sabato 22 giugno 2013

Belle vacanze: passar le acque a Merano mangiando bene e bevendo Schiava

I giardini di Castel Trauttsmandorff


Fa caldo, finalmente? E noi vogliamo il fresco, quasi dimentichi che fino a pochi giorni fa le temperature non raggiungevano neanche lo standard primaverile. Lo ritroviamo, un po' di fresco, in Alto Adige, a Merano e dintorni - montagne, vallate e la città stessa - percorse da acque chiare, fresche e dolci, come cantava il Poeta. Merano conta 69 fontane le cui acque, purissime, provengono per il 95% direttamente dalle sorgenti delle valli Passiria, Venosta e di Nova. L'acqua è sempre fresca perché dal momento in cui sgorga a quello in cui è disponibile alle fontane e fontanelle pubbliche, passano poche ore. Un percorso di 12 tappe permette di conoscerne almeno alcune, così da rivelare l'affascinante storia del liquido potabile in città.
È curioso per esempio scoprire come nel 1462 l'arciduca Sigismondo il Danaroso concedesse a Merano il diritto perpetuo di far scendere a valle l'acqua di Labers in Val di Nova, pretendendo però come contropartita che la città gli collocasse una fontana davanti a casa, l'edificio che ospitava l'ufficio per la riscossione dei tributi, situato dove oggi sorge il palazzo comunale. Oppure, come riportato sulla fontana di vicolo Passiria, che il servizio di fontaniere era prerogativa dei…falegnami. O, ancora - lo "raccontano" altre fontane - che l’acqua della conca meranese, sgorgando da rocce di ardesia, era ottimo rimedio contro la stipsi.
Questa è la Merano più "segreta", ma c'è anche quella più nota, delle acque curative.
Le Terme Merano, con acque ricche di radon provenienti dal monte San Vigilio, sono a disposizione di tutti. Ingresso giornaliero, 31 €; 2 ore, 12,50 € (www.termemerano.it).
Il pacchetto Giardini&Terme, per 30 € a persona, comprende: ingresso ai Giardini di Castel Trauttmansdorff e 3 ore alle terme con accesso alle piscine, buono pasto utilizzabile al Bistro delle Terme o al ristorante  Schlossgarten all'interno dei Giardini, e audioguida “A tu per tu con i Giardini”. Info: www.trauttmansdorff.it. Altri siti utili: www.meran.eu/star-bene/acqua-di-merano; www.meranodintorni.com.

Un'immagine ottocentesca dell'Hotel Adria
Dormire comodi: Hotel & Spa Adria, 4*, via Gilm 2, tel. 0473.236610, www.hotel-adria.com. Albergo di fascino, con l'antico ascensore con la seduta in velluto, belle camere, prima colazione con prodotti locali e SPA a disposizione. Prezzi: doppia a partire da 93 €.


Carpaccio tirolese con cren
Si pranza all'aperto alla Saxifraga stub'n
Mangiare bene: Saxifraga stub’n, via Monte San Zeno 33, tel. 0473.239249. Sulla passeggiata Tappeiner, sopra la città vecchia; per arrivarci si percorrono le serpentine dalla passeggiata Gilf e dal fiume Passirio o la scalinata dietro il Duomo. Splendida vista sulla città, si mangia in giardino o su un terrazzo: carpaccio tirolese su mela fresca e cren, tris di canederli, costine di maiale alla brace, asparagi con salsa bolzanina. Orari 10-17.30, mer., ven. e sab. aperto anche la sera (chiuso mar.) Prezzi: 30 €.

Il tagliere dei formaggi di Pur Sudtirol

Provviste golose: Mercato dei sapori Pur Südtirol, corso della Libertà, 35, tel. 0473.012140, www.pursuedtirol.com/it (vendite on line). Orari: 9-19.30 (chiuso dom.). Speck e salumi, formaggi e latticini di piccoli produttori, selezionati con cura maniacale. Ancora: succhi di frutta rari (come il succo di mele rosse bio), sciroppi, pasta, dolciumi, vini. E piatti di cucina veloce, ma tipica del territorio.




Sentieri d’acqua nella conca meranese


La cascata di Fragsburg
Alla via delle fontane in città si aggiunge la via dei sentieri d’acqua meranesi, lunga 80 km e che copre tutto il bacino della valle. È una rete di percorsi, 11 in tutto, che costeggiano gli antichi canali d’irrigazione dei campi. I sentieri lungo le rogge si sviluppano a un’altitudine compresa fra i 400 e i 900 metri. Si possono fare in 8 tappe oppure percorrendone solo alcuni con un tour giornaliero. S’incontrano i rifugi e i campanelli delle rogge, ma anche chiese, castelli e monumenti naturali. Il punto di partenza consigliato è Töllgraben, vicino a Tell, all’imbocco della Val Venosta e la prima tappa si conclude a Caines; poi si va da Caines a Saltusio e così via fino all’ultima, da Naturno a Töllgraben. Qualche esempio delle meraviglie lungo il percorso. Nella prima tappa, si ammira l’abete rosso Nossing Faicht, alto 42 metri, imponente, annoverato tra le meraviglie naturali protette dell’Alto Adige. Durante la seconda, l’antico mulino ristrutturato di Saltusio; nella terza tappa, Castel Scena, del 1350, tra le fortezze più importanti della regione e il suo mausoleo. Nella quarta, da val di Nova a Lana, la cascata di Fragsburg,la più alta dell’Alto Adige (135 m di caduta libera). Nella sesta, da Tel a Rablà, i cannocchiali lungo la roggia di Parcines e poi la cascata. C’è anche il singolare museo Peter Mitterhof delle macchine da scrivere. E durante l’ultima tappa, la fortezza di Castel Taranto con una torre imponente e il museo reale e imperiale Bagni Egart, la più antica stazione balneare tirolese, utilizzata fin dal 1430, ma forse già nota in epoca romana. Karl Platino, conosciuto come Onkel Taa (zio Taa, nomignolo fanciulllesco) ha tasformato il tutto in un mueso-esposizione di oggetti dell’imperatore Francesco Giuseppe e altre rarità imperiali, ma anche antiche tinozze, collezioni di terraglie, oggetti erotici e d’arte popolare. 
La zuppa dell'Imperatore

La sala di Onkel Taa, completamente rivestita in legno
Onkel Taa è anche il nome del magnifico ristorante gestito dalla famiglia Platino, tutto rivestito in legno, con l’antica stube. Si mangiano strepitosi piatti a base di lumache (allevate sul posto), patate alla piastra, gamberi di fiume alla provenzale, la zuppa preferita dell’Imperatore (crema al vino bianco con tartufo e fiori di zafferano), spaghetti di patate, gulasch cucinato secondo la ricetta amata da Sissi. Tutto, ma proprio tutto, eccellente, a cominciare dall’aperitivo di spumante, sciroppo di sambuco fatto in casa e foglie di menta per finire con le frittelle di mele o il gugelhup, manco a farlo apposta una tortina dell’Imperatore Franz Joseph I, con crema alla cioccolata calda e gelato alle violette (quest’ultimo, caro, a quanto pare, a  Sissi…). 
 Onkel Taa Bad Egart, via Stazione 17, Parcines, tel. 0473.96.73.42, www.bad-egart.com. Orari: 12-14.30, 18.30-21 (chiuso lun.). Prezzi: da 40 €. Menu imperiale, 52,50 €.


E finalmente…il vino: la Schiava

È il più tradizionale dell’Alto Adige e insieme il più popolare e diffuso. Ma fino a pochi lustri fa, non godeva certo di buona fama presso la critica enologica. E per i produttori troppo spesso era il vino con cui fare “volumi”, buoni ricavi e nulla più. Un onesto rosso, dal colore scarico, con sentori fruttati, buono a tutto pasto. E oggi? Aumenta il numero dei produttori che ci credono, che diminuiscono le rese per ettaro e aumentano la cura in cantina. Tanto che - si è scoperto – gli esemplari migliori si conservano anche parecchi anni e in non pochi casi “migliorano”, acquistano sentori da nobili vini invecchiati (bene). Insomma, se non proprio rivoluzione, c’è fermento nel mondo della Schiava altoatesina, tanto che dalle cantine escono ormai vini sempre più ben fatti, con accenni di complessità quando maturano bene, o esaltazione delle caratteristiche tradizionali (i morbidi tannini, il sentore fruttato). D’estate una buona Schiava tradizionale si può bere come un rosé, fresca di cantina e abbinata anche a piatti di pesce salsati. D’inverno e autunno fa matrimonio d’amore con lo speck e gli altri salumi, e gran parte della sapida cucina altoatesina. Ma, secondo molti, è perfetta anche come aperitivo e persino con piatti vegetariani.
La testimonianza di tutto questo si è avuta all’ultima edizione della Vernastch Cup o, per dirla all’italiana, del Trofeo Schiava 2013. Una giuria internazionale ha selezionato tra 89 campioni, in varie riprese, i migliori vini della vendemmia 2012, divisi per denominazioni. E ne ha scelti nove, i più rappresentativi.
Questa degustazione tecnica, basata però su criteri di piacevolezza e bevibilità (l’organizzatore Othmar Kiem, giornalista enogastronomico, li ha riassunti con una sola parola: "goduria"), si è svolta al Vigilius Mountain Resort (www.vigilius.it, nella foto a sinistra), albergo a 5 stelle concepito come una grande casa in legno, ecologico sotto ogni aspetto, sia per lo stile architettonico sia per l’ambiente in cui è inserito. Si trova isolato a 1500 m d’altitudine, ma è raggiungibile da Lana in 8’ con l’apposita funivia. 
Val la pena di sottolineare almeno la primazia conseguita nella piccola categoria delle Schiave meranesi, ancora poco nota fuori zona, che invece da qualche anno dà vini molto interessanti. 
Ha vinto l’Alto Adige Meranese Schickenburg (foto a destra), della Cantina Merano Burggrafler, un’azienda cooperativa, nata di recente dalla fusione di due coop precedenti. Il vino fa la fermentazione malolattica e si affina in botti grandi (usate) per 5 mesi. Poi viene imbottigliato. Nel bicchiere ha un accattivante colore rubino, i classici profumi di mandorle e violetta e un bel sapore rotondo, di buona armonia.

sabato 18 maggio 2013

La prova del voto: Alois e Michelino, 1 stella e 2 lustri da chef, al San Pietro e alla Posta Vecchia


Alois Vanlangenaeker
Michelino Gioia

Dieci anni alla guida dei fornelli di un Relais & Châteaux. Una stella sulla guida rossa Michelin. Un’eguale predisposizione a valorizzare la cucina del territorio e interpretarla creativamente. Alois Vanlangenaeker e Michelino Gioia esercitano la loro professione di chef nel Centro-sud. Il primo, fiammingo di 47 anni, al San Pietro di Positano (Salerno), con due ristoranti, il nuovo Zass (nuovo nel nome, dopo la ristrutturazione) e il più easy Carlino, direttamente sul mare. Il secondo, Michelino Gioia, di Benevento, 39 anni, al The Cesar de La Posta Vecchia di Ladispoli (Roma). Insomma, un belga, ormai naturalizzato campano, sulla Costiera e un campano verace, sul mare laziale, hanno compiuto un decennio alla guida delle loro cucine stellate. E lo hanno festeggiato, fors’anche all’insaputa l'uno dell’altro, proprio questa primavera. Si tratta per altro di locali “cari”, vanno messi in conto almeno 70 euro, più le bevande, e non è difficile spingersi ben oltre i 100 euro. Ma ne vale veramente la pena? Vediamo.
Zass del San Pietro di Positano. Difficile prescindere dal contesto. La costiera amalfitana, patrimonio Unesco dell’umanità per la sua bellezza, la sua storia, le sue ceramiche, il limoncello, anzi lo sfusato di Amalfi, le alici di Cetara. E Positano, uno dei suoi gioielli, con Amalfi, Praiano, Ravello, il fiordo di Furore, Vietri sul Mare. Non solo mare meraviglioso con i gioiellini delle isolette Li Galli in mostra, appartenute a Le Corbusier e poi a  Rudolf Nureyev, ma anche colline su cui passeggiare con brevi o prolungate, anche romantiche, gite nel verde. Come l’escursione di circa 3 ore che si può fare fra il bellissimo paesino di Nocelle (sopra Positano: vi si arriva anche con autobus di linea) e Agerola, comune sparso a 630 metri s.l.m., noto per la produzione del Provolone del monaco, salumi di vaglia, eccellenti taralli. E per le molteplici iniziative turistiche e culturali del Comune (www.comune.agerola.na.it). Due indirizzi da non perdere: a Nocelle il ristorantino Santa Croce (via Nocelle 19, tel. 089.811260), schietta cucina di terra e di mare, gran vista sul golfo. Ad Agerola, il ThanksMama Club (via Iovieno 1, Bomerano, cell. 340.2528900), all’interno dell’antico e recentemente restaurato Palazzo Acampora. Qui si punta sulle tradizioni locali: i salumi, la zucca marinata, il Provolone, pasta patate e pancetta, possibilmente la frittata di pasta, la carne arrostita. Sono divagazioni lecite dal tema principale, anche perché sono gli stessi gestori e proprietari del San Pietro (Vito Cinque e la sua famiglia), che indirizzano e magari accompagnano, in un’alternativa alla classica vita da spiaggia e mare.
Tramonto sulla terrazza del San Pietro
L’albergo è unico: per vista, luminosa eleganza, studiato comfort. Basti dire che la sua terrazza è stata definita dal New York Times “la più suggestiva del mondo”. Ha spiaggia e piattaforme private, sul mare e fra le rocce, con accanto l’allegro Carlino, ristorantino all’aperto (ma di gran qualità) a pochi metri dall’acqua; la piscina con gran vista sul borgo di Praiano, il mare e i Monti Lattari; una ampia hall di classe, camere con terrazzino a strapiombo, ceramiche dappertutto. Il ristorante-gourmand è stato appena ristrutturato, evidenziandone i tratti di parete calcarea. Ma per quanto accattivante con le grandi vetrate sul mare, nella bella stagione si finisce per pranzare all’aperto, in terrazza o sulla balconata. Ha un nuovo nome il ristorante, Zass, una transiletterazione napoletana del russo zar, appellativo con cui veniva indicato Salvatore Attanasio, nipote del fondatore Carlo Cinque e lui stesso direttore dell’albergo (nonché a suo tempo sindaco di Positano).
A tavola si coniugano grandi materie prime (comprese quelle provenienti dagli orti di proprietà e dal limoneto), con innovazioni tecnologiche come il nuovo forno per pizza, brevettato. Secondo la Michelin: “La cucina campana, una tra le più seducenti d'Italia, viene qui proposta creativamente con tutta la forza dei suoi colori e sapori. Il sogno diventa realtà grazie alla terrazza affacciata sul mare”.
Triglie, asparagi e vinaigrette mediterranea
Sorbetto di Campari e pere
Tanto per cominciare, l’apparentemente umile pizza, in questa contesto, e tecnologie a parte, offerta magari come preantipasto, è meravigliosa. Ma azzardiamo dei voti orientativi (in decimi) per capire meglio il valore di un’esperienza culinaria, magari limitata ma significativa e non perderci in aggettivazioni eccessive. Si comincia, per esempio, con un tortino di alici con salsa di acciughe e marmellata di pomodori: voto 7. Si continua con la zuppa di piselli con calamaretti e agnoli ripieni di cipolla di Tropea: 7,5. Attenzione, è un crescendo casuale, ma impressionante. Si passa agli splendidi ravioli con doppio ripieno di genovese di coniglio (tipica salsa della tradizione napoletana, ma di altre carni, a base di cipolle), fave e foglie di rucola: e siamo all’8. Arrivano le triglie in crosta di pane, fior di latte, asparagi e vinaigrette mediterranea, e si arriva sull’8,5 abbondante/quasi 9.
Dessert: uno stupendo Pere e Campari (9) e buone fragole con Mascarpone e lime (8). Fuori gara la piccola pasticceria: perfetta. Bellissima selezione di vini campani (anche del resto d’Italia e dall’estero, ma chi si vuole allontanare dai prodotti di questi posti, a questi livelli?). Chapeau.

La terrazza sul mare
Il ristorante gourmand The Cesar
The Cesar de La Posta Vecchia. È una villa antica, sul mare, costruita nel 1640 dal principe Odescalchi, sulla vestigia di due precedenti ville romane d’epoca imperiale. Restaurata nel Novecento da Jean Paul Getty, magnate del petrolio, il quale diede l’incarico di arredarla al grande critico d’arte Federico Zeri, con mobili, arazzi e dipinti del Settecento. Ha un magnifico giardino, un piccolo museo sotterraneo e a cielo aperto, piena com’è di vestigia romane, che vengono lentamente riportate alla luce.  Al suo fianco, separato da una spiaggetta, il Castello Palo degli Odescalchi che, come La Posta Vecchia, è stato costruito sui resti della città romana di Alsium, un luogo in cui nel tempo furono innalzate molte altre ville romane, come quelle di Pompeo, Cesare e Sallustio. A pochi chilometri, a Cerveteri, da non perdere la necropoli etrusca della Banditaccia, luogo protetto dall’Unesco.

Risotto con gamberi rossi e limone candito
In una dimora così antica, forse ci si aspetta già al primo sguardo camere sontuose. E lo sono. Diciannove (di cui 8 suite),  con quadri, arazzi, letti a baldacchino, alti soffitti, ampi spazi. E grandi, suggestivi ambienti comuni, una piccola ma graziosa piscina coperta quasi sul mare (peccato non ci sia una spiaggia attrezzata). Con queste premesse, forse il nome del ristorante non poteva essere molto diverso dall’attuale: The Cesar. Così ne parla la guida Michelin: “Romanticamente affacciato sul mare, la sontuosità della sala rivaleggia con una cucina sapida e sofisticata: piatti mediterranei rivisitati in chiave moderna e preparati in gran parte con i prodotti biologici dell'orto dell‘hotel”. Ed ecco l’esperienza sul campo, cioè a tavola. S’inizia con acciuga farcita di baccalà, lardo e dolce di pomodoro: voto 7,5. Gran balzo all’insù nel piacere gustativo grazie alle mazzancolle di Sicilia con foie gras, crema di fichi e semi di cacao, equilibrato, perfetto e gustoso: 9. Si passa quindi alle cappesante con galletta croccante di maiale, salsa di mele a patata affumicata: 8. Entrano in scena i primi piatti. Risotto con gamberi rossi, limone candito e timo: 8,5; e tortelli di fegato grasso, crema di porri e zucca: 8,5. Secondi piatti. Branzino con agretti, scorzonera e salsa d’arancia piccante: 8-; medaglione d’agnello in padella, caprino, uva e coste di bieta: 8. 
I dessert. Spuma di limoncello e crumble alla liquirizia: 7,5; e morbido di pistacchio, ribes nero e sorbetto dalla tequila: 7,5. 
Gioco di parole facile ma vero: lo chef Michelino dà Gioia ai palati più inappetenti.

Il San Pietro di Positano, via Laurito 2, Positano (Sa), tel. 089.875455, www.ilsanpietro.it. Aperto sino a fine ottobre. 59 camere (in 5 tipologie, da standard a premier special) tutte con terrazzo vista mare: 450-1600 € a notte, seconda stagione e tipologia (in genere almeno 3 notti di permanenza). Offerte e promozioni sul sito. Ristorante Zass. Orari: 13-14.30, 20-22.30 (mai chiuso). Prezzi: da 80 €. C/credito: tutte.
La Posta Vecchia, loc. Palo Laziale, Ladispoli (Roma), tel. 06.9949501, www.lapostavecchia.com. Aperto sino a fine ottobre. 19 camere di cui 8 suite: 320-1760 € a notte, secondo stagione e tipologia. Ristorante The Cesar. Orari: 12.30-14.30, 20-22.30 (mai chiuso). Prezzi: da 75 €. C/credito: tutte.

venerdì 10 maggio 2013

Hamburger: libidine da addentare



Alzi la mano chi non ha mai mangiato hamburger. Magari quelli un po’ collosi di una nota catena americana. Del resto le nostre mamme ci cucinavano la svizzera, carne trita già confezionata dal macellaio, oppure acquistata e tritata davanti agli occhi del cliente e poi messa in forma a casa. E quanto ci piaceva. Anche oggi l’hamburger, la cotoletta di carne pressata e macinata nata nell’800 ad Amburgo, poi importata dagli emigrati tedeschi negli Usa e qui diventata nota come hamburger steak, poi diffusa in tutto il mondo, non solo non conosce crisi, ma gode di una nuova giovinezza. 
Lo testimonia anche un articolo-inchiesta comparso sul numero di maggio di Dove, in edicola, intitolato Fast good. Al quale ho contribuito, soprattutto per la parte milanese (il pezzo spazia appunto fra Milano e Torino, Firenze e Roma). Sono spuntati come funghi nuovi locali, dove il classico hamburger viene declinato  in modi diversi: dal tipo di carne, magari Presidio Slow Food piuttosto che di manzo wagyū (di origine giapponese, chiamato anche manzo di Kobe) ai vegetariani, a quello col foie gras (in più). E ai supercostosi, ma perfetti dei grand hotel. Ecco una selezione, con foto inedite.
Hamburger con foie gras di Al Mercato

Al Mercato (via Sant’Eufemia 16, Milano, tel. 02.872371). Qui i giovani chef Beniamino Nespor ed Eugenio Roncoroni, nella parte destra del piccolo locale, il Burger bar (la sinistra è ristorante) propongono un monumentale hamburger, alto una quindicina di cm, che bisogna mangiare con coltello e forchetta. Infatti viene presentato su un piatto, con anelli di cipolla fritti e salsina. Il panino contempla anche insalata iceberg, salsa speciale fatta in casa, confettura di cipolle.  Al bar costa 10 €, al ristorante 14.  Massimo della lussuria, far aggiungere una fetta di foie gras (+ 7 €). 

Burger Cube al Lattughino
Tutt’altro tono da Trita (piazza XXIV Maggio 8, Milano, tel., no).  Un localino abbastanza spoglio, bianco e rosso, con un tavolo rotondo al centro e la cucina a vista. Se al Mercato si poteva scegliere fra sei diversi tipi di cottura (da “al sangue” a “ben cotta”), qui si valuta il tipo di carne: bufalo campano o limousine padana? Black angus irlandese o wagyū, argentina? Quest’ultima, “inventata” dai giapponesi, risulta particolarmente tenera e gustosa perché marmorizzata di grasso insaturo, grazie ai massaggi continui sull’animale. La carne viene tritata a vista quasi al momento, con lame speciali per non riscaldarla. Prezzi fra i 6,50 e i 16 € del wagyū. 
Il Lattughino (via A. Ponti, di fronte al n.1, Milano, tel. 02.8728.01.81, altra sede in via Anfossi 2, con consegne a domicilio) fra piatti vegetariani, vegani e biologici propone un Lattughino’s Burger di manzo aromatizzato alle erbe, un burger vegetariano, uno di tonno e patate (con soia, ginger e wasabi) e il Burger Cube, noce di Angus arricchita con erbette, gratinatura al formaggio Cheddar e bacon. Prezzi fra i 9 e i 15 €. 
Claudio Sadler chef di Chic 'n Quick
Claudio Sadler, chef e patron del ristorante omonimo con 2 stelle sulla guida rossa Michelin, l’ha affiancato da qualche tempo con un bistrot, anzi una trattoria moderna, come preferisce chiamarla, il Chic ’n Quick (via A. Sforza 77, Milano, tel. 02.89503222). E qui non disdegna di proporre la sua versione di hamburger, presentata in un piatto, con il pane a parte, ma con un cartoccio di patate fritte, insalatina e ketchup fatto in casa (18 €). La carne è di bue fassone piemontese, insaporita - appena tritata - con olio profumato alle erbe; sopra, fuso, formaggio Casera Dop della Valtellina. E chi ama il pesce? Può scegliere il Mc Sadler, due fette di pane di Altamura che racchiudono salmone, mozzarella, capperi e olive taggiasche. 

A Seregno, cittadina brianzola a 30 km da Milano, gastronomicamente nota per lo stellato, ma impegnativo Pomiroeu di Giancarlo Morelli, si può scegliere un locale più easy, come del resto sarebbe nell’anima del nostro protagonista, l’hamburger. laTaste (via Umberto I 59, tel. 0362.226629) è un grande spazio aperto in cui fare colazione, prendere un caffè o una fetta di torta leggendo i giornali a disposizione, fare shopping di specialità gastronomiche ed enologiche, prendere un aperitivo e mangiare qualche piatto ben cucinato. Come robusto struzzichino, all’aperitivo, si può gustare fra l’altro il cosiddetto hamburger di carne e pesce, mutuato dalla nota chef catalana Carme Ruscalleda: seppie, calamari e filetto di maiale tritati insieme, accompagnati da peperoni grigliati e maionese all’arancia. Seduti a tavola, si ordina l’hamburger laTaste, di fassone piemontese, oppure di charolaise o di limousine della Bergamasca. È accompagnato da insalata, fette di pomodori, patate al forno e maionese alla senape (prezzi: 7,50-14 €). Fra i locali fiorentini, l’Harry’s , mitico american bar sul lungoarno Vespucci (tel. 055.2396700), noto per i suoi cocktail, Martini e Bellini su tutti, ma anche per la tartare e il pollo al curry, propone da sempre un classico hamburger: carne di manzo italiano, insalata, pomodori a fette, olio toscano, rigatino (pancetta toscana), formaggio, patate fritte e salsa alla senape (22 €).