sabato 21 giugno 2014

Belle vacanze / Terra d'Arneo, il Salento che non ti aspetti


Castello aragonese degli Acquaviva, a Nardò
Arneo! Chi era costui? Il mendicante di Itaca che si scontrò con Ulisse? Certamente. E la Terra d'Arneo? Non è l'isola dell'eroe mitologico, ma un territorio della Puglia leccese, lembo occidentale della penisola salentina, che fa perno su sette comuni: Copertino, Guagnano, Leverano, Nardò, Porto Cesareo, Salice Salentino e Veglie. Il nome potrebbe derivare comunque dal greco arnòs (agnello), per sottolineare il fatto che le antiche masserie erano ricche di ovini (Taranto fu capoluogo della Magna Grecia). O da arna, una parola antichissima che indicava il letto del fiume o una palude. O da Verneo, luogo situato presso l'antica masseria di Santa Chiara, noto per la sua acqua abbondante. 
Ma la Terra d'Arneo, nonostante sia una piana magica, dalla ruralità affascinante caratterizzata dalle antiche piante d'olivo e dalla macchia mediterranea, da paludi e boschi, campi di grano e vigneti, e dal mare Jonio, è un’entità pressocché sconosciuta al turismo di massa, tanto quanto lo era Carneade per il don Abbondio manzoniano. Due comuni sono sul mare, Porto Cesareo e Nardò (quest’ultimo non dista che 12 km dalla più nota Gallipoli), gli altri nell’entroterra e un po' tutti sono una lieta scoperta per chi vuole trascorrere una vacanza intelligente, ma anche divertente e godereccia. Nel campo artistico trionfa il barocco leccese su chiese, portali e palazzi di Nardò, così come a tavola è un tripudio di verdure, legumi, olive, olio extravergine, taralli e friseddhre, salumi e formaggi, pesce sulla costa, e di vini autoctoni (ben 5 Doc), Negroamaro, Primitivo, Malvasia nera e bianca, più i grandi rosati salentini. Nomi di produttori come Leone de Castris, Cosimo Taurino, Castello Monaci, Conti Zecca, sono abbastanza noti in tutta Italia, ma Arneo proprio no. Eppure, in quella terra si trovano. Meglio così, egoisticamente, per il turista accorto, per il viaggiatore colto che ancora può scoprire se non luoghi incontaminati, almeno posti ricchi di storia, ma ancora a portata  di molte borse senza troppi denari,  e pregni di una realtà fiera e vera, con cui confrontarsi, sia pure in maniera rilassata. 

Il bel canto del Gal

Ulivi secolari intorno
all'agriturismo terreAmare
Quest’ultimo tentativo di rinascita, dopo millenni di trionfi e cadute, dopo le lotte per la riforma agraria, dopo l'emigrazione al nord, sta avendo successo grazie anche all'opera del Gal Terra d’Arneo, strano acronimo che sta per Gruppo di azione locale e richiama quello dei Gap (Gruppi di azione patriottica, dei tempi della Resistenza), che combatte anche lui una battaglia, però incruenta, per “liberare” il territorio e le sue risorse. In pratica aiuta piccoli imprenditori a mettere su b&b, masserie, piccoli hotel, laboratori artigiani, a ripristinare ville liberty e case coloniche, con il massimo rispetto per il territorio e il suo patrimonio storico-culturale.
Ecco i risultati di un’esplorazione sul campo, dal taccuino del cronista enogastronomico.

Ulivi giovani e ulivi centenari circondano l'agriturismo terreAmare. Il mare e le spiagge di Torre Lapillo, a Porto Cesareo, dalla sabbia bianca e fine, non sono che a 3 km. Sedici le camere (alcune triple), nuove, spartane, ma dotate di aria condizionata, tv e doccia, caratterizzate dalla testiera del letto adornata da piccole giare. Fare colazione qui e soprattutto cenare sono un'esperienza da non perdere. I prodotti sono locali o addirittura provengono da orti di proprietà. Magnifica l'acqua e sale, un pan bagnato con olive, peperoni, capperi e ricotta salata; molto buoni i tagliolini freschi con cipollati, pesto salentino e il
Ciceri e tria al
terreAmare
cosiddetto tartufo dei poveri, cioè la mollica di pane abbrustolita. Imperdibili anche ciceri e tria (pasta e ceci) e la braciola alla barese, un involtino di carne, verdure e pecorino grattugiato.
Indirizzo: loc. S. Chiara, Villaggio Boncore, Porto Cesareo, tel. 388.8324300, www.terreamare.it . Prezzo dei pasti: 20-25 €. Camere doppie b&b 70-100 €.
Porto Cesareo è un grazioso paese (5500 abitanti) di pescatori, dedito d'estate anche al turismo. Vanta un parco marino straordinario, con ecosistemi di tipo sub-tropicale e associazioni di animali tipiche dei mari caldi, come il coralligeno, a profondità minime; fitta vegetazione, scoglie e scoglietti e fondali così integri da permettere la presenza di giovani esemplari della tartaruga marina caretta caretta. (Pescaturismo ed escursioni lungo la costa dell’Area marina protetta: cell. 338.9983491, www.pescaturismopervivereilmare.it).
La via delle pescherie che costeggia il porto ha una sua suggestione particolare, soprattutto quando la domenica mattina, ma anche in altri giorni, si riempie di gente che contratta il pescato; ogni negozio ha il suo peschereccio di riferimento, i prodotti ittici più tipici qui sono la triglia, il gambero rosso e le cozze, allevate a S. Isidoro, a pochi km. Al "ristorantone" Isola Lo Scoglio (anche albergo), su un isolotto collegato alla terraferma da un corto pontile, si gustano piatti come la mignolata (cavatelli, fagioli e cozze) e la ricciola alla salentina, con patate schiacciate al rosmarino (tel. 0833.569079, www.isolaloscoglio.it, da 25 €).

Cacio e barocco

Guglia dell'Immacolata in
piazza Salandra, a Nardò
Nardò, una quindicina di km a sudovest, è il secondo comune dopo Lecce per numero di abitanti (in realtà non molti, 30mila circa) ed estensione del territorio. Vanta il Parco di Porto Selvaggio, 7 km di costa frastagliata con una bella pineta di 300 ettari. E la Palude del Capitano, in cui s’incontrano acque sorgive e salmastre, con numerose specie di animali acquatici e rare specie vegetali. Vi sono poi torri e antiche masserie, grotte e scavi archeologici. Il centro di Nardò è un gioiello barocco. Il suo fulcro è piazza Salandra, una delle più belle d’Italia, al cui centro si eleva la Guglia dell’Immacolata, 19 metri di festoni, cornici, elementi floreali, pennacchi e statue in carparo (pietra locale). Intorno, palazzi, chiese, case eleganti, alcune degradate, ma in fase di recupero ambientale. Un tempo c’erano botteghe artigiane (qualcosa è rimasto) poi trasformate in circoli; in quella che fu la sede del lampionario (l’addetto all’accensione dei lampioni) venne poi realizzata la Fontana del toro.

Si riposa magnificamente in città al Relais Il Mignano, in un palazzo medievale caratterizzato dall’imponente balcone barocco (appunto il mignano). Belle camere, terrazze per cenare, cortiletto, una bomboniera in cui si può dormire, in due, anche a soli 47 euro (in altra stagione: 67-120 b&b. Indirizzo: via Lata, 29, tel. 0833.572506, www.hmdomus.com/spip.php?page=presentation&lang=it). Ma si riposa altrettanto bene in campagna. Per esempio all’agriturismo Le Grancìe, casa colonica degli anni Cinquanta ristrutturata con gusto, con relativa azienda agricola di circa 10 ettari coltivata a oliveto, carciofi e ortaggi stagionali come pomodoro, melanzana, zucchina, fagiolino e zucca.
Doppia b&b 30-50 €; appartamenti, da 300 € la settimana. Indirizzo: S. P. Nardò-Avetrana, km 17,3, tel. 366.4086794, www.agriturismolegrancie.it. O all’agriturismo Adagio Salentino (contrada Pittuini, tel. 389.2629901, www.adagiosalentino.it), sei camere tra pian terreno e primo piano, con cortiletti o spazio terrazzo dedicati (ottima prima colazione e, su prenotazione, cene al barbecue). Doppia b&b 50-110 €.
Formaggi della masseria
La Grande, di Boncore-Nardò
Per provare e acquistare gli eccellenti formaggi salentini, si va alla masseria La Grande (via San Pancrazio 28, fraz. Boncore, cell. 349.5619053). La produzione, qui, è a ciclo chiuso: producono in proprio il foraggio (grano, avena, orzo, mais) per i loro bovini, caprini e ovini. Il latte che se ne ricava, viene trasformato in cacio. In vendita solo sul posto. Secondo stagione si trovano ricotta, ricotta forte(18 € al kg) cacioricotta (10 €), pecorini, mozzarella, caciocavallo e formaggio speziato, tutto di gran qualità. A Sant’Isidoro, in piena campagna, circondata in parte dagli ulivi, l’Agrihotel Conte Salentino offre 22 camere, fra cui alcune suite che si affacciano su una grande corte dominata dalla piscina da un lato, sulla ulivi dall’altro. Indirizzo: c.da Abate Cola, S. Isidoro, tel. 0183.1820530, www.contesalentino.it. Doppia b&b 140 €.
Risaliamo verso il nord della Terra d’Arneo. Appena fuori Nardò la Masseria Stellato ha solo cinque camere intorno alla piazzetta interna con fontana a stella, adornata da piante d’ulivo, di limoni e capperi. Ha anche un ristorantino da 30 coperti, che utilizza  le verdure e l’olio della fattoria. Indirizzo: Str. Provinciale 17, Copertino-Nardò, www.salento.com/dove-dormire/masserie/nardo/masseria-stellato. Doppia b&b 100-150 €.

Copertino, santo e vino



Agrihotel Conte Salentino
Casa Porcara
Pochi km e appare Copertino, nota per aver dato i natali a Giuseppe, appunto da Copertino. Il culto del santo francescano vissuto nel Seicento è ancora piuttosto vivo: a lui è dedicato un santuario settecentesco, con relative reliquie; di fronte, la casa paterna. Più periferico il santuario della Grottella, luogo di molte estasi del santo, che viene celebrato con una festa di una settimana (15-19 settembre), con luminarie straordinarie per tutta la cittadina. Ma a Copertino l’acqua santa convive benissimo col vino, in particolare il Copertino Doc della Cupertinum, la locale cantina sociale cooperativa. Bottiglie di vertice, il Rosso Riserva (base negroamaro), il Negroamaro Salento (ingentilito dal merlot), ma anche il rosato Spinello dei falconi e il sapido bianco Cigliano, da uve chardonnay e malvasia bianca leccese. E il Glikós, un dolce nettare da uve negroamaro, equilibratissimo nella sua intensità aromatica e anche nell'alcol: solo 13,5°. Enoteca del Copertino: via Martiri del Risorgimento 6, tel. 0832.947031, www.cupertinum.it.

Non supera di molto le 200mila bottiglie Severino Garofano (loc. Tenuta Monaci, tel. 0832.947512, http://garofano.aziendamonaci.com ), ma tutte di pregio e sotto i 10 € la bottiglia. Val la pena di acquistare almeno il Copertino Rosso Doc Eloquenzia e il Rosé Girofle. 
Il maestoso castello angioino, con tanto di fossato e bastioni ai quattro angoli, merita la visita  (www.castellodicopertino.beniculturali.it). 

A 6/7 km Leverano è un borgo profumato: ci pensano 400 aziende floricole che ne fanno uno dei 
mercati più importanti d’Italia per il fiore reciso. E naturalmente la sua festa principale, tra aprile e maggio, è Leverano in fiore. È anche comune vinicolo: fra i produttori più noti, Conti Zecca (via Cesarea, tel. 0832.925613, www.contizecca.it) - vino di vertice il Nero, un Negroamaro sontuoso, e la Cantina Vecchia Torre: 1200 soci, 1200 ettari, è una cooperativa  che funziona egregiamente producendo 2,5 milioni di bottiglie dignitose, di cui alcune decina di migliaia piuttosto buone, con qualche punta d’eccellenza. Negroamaro e primitivo sono le uve principali dei rossi, vermentino quella dei bianchi. 
Leverano rosato
Vecchia Torre
I prezzi, nel punto vendita della cantina, partono da 2,70 € la bottiglia e non si elevano di molto per le riserve, con un buon rapporto qualità/prezzo. Fra i vini migliori il Leverano Rosso Dop Riserva e il Salice Salentino Rosso Riserva, a base di negroamaro e malvasia nera o montepulciano. Non mancano il Leverano e il Salice rosati e bianchi e varie bottiglie sotto l’egida dell’Igp Salento, compreso un buon Vermentino. Ma perché “vecchia torre”? È un richiamo alla Torre Quadrata, eretta nel 1220 da Federico II come baluardo di difesa e alta 30 metri. Indirizzo: via Marche 1, tel. 0832.925053, email info@cantinavecchiatorre.it.

Si riposa, volendo, nella Tenuta Flora Maria, struttura bianco-candida con sei belle camere e tre appartamentini a due passi dal vigneto. Cene tipiche salentine nella sala della corte. Indirizzo: S.P. Leverano-Porto Cesareo km. 3, tel. 335.1341363, www.tenutafloramaria.it. Doppia b&b 60-150 €. Graziose e luminose anche le sette camere dell’Antico casale, nel centro  di Veglie, in un palazzo dei primi del Novecento (via Novoli 22, tel. 339.2959355, www.anticocasalebeb.it, doppia b&b 70-80 €). Poco più in là si puo visitare un frantoio ipogeo del 16° secolo, ristrutturato, e ricavato completamente in un banco tufaceo. 
Percorrendo la strada provinciale in direzione di Monteruga, vale la pena di fermarsi alla masseria Casa Porcara, centro didattico sulle risorse ambientali e agricole, visitato costantemente da studenti e studiosi, dove si può dormire in stanze ampie e fresche, un po’ spartane (doppia b&b 60-80 €), ma soprattutto dove pranzare, in ampie sale dai soffitti in pietra a volta. La cucina si basa in gran parte su prodotti biologici coltivati in proprio. Si gusta la buonissima puccia, un pane soffice ripiene di olive celline di Nardò, particolarissime per il loro sentore di frutti di bosco. E poi un tripudio di pitte di patate con cipollotti e olive, tiegge con patate e cozze, salumi, formaggi, turcinieddhri (involtini di frattaglie d’agnello alla brace), lajane con cime di rapa, carne alla griglia e dolci tipici come il pasticciotto leccese. Prezzo: 20-27 €. Indirizzo: S. P. Veglie-Monteruga km 2,5, tel. 0832.326402, www.casaporcara.it.  


Gran finale...nel bicchiere

Sì, perché Salice Salentino e Guagnano hanno pure i loro pregi architettonici (chiese e case nobili) e rurali (masserie), ma soprattutto sono luoghi in cui il vino di qualità la fa da protagonista.
Salice, dove ha la sua sede promozionale, presso Casina Ripa (via Leone 36, www.casinaripa.it), il Consorzio del Salice Salentino Dop, vanta almeno due grandi produttori. Lo storico (risale al Seicento) Leone de Castris, famoso per il suo Fives Roses (era il rosato della contrada 5 rose, che piacque così tanto al generale americano Charles Poletti da farselo imbottigliare, nel 1943, col nome inglese, per portarselo a casa), produce parecchi vini. Il migliore è probabilmente il Salice Salentino Rosso Riserva Donna Lisa, sui 26 € la bottiglia. Ma si scende a 10 € con l’altrettanto notevole Salice Salentino Riserva 50a Vendemmia. Indirizzo: via Senatore de Castris 26, tel. 0832731112, www.leonedecastris.com.
Sempre a Salice, Castello Monaci (proprietà di un grande gruppo vinicolo, il Giv) produce su 150 ettari nel cuore della Doc 2 milioni di bottiglie di esemplare qualità. Al vertice il setoso Artas, Primitivo al 100% (sui 22 €); molto buoni anche i Salice Salentino Liante e Riserva Aiace, sorprendente il Medos, una malvasia nera in purezza (11 €). Indirizzo: c.da Monaci, tel. 0831.665700, www.castellomonaci.it.

GuagnanoMagistra Vini, nella sua nuova, affascinante sede, la cantina Eméra, produce, per ora, solo un Salice Salentino rosso Riserva (in commercio dal 2015), mentre si possono acquistare i vini di altre zone, di aziende di proprietà, come l’eccellente SuddelSud (da negroamaro, primitivo, merlot, shiraz e cabernet). Indirizzo: via Provinciale 222, tel. 0832.704398, 800.034529.
Feudi di Guagnano (circa 100mila bottiglie) ha giusta notorietà per almeno tre vini: Il Salice Salentino Cupone Riserva (negroamaro e malvasia nera, 11 €), Le Camarde (negroamaro e primitivo, 8,50 €) e Nero di velluto (negroamaro in purezza, uve appassite per un mese, sui 19 €). Indirizzo: via Cellino 3, tel. 0832.705422, www.feudiguagnano.it
Patriglione, matura bene
oltre 20 anni

Dulcis in fundo, la Cosimo Taurino, una delle più grandi aziende vinicole italiane per qualità, con la sua tenuta Notarpanaro. Il monumento al Negroamaro è il Salento rosso Patriglione, un vino immenso nei suoi profumi e sentori, nella sua dolce speziatura, nella leggiadria che non ne contraddice la sontuosità (sui 40 €). Eccellente anche il Negroamaro Notarpanaro (12 €), l'A64 Cosimo Taurino (vi fa capolino il cabernet; sui 18 €); e l'intenso e soave Salento passito Le Ricordanze. Dulcis in fundo, appunto.

Indirizzo: SS 605, tel. 0832.706490, www.taurinovini.it.