martedì 5 aprile 2016

Quattro Dame, un Palazzo e due Champagne


Aurora Mazzucchelli, Fabrizia Meroi, Marianna Vitale e Isa Mazzocchi
a Palazzo Clerici di Milano, vestite da Altalen
Quante sono le donne-chef che vantano almeno una stella Michelin in Italia? 42. A contarle ci ha pensato Francesca Terragni, direttore comunicazione dei brand di Champagne, vini e superalcolici di Moët Hennessy. “Quasi un terzo del totale mondiale (di stelle)”, ha osservato, “ma senza un’associazione femminile che le rappresenti”, come, per esempio, Le Donne del Vino nel più vasto mondo enologico italiano.
Così ci ha pensato lei, a nome della Vedova, alias lo Champagne Veuve Clicquot, uno dei più famosi, reinventato nell’Ottocento da una donna straordinaria come Barbe-Nicole Ponsardin, sposa di François Clicquot, produttore di Champagne, e poi sua vedova a 27 anni (sulla sua vita e le sue invenzioni vedi il post del 31/10/2014 Vita effervescente di Madame Clicquot, che inventò pupitre e remuage, amò un cosacco e divenne famosa da vedova, http://ilmoncalvini.blogspot.it/2014/10/vita-effervescente-di-madame-clicquot.html). Il nuovo network non poteva che fare riferimento alla cuvée de prestige di Veuve Clicquot, La Grande Dame e infatti si chiama Atelier des Grandes Dames. Le pioniere entrate a farne parte sono quattro. Eccole, con il relativo racconto della guida Michelin.
Aurora Mazzucchelli del ristorante Marconi di Sasso Marconi (Bologna, www.ristorantemarconi.it): “Ottime materie prime, selezionate con cura, nonché una capacità di programmare e pensare che va oltre il piatto: un menu per abbracciare terra e mare, in maniera creativa e mai scontata”.
Isa Mazzocchi del ristorante La Palta di Borgonovo Val Tidone (Piacenza, www.lapalta.it): “In una sperduta frazione nella campagna piacentina, per una volta la retorica della finta trattoria cede il passo a un locale moderno, dove la cucina aspira a preparazioni creative - ben presentate - con qualche richiamo alla tradizione locale: in particolare, i salumi rigorosamente stagionati in casa”.
Fabrizia Meroi del ristorante Laite di Sappada (Belluno, www.ristorantelaite.com): “Tra fienili e case d'epoca, si mangia in due romantiche, secolari stube. Una coppia al timone: Roberto in sala, competente ed ospitale, molto bravo nella gestione dei vini (anche al bicchiere), Fabrizia in cucina ad esaltare i prodotti e le ricette locali. Si punta ai sapori, più che ai virtuosismi tecnici”.
Sol Levante di Marianna Vitale
Marianna Vitale del SUD Ristorante di Quarto (Napoli, www.sudristorante.it): “Superato un contesto ambientale non brillante, apprezzerete ancor di più gli sforzi di una delle cucine più interessanti del napoletano. Il nome del ristorante è un lapidario, ma eloquente, manifesto gastronomico che vi conduce attraverso appetiti meridionali”.
Network di talenti femminili, l’Atelier des Grandes Dames vuole essere il punto di riferimento per donne imprenditrici dell’enoristorazione, in uno spirito di collaborazione fra il singolo e il team. E per festeggiarlo, durante una serata a Palazzo Clerici di Milano, sono stati presentati nuovi piatti delle 4 chef, abbinati agli Champagne Brut e Rosé La Grande Dame 2006.
La Grande Dame Brut 2006. Polvere di stelle, ovvero un baccalà con le sue trippe su vellutata di mais e curcuma, con caviale e nespole, di Isa Mazzocchi. Sol Levante, tagliolini ai tre pomodori, pesce azzurro marinato, polvere di olive e capperi in japan-style, di Marianna Vitale.
La Grand Dame Rosé 2006. Dolce e salato su Saturno, guancette di maialino, tartufo, spugnole, di Aurora Mazzucchelli. Black Star, cervo marinato e leggermente affumicato, saurnschotte (formaggio al dragoncello), caviale, carbone e spuma di pane nero, di Fabrizia Meroi.

E gli Champagne, come sono? Ecco l’analisi e le considerazioni di uno che se ne intende, Dominique Demarville, attuale e 10° chef de cave di Veuve Clicquot dal 1792.
La Grande Dame Brut 2006
53% Pinot Noir, 47% Chardonnay
Il colore è intenso, con bagliori dorati. Il perlage molto fine ed esuberante. Lo Champagne rivela al naso un sottofondo salino e minerale, seguito da aromi floreali (acacia, peonia), note di frutta fresca (pesca, pera) e, infine, note più abbrustolite di nocciola e mandorle tostate. Agitando il
bicchiere, il bouquet diventa ricco e voluttuoso, con sentori di brioche, torrone, zenzero e conserva di limoni. Al palato, il vino è rotondo e corposo, con una struttura fresca e setosa. La mineralità del gesso risuona con vivacità nella struttura carnosa e contribuisce a creare un lungo finale. La nota finale è fresca e generosa; suggerisce un dosaggio discreto, seguito da un lungo periodo di invecchiamento dopo la sboccatura, che non disturba l’equilibrio naturale del vino.

La Grande Dame rosé 2006
60% Pinot Noir, 40% Chardonnay
Aggiunta del 15% di vino rosso prodotto dall’uva Pinot Noir del Clos Colin, uno dei nostri migliori vigneti, situato nel cuore del Grand Cru di Bouzy. Il colore è intenso, con riflessi ramati. Il perlage molto fine ed esuberante. Lo Champagne rivela al naso un sottofondo salino e minerale, seguito da note di frutti rossi (ciliegie marasche, fragole di bosco, ribes rosso) e ancora aromi tostati di nocciole, fave di cacao e spezie dolci. Agitando il bicchiere, queste caratteristiche empireumatiche si accentuano, mentre la complessità aromatica dei grandi Pinot Noir è sempre presente. Al palato, il vino è rotondo e corposo, con una struttura fresca e setosa. I tannini sono ancora presenti e invitano all’abbinamento con piatti ricchi di consistenza, per farlo risaltare al meglio. Il finale è lungo e avvolge il palato. I tannini sono già molto ben integrati e prevediamo che si amalgameranno ancora di più negli anni a venire.

Chapeau Grande Dame…o meglio Prosit.