Visualizzazione post con etichetta MASSIMO BOTTURA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MASSIMO BOTTURA. Mostra tutti i post

giovedì 19 dicembre 2024

Via via, vieni via con me: da Paolo Conte all'Emilia-Romagna del prossimo Vinitaly, fra tortellini e Aceto balsamico, Lambrusco e Sangiovese

 

La facciata del Pad. 1 dell'Emilia-Romagna al 57° Vinitaly del prossimo aprile 2025

I saporitissimi tortellini modenesi alla panna (asciutti, ma cotti in brodo di gallina, ripieni di prosciutto crudo, mortadella, Parmigiano Reggiano), preparati dai ragazzi del progetto modenese Il Tortellante (laboratorio terapeutico dove giovani e adulti autistici imparano dalle “nonne” a tirare la pasta fresca a mano) saranno protagonisti al Vinitaly del prossimo aprile. 

Nel nuovissimo padiglione 1 della Fiera di Verona, come sempre assegnato alla Regione Emilia-Romagna, i ragazzi del Tortellante, ispirati e guidati da Massimo Bottura (lo chef-patron della tristellata Osteria Francescana), prepareranno i famosi tortellini e, aiutati dai cuochi della Francescana, una serie di piatti della tradizione regionale, anche rivisitata. 


Bottura (3° da dx) e Lambrusco...
Il padiglione è stato concepito con una veste grafica (curata da Impronta Digitale) che evidenzia i colori dei tanti vini regionali nelle loro mille sfumature: lungo la famosa Via Emilia si passa infatti dal rosso rubino del Sangiovese di Romagna al giallo paglierino della Malvasia piacentina, all'ambrato dell'Albana passita e alle sfumature rosa dei Lambrusco di Modena e Reggio – le cui uve nascono in 50mila ettari di vigneti. Anche così, e probabilmente nel migliore dei modi, Bottura festeggerà i trent’anni dell’apertura della sua Osteria Francescana. 

Il padiglione emilanoromagnolo sfodera un clam nuovo, slogan o richiamo come si voglia dire: Vieni VIA con me, a rammentare lo sviluppo della vitivinicoltura lungo la Via Emila (creata come si sa dai Romani 2212 anni fa). 

“VIA” evidenzia appunto la fama della Via Emilia, “con me” – lo rammenta sempre Bottura – la

convivialità che contraddistingue la tavola e il bicchiere dei veri gourmet ed estimatori della qualità del vino.

Ma naturalmente non mancheranno le specialità gastronomiche di una regione ricchissima di cibi tradizionali e di gran qualità, dai formaggi ai salumi, dalle paste fresche ai bolliti. Ne citeremo due per tutti: l’Aceto Balsamico di Modena (che raggiunge i vertici nella versione storica “Tradizionale”, maturata almeno 12 anni nelle botticelle di legni vari) e il Parmigiano Reggiano, eccellenza  di fama mondiale. Ebbene, il connubio fra tocchetti di Parmigiano e le gocce di Aceto Balsamico costituiscono un perfetto matrimonio d’amore dai delicati contrasti salato/dolce. Da accostare magari a un secco e rosato Lambrusco modenese.

E ancora in tema di Aceto Balsamico di Modena Igp e Lambrusco ecco due cocktail creati dal barman Andrea Paganelli dell’Abi, presentati pochi giorni fa al Craft Gin Fest di Cervia.

Il Balsamico (nella foto, a sx) è un mix di Gin, Vermouth rosso, Bitter Campari e fiori di sambuco, impreziosito da gocce di Aceto Balsamico di Modena.

Il più rappresentativo e intrigante è però il Ruber Emilianum (nella foto, a dx):  ¼ di Vermouth rosso, ¼ di Bitter Campari, 2/4 di Lambrusco, gocce finali di Aceto Balsamico di Modena Invecchiato (proporzioni mie). Perfetto per accompagnare le scaglie di Parmigiano spruzzate, of course, di Balsamico.


Info. Vinitaly 2025, alla Fiera di Verona dal 6 al 9 aprile 2025, www.vinitaly.com .

Consorzio produttori aceto balsamico tradizionale di Modena, https://balsamico.it .

Osteria Francescana, https://osteriafrancescana.it .


mercoledì 20 giugno 2018

Al Méni (le mani) di Tonino Guerra e la kermesse di Bottura, il Grand Hotel di Fellini e la Notte Rosa: è la Romagna, bellezza!

Il tendone di Al Méni, la manifestazione di Rimini sulla gastronomia emilianoromagnola.

Lo so, lo so, lo so 
che un uomo, a 50 anni, 
ha sempre le mani pulite
 e io me le lavo due o tre volte al giorno
 ma è quando mi vedo le mani sporche
 che io mi ricordo di quando
 ero ragazzo


(Amarcord, di Tonino Guerra)

Rimini e Fellini, Fellini e il circo: nella piazza intitolata all’indimenticabile regista di 8½, La dolce vita e Amarcord, il 23 e 24 giugno risorge il circo, per il quinto anno consecutivo. Sotto il tendone, ma anche al di fuori, intorno, gran festa di sapori e saperi: si celebrano la cucina e i prodotti gastronomici dell’Emilia Romagna, passando dagli showcooking di 12 chef della regione e di altrettante promesse della cucina internazionale (i piatti si potranno gustare, e a prezzi da street food) al mercato degli artigiani e produttori di cibi particolari, sfiziosi o semplicemente tradizionali. Sono Al Méni, bellezza, e tu ci puoi fare molto, parafrasando al contrario l’Humprey Bogart de L’ultima minaccia. Ci si può andare per esempio, a Rimini, e ne vale la pena. Perché qui, signori, non sono in
Federico Fellini
mostre tette e natiche, ma le mani, Al Méni, come però NON s'intitola una piccola lirica di Tonino Guerra, poeta e romagnolo doc bensì solo la manifestazione. La poesia si chiama Amarcord, è in italiano (salvo smentite: così è riportata sul sito www.museotoninoguerra.com) 
e parla delle mani. Sarebbe stato il sindaco di Rimini a trasformarla in "Al Méni" e a divulgare con la complicità di Apt e uffici stampa la favola di una poesia di Tonino Guerra intitolata Al Méni.
Tonino Guerra
Le mani, comunque, degli artigiani del mercato (di una regione che ha il più alto numero di Dop e Igp d'Europa), che preparano prodotti come il prosciutto di Parma e il culatello di Zibello, l’Aceto balsamico tradizionale di Modena e i salumi piacentini; che coltivano la Moretta di Vignola come le olive di Brisighella. E le mani dei cuochi, che trasformano le materie prime in piatti tradizionali o innovativi.  Dietro questa due giorni di circo gastronomico, ma anche di fianco sopra e sotto, vien da dire, forse non poteva esserci che lui, Massimo Bottura, lo chef dell'Osteria Francescana di Modena, ormai celebratissimo nel mondo, ma che continua a spingere con entusiasmo trascinante sulla strada della qualità e della ricerca sul mondo della gastronomia e del sociale legato all’alimentazione. E poi le cosiddette istituzioni, che qui, a Rimini, in Emilia Romagna, sembrano funzionare a dovere. Qualche volta con zelo eccessivo.
Ecco un rapido excursus su chi c'è e che cosa succede.

Gli chef
Tra gli emilianoromagnoli, Giovanna Guidetti della Fefa di Finale; Daniele Minarelli dell’Osteria Bottega di Bologna, Alberto Faccani del Magnolia di Cesenatico, Agostino Iacobucci da Bologna,
Massimo Bottura, con Matteo Lunelli di Ferrari,
di nuovo 1° con Osteria Francescana nella
classifica The Word's 50 Best Restaurants 2018
con le sue contaminazioni partenopee. Poi, ancora, i romagnoli doc Silver Succi e Claudio Di Bernardo (quest’ultimo alla guida dei fornelli del Grand Hotel di felliniana memoria); Fabio Rossi, Terry Giacomello, che ha passato anni nelle cucine di Ferran Adrià e altri noti chef internazionali; Athos Migliari de La Chiocciola di Portomaggiore nella Bassa ferrarese, ove si gustano i prodotti di valle, a volte rivisitati in chiave contemporanea. E infine, ma ovviamente non ultimo, un giapponese, Takahiko Kondo, un giapponese che è sous chef all’Osteria Francescana di Bottura. 
Accanto a loro, cuochi e chef da tutto il mondo, dalla Thailandia alla Georgia, dalla Polonia all’Austria, dal Vietnam al Messico, dal Giappone all’Argentina. Giovani poco noti in Italia, già famosi o quasi nel loro Paese o in altro ove operano. Uno per tutti: Pedro Pena Bastos, già chef rivelazione dell'anno in Portogallo, poi un incidente che gli cambia almeno in parte la vita e lo indirizza verso un nuovo progetto in fase di realizzazione, un locale con un unico tavolo per sole 14 persone a Lisbona.

Il Mercato
A partire dal tendone e fino al porto, passando per il lungomare, si sviluppa il mercato dove non solo si assaggiano e comprano i prodotti ma si ascoltano i racconti degli artigiani-produttori, a volte veri e propri cantastorie delle loro eccellenze. Quali? Culatello e Parmigiano, olio extravergine e caffè, aceto balsamico tradizionale di Modena e...l'umile ma particolare aglio di Voghiera, per citarne solo alcuni.
Slow Food
Il gruppo dell’Emilia Romagna propone sotto il tendone Buono a sapersi!, ciclo di laboratori didattici ma anche ludici, incontri per imparare a scegliere il cibo quotidiano, facendo la spesa. Mentre alcuni esponenti dell’Alleanza dei cuochi SF (sono oltre 700, di osterie ristoranti, bistrot, cucine da strada) propongono i loro piatti basati in gran parte sui prodotti dei Presìdi.

Lo street food e il gelato di Fellini
Nel piazzale che circonda il Circo 8½, ci saranno speciali punti street food “stellati”. Il food truck della Macelleria Zivieri proporrà “qebab” di mora romagnola, panini e hamburger rivisitati sempre in chiave romagnola. Lo chef Alberto Faccani coordinerà le mani di alcuni chef alle prese con la cucina da strada. Il gruppo formato da Sangiovesa, Tenuta Saiano e Vermuteria porterà sulla costa i sapori dell'entroterra romagnolo: carni e vermouth della tenuta, declinati nei piatti e nei cocktail pensati per l’evento, per raccontare il territorio tramite sapori inconfondibili. Altro punto, quello della birra Amarcord, con una proposta di abbinamento inusuale per il cibo da passeggio. Uno speciale spazio sarà dedicato al gelato artigianale in collaborazione con Mo.Ca. e i docenti della Carpigiani Gelato University. All’interno della vetrina da 24 gusti, accanto al tendone del circo, si potranno trovare i sapori tradizionali ma anche i gusti speciali firmati dagli chef di Al Méni. Tra laboratori dedicati al sorbetto nutraceutico post spiaggia e al gelato gastronomico, all’aperitivo con gelato o al gelato detox, quello veramente da non perdere è lo squisito gelato felliniano (nel senso che piaceva immensamente al regista), chiamato appunto Gelato alla zuppa di Fellini, e cioè al gusto di zuppa inglese. Una vera bontà.
Il programma insomma è ricco, fitto e tutto da godere. Terminiamo (e ricominciamo) con un…picnic, anzi, alla francese, con il Déjeuner sur l’herbe nei giardini del Grand Hotel (domenica 24, dalle 11,30 alle 15). È curato dallo chef dell'albergo Claudio di Bernardo, da Roberto Rinaldini, gran maestro pasticciere, con la collaborazione di tutti gli chef presenti ad Al Méni, a cominciare da Massimo Bottura (prezzo: 40 €; solo su prenotazione, posti limitati; tel. 0541.56000, info@grandhotelrimini.com).

Il Grand Hotel
I giardini del Grand Hotel di Rimini
Ecco, appunto. Il Grand Hotel. Un monumento storico, con un allure di cui, forse, senza Amarcord di Fellini, non avrebbe goduto così intensamente, anche se in 110 anni di vita di personaggi illustri se ne son visti girare per i suoi saloni dal fascino Liberty. Compleanno il 1° luglio, con una serie di festeggiamenti che iniziano a giugno e proseguiranno fino ad agosto. Intanto, il 26 giugno si apre la terrazza, anzi ha luogo la Ouverture de la Terrasse d’été: in pratica l’inaugurazione del Grand Buffet estivo all’aperto, con 10 chef, guidati dell’executive chef del Grand Hotel di Bernardo. La musica dal vivo sul rondò farà da sfondo sonoro allo show cooking di Daniele Succi, riminese, chef del ristorante i-Fame dell’hotel i-Suite, sempre a Rimini, specialista nella cucina del pesce dell’Adriatico. Con lui, Silver Succi, del Quarto Piano, di Rimini; Paolo Bissaro de La Canonica di Casteldimezzo (Pesaro), noto in paticolare per il suo cannolo di crostacei e cremoso di pistacchi; Fabio Rossi del Righi di San Marino; Omar Casali del Marè di Cesenatico (ristorante, bar, bottega e spiaggia); Mariano Guardinelli dell’Abocar-Due cucine (l’altra è quella argentina) di Cesenatico; Enrico Croatti dell’Orobianco di Calpe, Alicante, in Spagna; Riccardo Agostini de Il Piastrino di Pennabilli (Rimini), piatto simbolo: Passatello, gamberi di fiume, piselli e tartufo nero. E Giampaolo Raschi del ristorante Guido, sulla spiaggia di Rimini (piatto simbolo: Seppia e squacquerone). 
Ognuno quindi cucinerà dal vivo, da una postazione diversa, il proprio piatto, per ora segreto: un vero e proprio spettacolo da vedere e gustare. Sulla terrazza inoltre, il buffet dei dolci, il carretto dei gelati e la cascata di frutta (prezzo: 65 € più le bevande)
Il 3 luglio viene presentato un nuovo libro dedicato alla storia dell’albergo, curato da Letizia Magnani per Minerva edizioni: GRAND HOTEL: RIMINI IL MITO Dall’Ostenda d’Italia al simbolo dell’Hôtellerie futura, mentre dal 5 sarà visitabile la mostra allestita nella sala Tonino Guerra 110 anni di storie di viaggi, un percorso fotografico fra i saloni del Grand Hotel (monumento nazionale dal 1994). L’albergo sarà anche parte di eventi sportivi celebrativi come la Pedalata nella storia, nel contesto del Bike Fest (raduno e biciclettata con partenza e arrivo nei giardini.). 
Beach party il 20 luglio e il 24 agosto, dal titolo Dal mare alle stelle, con dj e percorsi gastronomici in riva al mare. E il 1° agosto cena sotto le stelle, in un’atmosfera che si vuole romantica e liberty al tempo stesso (65 € più bevande).

La notte rosa
Un altro evento unico nel panorama italiano toccherà le coste e anche gli interni non solo della Romagna ma pure del settentrione marchigiano: La notte rosa, quella del 6-7 luglio. L’hanno anche chiamata Capodanno dell’estate italiana ed è giunta alla 13ma edizione. Con l’esigenza di inventare ogni volta non qualcosa, ma molto di nuovo. A cominciare dalle locandine e manifesti, all’insegna dello strillo: “Pink your life”, Vivi in rosa, che sfodera una combriccola di personaggi, dal ragazzo nero al tipo da spiaggia, dalla nonnina all’hipster, alla bimba col cuore rosa, tutti segnati dall’empatia, dalla gentilezza, dagli sguardi e dalla festa.
Tutto si svolgerà tra Rimini a Riccione, Cesenatico e Milano Marittima, Bellaria e Cattolica, Pesaro e i borghi e castelli romagnoli. 
Cosa succederà? Senze pretese esaustive (il programma completo è su: www.lanotterosa.it ) ecco qualche spunto. 
Alvaro Soler, “il cantante spagnolo più amato in Italia”, apre ufficialmente la 13ma notte rosa sulla spiaggia di Rimini, venerdì 6. E sabato mattina alle 5 (!) sulla spiaggia Riminterme esibizione al pianoforte di Remo Anzovino nel suo Nocturne Tour, mentre a Riccione venerdì dalle 5 alle 7,30, alla Spiaggia del Sole 86-87, concerto di Francesco Leo con la sua band L’Officina della camomilla.
Sempre venerdì: Nina Zilli a Riviera di Comacchio, Lido degli Scacchi (h 22.30); a Gatteo a mare, Ron con Lucio! Il tour; sempre a Gatteo, sabato, Roxi-bar – Vasco Rossi Tribute. 
A Cattolica, il 6: Annalisa bye bye live e il 7, Shel Shapiro, Quasi una leggenda… A Pesaro, il 6, Edoardo Bennato – Concerto rossiniano con quartetto d’archi.
E’ solo un assaggio di un programma vasto che in realtà ha degli anticipi e delle code rispetto ai giorni-clou del venerdì e sabato 6-7 luglio. Per esempio, Caparezza il 5 al Rimini Park Rock (a pagamento). 
Alla mezzanotte del 6 contemporaneamente su tutta la Riviera, gran spettacolo di fuochi d’artificio. Inoltre il Santarcangelo Festival (6-15 luglio) ”presta” al Capodanno dell’estate italiana, Multitud, il suo spettacolo inaugurale, una performance che coinvolge 70 persone e che vede protagonista l’artista Tamara Cubas: un’analisi della società contemporanea, dei rapporti interpersonali e della capacità di dissenso.
Monumenti, rocche e castelli dell’entroterra s’illumineranno, se non proprio d’immenso, almeno di rosa, mentre il centro storico di Bellaria-Igea Marina si trasformerà in un parco giochi con acrobati, giocolieri, clown, burattini e animazione per la gioia dei bambini e la curiosità dei grandi.
Ci saranno anche i pink cocktail e non ci si salverà da apparecchiature e cibi in rosa. Sfiorando il kitch, probabilmente. Ma contagiati dall’allegria romagnola.
Info. Per Al Méni: www.almeni.it.  Per il Grand Hotel di Rimini:  www.grandhotelrimini.com ,  tel. 0541.56000. Per La Notte Rosa: www.lanotterosa.it. Dove riposare: www.emiliaromagnaturismo.it/it/dove-dormire

martedì 9 gennaio 2018

Quant'è Bellei questo spumante: Lambrusco, metodo classico, lunghi anni sui lieviti in Cantina della Volta. Secondo Bottura, da laccarsi la lingua

Vigne di Lambrusco di Modena

Dopo la fine di ogni festa ci si sente un po’ tristi (qualcuno, invece, più sollevato; ma questa è un’altra storia…). Finiti i gran botti di Capodanno, messe da parte le calze della Befana, che fare per risollevarsi il morale? Bollicine e ancora bollicine. Ancora?! Beh sì, ma del tutto particolari. Qualche decine di anni fa  qualcuno inventò l’accostamento cassoeula/Champagne. La prima volta che lo provai, l’artefice era Franco Tommaso Marchi, sommelier della prima ora, “colui che diede il decisivo impulso alla crescita dell’Ais” , come si legge sul sito dell’Associazione italiana sommelier, oggi guidata da Antonello Maietta. Accostamento spettacoloso, sempre che la cassoeula sia almeno parzialmente modernizzata, cioè un poco sgrassata. La tradizione lombarda la vorrebbe innaffiata con Bonarda o Barbera leggermente frizzanti. Ma c’è un trait d’union possibile fra le nobili bollicine dello Champagne e il sapore più sostenuto di un vino rosso, che forse meglio si adatta alla carne?
Ora c’è ed è un…Lambrusco! Sì, proprio il “vinello” da molti (fuori regione Emilia) disprezzato, ma perfetto da accostare a cotechini, zampone, salumi e quant’altro di simile: carni saporite e magari un po’ grasse.
Un Lambrusco, questo di cui si parla, che però ha poco a che fare con certe versioni leggerine, sui 10/11° alcolici. Ne sviluppa, infatti, ben 14. E soprattutto non prende la spuma in autoclave in poco settimane, ma segue il metodo champenois, o classico che dir si voglia, della rifermentazione in bottiglia. E per quanto tempo rimane a maturare sui lieviti, tre/quattro anni come uno Champagne “base”? Ben sette anni, prima che si proceda al rémuage (operazione che consente di far accumulare i lieviti esausti sul tappo della bottiglia), al dégorgement (espulsione del tappo corona con le fecce e un poco di vino) e l’aggiunta della liqueur d’expédition, un rabbocco che determina il grado di dolcezza (o meno) del vino: in questo caso, piuttosto secco, essendo un brut.
Si sta parlando di un Lambrusco di Modena Spumante Doc metodo classico della vendemmia 2009. Con una sigla particolare che lo caratterizza in etichetta, assieme al disegno “infantile” di una barca a vela sul mare, quasi ad evocare un abbinamento con cibi estivi o legati alle acque, come zuppe di pesce e altri piatti ittici cotti con salse saporite.
La sigla è: DDR e significa degorgiatura e dosaggio recenti, garantisce cioè che questo Lambrusco, benché di “vecchia” vendemmia, si possa gustare al massimo delle sua caratteristiche organolettiche entro due/tre anni, essendo stato degorgiato nel 2017.
Le uve sono le lambrusco di Sorbara, coltivate in terreni alluvionali, quelli nei pressi del fiume Secchia e poi vinificate da Cantina della Volta a Bomporto (Modena), guidata da Christian Bellei. Il produttore è specializzato in spumanti ottenuti col metodo classico: in cantina si affinano fra gli altri il notevole Trentasei, altro brut di lambrusco, come pure un Rosé, poi alcuni vini fermi come un Pinot nero, ma anche bianchi classici come il Mattaglio brut e il Mattaglio Blanc de blancs e Blanc de noirs.
Sono solo 10mila le bottiglie prodotte di DDR 2009 e non si sa se ci sarà in futuro una produzione simile. Una bella spuma purpurea si alza subito nel bicchiere appena versatovi lo spumante rubino, che, nonostante gli anni trascorsi “a riposo”, risulta ancora vinoso, dando poi via libera a profumi di piccoli frutti rossi, dalla ciliegia alle more. Sapore sempre fruttato, secco, elegante e avvolgente, quasi vellutato allorché le bollicine cominciano a scemare. Da servire a 8°, secondo il produttore. Certo, d’estate o su piatti non impegnativi, come salumi e carni “grasse”. Ma anche sui 10-12°, su
piatti più sostenuti, dalla zuppa di pesce a piatti salsati, pure di carne. Come, secondo l’opinione di Massimo Bottura, una lingua di vitello laccata (foto a fianco).

Info. DDR, Lambrusco di Modena spumante Doc metodo classico, 2009. Prezzo: 18/20 € la bottiglia. Cantina della Volta, via per Modena 82, Bomporto (Modena), tel. 059.7473312, www.cantinadellavolta.com .

lunedì 6 aprile 2015

Expo Milano 2015 / Identità Golose e Slow Food, grandi chef e giovani contadini da tutto il mondo


Gruppo di chef protagonisti di Identità Expo, davanti alla fontana del Castello Sforzesco di Milano.
 In prima fila, il terzo da sinistra è Claudio Sadler, il secondo da destra Pietro Leeman
Mentre il padiglione della Repubblica Ceca ha tagliato il traguardo ed è praticamente pronto, molti altri “soffrono”. E più di essi il Commissario all’Expo 2015 Giuseppe Sala, che guida la corsa contro il tempo di migliaia di maestranze, tecnici e ingegneri, al lavoro - pare - 24 ore su 24. Sostiene il Commissario che il primo maggio i visitatori potranno comunque entrare in 86 spazi e che il 90 per cento delle strutture saranno pronte entro il 25 aprile. Per quanto riguarda Palazzo Italia, Sala assicura che sarà visitabile sin dal primo giorno. Abbastanza ottimista dopo una visita il lunedì di Pasqua anche il sindaco Pisapia.
Siccome però l’Expo dura sei mesi, di tempo per aggirarsi fra il Decumano e il Cardo (www.expo2015.org/it/esplora/sito-espositivo/cardo-e-decumano) ce ne sarà, anche se nei primi giorni qualche pietosa quinta dipinta celerà gli ultimi lavori.
E c’è anche il tempo di meditare sui programmi di associazioni che hanno nella loro mission il gusto della tavola, del buon cibo e della correttezza alimentazione.
Come quello di Identità Expo (www.identitagolose.it/sito/it/182/presentazione.html), la proiezione di Identità Golose creata Paolo Marchi all’interno dell’esposizione universale, con un formato inedito. Per sei mesi, ogni giorno, dalle 10 alle 23, appuntamenti, conferenze, lezioni e show cooking animeranno lo spazio, che ospiterà ovviamente anche un ristorante. Protagonisti, molti fra i migliori cuochi d’Italia (e anche del mondo), che si alterneranno di settimana in settimana proponendo le loro creazioni.
Paolo Marchi
I due piani di Identità Expo, con affaccio sul Decumano, tra i padiglioni della Malaysia e della Thailandia, saranno sede d’iniziative esclusive. Il ristorante con cucina a vista sarà al pianterreno, mentre al primo piano ci sarà uno spazio polifunzionale che negli orari non interessati dal servizio ai tavoli, potrà ospitare gli eventi. Sarà poi disponibile un ampio terrazzo all’aperto dedicato in particolare al cocktail.
Il programma Prevede vari momenti monotematici in lingua italiana e inglese: Le Cucine del Mondo, dedicato alla grande cucina internazionale; Identità Giovani, per valorizzare nuovi talenti dei fornelli; Identità di Vino, più tappe settimanali alla scoperta della migliore enologia italiana; Identità di Pane e di Pizza; Identità Naturali, su cucina vegetariana, vegana e crudista. E ancora: Identità Milano, la finestra sulle tavole della città; Identità di Pasta, Identità Libri e la Scuola di Cucina, in collaborazione con ConviviumLab-Arte del Convivio.
E soprattutto, grandi menu d’autore.
Il ristorante Al centro della scena, un’idea di ristorazione e di moderna ospitalità italiana firmata da alcuni fra i più grandi chef d’Italia e del mondo. Per cinque giorni alla settimana, dal mercoledì alla domenica, a pranzo (12,30-15,30) e a cena (19,30-22,30) sarà tempo di Italian & International Best Chef: dunque 26 settimane per altrettante firme che si alterneranno coadiuvate da una brigata fissa, coordinata dall’executive chef Andrea Ribaldone del ristorante stellato I Due Buoi di Alessandria, in collaborazione con i resident chef Domenico della Salandra di Taglio a Milano e Domenico Schingaro del Due Buoi.
Grandi cuochi A esordire venerdì 1° maggio fino a domenica 3 sarà Massimo Bottura patron dell’Osteria Francescana di Modena. Dopo di lui altri big: Ugo Alciati, Carlo Cracco, Giancarlo Perbellini, Roberto ed Enrico Cerea, Gennaro Esposito, Marco Stabile, Emanuele Scarello, Moreno Cedroni, Davide Oldani, Pino Cuttaia, Francesco Apreda, Davide Scabin, Antonino Cannavacciuolo, fino a Italo Bassi e Riccardo Monco, dell’Enoteca Pinchiorri. Tra gli stranieri, confermati già chef prestigiosi come lo sloveno Tomaž Kavčič, il peruviano Diego Muñoz, lo statunitense Tony Mantuano e il brasiliano Rodrigo Oliveira. Il pranzo della domenica sarà a quattro mani: una star italiana e una straniera dialogheranno in un appuntamento davvero unico.
Contemporary Italian Chef Il lunedì e il martedì, a pranzo, saranno di scena altri straordinari cuochi tricolori, quali Christian e Manuel Costardi, Norbert Niederkofler, Antonia Klugmann, Claudio Sadler, Andrea Berton, Fabrizio Ferrari, Angelo Sabatelli, Cristina Bowerman e Fabio Abbattista.
La sera del lunedì e martedì, infine, spazio al menu speciale Identità Golose Expo, una proposta innovativa a cura di Andrea Ribaldone. Lo stesso chef presenterà un piatto nuovo e audace: Spaghetti Milano, in cui gli spaghettoni vengono conditi con una sorta di salsa di risotto allo zafferano, con tanto di gremolada, carne e midollo di ossobuco.
Ogni menu preparato dagli chef, di quattro portate, sarà proposto al prezzo di 75 €, vini compresi. Il pranzo a quattro mani costerà invece 90 €, vini compresi. Al di fuori degli orari canonici di pranzo e cena, sarà sempre possibile ordinare un pasto di qualità, scegliendo fra le proposte di buoni piatti di cucina italiana, creati dallo stesso Ribaldone. E per tutta la giornata, la terrazza coperta al primo piano ospiterà un cocktail bar d’autore.
Fra i partner (San Pellegrino - main sponsor -, Grana Padano, Monograno Felicetti e altri), Italia del Vino, consorzio che rappresenta l’alleanza di dodici fra le più importanti realtà vitivinicole italiane: Banfi; Cantina Lunae; Ferrari Fratelli Lunelli; Sartori; Zonin; Gruppo Italiano Vini; Librandi; Marchesi di Barolo; Medici Ermete & Figli; Santa Margherita; Drei Donà -Tenuta la Palazza; Terredora.


Pentole e alimenti del Benin, Africa. Progetto produttori e distributori di alimenti sani
a Cotonou (Comunità del cibo)
Migliaia di contadini, allevatori, pescatori, pastori sotto i 40 anni invaderanno Milano dal 3 al 6 ottobre. Chiamati a raccolta da Terra Madre, emanazione di Slow Food, un network che riunisce i piccoli produttori di cibo di mezzo mondo. Largo ai giovani, perché, come sostiene Joris Lohman, membro del comitato esecutivo di SF e rappresentante dello Slow Food Youth Network, "sono loro i difensori della biodiversità, loro che ogni giorno mettono tutto l’impegno, anima e cuore nel produrre un cibo buono, pulito e giusto per tutti noi, gli unici che possono davvero insegnarci come nutrire il pianeta nei prossimi anni.
"Non saranno i governi e le agroindustrie a nutrire il mondo, ma le persone, i contadini, i pescatori e i cuochi", continua Lohman. "È per questo che chiediamo a tutti i giovani di raggiungerci a Milano per far sentire la nostra voce, confrontarci e creare il sistema alimentare del futuro".
Milano si prepara a tre giorni di festa e dibattiti dedicati sia ai temi cari all’associazione della chiocciola, come ambiente e sostenibilità, sia ad appuntamenti tematici in cui riunire chi condivide lo stesso lavoro. 
"Vogliamo che i panettieri di tutto il mondo abbiano la possibilità di condividere esperienze e problemi, così come i casari, gli allevatori e gli agricoltori. E che ripartano dall’Italia con idee e progetti nuovi, per continuare a collaborare una volta tornati a casa, creando le basi per una rete ancora più solida. Per portare migliaia di giovani a Milano abbiamo bisogno del sostegno di tutti", ragiona Joris Lohman. "Dobbiamo garantire il diritto al viaggio per questi ragazzi che provengono dai quattro angoli del pianeta, per renderli artefici del loro e del nostro futuro". A breve sarà disponibile una piattaforma sul sito www.slowfood.it che permetterà a tutti di contribuire all’iniziativa. 
Carlo Petrini
"I fondi saranno utilizzati anche per sostenere il progetto Diecimila Orti in Africa, che sta mutando le sorti di molte comunità nel continente africano. È davvero utopico pensare che il cambiamento del sistema alimentare possa avvenire rispettando le risorse del pianeta e la sovranità alimentare dei popoli?". Anche l'utile dell'area SF verrà devoluta all'impresa. Secondo Carlo “Carlin” Petrini, presidente di SF, "tutto dipende dal livello di biodiversità alimentare che sapremo preservare. La biodiversità non è solo un elenco di specie, razze e varietà, ma include le relazioni che intercorrono tra questi elementi: le relazioni che tengono in piedi il mondo e che ci consentono di sopravvivere. Insomma, è proprio la biodiversità la scintilla che accende l’energia per la vita e su cui mettiamo l’accento nel nostro spazio all’interno dell’evento milanese".
Tre gli edifici in legno certificato Pefc di Slow Food, che ospiteranno una mostra sulla biodiversità, le aree degustazione Slow Cheese e Slow Wine, lo Slow Food Theater, dove assistere a incontri, conferenze e spettacoli aperti, lo spazio associativo e la libreria di Slow Food Editore.
Al centro un orto con le varietà tipiche lombarde e curiosi consigli per creare il proprio sul balcone o in vasca. Verranno coinvolti gli allievi delle scuole e le loro famiglie, perché capiscano il ciclo delle stagioni e la struttura dei terreni.
Sarà un’enorme chiocciola rossa a dare il benvenuto ai visitatori che entrano nello spazio di Slow Food, all’estremità est del Decumano. Ad accoglierli una struttura in legno di larice completamente sostenibile ispirata alle cascine lombarde, articolate su tre lati, con un cortile interno. Si comincia con la mostra interattiva Scopri la biodiversità, per poi assaggiare i formaggi a latte crudo proposti nell’area Slow Cheese e finire con un dibattito organizzato nello Slow Food Theater. Quindi, un percorso educativo per grandi e piccoli, suddiviso in colorate tappe in cui osservare e toccare con mano le ricchezze del nostro pianeta.
Slow Cheese & Slow Wine In degustazione ogni giorno quattro formaggi a latte crudo e quattro vini, a rappresentare la biodiversità dei territori. Accanto alle grandi eccellenze italiane, come la Mozzarella di bufala e il Parmigiano, oltre 30 prodotti dei Presìdi, il progetto con cui SF sostiene le produzioni tradizionali che rischiano di scomparire.
Slow Food Theater Uno spazio in cui assistere a conferenze, dibattiti, presentazioni, ma anche proiezioni di film e rappresentazioni teatrali e musicali.
Nell’ottobre 2014 Carlo Petrini, don Luigi Ciotti e Ermanno Olmi, hanno rivolto un appello ai giovani contadini, pescatori, nomadi e indigeni che producono il nostro cibo quotidiano e che vale la pena di raccogliere (Vedi:  www.slowfood.com/expo2015/wp-content/uploads/2015/01/Terra-Madre-Giovani-Slow-Food-a-Expo-2.pdf?f0807c ).
Info. Indirizzo del padiglione: al termine del Decumano accanto alla Collina Mediterranea, accesso Est Roserio. La visita della mostra Scopri la biodiversità e la partecipazione agli eventi nello Slow Food Theater sono gratuite. Ticket degustazione: formaggi: 8 €; formaggi accompagnati da un bicchiere di vino: 10 €.