sabato 3 giugno 2023

L'Alsazia vitivinicola si rinnova sulle ali della tradizione: le case history di Muriel Gueth, Arthur Metz e Albert Hertz

 

Gueberschwhir, piccolo borgo medievale lungo la strada dei vini alsaziani, incastonato fra le vigne
e il parco naturale dei Ballon des Vosges.

“Osare il vino al femminile” è l’esperienza di degustazione e conoscenza che propone Muriel Gueth (foto sotto a sinistra) ai turisti del vino. Tra vigneti rigogliosi e fresche cantine, dietro le quinte di un teatro che ha come protagonista la viticoltura e la vinificazione quotidiane. 

Una filosofia familiare al femminile, maturata nel tempo su una proprietà di 8 ha., che si esalta nella ricerca della miglior viticoltura biologica, attualmente in fase di conversione, già preannunciata dall’Hve, acronimo di Haute valeur environnementale (Alto valore ambientale), un certificato che assevera le buone pratiche di

protezione della biodiversità, la gestione oculata della fertilizzazione e delle acque, e la strategia fitosanitaria. 
Siamo in Francia, in una delle regioni più interessanti dal punto di vista vitivinicolo: l'Alsazia. Qui i vini, al contrario che nel resto del Paese, quasi sempre vengono chiamati con il nome del vitigno che li costituisce, oltre che naturalmente dall’appellativo Alsace Aoc (la nostra Denominazione d’origine controllata).

Il Domaine Gueth si trova lungo la Strada dei vini, circa 10 km a sud di Colmar, una delle cosiddette “piccole Venezie” del mondo, ma realmente suggestiva con i suoi canali, le case a graticcio e i vicoli del centro storico.            

L’ufficio d’accoglienza e le moderne cantine sorgono a Gueberschwihr, proprio in mezzo ai vigneti e ai piedi del parco naturale dei Ballons des Vosges.

La filosofia aziendale in poche parole si può paragonare, per quanto riguarda la produzione del vino, a una sorta di lunga marcia tesa al totale rispetto del terreno, di flora e fauna. L’utilizzo di tecniche moderne non è finalizzato a un’esasperata produttività, ma a mantenere e ricreare il legame con la terra, in modo da rendere comprensibili le differenze e la personalità dei vini.

Sono 24 le bottiglie prodotte nel Domaine. Fra esse tre “bollicine”, i Crémant d’Alsace Brut e Brut Rosé (sono vinificati secondo il metodo tradizionale, in Italia diremmo classico, in Champagne...champenoise); e uno Spritz Muscat, pétillant (appena frizzante), fruttato ma secco, con profumi intensi dell’uva. 

Tra gli altri 21 vini vi sono ben 5 versioni di Gewurztraminer (tra cui una Vendemmia tardiva), forse il vino più rappresentativo d’Alsazia, 2 Pinot gris, un Sylvaner, e anche due rossi, con l’unico vitigno nero coltivato in regione, appunto il Pinot noir.
Abbiamo lasciato per ultimi i vini testati, due Riesling nonché due Assemblage di annate differenti, frutto del mix sapiente di diverse uve. Ed eccoli.

Il Riesling 2017 Original’sace, al naso si rileva floreale e fruttato (fiori bianchi e agrumi); in bocca, secco, setoso, agrumato e persistente. Si abbina bene con anguilla in umido, filetti di orata al forno, choucroute di pesce, coq (galletto) al Riesling. 

Prezzo a bottiglia: 10,50 €.

 

Il Riesling 2019 Réserve, agli agrumi (limone maturo) e ai fiori bianchi unisce sentori di frutta gialla, susine e nespole in particolare. Secco al palato, ma poi morbido, con richiami di pompelmo e arancia. Eccelle con ostriche e frutti di mare, carpaccio di salmone, wok di verdure e gamberi. 

Prezzo a bottiglia: 10,50 €.

 

Harmonie 2020 è un assemblaggio di Riesling e Gewurztraminer. Potrebbe sembrare un azzardo mescolare un vino secco come il Riesling con uno aromatico come il Traminer. Eppure si tratta di un blend riuscito, forse anche grazie a vigne vecchie di 50 anni, di due parcelle di terreno (marna e arenaria) vicine. Fermentazione senza lieviti aggiunti, solo piccole dosi di zolfo, maturazione di almeno 6 mesi in acciaio e poi ancora parecchio tempo in bottiglia, prima di metterlo in commercio. Il consiglio di Muriel Gueth è di abbinarlo con piatti della cucina moderna, come aspic di pesce, sushi, tapas, spiedini misti di gamberi e chorizo, chili con carne, costolette di maiale alla texana. Prezzo a bottiglia: 14,50 €.

 

Les Grès Roses 2019. Pinot Gris e Pinot Blanc Auxerrois concorrono alla cuvée di questo vino, che al naso riporta i profumi di pesca e fiori bianchi che si avvertono poi anche in bocca. Vino comunque secco, di buona complessità, con accenni salini e finale lungo.

Consigliato con risotto agli asparagi, paella marinara, filetti di triglie, trota alle mandorle. 

Prezzo a bottiglia: 14,50 €.

Fra gli altri vini merita particolare segnalazione il Gewurztraminer Confidentiel, da uve surmature, fresco e fruttato, dolce, ma anche acidulo quanto basta per bilanciare le sensazioni zuccherine. Da aperitivo, o da dessert: con macedonia di frutti esotici, torta al limone o al rabarbaro; e anche con il tipico formaggio alsaziano, un Munster stagionato. Prezzo a bottiglia: 29 €.

 

Ma quali sono i segreti dell’enologia alsaziana e come è riuscita a rinnovarsi negli ultimi tempi? Una delle principali ragioni del successo è il clima fresco e secco della regione, che, al netto degli imprevisti climatici, è ideale per la produzione dei bianchi. Le viti vengono coltivate su pendii ripidi, su suoli di granito, calcare e ardesia, che conferiscono ai vini caratteristiche uniche.

Già nei passati decenni la regione aveva aumentato qualità e varietà delle bottiglie prodotte, tanto da divenire famosa nel mondo per i suoi bianchi aromatici o semiaromatici. Come Gewurztraminer (in Germania si scrive con l’umlaut -no dieresi - sulla ü, in Alsazia senza: u), MuscatSylvaner; o per il Riesling, di uno stile diverso dai famosi confratelli tedeschi, più rotondi in Francia e spesso di tenore alcolico più alto, con una maturazione nelle botti più significativa. 

Anche il Pinot noir, pur rimanendo nelle espressioni di base relativamente leggero e fruttato, si è fatto nelle bottiglie di vertice più profondo e potente, più complesso ed elegante, approdando nel 2022 al riconoscimento di Grand Cru d’Alsace, che riguarda i vigneti di Kirchberg a Barr, nel Basso Reno e di Hengst a Wintzenheim, nell’Alto Reno (otto aziende vinicole lo producono nel primo, 10 nel secondo, a partire dalla vendemmia 2022). 

Negli ultimi anni, poi, gli enologi si sono concentrati sull'uso di tecniche più sostenibili e naturali nella produzione dei loro vini. Ciò ha portato a una maggiore attenzione alla qualità del suolo e alla gestione del vigneto, oltre che all'uso di lieviti indigeni e a un pedante controllo delle temperature durante la fermentazione. Inoltre la zona ha visto l'arrivo di nuovi vignaioli, alcuni dei quali si sono concentrati sulla produzione di vini "naturali" e biologici. Il che ha suscitato un aumento d'interesse tra molti consumatori che cercano bottiglie prodotte nel rispetto dell'ambiente e vini dal gusto ritenuto più autentico.

Un atout importante dell’attuale Alsazia vitivinicola è quindi il suo essere un alfiere del biologico: il 35% dei vigneti è certificato come tale, comprendendo anche un 5% biodinamico. Il totale delle vigne coltivati è di 15.500 ettari, con 750 cantine e 3.150 produttori.

Ma è ora di tornare alla nostra selezione di bottiglie e produttori di gran vaglia.

 

L’ultracentenaria azienda Arthur Metz et Propriétés (nata come “maison de négoce” nel 1904) si trova a Marlheneim, nel cuore di una zona viticola chiamata Couronne d’or. È una delle più importanti aziende vinicole della regione, con vigneti di proprietà posti in posizioni eccellenti e conferitori di fiducia. Nota soprattutto per le molteplici versioni di Crémant d’Alsace, di cui sono veri specialisti. Ma qui ci interessa segnalare alcuni dei suoi migliori vini fermi.

 

Alsace Riesling Grand Cru Florimont – Domaine de la Ville de Colmar 2020.  Florimont è un territorio nei dintorni di Colmar, che ha la prerogativa di un’esposizione privilegiata, molto soleggiata, e di essere abbastanza protetto dalle intemperie grazie ai vicini monti Vosgi. Il nome Florimont fa intuire la bellezza del paesaggio: una montagna fiorita di orchidee, tulipani gialli e anemoni e punteggiata di viti. L’uva Riesling dopo la fermentazione in tino d’acciaio, travasi e filtrazioni, ormai trasformata in vino, viene imbottigliato e si affina nel vetro per parecchie settimane. Paglierino brillante, con profumi di frutta gialla, albicocca e limone in particolare, con belle sensazioni minerali. Secco, equilibrato e complesso, di piena soddisfazione. Da gustare su piatti di pesce (matelote su tutti, una sorta di stufato o di zuppa), luccio in umido, sushi.

Prezzo a bottiglia: 15 €.

 

Alsace Muscat Grand Cru Kirchberg de Barr, Clos Zisser – André Lorenz 2021

L’esposizione dei grappoli sul terroir del Clos Zisser verso sud-est favorisce una perfetta maturazione dell’uva. Vino secco, con sentori tipici dell’uva, complesso ed elegante. Ottimo con sashimi di sgombri, risotto agli asparagi, sardine alla griglia.

Prezzo a bottiglia: 17 €.

 

Pinot Gris Vendenges tardives Cuvée Michel Léon 2018Michel Léon, casa vinicola storica (come André Lorenz), è oggi un marchio di Arthur Metz. Le vendemmie tardive, mantenendo i grappoli in pianta per la surmaturazione, permettono di ottenere un appassimento e concentrazione degli zuccheri, conservando però l'ininterrotto apporto di sostanze arricchenti provenienti dal suolo e dunque un giusto equilibrio fra dolcezza e acidità. 
Sentori eleganti e complessi che ricordano miele, pomelo (un agrume) e ananas; gusto soavemente dolce, ricco, con una giusta acidità che respinge la stucchevolezza. Da servire ben fresco, sui 9°, accostandolo a terrine di fegato grasso, fegato grasso fresco cotto in scaloppa, omelette alle spugnole, formaggi a pasta pressata (Comté, Emmental, Raschera, Canestrato), dessert non troppo dolci. 

Prezzo a bottiglia: 27 €.

 


Il Domaine Albert Hertz è un’azienda vitivincola ancora di livello famigliare, benché creata nel 1843. Dieci ettari nella campagna sotto le mura di Eguisheim, borgo pittoresco e incantevole a 15’ d’auto da Colmar, circondato da colline fitte di vigneti e ritenuto la culla del vino alsaziano. Dal 2008 la coltura è stata convertita completamente al biologico-biodinamico (certificato Demeter). Ecco alcune delle sue migliori bottiglie alla prova d’assaggio.

 

Alsace Grand Cru Pfersigberg Riesling 2018 Sundel  

Le viti si trovano su un colle scosceso, dai terreni calcarei e arenarici esposti a sud, con microclima secco e caldo. La fermentazione nelle botti dura 4 mesi e altri 8 la maturazioneProfumi complessi in cui 

si riconoscono pera matura, mela cotta, miele e sentori affumicati. In bocca, secco, vivido e potente, di grande personalità. Da accostare a gnocchetti con salmone e curcuma, costolette di maiale, vitello tonnato, piatti speziati della cucina indiana (insalata Belphuri, Masala dosa). 
Prezzo a bottiglia: 25 €.


Alsace Grand Cru Eichberg Riesling 2018 Altengarten 

Il terreno di questo Riesling è marno-calcareao ed esposto a est e sud-est, anch'esso con microclima secco e caldo. 4 mesi di fermentazione nel legno e altri 6 per la maturazione. Al naso, fiori  di campo, un bell'agrumato, pepe bianco. In bocca: sapido, fruttato (pesca gialla, albicocca, mandarino), con accenni minerali. Ottimo con crostacei, cappesante, sogliola alla mugnaia, pollo Tandoori, formaggi di capra. 

Prezzo a bottiglia: 25 €.

Alsace 2019

Si tratta di un uvaggio ben studiato di Sylvaner (40%), Moscato Ottonel (25%), Pinot Gris (20%) e Gewurztraminer (15%). Fermentazione di 3 mesi in fusti di legno e 6  di maturazione sui lieviti fini, sempre in botte. Un'annata che si manterrà bene almeno fino al 2025. Al naso, bei sentori di mela e pera con una spolverata di zenzero; in bocca secco, intrigante, corposo e ben definito. Di piena soddisfazione. Abbinamenti felici con piatti di salumi, pesce, carni bianche, torte di verdure e formaggi non molto stagionati.

Prezzo a bottiglia: 10 €.

 

 

Info. Domaine Gueth, 1 Brunnmattweg, Gueberschwhir, tel. + 33 389493361, www.vin-alsace-gueth.com 

Arthur Metz et Propriétés, 102 Rue du Géneral De Gaulle, Marlenheim, tel. +33 388592869, https://arthurmetz.com/fr/

Domaine Albert Hertz, 3 Rue du Riesling, Eguisheim, tel. +33 389413032, https://alberthertz.com

CIVA, Conseil Interprofessionnel des Vins d’Alsace, 12 avenue de la Foire-Aux-Vins, Colmar, tel. +33 0389201620,  www.vinalsace.com


Degustazioni effettuate grazie a Millesimes Alsace DigiTasting (c/o CIVA) di Colmar  e che ha riguardato, oltre ai produttori citati nel testo, anche le case vinicole Domaine Claude et Christophe Bleger, Domaine Bott Frères, Cave vinicole de Hunawihr, Domaine Weinzaepfel, ugualmente interessanti e raccomandabili.

lunedì 22 maggio 2023

Il Friuli indica la Via dei Sapori. Che a fine giugno condurrà a San Daniele, dove si festeggia l'inimitabile prosciutto. Anche col festival musicale Folkest

 

Prosciutti in maturazione in una cantina di San Daniele del Friuli

Ventotto produttori “contro” 134; 2,7 milioni di cosce contro 7,7; 28 milioni di vaschette di preaffettato contro 91 milioni (dati 2022).  Ecco riassunti in pochi numeri San Daniele e Parma, due grandi prosciutti  italiani. Se si segue il principio secondo cui “piccolo è bello”, San Daniele la vince potendo vantare mediamente una qualità più alta. 

I “Magnifici Sette x 4” hanno inoltre il pregio di trovarsi concentrati tutti nel medesimo piccolo territorio, su una collina a 252 metri s.l.m. – in provincia di Udine - in un borgo che non raggiunge gli 8mila abitanti. Il

Il borgo di San Daniele. Sullo sfondo i monti della Carnia

quale vanta un’aria invidiabile, che contribuisce a donare ai prosciutti un sapore unico. Merito dei venti provenienti dai vicini mare Adriatico a sud e monti della Carnia a nord. Mentre il prosciutto emiliano ha i suoi stabilimenti sparsi in tutta la pianura parmense, con centro d’eccellenza a Langhirano.

Il fresco venticello marino-montano anche quest’anno si trasforma, per la 37ª volta, in Aria di Festa, kermesse gastroenoica promossa ogni anno dal Consorzio del Prosciutto di San Daniele, che si svolgerà da venerdì 30 giugno a lunedì 3 luglio

Per tradizione consolidata il paese in questo weekend lungo si riempie di turisti del buon mangiare e del buon bere. E del buon ascolto, si potrebbe dire. Torna infatti in grande stile anche la musica, con Folkest, international folk music festival, dedicato in gran parte agli artisti emergenti, che si tiene da 45 anni in varie località del Friuli-Venezia Giulia e che nei giorni di Aria di Festa presenterà sul palco i 99 Posse (reggae e rock napoletano), la Nuova Compagnia di canto popolare (musica partenopea), Riccardo Tesi (poliedrico artista dell’organetto) e gli Elastic Trio, Massimo Priviero (folk-rock), Elena Ledda (cantautrice in lingua sarda) e Dina Staro (violinista ed etnomusicologa).                                                      


Ma che musica maestro, dunque. Sì, ma a condirla per bene ci saranno le visite guidate nei prosciuttifici, con attività di degustazione o veri e propri menu, nonché intrattenimenti vari. 

Poi, ricco programma di laboratori sull’abbinamento del San Daniele ai vini friulani e alla birra di Monaco, masterclass con lezioni di taglio e analisi sensoriale della pregiata fetta furlana, nonché talk tematici con ospiti e personaggi noti.

Tutte le strade e in particolare il centro storico saranno punteggiati da stand enogastronomici, in cui assaggiare il prosciutto in abbinamento a pani diversi, formaggi, frutta, vini, per non dire dei vari menu, dai semplici panini e focacce imbottiti ai Tagliolini alla San Daniele. Qui la ricetta:

https://www.sandanielemagazine.com/ricette-prosciutto-di-san-daniele/tagliolini-san-daniele/ . 

Picnic al prosciutto? A disposizione il giardino di Villa Seravallo. Vino, birra e prosciutto? Sulla Terrazza San Daniele, con gran vista sulle colline friulane.

Non mancano i tour guidati in esplorazione del territorio circostante o alla scoperta delle meraviglie storico-artistiche cittadine, su tutte la Biblioteca Guarneriana, quattrocentesca, una delle prime biblioteche pubbliche d’Europa, che ospita 12mila antichi volumi.

 

Ma San Daniele non è che una, forse la più brillante, delle punte di diamante della gastronomia regionale. Infatti il retroterra friulano è prodigo di perle enogastronomiche, dai grandi vini bianchi del Collio a quelli dei Colli orientali del Friuli, accompagnati ormai sempre più spesso da rossi di vaglia, quasi tutti caratterizzati da uve autoctone locali. 

Per quanto riguarda cibo, piatti, ristoranti, ci si trova di fronte a una regione baciata prima da Bacco e poi da Crapula. Una prova? Il Consorzio Friuli Venezia Giulia - Via dei Sapori, presieduto dalla sua fondazione (23 anni fa) da uno dei più noti winemaker della regione, il dinamico Walter Filipputti. Il Consorzio riunisce attualmente 61 aziende d’alta qualità, fra ristoranti, artigiani del gusto e vignaioli. Piace citare per primi due sandanielesi presenti, come il Prosciuttificio Dok Dall’Ava e Friul Trota, specializzata nell’omonimo pesce

Gubana ed Elisir di noci 

di torrente, in particolare nell’affumicatura e nella produzione e salatura delle sue uova. Ma anche, estraendo fior da fiore, Jolanda De Colò, di Palmanova, con il suo Ossocollo di manzetta; la Gubana artigianale e l’Elisir di noci de L’Antica Ricetta, di Cormons; oppure le Lumache alle erbe primaverili del ristorante Al Paradiso, di Paradiso di Pocenia; o il Gulasch di coda di rospo con polenta di grano saraceno al burro di malga di Ai Fiori, di Trieste, piuttosto che i vini di Collavini, di Corno di Rosazzo, in primis le sue Ribolla gialla, così come il Braide Alte di Livon, di S. Giovanni al Natisone; o ancora il Sauvignon del Collio Ronco del Cerò, di Venica & Venica, di Dolegna. E, non se ne avranno a male i produttori del San Daniele, se si citano con ammirazione anche i più piccoli e però altrettanto pregiati prosciuttifici regionali, come d’Osvaldo di Cormons e Wolf Sauris di Sauris di Sotto. Per digerire il tutto in letizia, niente di meglio dell’Amaro Quintessenza o una Ùe dei Nonino, famosi distillatori in quel di Percoto (Udine).


INFO. Sul sito www.prosciuttosandaniele.it tutte le informazioni in progress su iniziative, masterclass, degustazioni e spettacoli di Aria di Festa.

Dove mangiare a San Daniele. Il locale sperimentato: L’osteria di Tancredi. Localino al femminile di pochi tavoli ove gustare un’ottima cucina friulana. Prosciutto prodotto da un piccolo artigiano, salame all’aceto con polenta, muset e brovada, tagliolini al San Daniele, cjalsons e gnocchi, poi guancialetto di maiale brasato, coniglio in umido. Dolci fatti in casa e Gubana di Natisone fra i dessert. Buoni vini regionali. Via Sabotino 10, tel. 0432.941594, www.osteriaditancredi.it .

Via dei saporiwww.friuliviadeisapori.it elenca puntigliosamente tutti i ristoratori, artigiani e vignaioli aderenti, con le principali informazioni e i siti internet individuali.

 


giovedì 18 maggio 2023

Alta gradazione / Ki No Bi, il Dry Gin del Sol Levante in tre versioni spettacolari. Da gustare in splendida solitudine. O anche shakerato con arte

 

Ki No Bi, nuovo Dry Gin in tre versioni

Martini cocktail
Alcol di cereali come base? No grazie, siamo giapponesi. E dunque: solo acquavite di riso, più botaniche rigorosamente autoctone. Per produrre il loro nuovo Gin premium Ki No Bi, ovvero “La bellezza delle stagioni” la Distilleria di Kyoto non ha economizzato in ricerca e pignoleria. Il distillato è stato prodotto a partire da un riso caratterizzato da note morbide e lievemente dolci, simili alla vaniglia, con note agrumate ed erbacee. E poi le botaniche. Sono 11, divise in sei elementi di differente sapore: Base (ginepro, iris, legno di cipresso); Agrumi (bucce di limone e di yuzu – incrocio di mandarino e del limone Pepeda Ichang); Tè (Gyokuro); Erbe (pepe Sansho con le kinome, le sue foglie); Spezie (zenzero); e infine “Fruttato e floreale” (bambù e shiso – una sorta di basilico all’aspetto, un mix di sapori aromatici al palato).

Negroni
Gli elementi vengono macerati e distillati separatamente, per preservarne le caratteristiche, poi miscelati con l’acqua proveniente da una delle più note fabbriche di sake di Fushimi, nota per purezza, al fine di ridurre la gradazione in una serena fusione. Seguendo i dettami dell’antica arte del konwa (“combinare e creare armonia”), dopo adeguato riposo della miscela si ricorre a un secondo mixing con aggiunta di acqua, fino a raggiungere le gradazioni alcoliche programmate.

Nulla è lasciato al caso anche per quanto riguarda l’imbottigliamento e il packaging, creato in collaborazione con un atelier artigianale di antichissima tradizione: nome e design dell’etichetta  sono stampati a mano su carta washi (resistente e traslucida) con blocchi di legno hangi.

In bocca il Ki No Bi dry gin di Kyoto risulta secco ma vellutato e profumato, con insoliti sentori esotici. La prima volta che si assaggia val la pena di degustarlo ben freddo e 

puro o al

Gin & Tonic
massimo con una lacrima di Vermut dry in un Martini cocktail. 

Ma in Europa è consigliato anche come distillato base del Negroni, del Gin & Tonic e di quant'altro la nobile arte del cocktail sia in grado di inventare.

 

In effetti però il Ki No Bi è uno e trino, si declina infatti in tre versioni. Ed eccole.

 

Ki No Bi Kyoto Dry Gin, 45,7°: non filtrato, miscelato secondo il metodo Konwa, con acquavite di riso come base e botaniche naturali giapponesi. 70 cl, 65 € la bottiglia.

Ki No Tea Kyoto Dry Gin, 45,1°: prodotto con i migliori tè giapponesi provenienti dalla zona di Uji. 70 cl, 85 € la bottiglia.

Ki No Bi Sei Kyoto Dry Gin, 54,5°: prodotto con lo stesso metodo del Ki No Bi 45,7°, viene raccomandato per il bere miscelato. 70 cl, 75 € la bottiglia.

 

Info. La Kyoto Distillery Company è stata fondata nel 2014 da tre appassionati di gin, come Noriko Kakuda e David Croll già nel settore dei distillati giapponesi, e da Marcin Miller, fondatore della rivista Whisky Magazine, che ha casa a Norfolk, in Inghilterra, ma che si reca più spesso che può a Kyoto. Leggenda giapponese degli spirits e consulente tecnico speciale è Masami Onishi, che ha passato la sua preziosa esperienza al team dei distillatori.

#Hastag: #kinobi, #kyoto, #japanesegin, #craftgin – tag @kinobi.official

 

martedì 2 maggio 2023

All'asta all'asta! Vini, distillati e liquori di nobili lombi o di borghesi ambizioni all'incanto a Milano. Dal 2 al 12 maggio, all'International ArtSale. On-line


                          Una vecchia asta di vini francesi. Negli ultimi anni in Italia si sono moltiplicate quelle on-line
 
Château Latour o Château Mouton Rothschild? Brunello Biondi-Santi 1955 o Tignanello 1985? E, ancora, l’atroce dilemma: Ferrari “Centanni” o Dom Pérignon? Si potrebbe continuare: meglio puntare sul Barbaresco di Gaja Sorì Tildin o sul Sorì San Lorenzo?  Sul Barolo Cascina Francia 1996 di Giacomo Conterno o sullo Château Ducru-Beaucaillou 1956 di Francis Borie, ambedue con base d’asta a 350 €?Troppe domande, forse. Ma sono solo una minima parte dei dilemmi che si presentano da oggi, martedì 2
Mouton Rothschild 1997:
etichetta di Niki de Saint Phalle
maggio e per altri 10 giorni, a intenditori, professionisti e semplici appassionati che vogliano partecipare all’asta a tempo (esclusivamente on-line) Vini e distillati pregiati e da collezione, organizzata da International ArtSale (IAS), Casa milanese specializzata in gioielli e opere d’arte e ora all’esordio in campo enologico.
A questo punto è bene dichiarare un possibile conflitto d’interessi fra chi scrive e il lettore, relativamente ai contenuti di questo articolo. Sono infatti consulente “esperto in enologia” della IAS e ho quindi contribuito alla disamina e scelta delle bottiglie di vini e distillati entrati a far parte dei 185 lotti in asta. Non potrò quindi indicare le mie preferenze, né avrebbe comunque molto senso farlo. Ognuno sarà perfettamente in grado di farsi un’idea del valore dei vini e di effettuare offerte, se fosse particolarmente attratto da questo o quel lotto, in rapporto alla base d’asta e ai rialzi di altri aspiranti all’acquisto.

Addentrandosi qua e là fra i lotti si scoprono bottiglie “anziane”, ma spesso intriganti e vini relativamente più giovani. Tutto dipende dal “gusto” del consumatore, se il suo possibile acquisto sia finalizzato alla scoperta di un piacere organolettico diverso dal consueto, oppure a un particolare tipo d’investimento, o addirittura alla valorizzazione della bottiglia in quanto oggetto d’arte, da esibire magari come un originale soprammobile. 

A quest’ultimo proposito val la pena di segnalare alcune bottiglie le cui etichette sono decorate da noti artisti, alcuni molto famosi. Quelle del rinomato château bordolese Mouton Rothschild, per esempio, presenti in oltre una decina di lotti (fra cui un magnum), di annate comprese fra il 1960 e il 1997: annovera etichette create da Joan Mirò e Balthus, Henry Moore e Marc Chagall, Motherewell, Hartung e altri pittori. 

E le italiane del Vino della Pace, della Cantina Produttori Cormons (friulana),

Magnum di Ùe di
Cabernet, Nonino
 
con etichette di Bay e di Arnaldo Pomodoro.
Fare un ulteriore elenco sarebbe lungo e forse alla fine noioso per il lettore, che può collegarsi anche solo per curiosare al sito della casa d’aste e constatare de visu le proposte.

Qualche ultima indicazione e avvertenza sarà però utile. Intanto per dire che accanto a lotti con prezzi di partenza relativamente alti ve ne sono di più economici, ma pur sempre interessanti.

Ed ecco quattro esempi di lotti con base d’asta più alta e altri quattro fra i meno cari...

 

Barolo Monfortino Riserva 1955, G. Conterno: 450 €.

Tignanello 1985, Marchesi Antinori, 2 bottiglie: 700 €.

Magnum di Mouton Rothschild 1986, 850 €.

Sauternes Château d’Yquem 1976: 500 €.

 

Five Roses, Rosato del Salento 1971, Leone de Castris, 4 bottiglie: 55 €.

Moscato di Sassari Soletta 1992, 10 €.

Chianti Classico Castelgreve 1982, Castelli del Grevepesa: 28 €.

Barolo Collina Cannubio 1968, F.lli Borgogno: 45 €.

 

...E ancora, qualche avvertenza.

Trentodoc, spumante classico
Ferrari "Centanni"
Laddove è stato possibile si sono indicate le annate migliori dei vini, qualificandole con le definizioni “Ottima”, “Grande” o “Eccezionale”, corrispondenti rispettivamente alle 3, 4 e 5 stelle, assegnate dai vari consorzi; per i vini francesi, generalmente giudicati in 10 punti e non in 5 (stelle) come in Italia, si sono considerati, per le tre definizioni molto positive solo i gruppi di voti 5 e 6; 7 e 8; 9 e 10 (rispettivamente: Annata Ottima; Grande; Eccezionale).
Il che non significa che una vendemmia di rango inferiore dia luogo a vini per forza scarsi. Il bravo vignaiolo è in grado di produrre bottiglie buone, persino molto buone anche da vendemmie problematiche, riducendo drasticamente la produzione, scegliendo solo i grappoli migliori e così via.

Infine la questione dell’età del vino. Invecchiando può migliorare? Sì o quanto meno può assumere sentori diversi, interessanti, sorprendenti. Ma può anche peggiorare, soprattutto se i tappi non tengono ben serrati i colli e lasciano penetrare non qualche atomo di microssigenazione (benedetto) ma qualche spiffero di troppo, che alla lunga tenderà a ossidare il vino.

 






Info.  Asta - “Vini e Distillati pregiati e da collezione”. On-line dal 2 al 12 maggio 2023

International Art Sale - Casa d’Aste, via Giacomo Puccini 3, Milano, tel. 02.40042385;  info@internationalartsale.it ; www.internationalartsale.it 

 

venerdì 17 marzo 2023

Piccola grande Villamagna. Borgo antico e Doc recente per un SuperMontepulciano, gloria dell'Abruzzo

Le vigne di Montepulciano della Doc Villamagna. L'omonimo borgo si trova in collina, a 12 km dal mare e 28 dalla montagna.

“Una carezza in un pugno”.

All’Associazione Produttori devono essere particolarmente piaciuti i versi della canzone di Celentano: ”...dal pugno chiuso una carezza nascerà...”, una metafora (involontaria) della loro Denominazione d’origine controllata, che narra di vini potenti, ma eleganti e carezzevoli quando si dischiudono al palato. È certificata dal 2011 la Doc Villamagna, ma era rimasta per lo più circoscritta al territorio abruzzese, con significative punte di export internazionale.

Villamagna si presenta ora nella grande Milano, vantando gli atout di chi è piccolo e bello. Il nome è lo stesso del comune, borgo abruzzese di poco più di 2mila anime, in provincia di Chieti, in gran parte dedite alla vitivinicoltura. Solo 85 ettari di vigneto, coltivati in parte anche nei vicini comuni di Bucchianico e Vacri, in particolare sulla collina La Torretta. Il vitigno è quello storico che ha fatto la fortuna della regione, il Montepulciano d’Abruzzo, ovviamente autoctono per quanto discendente da altro vitigno di origine greca.

Guancia di vitello con salsa amatriciana e
purea di fave con i Villamagna Doc.


Lo si alleva con la cosiddetta pergola abruzzese o tendone, anche se non mancano la controspalliera e il cordone speronato.

Ma che cosa differenzia il Villamagna Doc (che già aspira alla Docg) dal Montepulciano d’Abruzzo Doc? Intanto l’affaccio delle vigne a sudest e sudovest e mai a nord, per godere di una lunga esposizione ai raggi solari. Poi terreni ben selezionati e vocati, essenzialmente di due tipi: sabbioso-argillosi e calcareo-marnosi. I tecnici sostengono che i primi apportino un complesso di sensazioni olfattive, nonché morbidezza e longevità al vino; i secondi, intensità di colore, che spazia dal rubino intenso al granato con il passare degli anni.

Le rese massime per ettaro sono di 120 q.li, laddove per il Montepulciano il limite è di 140. L’uva Montepulciano è minimo al 95 %, contro l’85%. Il Villamagna esce in due versioni, quella normale (minimo 13° d’alcol, a 10 mesi dal 1° novembre dell'anno della vendemmia) e la Riserva (13,5°, dopo almeno 24 mesi). Anche solo da questi dati si evince che si tratta di una sorta di concentrato, di quintessenza del Montepulciano e infatti la produzione totale è di sole 70mila bottiglie per la tipologia base e 20mila per la Riserva, prodotte da 7 aziende vinicole associate. Sei di queste si sono presentate al nuovo ristorante Sadler di via dell’Annunciata, a Milano.

E qui si sono potute constatare due cose. La prima è l’intensità gentile di questi vini, potenti ma morbidi, senza essere stucchevoli. La seconda è la questione dell’abbinamento con i piatti. 

Ora, non è difficile individuare preparazioni regionali che meglio si confacciano al Villamagna. Il “base” si sposa bene con cannelloni all’abruzzese (ripieni di carni miste), gnocchi di patate, alla cosiddetta Pasticcia (polenta stufata con salsicce, uova e Pecorino grattugiato). La Riserva è indicata particolarmente per il capretto al forno, il cosciotto d’agnello, il brasato al Montepulciano ovviamente, il carré di maiale con mele e frutti di bosco. 

Tutto bene quindi? Sì e no. Perché recarsi in loco e abbinare cibi e vini locali è certo la scelta migliore, ma non risponde alla questione se il Villamagna possa essere un felice accompagnatore, anzi coprotagonista di un pranzo con cibi di tutt’altre regioni o nazioni. Ci ha provato Claudio Sadler, noto chef stellato milanese, inserendo robusti tocchi di creatività nei piatti che ha proposto con sei Villamagna di produttori, tipologie e annate diverse. E ha vinto la scommessa. 

Così il Villamagna di Piandimare 2019 stava bene addirittura con una serie di finger food d’aperitivo come il Supertoast di prosciutto di Carpegna con Casera e tartufo nero, il Risotto alla milanese da passeggio o il Savarin di mortadella al pistacchio e arancia. Nonché, poi, con il primo piatto di Lorighittas al ragù d’agnello, Pecorino, melanzane e menta, sui quali magnificamente si sposavano anche il Villamagna 2018 della Cantina sociale e il Riserva 2018 della Cascina del Colle.

Eccellenti matrimoni anche fra la Guancia di vitello stufata con salsa amatriciana e purea di favette e il Torre Zambra Riserva 2018, il Valle Martello Riserva 2017 e il Palazzo Battaglini Riserva 2016.

Tutti vini fatti con estrema cura: c’è chi usa le vasche di cemento e/o i tini d’acciaio e poi botti di legno (dalle barrique ai tonneau) per fare maturare il proprio vino o chi solo alcuni materiali ma sempre con lunghe maturazioni e affinamenti finali in bottiglia, che durano svariati mesi. Quel che colpisce, occorre forse ribadirlo ancora una volta, è la personalità dei vini: distinti eppure centrati sul binomio potenza/morbidezza: pugno di ferro in guanto di velluto. O se volete “Una carezza in un pugno”.


I VINI


     
Villamagna Doc 2019, Piandimare. Vinificato in acciaio a temperatura controllata con macerazione medio-lunga. Matura e si affina in 6 mesi acciaio, 12 mesi barrique e 6 mesi in bottiglia.




Villamagna Doc 2018, Cantina sociale di Villamagna. Fermentazione e macerazione per 20 giorni in acciaio. Matura per 24 mesi in vasche di cemento e tonneau, poi s'affina in bottiglia per 6 mesi.





Villamagna Doc Riserva 2018, Cascina del Colle. Macerazione con le bucce per 2/3 settimane in acciaio a temperatura controllata e affinamento in barrique per almeno 6 mesi.









Villamagna Doc Riserva 2018, Torre Zambra. Lunga macerazione delle bucce (2 mesi) e fermentazione in acciaio, maturazione e affinamento in cemento vetrificato (6 mesi), tonneau (20 mesi) e bottiglia (6 mesi).








Villamagna Doc Riserva 2017, Valle Martello. Macerazione e fermentazione in acciaio, maturazione in barrique di primo passaggio per 12 mesi e affinamento in bottiglia per un anno.







Villamagna Doc Riserva 2016, Palazzo Battaglini. Breve appassimento in vigna, poi vinificazione sulle bucce per 20 giorni. Maturazione in vasche di cemento per 1 anno e per un altro anno in barrique.

 



Info. Associazione Produttori Villamagna Doc, https://villamagnadoc.it  

mercoledì 7 dicembre 2022

Feste natalizie e Vini eccellenti / Oltrenero con amore Champagne metalmeccanico, Dolomiti nel bicchiere Aristo(s)cratico montanaro. E un po' d'acqua...


Basta! Un piccolo contributo possiamo darlo tutti.
(Foto tratta da: il Cantico, ilcantico.fratejacopa.net/dar-da-bere-agli-assetati)


Via alle feste. A tavola naturalmente. Lo spumante classico Oltrenero contribuisce a dissetare...d'acqua popolazioni in preda alla siccità. E in tavola si sposa perfettamente coi gamberoni alla griglia. Alberto Massucco è un metalmeccanico che si è dato allo Champagne; li importa e li produce lui stesso. La sua Cuvée Mirede è ottima con carne cruda all'albese, magari impreziosita da ovuli e tartufo d'Alba. Che bianco il De Vite di Hofstätter! Frutto dell'uvaggio sapiente di Sauvignon, Pinot bianco e Müller Thurgau fa matrimonio d'amore con la trota salmonata in salsa alle erbe. Enfin, un bel Pinot nero di Borgogna, pardon della Valle Isarco: non opulento come quelli d'Oltralpe, ma sottile, insinuante, saporito e di piena soddisfazione con una bella anatra arrosto. E non solo...

Dieci milioni di litri d’acqua pulita per chi ne ha bisogno. A Gaza (i Palestinesi che ci vivono sono spesso costretti a berla sporca o contaminata) come in Etiopia, in Siria come in Yemen. È la campagna dell’onlus internazionale Oxfam (ha sedi in 21 Paesi del mondo), che opera con progetti di sviluppo in ambito rurale e per portare acqua e servizi igienico-sanitari nelle emergenze. Un’ottima causa insomma, per la quale si può donare ed esserne persino...ripagati all’istante! Grazie anche ad altre imprese associate nella campagna "Aggiungi Amore a tavola", in particolare Coin e Oltrenero. In alcuni store della catena Coin fino a Natale sono già in vendita una serie di cinque piatti di porcellana che raffiguranno cuori, cerchi, onde, palme e stelle, decorati a mano da Fasano Ceramiche e realizzati graficamente dal fashion designer Alessandro Enriquez. Palme verdi, cieli azzurri e cuori rossi rivestono le scatole di “Metti in tavola l’amore”, che racchiudono le scure magnum di spumante classico Oltrenero, Oltrepò pavese Docg della Tenuta Il Bosco, di Zenevredo.

Al contrario della pur elegante austerità esterna, il contenuto è invece allegro, esuberante. Vediamo innanzitutto come è fatto l'Oltrenero brut 2018.

Le uve sono al 100% Pinot nero e provengono dai vigneti delle proprietà di Zenevredo e Bornasco, poste mediamente a 300 m. d'altitudine, raccolte a mano, pressate sofficemente e poi vinificate per il 30% in legno (di cui l'80% in botti grandi e il 20% in barrique) e per il restante 70% in acciaio. La presa di spuma secondo il metodo classico dura almeno tre anni in bottiglia, con ulteriore affinamento di circa otto settimane dopo la sboccatura (ottobre 2022). 

Risultato: bollicine molto fini, fontanella continua e persistente che culmina in una soffice spuma; colore giallo paglierino; al naso, sentori di sambuco e note agrumate sottendono al lampone e al ribes rosso e infine alla crosta di pane; in bocca, secco, fresco, sapido e scattante, con ritorni di crosta di pane e del medesimo fruttato olfattivo; cenni finali “minerali”.

Abbinamento elettivo: Gamberoni alla griglia.

Altri abbinamenti felici: Culatello di Zibello, Gnocchetti con sugo di porri e gamberi, Vellutata di zucca con seppioline bianche e nere, Frittura di alici, tagliata di tonno ai semi di papavero.

“Aggiungi Amore”, Oltrenero brut, Oltrepò pavese Docg 2018, magnum, limited edition, Tenuta Il Bosco. Prezzo negli store Coin: 32,90 €.

Info. Oxfam Italia, Sede nazionale via Pierluigi da Palestrina 26/r, Firenze, tel. 055.3220895, www.oxfamitalia.com. Coin: l'Oltrenero "Aggiungi Amore" è in vendita nei grandi magazzini di 22 città, fra cui Milano, Roma, Torino, Napoli, Bologna, Genova, Padova e Cagliari; www.coin.it

Tenuta Il Bosco-Zonin 1821, loc. Il Bosco, Zenevredo (Pavia), tel. 0385.245326, www.ilbosco.com.

 

È un metalmeccanico Alberto Massucco, 73 anni, di Cuorgnè (Torino). E anche uno champagnista. La notorietà metallurgica gli viene dall’azienda di famiglia con sedi a Castellamonte e Cuorgnè, nel Canavese. Ma è lo Champagne la sua vera passione. Tanto che da qualche anno si è dato all’importazione di pregiate bottiglie di piccoli produttori, da Jean-Philippe Trousset a Rochet-Bocart, da Gallois-Bouché a Bonnevie-Bocart, alle Fa’Bulleuses (sette vigneronnes associate per promuovere l’arte dello Champagne al femminile). 

È stato però l’incontro col vigneron Erick De Sousa, di Avize, a far scattare la scintilla operativa: fare uno Champagne in proprio. E Massucco è riuscito nel suo intento, in collaborazione con De Sousa e la sua omonima cantina, stabilendo la nuova sede vicino a lui, scegliendo e selezionando l’uva, comprando un paio di vigneti. E con tante idee, già in parte realizzate, per gli Champagne Massucco in arrivo e in distribuzione da poco in Italia, della Linea AMC, lo 00 (pas dosé) e lo 02 (dosaggio di 2g/l), poi il Millésime 2018 Alberto e il Mon Idée de Cramant. 

Si è scelto per un Natale degno una specialissima espressione dei suoi Champagne, la Cuvée Mirede, dal nome dell’amata moglie prematuramente scomparsa.

Si tratta di uno Chardonnay al 100%, che deriva da uve dei Grand Cru di Avize (per il 30%) e Oger (10%), che hanno fermentato per un terzo in barrique; di un 30% del vigneto di proprietà Les côtes au vent e infine per l'ultimo 30%, di vini di riserva del 2018. La maturazione sui lieviti è stata di 30 mesi e dopo la sboccatura (marzo 2022) è stata aggiunta una liqueur dosata a 2 grammi per litro.

Bollicine finissime e persistenti, colore paglierino con qualche riflesso verdolino. Al naso, floreale con cenni d’arancia candita e miele; in bocca fresco, succoso, molto elegante, con ritorno agrumato e lievemente “minerale”; di bella persistenza.

Abbinamento elettivo: Carne cruda all’albese con ovuli e tartufo bianco.

Altri abbinamenti felici: Anguilla in gelatina, Aragosta in salsa ricca, Salmone selvaggio leggermente affumicato, Gamberi alla catalana (con burro, aglio e paprica dolce).

Champagne Cuvée Mirede brut 2019, Alberto Massucco. Prezzo: 79 € la bottiglia (per es., all’enoteca Casa del Barolo di Torino).

Info. Alberto Massucco Champagne, loc. Piova, Castellamonte (Torino), tel. 0124.518577, 

www.albertomassuccochampagne.it.

 

Cuvée d’alta montagna, nasce da tre vitigni che in Alto Adige hanno trovato una piccola terra d’elezione: Pinot bianco, Müller Thurgau e Sauvignon. Nell’enologia sovente la somma dà risultati migliori del semplice monovitigno. È il caso di questa De Vite, prodotto da Martin Foradori nella sua azienda di famiglia, la cantina Hofstätter

di Termeno. I vigneti sorgono su terreni marnosi d'alta quota nella valle dell'Adige - in Alto Adige - e al Maso Michei, in Trentino: hanno la prerogativa di scaldarsi velocemente nelle ore diurne estive per rinfrescarsi poi nella notte, permettendo quell’escursione termica giornaliera che si rivela così importante per l’estrazione dei profumi. Le varietà vengono dapprima vinificate separatamente, con pressatura soffice e caduta gravitazionale (senza pompe), nei tini per la fermentazione. Terminato il processo, dopo circa due mesi, la maturazione/affinamento avviene sempre separatamente in acciaio, dopo di che i tre vini vengono assemblati ancora in tini inox (la cuvée è composta da un 70% di Sauvignon e per l'altro 30% da Müller Thurgau e Pinot bianco) dove sostano per altri tre mesi; il De Vite si affina in bottiglia ancora per 8/9 settimane.

Alla vista, colore giallo paglierino con qualche riflesso verdolino; al naso, si avvertono sentori di limone e mela, accompagnati da una delicata vaniglia. In bocca: secco, fresco, vivace ed elegante, con richiami alle medesime note olfattive. Sapido e caratteristico.

Abbinamento elettivo: Trota salmonata con salsa alle erbe (timo, salvia, prezzemolo e rosmarino).

Altri abbinamenti felici: Zuppa di vino bianco con crostini, Gnocchi di zucca con salsa al Taleggio, Ravioli di pesce al sugo di persico, Bocconcini di patate con speck e Graukäse (formaggio grigio), Orata al cartoccio. 

De Vite, Vigneti delle Dolomiti Igt 2021. Prezzo:12 € circa la bottiglia.

Info. Tenuta Hofstätter, piazza Municipio 7, Termeno (Bolzano), tel. 0471.860161, www.hofstatter.com.


Potente e strutturato o “leggero” ed elegante? Nella prima circostanza siamo probabilmente in presenza di un Pinot nero di Borgogna, nel secondo...di altra zona, magari d’altura. S’intenda, non leggero di gradazione, ma estremamente equilibrato, dai sentori sottili, nulla di “marmellatoso”. È proprio il caso del nuovissimo rosso montanaro della Cantina Valle Isarco (vigna coltivata fra i 500 e i 600 m. d’altitudine), l’Alto Adige  Aristos Pinot Noir 2020. Annata ancora giovane, ma il vino è già pronto per essere degustato con soddisfazione, benché suscettibile di evoluzioni positive per altri due lustri.

Le vigne, esposte a sudest, su terreni porfirici con depositi calcarei, hanno una pendenza ripida, del 55%, e le uve vengono quindi raccolte manualmente. Derivano da due cloni specifici denominati 165 e 777: il primo, tendendo a donare vini spessi, quasi da “frutta cotta”, viene ricondotto alla ragione facendone fermentare le uve a grappolo intero dopo una breve macerazione a freddo (0°). Fermentazione che ha luogo parte in tini d’acciaio e parte in tonneau aperti. La maturazione avviene poi, mantenendo le fecce nobili, sempre in tonneau per 18 mesi. Segue l’affinamento in bottiglia per altri 6 mesi. Il colore è rosso rubino scarico, ma con una sua lucentezza; al naso risalta il fruttato dell’amarena e del lampone, con una speziatura che richiama la liquirizia e toni finali affumicati; in bocca, secco e fresco, elegante, tannini già vellutati, nel finale anche sentori di pepe rosa e chiodi di garofano.

Abbinamento elettivo: Anatra arrosto.

Altri abbinamenti felici: Agnolotti gobbi ai tre arrosti, Bigoli al ragù d’anatra, Spätzle alla tirolese (con lo Speck), Pollo arrosto, Bocconcini di coniglio al Cognac.

Aristos, Alto Adige Pinot nero Doc 2020. Prezzo: 28 € la bottiglia.

Info. Cantina Valle Isarco, loc. Coste 50, Chiusa (Bolzano), tel. 0472.847553, www.cantinavalleisarco.it

 

 

venerdì 4 novembre 2022

Là dove il fiume Arbia si tinse di rosso durante una famosa battaglia, il colore richiama oggi un presente di pace e sapori. Grazie ai vini chiantigiani di Selvole

 

Panorama dei vigneti al Castello di Selvole


Selvole, frazione di Castelnuovo Berardenga, provincia di Siena, Toscana. Altitudine: 504 m. Abitanti: poche decine.

Vi scorre intorno il fiume Arbia, che Dante disse essersi tinto di vermiglio, tanto era il sangue versatovi durante la famosa battaglia di Montaperti tra i Guelfi fiorentini e i vincitori Ghibellini senesi, che diedero luogo a “lo strazio e ‘l grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso” (Divina Commedia, Inferno, Canto X).

Un tempo, attorno ai primi anni del Duecento, a Selvole abitavano da 300 a 400 persone e il Castello e i territori circostanti erano proprietà di una facoltosa famiglia senese, quella dei Malavolti: era l’ultimo baluardo di fronte a Brolio e Cacchiano, allora fiorentine. 

Hashimoto e Busetto
Dopo alterne vicende storiche, del castello, più volte semidistrutto e poi ricostruito, oggidì  rimangono visibili parti delle mura e una bella torre, proprio dirimpetto al Castello di Brolio, a pochi km di distanza in linea d’aria.

Una ventina d’anni fa Selvole fu acquistata da un giornalista di lungo corso, Guido Busetto (ha lavorato a La Stampa, Il Messaggero, L’Espresso, il Sole-24Ore, Tg della Rai, Radio Svizzera italiana, anche come corrispondente da Tokyo e Parigi) e da sua moglie Nobuko Hashimoto, giapponese, anche lei giornalista (Wall Street Journal, Cnn). Insieme, in Francia dove si sono conosciuti, si appassionano al vino, frequentano corsi di specializzazione a Bordeaux, diventano amici dell’enologo Ives Glories. Tornano quindi in Italia e, una volta acquistata la tenuta di Selvole, diventa quasi naturale “utilizzare” l’amico wine-maker quale consulente per ricreare vigne e vini, piantando nuove barbatelle, in particolare dei due Cabernet e Merlot, ad alta densità di piante per ettaro.

La piscina dell'agriturismo
Oggi la proprietà si presenta con le vesti di una villa padronale a pianta rettangolare, costruita in gran parte sulle fondamenta dell’antico maniero. I sotterranei risalgono ad epoca medievale e qui l’azienda vitivinicola ricreata dai coniugi Busetto mantiene un centinaio di barrique di rovere francese, dove maturano alcuni dei suoi vini più importanti. Trenta ettari di vigna circondano la villa e le case coloniche (adibite oggi anche ad agriturismo con una ventina di appartamenti, piscina e ristorante); altri 130 ettari sono stati serbati a bosco. 

Scomparso prematuramente pochi anni fa Ives Glories, la consulenza vitivinicola è stata assegnata al noto enologo goriziano Gianni Menotti, il quale ha sostenuto fin dall’inizio della sua collaborazione che i vini di Selvole debbano contenere “il sole del Chianti classico, la purezza del territorio e la mineralità del terroir”.

Attualmente la produzione annua si aggira attorno alle 130mila bottiglie, vendute per il 70% all’estero (principale mercato gli Usa) e per il restante 30% in Italia, con buone presenze a Milano, Roma e altre grandi città.


Nove vini per tre Linee. Quella del Chianti classico Docg è naturalmente un must: ci sono l’Annata, la Riserva e la Gran Selezione.

La Linea Monovitigni Toscana Igt comprende un Cabernet franc, un Cabernet Sauvignon e un Merlot.

Infine i cosiddetti Vini da meditazione: il Frescolaia Igt (Sangiovese con aggiunte di Merlot e Cabernet franc), il Barullo, da sole uve “francesi” e l’autentico vino da meditazione, il Vin santo del Chianti classico

Docg, da uve  Trebbiano e Malvasia, maturato e affinato per oltre 20 anni nei caratelli (botti da circa 50 lt) e in bottiglia, il quale, oltre che a svolazzanti pensieri, si abbina magnificamente a formaggi erborinati e dolci particolari. 
I nostri Selvole preferiti? Eccoli.


Chianti classico Gran Selezione Ponte Rosso 2016: rubino brillante, ha profumi che richiamano il ribes e la marasca, nonché la viola: in bocca, corposo, profondo, equilibrato e di bella persistenza. Perfetto per accompagnare lo Stracotto toscano, l’Arrosto di maiale, selvaggina varia come la Lepre in salmì e formaggi ben stagionatiPrezzo: 40 € (sullo shop del sito aziendale)

Poi il Barullo 2019. Un vino francese in terra toscana? Così parrebbe, l’assemblaggio contempla infatti il tipico taglio bordolese tra il Merlot e i due Cabernet, ma profumi e sapori, ad occhi chiusi “sanno” di Toscana, addirittura di Chianti, benché non vi sia una goccia di sangiovese. Vino particolare, quasi contraddittorio: austero e gioioso ad un tempo. 

Abbianamenti: Coq au vin, Faraona ripiena, Stinco di maiale al ginepro, cinghiale in dolce fortePrezzo: 49 € (sullo shop del sito aziendale).


Dulcis in fundo, il Vin Santo del Chianti classico 1996. Vino da meditazione per eccellenza, ma da provare assolutamente con pâté di fegato e formaggi erborinati (Blu Mugello, Castelmagno invecchiato, Gorgonzola, Bleu d’Aosta); matrimonio d’amore con torta di noci, crostata al rabarbaro, castagnaccioPrezzo: 98 € (sullo shop del sito aziendale).

Info. Castello di Selvole, Winery e Agriturismo, Strada di Selvole 12, Castelnuovo Berardenga (Siena), cell. 333.9983925, www.selvole.com . Acquisti in loco: sconti del 20% sui prezzi del sito Internet.