sabato 22 giugno 2013

Belle vacanze: passar le acque a Merano mangiando bene e bevendo Schiava

I giardini di Castel Trauttsmandorff


Fa caldo, finalmente? E noi vogliamo il fresco, quasi dimentichi che fino a pochi giorni fa le temperature non raggiungevano neanche lo standard primaverile. Lo ritroviamo, un po' di fresco, in Alto Adige, a Merano e dintorni - montagne, vallate e la città stessa - percorse da acque chiare, fresche e dolci, come cantava il Poeta. Merano conta 69 fontane le cui acque, purissime, provengono per il 95% direttamente dalle sorgenti delle valli Passiria, Venosta e di Nova. L'acqua è sempre fresca perché dal momento in cui sgorga a quello in cui è disponibile alle fontane e fontanelle pubbliche, passano poche ore. Un percorso di 12 tappe permette di conoscerne almeno alcune, così da rivelare l'affascinante storia del liquido potabile in città.
È curioso per esempio scoprire come nel 1462 l'arciduca Sigismondo il Danaroso concedesse a Merano il diritto perpetuo di far scendere a valle l'acqua di Labers in Val di Nova, pretendendo però come contropartita che la città gli collocasse una fontana davanti a casa, l'edificio che ospitava l'ufficio per la riscossione dei tributi, situato dove oggi sorge il palazzo comunale. Oppure, come riportato sulla fontana di vicolo Passiria, che il servizio di fontaniere era prerogativa dei…falegnami. O, ancora - lo "raccontano" altre fontane - che l’acqua della conca meranese, sgorgando da rocce di ardesia, era ottimo rimedio contro la stipsi.
Questa è la Merano più "segreta", ma c'è anche quella più nota, delle acque curative.
Le Terme Merano, con acque ricche di radon provenienti dal monte San Vigilio, sono a disposizione di tutti. Ingresso giornaliero, 31 €; 2 ore, 12,50 € (www.termemerano.it).
Il pacchetto Giardini&Terme, per 30 € a persona, comprende: ingresso ai Giardini di Castel Trauttmansdorff e 3 ore alle terme con accesso alle piscine, buono pasto utilizzabile al Bistro delle Terme o al ristorante  Schlossgarten all'interno dei Giardini, e audioguida “A tu per tu con i Giardini”. Info: www.trauttmansdorff.it. Altri siti utili: www.meran.eu/star-bene/acqua-di-merano; www.meranodintorni.com.

Un'immagine ottocentesca dell'Hotel Adria
Dormire comodi: Hotel & Spa Adria, 4*, via Gilm 2, tel. 0473.236610, www.hotel-adria.com. Albergo di fascino, con l'antico ascensore con la seduta in velluto, belle camere, prima colazione con prodotti locali e SPA a disposizione. Prezzi: doppia a partire da 93 €.


Carpaccio tirolese con cren
Si pranza all'aperto alla Saxifraga stub'n
Mangiare bene: Saxifraga stub’n, via Monte San Zeno 33, tel. 0473.239249. Sulla passeggiata Tappeiner, sopra la città vecchia; per arrivarci si percorrono le serpentine dalla passeggiata Gilf e dal fiume Passirio o la scalinata dietro il Duomo. Splendida vista sulla città, si mangia in giardino o su un terrazzo: carpaccio tirolese su mela fresca e cren, tris di canederli, costine di maiale alla brace, asparagi con salsa bolzanina. Orari 10-17.30, mer., ven. e sab. aperto anche la sera (chiuso mar.) Prezzi: 30 €.

Il tagliere dei formaggi di Pur Sudtirol

Provviste golose: Mercato dei sapori Pur Südtirol, corso della Libertà, 35, tel. 0473.012140, www.pursuedtirol.com/it (vendite on line). Orari: 9-19.30 (chiuso dom.). Speck e salumi, formaggi e latticini di piccoli produttori, selezionati con cura maniacale. Ancora: succhi di frutta rari (come il succo di mele rosse bio), sciroppi, pasta, dolciumi, vini. E piatti di cucina veloce, ma tipica del territorio.




Sentieri d’acqua nella conca meranese


La cascata di Fragsburg
Alla via delle fontane in città si aggiunge la via dei sentieri d’acqua meranesi, lunga 80 km e che copre tutto il bacino della valle. È una rete di percorsi, 11 in tutto, che costeggiano gli antichi canali d’irrigazione dei campi. I sentieri lungo le rogge si sviluppano a un’altitudine compresa fra i 400 e i 900 metri. Si possono fare in 8 tappe oppure percorrendone solo alcuni con un tour giornaliero. S’incontrano i rifugi e i campanelli delle rogge, ma anche chiese, castelli e monumenti naturali. Il punto di partenza consigliato è Töllgraben, vicino a Tell, all’imbocco della Val Venosta e la prima tappa si conclude a Caines; poi si va da Caines a Saltusio e così via fino all’ultima, da Naturno a Töllgraben. Qualche esempio delle meraviglie lungo il percorso. Nella prima tappa, si ammira l’abete rosso Nossing Faicht, alto 42 metri, imponente, annoverato tra le meraviglie naturali protette dell’Alto Adige. Durante la seconda, l’antico mulino ristrutturato di Saltusio; nella terza tappa, Castel Scena, del 1350, tra le fortezze più importanti della regione e il suo mausoleo. Nella quarta, da val di Nova a Lana, la cascata di Fragsburg,la più alta dell’Alto Adige (135 m di caduta libera). Nella sesta, da Tel a Rablà, i cannocchiali lungo la roggia di Parcines e poi la cascata. C’è anche il singolare museo Peter Mitterhof delle macchine da scrivere. E durante l’ultima tappa, la fortezza di Castel Taranto con una torre imponente e il museo reale e imperiale Bagni Egart, la più antica stazione balneare tirolese, utilizzata fin dal 1430, ma forse già nota in epoca romana. Karl Platino, conosciuto come Onkel Taa (zio Taa, nomignolo fanciulllesco) ha tasformato il tutto in un mueso-esposizione di oggetti dell’imperatore Francesco Giuseppe e altre rarità imperiali, ma anche antiche tinozze, collezioni di terraglie, oggetti erotici e d’arte popolare. 
La zuppa dell'Imperatore

La sala di Onkel Taa, completamente rivestita in legno
Onkel Taa è anche il nome del magnifico ristorante gestito dalla famiglia Platino, tutto rivestito in legno, con l’antica stube. Si mangiano strepitosi piatti a base di lumache (allevate sul posto), patate alla piastra, gamberi di fiume alla provenzale, la zuppa preferita dell’Imperatore (crema al vino bianco con tartufo e fiori di zafferano), spaghetti di patate, gulasch cucinato secondo la ricetta amata da Sissi. Tutto, ma proprio tutto, eccellente, a cominciare dall’aperitivo di spumante, sciroppo di sambuco fatto in casa e foglie di menta per finire con le frittelle di mele o il gugelhup, manco a farlo apposta una tortina dell’Imperatore Franz Joseph I, con crema alla cioccolata calda e gelato alle violette (quest’ultimo, caro, a quanto pare, a  Sissi…). 
 Onkel Taa Bad Egart, via Stazione 17, Parcines, tel. 0473.96.73.42, www.bad-egart.com. Orari: 12-14.30, 18.30-21 (chiuso lun.). Prezzi: da 40 €. Menu imperiale, 52,50 €.


E finalmente…il vino: la Schiava

È il più tradizionale dell’Alto Adige e insieme il più popolare e diffuso. Ma fino a pochi lustri fa, non godeva certo di buona fama presso la critica enologica. E per i produttori troppo spesso era il vino con cui fare “volumi”, buoni ricavi e nulla più. Un onesto rosso, dal colore scarico, con sentori fruttati, buono a tutto pasto. E oggi? Aumenta il numero dei produttori che ci credono, che diminuiscono le rese per ettaro e aumentano la cura in cantina. Tanto che - si è scoperto – gli esemplari migliori si conservano anche parecchi anni e in non pochi casi “migliorano”, acquistano sentori da nobili vini invecchiati (bene). Insomma, se non proprio rivoluzione, c’è fermento nel mondo della Schiava altoatesina, tanto che dalle cantine escono ormai vini sempre più ben fatti, con accenni di complessità quando maturano bene, o esaltazione delle caratteristiche tradizionali (i morbidi tannini, il sentore fruttato). D’estate una buona Schiava tradizionale si può bere come un rosé, fresca di cantina e abbinata anche a piatti di pesce salsati. D’inverno e autunno fa matrimonio d’amore con lo speck e gli altri salumi, e gran parte della sapida cucina altoatesina. Ma, secondo molti, è perfetta anche come aperitivo e persino con piatti vegetariani.
La testimonianza di tutto questo si è avuta all’ultima edizione della Vernastch Cup o, per dirla all’italiana, del Trofeo Schiava 2013. Una giuria internazionale ha selezionato tra 89 campioni, in varie riprese, i migliori vini della vendemmia 2012, divisi per denominazioni. E ne ha scelti nove, i più rappresentativi.
Questa degustazione tecnica, basata però su criteri di piacevolezza e bevibilità (l’organizzatore Othmar Kiem, giornalista enogastronomico, li ha riassunti con una sola parola: "goduria"), si è svolta al Vigilius Mountain Resort (www.vigilius.it, nella foto a sinistra), albergo a 5 stelle concepito come una grande casa in legno, ecologico sotto ogni aspetto, sia per lo stile architettonico sia per l’ambiente in cui è inserito. Si trova isolato a 1500 m d’altitudine, ma è raggiungibile da Lana in 8’ con l’apposita funivia. 
Val la pena di sottolineare almeno la primazia conseguita nella piccola categoria delle Schiave meranesi, ancora poco nota fuori zona, che invece da qualche anno dà vini molto interessanti. 
Ha vinto l’Alto Adige Meranese Schickenburg (foto a destra), della Cantina Merano Burggrafler, un’azienda cooperativa, nata di recente dalla fusione di due coop precedenti. Il vino fa la fermentazione malolattica e si affina in botti grandi (usate) per 5 mesi. Poi viene imbottigliato. Nel bicchiere ha un accattivante colore rubino, i classici profumi di mandorle e violetta e un bel sapore rotondo, di buona armonia.

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