mercoledì 9 novembre 2016

Appius 2012: ancora un grande bianco di San Michele-Appiano. Aspettando (il rosso) Godot...

Vigneti a San Michele d'Appiano dell'omonima Cantina.

Hans Terzer
Ci vorrà ancora qualche anno prima che Hans Terzer, wine-maker della Cantina San Michele-Appiano, si decida a presentare un Appius rosso, ma ci arriverà. Del resto quest’anno, nel corso della presentazione del nuovo Appius 2012, sempre bianco come i suoi predecessori del 2011 e 2010, ha inserito, quasi di sottecchi, anche un nuovo rosso, che si colloca nella linea d’alta gamma Sanct Valentin: è una Riserva, il Cabernet-Merlot 2013, uvaggio bordolese a tutto tondo, ancora giovane, con tannini ancora un po’ acerbi, esuberante, ma già elegante e complesso. Perfetto abbinamento, fra l’altro, con una sella di cervo in crosta di spezie e funghi pioppini - cucinata da Herbert Hinter, chef-patron dello stellato Zur Rose - che si scioglieva in bocca in un turbinio di sensazioni.
Sarà un uvaggio bordolese, magari integrato da Petit Verdot, uno dei prossimi Appius? Staremo a vedere. Per intanto ci si può “accontentare”, delle circa 5500 bottiglie dell’Appius 2012, terza edizione.
Ma che cos’è l’Appius? Un vino libero dagli schemi, limitato solo dalla Doc Alto Adige, che Terzer ha concepito nel 2009. Da allora, ogni anno vede i risultati della vendemmia, sceglie un quantitativo limitato delle migliori partite e si orienta per creare un nuovo vino, rigorosamente d’uvaggio. Finora, sempre un bianco, giocato su quattro vitigni, chardonnay, sauvignon, pinot  bianco e/o pinot grigio.
Cabernet-Merlot Riserva 2013
Il territorio è quello del comune di Appiano, oltre mille ettari di vigna, baciata dal dio Bacco. La Cantina San Michele ha più di 340 soci conferitori, con vigneti sparsi su pendii soleggiati, che godono di temperature miti e venti freschi, e si estendono per la maggior parte a sud-est del massiccio montuoso della Mendola, da Pianizza di Sopra e Monte sino a Missiano. Ancora vigneti fino a Cornaiano verso il Lago di Caldaro e singole vigne a Bolzano e Cortaccia per un totale di 380 ettari. Le varietà, bianche e rosse, non sono poche e la gran maggioranza dei vini sono da monovitigno e distribuiti su tre linee: per importanza, la Classica, la Selezione e quella di vertice, la Sanct Valentin. Punta della piramide, un singolo vino, l’Appius.
Le tre annate finora uscite hanno in comune l’utilizzo di sole uve bianche, la fermentazione malolattica e l’affinamento sui lieviti in barrique, cui segue l’assemblaggio dopo circa un anno, più altri tre anni di maturazione in tini d’acciaio.
Cambia la composizione delle cuvée, in un delicato puzzle in cui il primo vino caratterizza l’annata, mentre gli altri la integrano con tocchi balsamici, floreali o minerali…
Eccola.

2010: chardonnay, pinot bianco, pinot grigio, sauvignon.
2011: sauvignon, chardonnay, pinot grigio
2012: chardonnay, sauvignon, pinot grigio, pinot bianco

Sembra il gioco delle tre (o quattro) carte. Invece è una scelta  compositiva dettata dal risultato della vendemmia, dall’esperienza e dall’estro. Sono vini il cui costo si aggira intorno ai 100 € (ma il 2011 è pressoché esaurito, mentre il 2012 costa, per la precisione 99 € la bottiglia, 198 € il magnum). Nella quantità delle poche migliaia di bottiglie e qualche centinaia di magnum, hanno finora trovato riscontri di vendita positivi. Certo, sono anche vini da collezione, ogni anno cambia la veste delle bottiglie, che diventano così una wine collection di pezzi “unici”. Dopo il tralcio di vite del 2010 e l’impronta-sequenza della formula del matematico Fibonacci (13° secolo) del 2011, è la volta, per il 2012, delle spirali che si librano verso un infinito irraggiungibile, verso l’utopia del vino perfetto.

Una volta in tavola, ci si può dare al gioco degli abbinamenti. Il 2010 e 2011 hanno acquisito doti di maggior complessità e paiono adatti a un prudente accostamento a piatti che contengono carne. Così Herbert Hinter e Hans Terzer hanno abbinato un piatto di animelle di vitello con crema di patate e prezzemolo ed erbe di campo all’Appius 2012; i ravioli ripieni con petto di vitello e tartufo bianco all’Appius 2011 e un baccalà con finocchio allo zafferano e purea di ceci al 2012. Sono solo esempi di una grande cucina, che si sforza di reggere alla personalità dei vini. Ma chi ha detto che non si possa gustare l’Appius con un normale piatto di pesce al forno o arricchito da una salsa, con quaglie in tegame o capriolo in salmì, con una semplice braciola di maiale al vino bianco, una scaloppina al Marsala o, lusso, allo stesso Appius? Nessuno, appunto. La morale potrebbe essere questa: i grandi vini stanno bene anche su cibi semplici, male che vada si imporranno, mettendoli in seconda piano. Il palato ne godrà comunque.
Appius 2012. Colore: giallo dorato. Profumo: frutta esotica, come ananas e papaya. Sapore: secco, fresco, armonico, elegante, con sentori di frutta tropicale e un tipico tono nocciolato dovuto al legno della barrique.
Info. Cantina San Michele-Appiano, via Circonvallazione 17, Appiano (Bolzano), tel. 0471.664466, www.stmichael.it.