venerdì 8 giugno 2018

La santa alleanza fra le bollicine classiche e quelle del Prosecco. I Lunelli e i Bisol insieme, ripartono dal...1542. Per scalare il futuro

Le colline di Valdobbiadene.
Guarda avanti Bisol, molto avanti. E per farlo, prende una leggera rincorsa, ripartendo dal…1542. È la data, secondo un documento ritrovato di recente, che attesta la presenza dei Bisol come viticoltori tra le colline di Valdobbiadene, in un territorio chiamato Chartice, oggi Cartizze, il colle enologiocamente più prestigioso dell'intera zona del Prosecco. Altre date certificano la lunga storia di questa famiglia del vino. Il 1875, anno della fondazione vera e propria. I nomi dei Bisol si rincorrono nei decenni: si parte da Eliseo, commerciante di vino in botti, passando per il figlio Desiderio, detto Jeio, con i suoi figli Antonio, Eliseo, Aurelio e Claudio; e poi ancora l’attuale generazione con Desiderio alla conduzione enologica ed agronomica e Gianluca alla promozione e valorizzazione, come presidente e amministratore delegato. E, con un balzo, di quasi 120 anni, il 2014, quando i Lunelli, proprietari storici della Ferrari di Trento, hanno acquisito al loro gruppo i vini di Bisol. Oggi, 2018, dopo quattro intensi anni di collaborazione fra le due entità spumantistiche, Bisol rilancia il suo brand, invero già prestigioso nel mondo delle bollicine, abbandonando produzioni a latere di spumante metodo classico, concentrando tutto sul Prosecco Superiore di Valdobbiadene Docg, e mantenendo solo il marchio collaterale Belstar di Prosecco Doc.
Gianluca Bisol e Matteo Lunelli

Per valorizzare il cambiamento, ecco il nuovo logo che affonda le sue radici nel Medio Eco: richiama la collina tonda di Cartizze e una B verde, che rimanda ovviamente al colore dei colli di Valdobbiadene ma anche al concetto di sostenibilità ambientale; e sotto mette in evidenza la dicitura BISOL 1542.
55 ettari vitati suddivisi in una ventina di poderi su colline spesso scoscese danno l’idea di una viticoltura non facile da condurre, su terreni diversi che bisogna conoscere a menadito: si va dai sabbiosi a quelli argillosi, ai ghiaiosi, che a loro volta in profondità si mutano in regolite e arenaria fossilifera, come nel caso di Cartizze o delle Rive di Guia; regolite e marne argillose, come per il Rive di Campea e il Crede. Tutti elementi naturali di cui bisogna tenere conto, visto che vino buono ormai si fa per l’80% sui campi. 
Dopo la vendemmia manuale in piccole cassette, il mosto per almeno l'85% di uve glera, si trasforma in vino, che deve però “prendere” la spuma, rifermentando su una base di lieviti e zuccheri in cisterne, autoclavi pressurizzate e refrigerate. Il futuro Prosecco Superiore vi rimane una ventina di giorni, poi viene trasferito in un’altra autoclave e filtrato. Perché le grandi autoclavi e non la rifermentazione in singole bottiglie come avviene per gli spumanti metodo classico? Perché questo, chiamato Martinotti o Charmat, risulta il metodo migliore per mantenere i caratteristici aromi primari dell’uva glera, classici quelli di mela gialla e fiori bianchi. In seguito, lo spumante viene imbottigliato e tappato con il tradizionale tappo a fungo.
Ma che significa "superiore"? L’appellativo riguarda tutta la produzione di Conegliano-Valdobbiadene: non vuol dire che ci sia un invecchiamento prolungato (non avrebbe molto senso) né che riguardi alcune porzioni di territorio esemplari. Semplicemente e un po’ esornativamente vuol far risaltare la zona storica, quella di Conegliano-Valdobbiadene appunto, particolarmente vocata per questi vitigno (il glera, un tempo chiamato prosecco) per differenziarla da altre, che vengono riconosciute semplicemente con la Doc. La superiorità, intesa come inimitabilità, sarebbe dovuta anche al riconoscimento dell’apporto tecnico culturale di Conegliano, dove nacque nel 1876 la prima scuola enologica d’Italia, e all'ambiente naturale unico dell’alta collina di Valdobbiadene, con vigneti collocati anche in posizioni estreme. 
Bisol è certo uno dei migliori produttori di Superiore, fra cui si possono annoverare nomi come Bortolomiol, Carpenè, Le Manzane, Merotto, Zardetto, che dispongono in proprietà o in affitto, di terreni in zone vocate e sanno come trattare e vinificare la benedetta uva glera. La piramide della qualità nella zona Docg di Conegliano-Valdobbiadene vede in vetta la collina di Cartizze, poi ci sono le Rive, 43 cru, cioè vigneti sulle colline più scoscese, che donano al vino caratteristiche leggermente diverse gli uni dagli altri, perché derivanti da terreni particolari. Poi, il resto dei terreni, tenuto conto che il territorio di Valdobbiadene è collinoso, mentre quello di Conegliano lo è di meno. 
Ma ecco alcune delle migliori bottiglie della produzione di Bisol.

Cartizze, Valdobbiadene Superiore di Cartizze Docg Dry
Spumante con un residuo zuccherino di 25 gr per litro, quindi di gusto amabile, come da tradizione, ma bilanciato da buona acidità e sapidità, con vari sentori floreali e fruttati, (pera, mela e peompelmo), elegante e convincente. Da abbinare a dolci poco zuccherini, ma anche a crostacei e molluschi (per esempio gratin di cappesante).


Relio, Rive di Guia, Valdobbiadene Superiore Docg Brut
Dedicato ad Aurelio (“Relio”) Bisol, da vigneti esposti a ovest e sud-ovest, mediamente a 250 metri s.l.m. È un brut, quindi secco, però al limite con l’extra dry avendo un tenore di zucchero di 11 gr/litro. Floreale e fruttato, è sapido ed elegante, con una freschezza non disgiunta da una certa morbidezza. Da abbinare a carpaccio di polpo, di ricciola.


Crede, Valdobbiadene Superiore Docg Brut Crede  
Crede, termine dialettale con cui viene chiamata l'argilla e infatti l'uva cresce su pendii argillosi un tempo ricoperti dal mare.Il terreno trattiene l'acqua vicino alle radici, evitando la siccità e permettendo agli acini di arricchirsi di delicate note floreali. Fresco ed elegante, con sentore di fiori di prato, in bocca è secco e sapido, con tipici ricordi di mela Golden e di pera. 


Molera, Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Extra Dry
Uve selezionate da vari vigneti, caratterizzati da terreni morenici: un suolo ghiaioso, poi scendendo più in profondità, uno strato di regolate e infine uno profondo di arenaria e conglomerati. Note floreali delicate, sapore morbido ma non eccessivo, poi un accenno minerale. Sapido. Buono con gli asparagi e uova fritte, pastasciutte con verdure, carciofi alla giudia.


Jeio, Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut
Gli spumanti della collezione Jeio (il soprannome di Desiderio Bisol), sono stati concepiti per un consumo più easy, per feste, brindisi aperitivi, avvalendosi di un mix di uve da terroir "minerali" come quelli di Conegliano, e da colline più elevate, quelle di Valdobbiadene. Il profumo è di frutta gialla, pesca in particolare, susina; il sapore sapido, fresco, ancora ben fruttato, con finale agrumato. Aperitivo eccellente, si abbina bene con stuzzichini di pesce, olive ripiene, pasta con le sarde.