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| 12 birre a rotazione per il pub milanese del birrificio Brewfist, che ne produce a Codogno oltre una ventina. |
Una birra energica, forte come un cazzotto ben dato. Così si potrebbe tradurre Brewfist, il nome del birrificio artigianale di Codogno (Lodi), fondato nel 2010 da Pietro Di Pilato, mastro birraio e da Andrea Maiocchi, responsabile delle vendite.
E pochi giorni fa è nato anche il pub di Brewfist a Milano, in zona Conchetta (tra il Naviglio pavese e corso San Gottardo, dove si trova la prima delle 12 conche di navigazione che permettono di superare il dislivello di circa 56 metri tra la Darsena di Milano e il Ticino a Pavia).
Musica di artisti locali, fra cui il folk rock di Los Desperados e di Supertele, che fonde pop lo-fi ed elettronica, hanno accompagnato le inaugurazioni del venerdì-sabato di fine febbraio, mentre, grazie alle 12 spine dedicate alle produzioni Brewfist, la birra scorreva nei bicchieri e poi nelle ugole “a fiumi”.
Dodici spine per dodici birre, ma quali? Per esempio l’iconica Spaceman West Coast Ipa (secca, alcolica e profumata, amarognola e agrumata); la Fear, una stout “Milk Chocolate” (birra scura con malti tostatati inglesi e tedeschi, fave di cacao e poco luppolo - Molto morbida con netti sentori di caffè d’orzo e polvere di cacao); la Real lager La Bassa (5°, dedicata all’amore per il ciclismo radicato nella Bassa Padana; brillante, con sentori mielati di grano e luppolo speziato, di buon corpo e finale amarognolo).
E ancora: due Pale ale, buone, ma certo non confrontabili con l’inarrivabile e mitica, nonché oggi quasi scomparsa (o decaduta per colpa di acquirenti senza scrupoli del marchio) Bass. Tipica birra inglese di colore rossiccio, o meglio ambrato brillante, nella seconda metà del Settecento, quando fu creata da William Bass, era considerata pale cioè pallida, essendo quasi tutte le altre birre di allora scure.
È stata famosa anche per la sua inconfondibile etichetta dal triangolo rosso, che occhieggia pure in capolavori dell’arte, come nel quadro di Manet Un bar aux Folies Bergères (qui sotto a destra) e in vari dipinti di Pablo Picasso, fra cui Natura morta con bottiglia di Bass.
Ma ecco le pale ale di casa Brewfist: la Terminal è una American Pale ale, snella e profumata (3,5°):
leggera, fresca e accomodante. Appena più ambrata la Caterpillar Rye pale ale (5,8°), creata in collaborazione con il birrificio danese Beer Here, ad alta fermentazione, con un’aggiunta finale di segale maltata, di sapore più robusto e piccantino.Sorvoleremo sull’analcolica Ca**o (scritta proprio così) Guardi, per segnalare fra le tante (il birrificio ne produce una trentina circa, ma al Pub se ne spillano dodici, a rotazione) la Jale, una Extra special bitter da 5,3°: rossa, dai profumi di mandorla, Sherry e cioccolato; la Doppelbock Il Montante (7,3°), dalla schiuma quasi masticabile e sentori non solo di luppolo, ma anche di uva e caramello.
Ultima ma non ultima, la Barley Wine Vecchia Lodi. Prodotta inizialmente in occasione del 10° anniversario del birrificio (nel 2020) si presta a lunghe maturazioni in cantina: lo stile di birra, Barley Wine (vino d’orzo) designa un prodotto ad alta fermentazione che per il sapore e il tasso alcolico (11°) si avvicina a quelli di un vino.
Ma non si vive di sole birre. Anche il cibo vuole la sua parte, benché un pub non sia un ristorante. Quindi al momento l’offerta si basa sulle cosiddette Conchette (panini tagliati a conca, 9 € l’uno), Alzaie (pinse, 12 €), Pugnette (paninetti, 3 €), ed Extra, piattini di prosciutto crudo con focaccia, Hummus, Falafel (7-12 €). Sempre presenti nelle varie sezioni alcune proposte vegane.
In arrivo anche un cuoco che proporrà piatti più “cucinati”.
Info. BrewfistPub Conchetta, via Ettore Troilo 14, Milano. Orari: 18-0,30 (ven. e sab. 18-02; lun. chiuso), www.brewfistpub.it



