lunedì 9 marzo 2026

BrewfistPub, la nuova birreria milanese presso la prima conca del Naviglio pavese, propone le ale del noto birrificio di Codogno: con crescente successo

 

12 birre a rotazione per il pub milanese del birrificio Brewfist,
che ne produce a Codogno oltre una ventina.

Una birra energica, forte come un cazzotto ben dato. Così si potrebbe tradurre Brewfist, il nome del birrificio artigianale di Codogno (Lodi), fondato nel 2010 da Pietro Di Pilato, mastro birraio e da Andrea Maiocchi, responsabile delle vendite.

E pochi giorni fa è nato anche il pub di Brewfist a Milano, in zona Conchetta (tra il Naviglio pavese e corso San Gottardo, dove si trova la prima delle 12 conche di navigazione che permettono di superare il dislivello di circa 56 metri tra la Darsena di Milano e il Ticino a Pavia).

Musica di artisti locali, fra cui il folk rock di Los Desperados e di Supertele, che fonde pop lo-fi ed elettronica, hanno accompagnato le inaugurazioni del venerdì-sabato di fine febbraio, mentre, grazie alle 12 spine dedicate alle produzioni Brewfist, la birra scorreva nei bicchieri e poi nelle ugole “a fiumi”.

Dodici spine per dodici birre, ma quali? Per esempio l’iconica Spaceman West Coast Ipa (secca, alcolica e profumata, amarognola e agrumata); la Fear, una stout “Milk Chocolate” (birra scura con malti tostatati inglesi e tedeschi, fave di cacao e poco luppolo - Molto morbida con netti sentori di caffè d’orzo e polvere di cacao); la Real lager La Bassa (5°, dedicata all’amore per il ciclismo radicato nella Bassa Padana; brillante, con sentori mielati di grano e luppolo speziato, di buon corpo e finale amarognolo).

E ancora: due Pale ale, buone, ma certo non confrontabili con l’inarrivabile e mitica, nonché oggi quasi scomparsa (o decaduta per colpa di acquirenti senza scrupoli del marchio) Bass. Tipica birra inglese di colore rossiccio, o meglio ambrato brillante, nella seconda metà del Settecento, quando fu creata da William Bass, era considerata pale cioè pallida, essendo quasi tutte le altre birre di allora scure. 

È stata famosa anche per la sua inconfondibile etichetta dal triangolo rosso, che occhieggia pure in capolavori dell’arte, come nel quadro di Manet Un bar aux Folies Bergères (qui sotto a destra) e in vari dipinti di Pablo Picasso, fra cui Natura morta con bottiglia di Bass.

Ma ecco le pale ale di casa Brewfist: la Terminal è una American Pale ale, snella e profumata (3,5°):

leggera, fresca e accomodante. Appena più ambrata la Caterpillar Rye pale ale (5,8°), creata in collaborazione con il birrificio danese Beer Here, ad alta fermentazione, con un’aggiunta finale di segale maltata, di sapore più robusto e piccantino.

Sorvoleremo sull’analcolica Ca**o (scritta proprio così) Guardi, per segnalare fra le tante (il birrificio ne produce una trentina circa, ma al Pub se ne spillano dodici, a rotazione) la Jale, una Extra special bitter da 5,3°: rossa, dai profumi di mandorla, Sherry e cioccolato; la Doppelbock Il Montante (7,3°), dalla schiuma quasi masticabile e sentori non solo di luppolo, ma anche di uva e caramello.

Ultima ma non ultima, la Barley Wine Vecchia Lodi. Prodotta inizialmente in occasione del 10° anniversario del birrificio (nel 2020) si presta a lunghe maturazioni in cantina: lo stile di birra, Barley Wine (vino d’orzo) designa un prodotto ad alta fermentazione che per il sapore e il tasso alcolico (11°) si avvicina a quelli di un vino.

Ma non si vive di sole birre. Anche il cibo vuole la sua parte, benché un pub non sia un ristorante. Quindi al momento l’offerta si basa sulle cosiddette Conchette (panini tagliati a conca, 9 € l’uno), Alzaie (pinse, 12 €), Pugnette (paninetti, 3 €), ed Extra, piattini di prosciutto crudo con focaccia, Hummus, Falafel (7-12 €). Sempre presenti nelle varie sezioni alcune proposte vegane. 

In arrivo anche un cuoco che proporrà piatti più “cucinati”.

Info.  BrewfistPub Conchetta, via Ettore Troilo 14, Milano. Orari: 18-0,30 (ven. e sab. 18-02; lun. chiuso), www.brewfistpub.it 

 

 

martedì 10 febbraio 2026

Vino&Couture: una degustazione nelle cantine Mascarello di La Morra fra le scarpe da donna de ilnumerotre e gli abiti femminili di Sara Spadone




Vini snelli, nervosi, di carattere, quelli di Mascarello. E lo stesso si può dire delle scarpe da donna de ilnumerotre: slanciate, multicolori, elegantissime, si potrebbe aggiungere. 

Che altro unisce i due brand? Una iniziativa che si terrà sabato prossimo 14 febbraio (dalle 11 alle 17) presso, appunto, la Cantina Mascarello di La Morra (Cuneo), nella zona nord-occidentale delle Langhe. Casa Mascarello, settecentesco palazzo ove hanno sede anche le cantine (attenzione però al nome completo: Mascarello Michele e Figli, per non incorrere in omonimie), aprirà le sue porte

anche alle realizzazioni sartoriali di Sara Spadone Demi-couture, “collezioni per donne che amano l’eleganza senza ostentazione, attente alla qualità dei tessuti e che vogliono sentirsi comode nei propri abiti durante il corso dell’intera giornata, senza limiti di età e di silhouettes”. 

L’incontro tra Vino & Couture si svolgerà nella grande sala-degustazione di Casa Mascarello, dove saranno esposti abiti e scarpe che verranno illustrati dai titolari delle aziende. 

Si potranno assaggiare, in alternativa, 6 calici di vino (prezzo: 35 €) oppure 8 calici (prezzo: 55 €). 

Degustazione con mini défilé su prenotazione alla cantina: tel. 0173.50103; mascarello@mascarello.com

 

Ed ecco i vini previsti.  

Alta Langa Docg brut 2021 (Pinot nero 70%, Chardonnay 30%, 30 mesi sui lieviti)

Charbà (acronimo di uno Chardonnay maturato in barrique per un anno) Langhe Chardonnay 2024

Grandeur, Barbera d’Asti Sup. Doc 2023 (matura a lungo in tonneaux di rovere e in bottiglia)

La Caterina, Barbera d’Alba Sup. Doc 2024 (si affina per due anni in piccole botti di rovere).

MMXX Nebbiolo Langhe Doc 2022  (matura in botti di rovere per 18-20 mesi)

 

Ilnumerotre: modello Arianna
ilnumerotre, con sede a Sale (Alessandria) è nato qualche anno fa dall’intuizione delle sue tre socie fondatrici Maria Grazia Valsecchi e le sorelle Maria Cristina e Paola Pleba: fondere diverse professionalità per progettare design, tessuti, colorazioni facendo poi realizzare le calzature da abili artigiani, in limited edition e su ordinazione. Con la ricerca dei materiali estesa a elementi “rubati” alle sartorie per uomo, a sete delle seterie di San Leucio, a cotoni leccesi di Tiggiano, a pizzi preziosi e a tessuti grezzi realizzati a telaio.


La Cantina Michele Mascarello nasce nel 1927 per volontà di Maria, nonna dell’attuale titolare Fabio, raro esempio di donna imprenditrice. Azienda a totale conduzione familiare, molto tradizionale (nel 2022 è stata iscritta dal competente ministero nel registro dei Marchi Storici d’interesse nazionale), rivolta solo ai piccoli consumatori, dal 2020 ha accentuato la propensione storica a una qualità sempre più elevata, dotandosi fra l’altra di nuove attrezzature e botti, grandi e piccole. 

Barolo in jeroboam (3 lt)
Alla piccola vigna di proprietà si affiancano quelle di produttori altrettanto storici, i cui lavori sono supervisionato dall’enologo Davide Benaglia. Sono vini che non si trovano nei supermercati, e neanche nel canale Horeca, ma esclusivamente in vendita diretta, in consegna tramite furgoni aziendali, o on line.

La produzione si aggira intorno alle 150mila bottiglie annue, a cominciare dal Barolo Docg di La Morra, con i suoi cru o meglio Mga (Menzioni geografiche aggiuntive) Cerequio e Brunate. Ma vi sono anche
Barbera d’Alba e Nebbiolo, Barbaresco e Alta Langa brut, Arneis e Langhe. Vini eleganti, ma non eccessivi, di carattere, ma non debordanti. Il più prestigioso? Forse il Barolo Riserva Umberto, prodotto anche in magnum e jeroboam, senza però dimenticare che il Barolo Docg “normale” dell’annata 2020 (ora è già in vendita la 2021) è stato premiato dalla guida The WineHunter col riconoscimento dell’Award Gold.

 

Info. Cantina-Casa Michele Mascarello, via Garibaldi 3, La Morra (Cuneo), tel. 0173.50103, https://mascarello.com

Ilnumerotre, via Mazzini 9, Sale (Alessandria), tel. 3389094567, https://ilnumerotre.it 

Sara Spadone Demi-couture, via Cola Montano 25, Milano, https://saraspadone.it  

venerdì 23 gennaio 2026

De Bagna cauda, Veronelliis et viniis

 

Usiamo la testa...d'aglio! E facciamoci una bella Bagna caôda...Col vino giusto

Brrr...si avvicinano i giorni della merla. Gnamm...e anche quelli dei Bagna Cauda Days!

Per i primi, basta coprirsi ben bene. Per i secondi, ci ha pensato l’Associazione Astigiani.

È dunque Bagna Cauda Day da giovedì 29 a sabato 31 gennaio, nonché domenica 1° febbraio. 

Il rito secolare della bagna si perpetuerà in oltre 100 locali (ristoranti, osterie, cantine, agriturismi) riunendo migliaia di cultori della sfrigolante e saporita materia. 

Caôda o cauda, sempre calda
ha da essere
Ma dove gustarla, come scegliere il locale più confacente?  Sul sito www.bagnacaudaday.it sono elencati tutti gli aderenti, principalmente in Piemonte (Astigiano, Langhe, Monferrato, Torinese, ma anche Alto Piemonte e fuori regione), con le schede relative che indicano orari, posti disponibili e il tipo di bagna che si preferisce, da scegliere tra le versioni classica, eretica o atea (quindi con aglio, con aglio stemperato o senza). Prezzo di riferimento: 30 €; vino proposto (di solito Barbera) 15 € la bottiglia.

Ma quali sono (o potrebbero essere) i migliori abbinamenti vino-bagna? 

Quasi d’istinto mi vien da dire: Freisa o Barbera frizzanti. O anche ferme, certo. 

Ma vediamo invece come la pensava Luigi Veronelli, attingendo a un suo aureo libretto, dal titolo BERE GIUSTO Ognuno può diventare un perfetto sommelier (BUR 1971).

Lo si apre a pag. 83 e si legge: “BAGNA CAÔDA: L’ultima Barbera, appena fuori di botte, dissetante e asprigna; in mancanza: Cortese bianco, giovane, serviti a 12°”. Ma poi rimanda anche “a quanto scrivo a pag. 50”. Qui, un po’ contraddicendosi, il Gino nazionale sostiene: “Per la bagna caôda, eh, scandalo... Consiglio un Cortese dell’annata e di sapore secco, acidulo”. Ma come, a pag. 83 il Cortese era una seconda scelta dopo la Barbera, qui va addirittura al primo posto? E poi, un bianco al posto dei tradizionali rossi?

Gino Veronelli
La sua disamina, ancorché interessante è un po’ lunga, ma in sostanza – dice Veronelli – la bagna è nata in case contadine piemontesi dove non avevano altro che vini rossi; dunque naturale che loro vi abbinassero Barbera oNebbiolo. “Non noi, attenti al gusto imperioso dell’acciuga”. Poi parla degli accademici (“accademico è uno che non capisce un’acca”), che lo accusano di...essere accademico, cioè di abbinare un vino bianco perché nella bagna c’è l’acciuga e di tralasciare altri elementi preponderanti: aglio e grassi.                                                                                                                       

Lui si difende e contrattacca: non sono ipnotizzato dall’acciuga (anche se vale la pena di esserlo), li prendo in considerazione gli altri elementi, aglio e grassi e vi aggiungo i cardi. I contadini piemontesi non avendo a disposizione un armonico bianco ripiegavano sulla Barbera sì, ma nuova, asprigna e dissetante. Va rifiutata invece, “Si fosse pure a una tavola presidenziale, una Barbera costituita, salda e compiaciuta. Millanta volte meglio quel mio Cortesescorrilingua”.

Ho voluto provare ed ecco come mi sono regolato. In tavola accanto a un Cortese - nella versione più nobile, quella di Gavi - una Freisa frizzante e una Croatina contadina, un rosso della collina di San Colombano, prodotto dal patron della popolare trattoria Righini, di Inverno e Monteleone.

Per l’of in cereghin (una volta cotto ricorda la chierica dei frati), gran finale della bagna, arricchito con l’olio di tartufo, si passa a un Barbaresco giovane (uve Nebbiolo).

 

Ed ecco i voti sui migliori abbinamenti vino/bagna cauda 


La sorpresa: Il Gavi – Gavi Pleo 2024, di La Raia, fresco e sapido. Voto 8. 


La tradizione: Il Barbera – Goy, Monferrato Doc 2024, di Cascina Castlèt, secco e

brioso. Voto 8

L'uovo nella bagna con tartufo: Barbaresco 2022, Fontanabianca, dinamico. Voto 7,5.

E per digerireSgnapa! (Per esempio, la Grappa 

Riserva invecchiata in botti da rum della Distilleria Sibona). Voto: 9.