mercoledì 4 maggio 2016

Chiaro, fresco, "dolce" Chianti. Da bere, con il caldo, a 16°. Sul carpaccio. E la zuppa di pesce...

Vigneti del Chianti.

Il Consorzio del Chianti ha scoperto l’acqua calda: bere il Chianti fresco. Non è una brutta invenzione, anzi è giusta, essendo rapportata al consumo estivo del rosso toscano. Ma certo non è nuova. Già lo scriveva, per esempio, Luigi Veronelli almeno 35 anni fa, quando “stabiliva” per i vini rossi di piena stoffa una temperatura leggermente superiore ai 18°, sino ai 20-22°. E per gli stessi, bevuti nei mesi caldi “uno-due gradi in meno”. Dunque, per un Chianti d’annata (non certo vino di grande stoffa), 18° normalmente, 16-17° in primavera/estate (da Bere giusto, Bur). E lo ribadiva, per esempio, in un grafico delle temperature su un’Agendina Cibi e Vini Veronelli 1987, quando abbassava tutte le temperature di servizio, abolendo i 20/22° e partendo da 18° per Barolo, Brunello, Bordeaux invecchiati e citava, fra i Chianti, il solo Classico Riserva, da gustare a 16°!
Il che, vorrebbe dire, d’estate, a 15° o 14°. Per un vino meno strutturato come il normale Chianti d’annata, secondo questo schema, si potrebbe scendere ancor di più!
Uva sangiovese, la base del Chianti
Non si tratta di una polemica, ma, se volete, di un ricordo, rispetto al fatto che sul vino, o meglio intorno al vino, ormai c’è poco da inventare. E allora? Allora non hanno però torto il presidente del Consorzio del Chianti Giovanni Busi e il suo responsabile marketing  Lorenzo Tersi a promuovere la campagna #chiantigustalofresco, in cui in sostanza si vuole avvertire i consumatori ignari del fatto che il Chianti si può bere benissimo e goderne anche ad alte temperature esterne, purché lo si beva freddino, appunto sui 16° (e io direi anche un po’ meno). Certo, non bisogna esagerare col freddo, altrimenti i tannini rischiano di sparare in bocca spiacevoli sensazioni acido-astringenti. Ma mentre un bicchiere di rosso troppo gelido, in dieci minuti di “ambiente” eleva la sua temperatura di qualche grado, un rosso “caldo”, rischia di scaldarsi ancora di più. Occorrerebbe allora metterlo in un secchiello con ghiaccio (meglio tritato) o, avendo più tempo, almeno una mezz’ora in frigo.
Alzi la mano chi d’estate a un piatto di carne o a una bella zuppa di pesce non ha cercato di accostare un vino rosso, certo non troppo strutturato e tannico,  e se l’è ritrovato in tavola a temperatura “ambiente”, cioè, magari, a 26°! O più…Pressoché imbevibile.
Allora, hanno pensato i responsabili del Consorzio, cerchiamo di prendere due piccioni con una fava: promuoviamo il consumo del Chianti “estivo”, insegnando così al consumatore meno avvertito come si fa a gustare al meglio il rosso anche con il caldo e così aumentiamo le vendite in un  periodo di calo dovuto alle alte temperature e all’abitudine, semmai, a bere bianco su tutto.
Bella mossa, verrebbe da dire. E supportata, pare, da una campagna coi fiocchi. Come hanno fatto, anzi cosa faranno? In 7 mila punti vendita delle cooperative di Conad (dal 19 al 28 maggio) e di Coop (dal 15 al 29 luglio) ci saranno hostess e punti dedicati all’informazione relativa alla temperatura ottimale del Chianti “estivo”, con la possibilità di avere in dono un braccialetto-termometro da porre a collare sulle bottiglie per misurarne la temperatura. E mettere magari cameriere, sommelier o patron al ristorante sul
chi va là, quando si chiede la bottiglia di rosso ben fresca…
Naturalmente ci saranno campagne stampa e radiofoniche, sui socialmedia, fino ai tradizionali volantini. Insomma tutto o quasi per convincere il consumatore a bere il Chianti d’annata a 16°.
Ottimo proposito. Peccato che durante la conferenza stampa di presentazione a Milano, vi fossero una serie di Chianti all’assaggio, ma che il collarino posto su di essi misurasse…22°. Qualcuno deve aver pensato che non è ancora estate e neanche primavera piena e allora…bevetevelo bello “caldo”!

I numeri del Chianti
Il Consorzio Vino Chianti Docg (www.consorziovinochianti.it) tutela i produttori delle provincie di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena (cui si riferiscono eventuali sottodenominazioni).
3.600 produttori
15.500 ettari di vigneto
800.000 ettolitri di vino Chianti
100 milioni di bottiglie l’anno vendute
30 milioni in Italia, 70 milioni all’estero
Il 55% di bottiglie in Italia sono vendute nella grande distribuzione, il 45% nel resto del mercato
16 milioni di bottiglie della grande distribuzione sono vendute soprattutto nel Nord-ovest, in Lombardia, Lazio e Toscana.
Vitigni: il principale è il sangiovese (dal 70 al 100%) ma sono ammessi altri vitigni prettamente “toscani” per il restante 30%, i due cabernet e anche uve bianche (con limiti percentuali). 
Il Consorzio vuole cambiare il Disciplinare di produzione aumentando la resa per ettaro per i nuovi impianti da 90 a 110 q.li,  accrescendo però da 3mila a 4mila le piante per ettaro (norma già in atto), favorendo così, almeno nelle intenzioni, maggior quantità e qualità.