), tel. 3389094567, https://ilnumerotre.it 

Sara Spadone Demi-couture, via Cola Montano 25, Milano, https://saraspadone.it  

venerdì 19 settembre 2014

I barolisti Damilano su Bibenda cinese: meglio i cru di Cannubi o di Brunate?


Nell'immagine di apertura, Cannubi, la zona più antica e prestigiosa del Barolo


Questo mio articolo è stato appena pubblicato sul primo numero di Bibenda, edizione cinese, una nuova iniziativa, frutto della collaborazione fra CesanaMedia, Publishing 22 e Bibenda Editore. Nell'indice della rivista trimestrale, fra l'altro, articoli sul Piemonte vinicolo, sul cru di Barolo Cannubi, sul produttore toscano Mazzei/Castello di Fonterutoli, sulla Franciacorta, sulla ricette della scuola di cucina Altopalato di Toni Sarcina, su Bulgari e sull'isola di Ponza.

Sono famosi per il loro Barolo Cannubi. Di questo cru prestigioso (15 ettari in totale, divisi tra diversi produttori), utilizzano per il loro vino il 60% di tutto il vigneto, di cui possiedono due ettari, oltre ad altri
La copertina di Bibenda
edizione cinese
otto in affitto. Eppure i Damilano, la famiglia proprietaria dell'omonima casa vinicola di Barolo-La Morra, il più recente successo per le loro bottiglie l'hanno conseguito con un altro grande cru di Barolo, il Brunate. Le annate 2009 sono state giudicate dalla guida Bibenda 2014, "di grande livello e spiccato pregio" - il Cannubi, "d'eccellenza" - il Brunate. Questo fatto, forse episodico, mette però in luce la forza della cantina. Cannubi è storicamente la bandiera, ma poi, anno dopo anno, il fiore all'occhiello può essere diverso.
Di Brunate, bellissimo anfiteatro di vigne che gode di un clima particolarmente felice, i Damilano possiedono solo 0,6 ettari su 25, ma li coltivano e vinificano con rara maestria. Il vino qui si rivela suadente e completo, con una componente che nelle grandi annate richiama all’olfatto il tartufo. Certo, si tratta di sole 3.000 bottiglie annue, contro le circa 40.000 di Cannubi (la produzione totale si aggira sulle 220.000 l’anno).
Un discorso analogo, potrebbe ripetersi per altri cru, sempre di Barolo, come Cerequio (2.700 bottiglie) e l'austero Liste (7.000), che dà origine a vini originariamente piuttosto tannici e comunque di grande struttura. E non sarà un caso se nel decennio 2000-2010 Cannubi e Liste sono stati i vini più premiati da prestigiose riviste internazionali, come Wine Spectator, The Wine Advocat e Wine Enthusiast.
Eppure non si vive di soli cru. Un tempo Cannubi veniva usato per migliorare con un sapiente mix il vino proveniente da altre vigne meno dotate. E non è detto che sia sbagliato mescolare uve e vini di terreni e vigne differenti. Certo, non è molto conveniente "annacquare" un Cannubi. Ma si possono ottenere eccellenti Barolo anche scegliendo e mescolando vini di varia provenienza. È quello che hanno fatto i Damilano con il Barolo Le Cinque Vigne, ottenendo un vino davvero all'altezza dei cru più prestigiosi. Le uve provengono dai vigneti Castellero e le Coste, di Barolo, La Cavourrina, di Grinzane Cavour, Ravera, di Novello, e Bussia, di Monforte.
Attualmente gestiscono l’azienda di famiglia due fratelli, Paolo e Mario, impegnati nello sviluppo commerciale, e il cugino Guido, che si occupa direttamente della cantina (foto a fianco), coadiuvato da due noti professionisti del settore, l'agronomo Giampiero Romana e l'enologo Beppe Caviola. Ma l'attività dell’azienda agricola risale al 1890, quando Giuseppe Borgogno, bisnonno degli attuali proprietari, iniziò a coltivare e vinificare le uve di proprietà. Giacomo Damilano, genero del fondatore, sviluppò poi con passione e competenza l'azienda, migliorando la qualità della vinificazione e portandola ai livelli più alti, e trasmettendo così ai nipoti - gli attuali proprietari e Margherita, sorella di Guido, prematuramente scomparsa - una cantina affidabile e già proiettata nel futuro.
Il business - ma forse sarebbe giusto dire la passione professionale dei Damilano - non si limita al vino. Ne fa parte l'acqua minerale Sparea, a diffusione regionale, e l'interesse per la ristorazione e la gastronomia. Lo dimostra l'acquisizione del pastificio Defilippis di Torino, uno dei più antichi d’Italia, famoso per i mitici ravioli del plin (tipici piemontesi: plin in dialetto significa pizzicotto, il gesto finale con il quale si chiude la pasta del raviolo stesso), che abbina alla gastronomia anche uno spazio dedicato alla ristorazione. Ancora, l’acquisizione e riapertura - dopo 13 anni - dello storico bar Zucca a Torino (nuova sede in via Gramsci 10), famoso, fra l’altro, per i suoi tramezzini (sorta di sandwich) al formaggio mascarpone tartufato, toast, pizzette e cocktail. E ne è prova l'ospitalità, concessa in alcuni locali della sede aziendale, allo chef e patron Massimo Camia, che da pochi mesi ha trasferito qui la sede del suo ristorante stellato Locanda nel borgo antico, che si trovava poco fuori il centro di Barolo e che ora ha semplicemente il nome del suo proprietario.
Da Camia si possono degustare, comodamente seduti a un tavolo dell'elegante sala affacciata sui vigneti oltre la strada, tutti i vini di Damilano, abbinandoli a piatti gustosi e interessanti, quasi sempre
Massimo Camia, sulla sx, in nero, con lo staff di cucina
ispirati al territorio, anche quando si fa sentire la vena creativa. Il filetto di merluzzo in panatura croccante, crema di patate, semi di sesamo e olio di nocciole, per esempio, si abbina perfettamente al ricco e succoso vino bianco Arneis; mentre con i tipicissimi e saporiti agnolotti del plin (ripieni di tre carni differenti), con sugo a base di fondo bruno mantecato al formaggio, fa matrimonio d'amore la Barbera d’Alba Lablù, fresca e fragrante. E con un piatto sontuoso come il maialino da latte marinato nella soia, scalogno caramellato all’aceto balsamico e semolino dolce fritto? Qui non ci si può esimere dal più morbido e suadente dei Barolo: il Cannubi.
Gli abbinamenti con il dolce a volte non sono facili, ma i Damilano (e il patron Massimo Camia) hanno la risposta giusta, che viene da un vino poco noto al di fuori del Piemonte e all'estero: Il Barolo chinato, a base del famoso vino, aromatizzata con china calissaia, radici di rabarbaro, genziana e cardamomo, zucchero e alcol. Un vino rinforzato, perfetto anche con tutti i dessert a base di cioccolato e con lo stesso cioccolato amaro.
Programmi? I Damilano puntano molto a una sorta di superbarolo, una Riserva di Cannubi targata 2008, frutto di una selezione esasperata nel vigneto e in cantina, che sta maturando lentamente in botte e poi in bottiglia. Vedrà la luce nel 2015. E, in un futuro non lontano, una sorpresa ancora top secret, ma dal sentore di Alta Langa…

Barolo Cannubi 2010
Colore rosso granato, anche intenso, si presenta all’olfatto con profumi giovani e freschi, che ricordano la rosa e la violetta. Succoso e polputo in bocca, ha tannini ben sottolineati, ma non aggressivi, che promettono di evolvere in morbidezza ed eleganza.
Finale già pieno, abbastanza levigato, di grande finezza, ottima promessa di futuro sviluppo delle note organolettiche.



Gli indirizzi
Azienda agricola Damilano e Wine Shop La Morra
Strada Provinciale Alba - Barolo 122, La Morra (Cn), tel. 0173.56105, www.cantinedamilano.it. Orari: lunedì-venerdì 8,30-12,30, 14.30-18; sabato, domenica e festivi 10-18.
Wine Shop Barolo
Via Roma 31, Barolo (Cn), cell. 345.9603588. Orari: 10,30-18,3 (chiuso mercoledì).
Ristorante Massimo Camia
Strada Provinciale Alba - Barolo 122, La Morra (Cn), tel. 0173.56355, cell. 342.0515132, www.locandanelborgo.com. Chiuso martedì e mercoledì a pranzo. Menu a 40, 65 e 75 €. Alla carta (tre piatti) 60-78 €.



sabato 30 novembre 2013

Vendemmia difficile in Piemonte, ma uve buone od ottime E qualche vino 5 stelle da comprare al volo

Paesaggio delle Langhe. I vigneti piemontesi sono candidati a divenire Patrimonio mondiale dell'Unesco (foto dal sito Piemonte Land of perfection)

Come saranno i vini piemontesi della vendemmia 2013?
Lo raccontano i dati della Vignaioli Piemontesi (www.vignaioli.it, www.piemonte-landofperfection.org ), presentati ieri per la prima volta a Milano (anziché come di consueto in Piemonte), alla Cascina Cuccagna (bella struttura recuperata, con l’interessante trattoria Un posto a Milano, nelle mani dello chef Nicola Cavallaro: www.cuccagna.org, www.unpostoamilano.it ). L’associazione non dà le stellette di qualità (da 1 a 5 e cioè da mediocre a eccellente – se fosse pessima, niente stelletta - ) a un futuribile vino, come fanno tanti consorzi (per esempio, quello del Brunello di Montalcino), ma alle uve sparse nei vari territori Doc e Docg, analizzate scientificamente da uno stuolo di agronomi ed esperti.
L'enologo Giampiero Gelsi e, a destra,  Tinto, di Decanter
La vendemmia 2013, secondo il giovane (28 anni), ma visibilmente preparato e “sciolto”  Giampiero Gelsi, non è stata un granché (veramente lui ha detto “complessa”, il presidente della Vignaioli, Giulio Porzio, “difficile”), anche se le quantità rispetto al 2012 sono in crescita (non era difficile, quella dell’anno passato è stata definita come la più scarsa del secolo). In pratica la valutazione delle uve non è arrivata all’eccellenza (5 stelle) ma si è fermata all’ottimo (4 stelle) o al buono (3 stelle). Gelsi sostiene che le valutazioni preventive sono sempre state fatte sul vino (a Bordeaux si parla di degustazioni en primeur, cioè del vino giovane ancora in evoluzione), ma questo implica non solo un giudizio sull’annata ma di fatto sul produttore, dando spazio a una certa soggettività. Mentre i giudizi emessi cogliendo i grappoli in vigna, sui vari territori, vigne e filari, è più affidabile. Per dimostrarlo, ha proposto  anche una degustazione guidata di alcuni vini piemontesi, così da comparare le 5 stelle d’eccellenza assegnate nel passato, al momento delle vendemmia, al vino in bottiglia.
Ma ecco in sintesi i risultati delle analisi delle uve della vendemmia 2013.
Ottima vendemmia (4 stelle) per i bianchi arneis, favorita e chardonnay; e per i rossi dolcetto, freisa, nebbiolo (di Langhe e Roero e del nord Piemonte, che comprendono i vini Barolo e Barbaresco e al nord Fara, Ghemme, Sizzano e altri), pelaverga, cabernet sauvignon.
Solo buona (3 stelle) la vendemmia delle varie barbera, brachetto, grignolino, ruché, merlot, pinot nero e vespolina tra i rossi; cortese, erbaluce, moscato, timorasso e sauvignon tra i bianchi.
La degustazione che è seguita ha dimostrato in pieno (almeno per il passato) l’attendibilità di questo metodo e l’accuratezza con cui le analisi sono riuscite a prevedere il grado di bontà dei futuri vini. Ecco quindi le dritte per gli acquisti, sulle annate migliori (i voti sono miei).
Il Roero Arneis 2012, vino da bere fresco, ha dimostrato tutte le sue qualità già previste in vendemmia
Degustazione di vini: in centro, il grande Barolo 2004
con il giusto equilibrio in bocca, tra acidità e alcol (voto 8). Il Gavi 2011 è apparso pulito, fruttato, con buona struttura, bei sentori di albicoccca, soddisfacente (8,5). Terzo vino, una Barbera d’Asti 2009: nonostante qualche piccola sensazione legnosa e una certa immaturità, ha bei profumi già concentrati (mora e violetta) e una “dolcezza” montante unita alla persistenza (7,5). Ruché 2012: un vino quasi sconosciuto all’infuori della sua piccola zona di produzione (pochi paesi del Monferrato), ma con un promettente futuro.  Accattivante, aromatico, secco, di buona struttura, piacevolissimo (8,5). Ghemme 2007 (uva nebbiolo). Abbastanza equilibrato, ma con qualche spigolo residuo, si dimostra già elegante, fine, di soddisfazione (8-) Barolo 2004. Gran vino: sontuoso (9).